Orforglipron spegne il “food noise” e migliora il controllo dell’a


Nei nuovi dati dello studio di fase 3 ATTAIN-1 presentati al Congresso Europeo sull’Obesità (ECO) 2026, orforglipron ha mostrato non solo una significativa perdita di peso ma anche un miglioramento del controllo dell’appetito e una diminuzione dei pensieri ossessivi legati al cibo. Il farmaco ha infatti ridotto la risposta cognitiva ed emotiva agli stimoli alimentari, rafforzando l’ipotesi che i GLP-1 agonisti possano agire non soltanto sui meccanismi metabolici della fame, ma anche sui circuiti neurobiologici coinvolti nel craving e nella ricompensa alimentare. Un aspetto che potrebbe avere importanti implicazioni cliniche nella gestione a lungo termine dell’obesità.

Un importante indicatore clinico nell’obesità è rappresentato dalla persistenza dell’aumento dell’appetito e dei pensieri legati al cibo, comunemente definito “food noise”. Il GLP-1 è un ormone incretinico coinvolto nella regolazione dell’appetito, della sazietà e dell’assunzione di cibo. I suoi recettori sono distribuiti in diverse aree cerebrali coinvolte nel controllo della fame e della ricompensa alimentare, inclusi ipotalamo e circuiti mesolimbici. L’attivazione di queste vie neurobiologiche non determina soltanto una riduzione dell’introito calorico, ma sembra agire anche sulla componente cognitiva ed emotiva del comportamento alimentare.

In questo scenario si inserisce orforglipron, una small molecule non peptidica agonista del recettore del GLP-1 che, a differenza dei tradizionali agonisti recettoriali somministrati per via iniettiva, è formulato come terapia orale da assumere una volta al giorno senza restrizioni legate a cibo o acqua. Una caratteristica che potrebbe ampliare significativamente l’accessibilità alle terapie anti-obesità.

I risultati dello studio ATTAIN-1
Orforglipron aveva già mostrato risultati rilevanti nello studio registrativo di fase 3 ATTAIN-1, che ha arruolato adulti con obesità o sovrappeso associato a complicanze correlate al peso corporeo, ma senza diabete. I partecipanti sono stati randomizzati a ricevere orforglipron 6 mg, 12 mg, 36 mg oppure placebo, in aggiunta a dieta e attività fisica, per una durata complessiva di 72 settimane.

I dati principali dello studio avevano evidenziato riduzioni significative del peso corporeo rispetto al placebo, confermando l’efficacia della molecola come nuova opzione terapeutica orale per il trattamento dell’obesità.

Fame, desiderio di cibo e risposta agli stimoli alimentari
Al congresso sono stati presentati ulteriori dati focalizzati su un aspetto emergente nella fisiopatologia dell’obesità, ovvero il controllo del “food noise” e della risposta agli stimoli alimentari.

«Il food noise è un termine americano che indica una sorta di ossessione, un’intrusione costante, persistente per 24 ore, per certi versi drammatica, rivolta verso il cibo. È quindi una condizione psicologica e neurocomportamentale del paziente, che si alza la mattina già con un pensiero dominante che annulla completamente o oscura tutti gli altri potenziali pensieri e soprattutto le altre funzioni della giornata» ha spiegato il prof. Uberto Pagotto, professore ordinario di Endocrinologia presso l’Università di Bologna e direttore della UOC di Endocrinologia e Prevenzione e Cura del Diabete presso l’IRCCS Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna, Policlinico di Sant’Orsola. «È stato interpretato in modi diversi, ovvero come fame emozionale o fame indotta dal craving, ma in realtà ha una connotazione propria e in questo momento stanno cominciando a emergere anche questionari che ci permettono di valutarlo».

Le valutazioni soggettive dei parametri dell’appetito (fame, sazietà, pienezza e consumo prospettico di cibo) sono state misurate mediante una scala analogica visiva (Appetite VAS), mentre la risposta cognitiva ed emotiva agli stimoli alimentari è stata misurata mediante la Power of Food Scale (PFS), in cui punteggi più elevati indicano una maggiore responsività attraverso tre livelli di prossimità del cibo (cibo disponibile, cibo presente, cibo assaggiato).

L’Appetite VAS e la PFS sono state somministrate ai partecipanti in stato di digiuno al basale e alle settimane 24 e 72. Le analisi hanno incluso 108 partecipanti per l’Appetite VAS (69 orforglipron, 39 placebo) e 120 per la PFS (76 orforglipron, 44 placebo).

Orforglipron riduce il “food noise” e la risposta cognitiva ed emotiva agli stimoli alimentari
Orforglipron ha determinato una riduzione significativamente maggiore della fame e del consumo prospettico di cibo rispetto al placebo alla settimana 24 (p<0,01). Anche se le differenze non hanno mantenuto la significatività statistica alla settimana 72, il trend osservato suggerisce un controllo dell’appetito più favorevole nei pazienti trattati con il farmaco.

Alla settimana 72 il trattamento ha ridotto in modo significativo il punteggio complessivo della Power of Food Scale e i domini “food present” e “food tasted” rispetto al placebo (p<0,05), indicando una minore responsività verso gli stimoli alimentari prossimali.

Dal punto di vista clinico, questi risultati suggeriscono che l’effetto dei GLP-1 agonisti possa estendersi oltre il semplice incremento della sazietà, andando a interferire direttamente con i circuiti neurobiologici che sostengono il desiderio persistente di cibo.

«Con i GLP-1 agonisti i pazienti riferiscono che il pensiero dominante del cibo, che in qualche maniera bloccava le loro giornate perché le orientava unicamente verso questa dimensione della vita, viene completamente cancellato» ha aggiunto il prof. Pagotto. «Oltre ad aumentare il senso di sazietà, questi farmaci ridimensionano in modo importante i pensieri costantemente rivolti al cibo. Togliendo questa dominanza, il paziente è anche più predisposto a sviluppare comportamenti migliori. Ed è in questa fase che può inserirsi la terapia comportamentale e rivelarsi veramente importante, perché il paziente è libero dalla schiavitù da cui era prima affetto».

Verso una nuova accessibilità delle terapie anti-obesità
L’esperienza maturata con gli agonisti del GLP-1 sta progressivamente modificando la comprensione stessa dell’obesità. Oltre agli effetti metabolici e ponderali, emerge infatti sempre più chiaramente l’impatto sui circuiti cerebrali della ricompensa, del craving e della regolazione cognitiva del comportamento alimentare.

I dati su orforglipron rafforzano questa visione, suggerendo che il trattamento farmacologico dell’obesità possa non solo ridurre il peso corporeo, ma anche alleviare quel continuo “food noise” che accompagna molti pazienti nella vita quotidiana, una prospettiva che amplia gli obiettivi del trattamento dell’obesità oltre il semplice calo ponderale.

La disponibilità di un agonista orale del GLP-1 potrebbe rappresentare un cambiamento importante anche sul piano organizzativo e assistenziale. La possibilità di assumere una compressa senza restrizioni alimentari e senza necessità di iniezioni potrebbe infatti aumentare l’accettabilità della terapia e favorire un accesso più ampio al trattamento farmacologico dell’obesità.

Referenze

Wharton S, et al. Orforglipron Reduced Appetite and Susceptibility to Food Environment in Adults with Overweight and Obesity. Poster PO4.471. Presented at the European Congress on Obesity (ECO) 2026; 12–15 May 2026; Istanbul, Turkey.

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