Informato del delitto durante una escursione in montagna, Marco, il fratello di Chiara Poggi parla per la prima volta, rompendo un silenzio durato 19 anni, parlando di un calvario che ha fatto riaffiorare il dolore combattuto per anni ben sapendo che dimenticare è impossibile. Una tortura che ha riaperto una ferita che, forse, non sanguina più ma che ha lasciato una cicatrice profonda. E poi il tentativo di lasciarsi alle spalle quel giorno di quasi 19 anni fa quando a lui e ai suoi genitori piombò addosso un macigno: Chiara, la sorella di appena 26 anni, era stata uccisa.
Gli ultimi ricordi di Chiara
Marco Poggi, oggi 38 anni, esce dal cono d’ombra di un silenzio durato un’eternità ed accetta di parlare davanti alle telecamere dopo che la Procura di Pavia ha chiuso una nuova indagine sull’omicidio di Garlasco puntando il dito contro il suo compagno di scuola, e amico, Andrea Sempio.
Marco Poggi (Tg1)
I pm hanno ipotizzato una nuova scena ritoccando la dinamica di quel brutale delitto e soprattutto scagionando Alberto Stasi, ai tempi fidanzato della vittima, per ora l’unico ad essere stato condannato definitivamente.
Andrea Sempio esce dalla caserma dei Carabinieri Montebello di via Vincenzo Monti accompagnato dai suoi avvocati, Milano 13 Marzo 2025 (Ansa)
“Mi son sempre creato una bolla … si è detto di tutto in quest’anno… si è giocato per un anno sulla morte e sulla vita di Chiara”, ha affermato a Quarto Grado, il programma condotto da Gianluigi Nuzzi con Alessandra Viero, aggiungendo che “le cose che mi hanno ferito di più alla fine sono quelle che riguardano” la sorella “e il voler rovinare un po’ il suo ricordo”. Sulla ragazza alcuni hanno oltrepassato il limite costringendo addirittura la madre ad andare in tv per ‘difendere’ la figlia, i loro legali a scrivere comunicati a raffica per chiarire, smentire.
Accusato “Di essere coinvolto nell’omicidio di Chiara”
“Essere accusato di essere coinvolto nell’omicidio di Chiara, essere accusato addirittura di essere un autore è la cosa che più difficilmente mi andrà via. Se nessuno mette un freno, se nessuno toglie alle persone l’illusione che una determinata pista o ricostruzione non esiste, ci sarà sempre qualcuno che si inventerà la qualunque”, ha proseguito puntando il dito anche contro le modalità dell’ultima inchiesta.
Nella nuova inchiesta “Famiglia tenuta in disparte”
“Il prelievo del dna di nascosto, dalla spazzatura o con modalità strane come nel mio caso, non è una cosa che ti fa piacere, perché la morte di Chiara è qualcosa di nostro. Capiamo le questioni dell’indagine, ma essere tenuti così in disparte ci ha amareggiato”, ha detto sostenendo di aspettarsi “più rispetto e umanità per i genitori”.
Qualche frase anche diretta agli investigatori che di certo non hanno usato il fioretto nel dare giudizi su di lui e sui suoi genitori. “Ho sempre pensato che chi indagava potesse benissimo smorzare alcune piste, non solo la mia, ma anche tutte le altre” ha detto riferendosi al fatto di essere stato intercettato assieme ai suoi genitori per poi essere ‘accusati’.
Loro per aver usato “toni” di “minaccia e intimidazione” nei confronti di chi indagava e lui di aver avuto un atteggiamento ostile, di aver modificato alcuni punti delle sue versioni rispetto a quelle del 2007 e di aver difeso a oltranza il commesso e amico dell’adolescenza.
Informato del delitto durante una escursione in montagna
Il ricordo dell’ultimo saluto alla sorella Chiara prima di partire per le vacanze, pochi giorni prima dell’omicidio, “è sfumato completamente”. Non quello del giorno in cui venne informato del delitto, durante una escursione in un rifugio di montagna, e di tutto quello che ne seguì. “Per quanto possa esser stato difficile e devastante quest’ultimo anno e mezzo, niente può essere paragonato ai primi anni”, conclude auspicando di “arrivare a una fine un po’ di tutto. Adesso le indagini sono finite, penso che tutto il fango che abbiamo subito non ci scivolerà mai addosso. Però credo che ora si possa interrompere”.
“Non credo ai soliloqui, ed all’impronta 33”
Sulla nuova inchiesta: “La mia reazione a caldo è stata quella di incredulità e di non riuscire a trovare un nesso. Quel giorno sono uscito abbastanza confuso e anche con il pensiero di ascoltare questi audio e di capire qual è la spiegazione. Li ho sentiti in queste settimane e onestamente rimango dell’idea che mi sono fatto. Non ci vedo quell’interpretazione e non riesco proprio a sentire ed essere sicuro che vengano dette determinate parole. Non sono io che devo giudicare, quindi ci sarà qualcuno che lo farà. Aspettiamo di sentire quale sarà il giudizio finale”, così Marco Poggi in merito ai soliloqui di Andrea Sempio che, per chi indaga, sono una sorta di confessione del delitto di Chiara.
Audio che vengono fatti sentire dai pm di Pavia quando viene sentito il 6 maggio scorso, prima – in un’altra occasione – gli mostrano la famosa impronta 33. Un’impronta per gli inquirenti riconducibile a Sempio, che si trova sul muro della scala che conduce alla cantina dove è stata trovata la vittima. Cantina dove Marco Poggi scendeva con gli amici perché “era una sorta di magazzino e lì c’erano console vecchie, riviste di videogiochi e altre cose”. “Mi hanno mostrato una foto” dicendo che “era di Andrea Sempio. Me l’hanno fatta vedere che era rossa…pensavo fosse sangue. Ovviamente è stato un po’ uno shock per come me l’hanno presentata e per il fatto che la reputavano di Andrea Sempio. Non ho più capito se mi avevano detto che era sangue o no. L’ho elaborato meglio dopo, quando sono tornato a casa – continua a caldo, la risposta che avevo dato è che mi sembra impossibile che sia stato lui. È ovvio che un’impronta insanguinata diventi difficile da spiegare” conclude Marco Poggi.
“Spero veramente che possa finalmente essere lasciato un po’ in pace il suo ricordo, finire questo gioco che c’è nei confronti della sua morte e della sua vita. E io ne sono certo, non avrebbe voluto tutto questo. Spero che possa avere un po’ di tregua anche lei”.
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