Dal 3 al 6 giugno a San Pietroburgo va in scena il Forum economico internazionale promosso dal Cremlino. L’ospite d’onore è l’Arabia Saudita, poi accordi strategici con Cina e India, Turchia, Emirati Arabi Uniti e Brasile. Dal palco Putin tuona: “Le élite europee stanno provocando un caos nel quale cercano di attrarre sempre più Paesi. Le sanzioni decise dai Paesi occidentali possono avere motivazioni varie, ma sono atti di concorrenza sleale”.
L’ExpoForum di San Pietroburgo si è aperto nel modo più surreale possibile. Tra i cieli costellati di droni ucraini e una guerra che continua imperterrita, il 3 giugno è cominciato il Forum economico internazionale, una rassegna in programma fino al 6, giunta alla ventinovesima edizione. Solo che la cosiddetta “Davos russa” negli ultimi anni si è dovuta inevitabilmente ridimensionare a causa dello scoppio delle ostilità con Kiev. Dei banchieri newyorkesi o dei CEO delle multinazionali europee è rimasto solamente il ricordo, ora l’evento si è dovuto reinventare guardando principalmente a Sud-Est. A testimonianza di ciò, nel suo discorso di venerdì 5, il presidente russo Vladimir Putin ha attaccato l’Occidente con parole durissime: “Le élite europee stanno provocando un caos nel quale cercano di attrarre sempre più Paesi. Le sanzioni decise dai Paesi occidentali possono avere motivazioni varie, dai conflitti, come quello in Ucraina, all’atteggiamento dei governi verso il movimento Lgbt, ma fondamentalmente sono atti di concorrenza sleale”. Lo slogan scelto per questa edizione è: “Dialogo pragmatico: la via verso un futuro stabile”, che trasmette i pensieri del Cremlino, che punta a regolarizzarsi in altri mercati a causa delle sanzioni imposte dall’Europa.
Le grandi alleate: dall’Arabia, ospite d’onore, alla Cina e l’India
L’ospite d’onore di quest’anno è l’Arabia Saudita, che è arrivata a San Pietroburgo con una delegazione interminabile guidata dal principe Abdulaziz bin Salman Al Saud, ministro dell’Energia. Quest’anno si celebra ufficialmente l’anniversario dei cento anni di relazioni diplomatiche tra i due Paesi, nella realtà il forum serve a blindare l’accordo OPEC+ per governare il prezzo del petrolio, di importanza fondamentale per entrambe le nazioni. Accanto al Regno saudita, si trova la Cina. L’asse Mosca-Pechino è volato a ritmi record in termini di interscambio commerciale (quasi +20% nei primi mesi del 2026) e ha trasformato la Russia nel principale partner energetico del Dragone. In più, tra i corridoi del forum una delle parole chiave è il concetto di “de-dollarizzazione”: interi meeting sono dedicati alla creazione di sistemi di pagamento alternativi allo SWIFT, Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication, e all’adozione dello yuan cinese nelle transazioni internazionali. L’obiettivo è far nascere un circuito finanziario che aggiri le sanzioni occidentali.
L’azione reale si sviluppa sui tavoli delle grandi infrastrutture. Visto il blocco dell’export del gas verso l’Europa, a San Pietroburgo si organizza la sopravvivenza logistica del Paese con rotte storiche e nuove. La già citata Cina rientra tra le storiche, con 1.400 nuove aziende fondate sul suolo russo da imprenditori cinesi solo nel primo trimestre del 2026. Segue l’India, altro partner di fiducia di Putin, secondo acquirente di idrocarburi, che ha fatto registrare un incremento del 43% nell’import di prodotti agroalimentari come l’olio di girasole.
Intese in America Latina e Medio Oriente
Consolidano la loro presenza anche i Paesi mediorientali e latini: la Turchia si conferma il primo hub per i prodotti raffinati russi (accaparrandosi il 26% dell’export), gli Emirati Arabi Uniti hanno chiuso il bilancio con un interscambio record da 14 miliardi di dollari, mentre il Brasile assorbe ormai l’11% dei prodotti petroliferi di Mosca. Per sostenere questa gigantesca mole di merci, a San Pietroburgo si firmano intese per il potenziamento strutturale delle ferrovie Transiberiana e BAM, l’unica via per spingere carbone e metalli in Asia, e si discute della Rotta Artica (Northern Sea Route). In più, Mosca vuole trasformare il corridoio polare nella nuova autostrada marittima globale verso la Cina, in grado di muovere decine di milioni di tonnellate di merci all’anno e di aggirare il Canale di Suez e le acque controllate dall’Alleanza atlantica. Un progetto mastodontico che richiede però quella “sovranità tecnologica” e quei microchip che la Russia fatica a produrre da sola.
Grana rupie e inflazione: gli scenari
Ci sono però diverse grane da risolvere. Putin punta a superare la quota di 4.400 miliardi di rubli in accordi siglati, anche se si fanno sempre più pressanti le crepe di un’economia che viene lentamente dilaniata dalla guerra nel Donbass. Il primo grande paradosso è la questione indiana. Nuova Delhi sta acquistando più o meno un milione di barili di greggio russo quotidianamente, ma i pagamenti avvengono in rupie, la valuta locale. Il risultato è che la Russia rischia di ritrovarsi con un pugno di mosche, perché ci sono miliardi di rupie bloccate nelle banche indiane; sono impossibili da rimpatriare o molto difficili da spendere liberamente sul mercato internazionale a causa delle restrizioni indiane sulla convertibilità. E avanti un altro: il surriscaldamento interno. La Banca centrale russa sta cercando di arginare un’inflazione che corre veloce, con dei tassi di interesse vertiginosi (siamo intorno al 14,5%). L’economia bellica garantisce una crescita del PIL trainata dagli appalti militari, ma il problema è nei settori civili, che raschiano il fondo per mancanza di manodopera e per il blocco delle forniture tecnologiche occidentali.
I manager europei sotto copertura
L’Occidente però c’è ancora e le partecipazioni sono tutt’altro che poche. Uno dei retroscena dello SPIEF 2026 riguarda la presenza dei grandi manager europei in incognito. Perché se da un lato i governi cercano di ostacolare la Russia con sanzioni e di boicottare questi grandi eventi, lo stesso non si può dire delle imprese. Un esempio è rappresentato da quanto riporta la Camera di commercio tedesco-russa, che conferma la visita di centinaia di dirigenti o imprenditori che continuano a operare nel territorio per difendere asset strategici. Molti di questi partecipano alla fiera registrandosi con dei badge privi del nome dell’azienda, quindi a titolo personale, e si muovono lungo salette riservate ed eventi a porte chiuse.
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Antonio Contu
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