Era il 2002 quando venne lanciata la prima generazione di Isuzu D-Max, pickup che ha poi cominciato a mietere successi grazie alla sua natura da mezzo lavorativo nudo e crudo. Adesso è arrivato il momento di vedere e mettere alla prova la terza generazione, poichè nel corso di questo 2026 è stato lanciato il nuovo Isuzu D-Max, aggiornato in qualche contenuto ma, soprattutto, nel motore. Nulla che possa creare attriti con i ben 100 anni di storia che la firma giapponese ha alle spalle, ma anzi si conferma ancora una volta una scelta concreta per chi preferisce badare quasi esclusivamente al sodo.
Disponibile in diverse configurazioni
Con i suoi 5,28 metri di lunghezza l’Isuzu D-Max 2026 non è in assoluto il pickup più grande che si possa immaginare. Ad esempio è più corto del Ford Range Raptor che abbiamo provato qualche mese fa, così da avere un esempio concreto sul piatto. Questo ovviamente non è necessariamente un male, poichè qualche centimetro guadagnato, magari sugli sbalzi, può fare la differenza in alcuni contesti.
Con il suo telaio a longheroni è ovvio che si prepara ad un trasporto di persone ed oggetti impegnativo, oltre alla possibilità di trainare fino a 3.500 kg. Sotto il profilo lavorativo è infatti possibile interfacciarlo al meglio con le necessità dell’acquirente, caso per caso. C’è infatti la versione single cab, la versione Space che di fatto è una 2+2 ed infine la Crew che è una doppia cabina a tutti gli effetti, con 5 posti. Chiaro che più aumenta la disponibilità di spazio interno e più il cassone al posteriore viene limitato, ma in ogni caso la capacità di trasportare quasi 1 tonnellata di materiale la mantiene tutta. Per giunta sono facilmente accessibili anche alcuni punti di aggancio, così da poter fissare il materiale in modo sicuro, dopo averlo caricato passando oltre una sponda che, una volta aperta, non si regge su cavetti d’acciaio ma su delle piastrine decisamente più robuste.
Se è vero che un mezzo del genere poi non viene acquistato per la sua estetica ma principalmente per la funzionalità, motivo per il quale viene comunque pensata e commercializzata la versione a cabina singola e con i cerchi in ferro da 16 pollici, lo strizzare un occhio verso un prodotto che sia piacevole da apprezzare visivamente non ritengo assolutamente sia sbagliato. Questa è la motivazione che ha portato dunque a stilizzare l’anteriore, con tre griglie nella parte superiore della calandra che richiamano le tre generazioni che si sono susseguite nel corso dei decenni. Ma allo stesso tempo al posteriore i gruppi ottici hanno luci di posizione a LED così come all’anteriore, al netto dei cerchi in lega da 18 pollici neri sulla versione Nitro Sport che ho provato. Ecco, su questo si potrebbe discutere a proposito della loro possibilità di rovinarsi in fuoristrada, ma a dirla tutta la spalla pneumatico sembra sufficientemente alta da scongiurare il pericolo. Piuttosto gli angoli possibili sono davvero notevoli: in attacco si arriva a 30,5°, con 24,2° di uscita e 22,9° di angolo di dosso. Merito di una buona altezza da terra e sbalzi, come anticipato prima, rastremati.
Interni concreti e “giusti”
Potrei aprire una parentesi infinita su quanto gli interni di un mezzo da lavoro possano o non possano offrire del confort. Certo rispetto a decenni addietro la filosofia progettuale alla base di queste proposte è cambiata radicalmente, al punto che in alcuni casi sono più vicini ad un’autovettura rispetto ad un veicolo strettamente lavorativo. Il nuovo D-Max su questo profilo si pone nel mezzo guardando la conformazione degli interni. Sicuramente c’è tanta plastica dura in giro, ma questo è appannaggio di molti brand giapponesi che preferiscono non badare troppo all’estetica ma offrire tanta sostanza anche in termini di elettronica, ma ad esempio la parte superiore della plancia è stata pensata con un materiale più morbido al tatto.
Lo spazio a bordo non manca sia per i passeggeri che per gli oggetti, grazie anche ad un po’ di vani posizionati in giro per la plancia e puntualmente protetti da sportellini, così da evitare che gli oggetti al loro interno possano cadere. Non c’è ad esempio un vano per la ricarica ad induzione dello smartphone, ma ci sono due prese USB-C anteriori ed una posteriore, unite alla presa 12V accendisigari, che non lesinano nel dare carica a possibili dispositivi che ci portiamo dietro.
Mi è piaciuto il taglio che hanno pensato di dare al volante, soprattutto nella zona delle razze e dei comandi al di sopra di esse. Sono sicuramente parecchi tasti a disposizione sia a sinistra che a destra, ma allo stesso tempo sono ordinati e ben gestiti, facilmente raggiungibili con il pollice. Così com’è facilmente gestibile il climatizzatore, che è tutto fuorchè a comando a sfioramento. E direi ben venga, perchè immagino gestire le dita su un display mentre si è alle prese con un twist in fuoristrada! Invece no, si trova nella parte centrale bassa della plancia ed è un tripudio di manopole e tastini.
Voglio poi segnalare che, ammetto, mi sarei aspettato più spazio verticale per i passeggeri, sia chi siede avanti che chi siede dietro, considerando che ho provato la variante a doppia cabina. Avanti mi ci sono accomodato bene e trovata la posizione di guida, ma ho già cominciato ad avvertire il tetto relativamente vicino. Seduto dietro ho percepito i piedi piuttosto alti, segno che il pianale hanno preferito mantenerlo alto plausibilmente per lasciare spazio libero alla meccanica. Significa avere le ginocchia leggermente più in alto, ma lo spazio dietro al sedile anteriore è comunque buono.
Tecnologica quanto basta
Sul profilo tecnologico il nuovo Isuzu D-Max 2026 offre quanto è giusto e corretto avere per viverci quotidianamente a contatto, con un mix di comodità e razionalità, considerando anche che lanciarsi in applicazioni troppo delicate e complesse potrebbe essere del tutto fuori luogo in un contesto come quello di questo pickup. L’evidenza arriva dalla strumentazione, che è un mix di analogico e digitale, una miscela di lancette che fisicamente si muovono ed un display da 7 pollici al centro. Quest’ultimo permette di vedere bene le informazioni di guida ed i dati di guida, quelli fondamentali per avere tutto sotto controllo.
Al centro della plancia il display dell’infotainment è da 9 pollici, che permette di avere sotto controllo un po’ di funzioni, soprattutto gli ADAS. Il D-Max ha una riserva di sistemi di assistenza che servono per la guida sia su strada che in fuoristrada, così non solo da migliorare l’esperienza generale dietro al volante ma da renderla anche più sicura. Dal display si attivano e disattivano, ma in ogni caso le funzioni disponibili sono ristrette all’essenziale, al punto che manca anche il navigatore. C’è però la comunicazione con Android Auto ed Apple CarPlay, che merita ovviamente un plauso nel contesto generale.
Prova su strada di Isuzu D-Max 2026
Senza ombra di dubbio la vera novità si questa nuova generazione di D-Max è sotto al cofano. Isuzu è famosa per le motorizzazioni diesel, con il motore 1.9 litri da 164 cavalli che sulla precedente versione si è fatto apprezzare. Adesso però le cose sono cambiate e Isuzu ha ritenuto opportuno una sorta di cambio di paradigma, passando ad un motore diesel da 2.2 litri. Non si tratta di un semplice aggiornamento del propulsore quanto un progetto del tutto nuovo, con cambio del blocco e della meccanica. Turbo a geometria variabile, pistoni rivestiti in grafite e componenti a basso attrito interno, ma il tratto ancora più interessante arriva dalla distribuzione: a catena, di un materiale che Isuzu vede proiettato verso i 250.000/300.000 km senza necessità di essere cambiata, a patto di una manutenzione regolare. Il motore sviluppa la stessa potenza di 164 cavalli del propulsore che ha lasciato il passo, ma ha una coppia massima di 400 Nm, dei quali 255 Nm sono già disponibili a 1.000 giri. Non è da sottovalutare quest’ultimo dettaglio, poichè descrive alla perfezione la capacità di questo Isuzu D-Max 2026 in prova di non cedere a compromessi nel trasportare o trainare oggetti. Una coppia così alta e così in basso significa un’ottima trazione ed una spinta immediata, un vigore che aiuta a levarsi dagli impicci in numerose situazioni.
Accoppiato al motore c’è anche un cambio automatico riprogettato. Se è vero che c’è a disposizione anche un manuale 6 marce, io ho provato la versione con il sistema AISIN a 8 rapporti, pensato per riuscire a migliorare la risposta di motore e meccanica in tutte le condizioni. Le prime tre marce sono corte, per la trazione a basse velocità ed in fuoristrada, mentre le ultime due sono delle overdrive per migliorare le percorrenze autostradali. D’altronde il D-Max ha la doppia anima che permette di sfruttarlo sia su strada che lasciandosi l’asfalto decisamente alle spalle. Ed a tal proposito voglio segnalare il funzionamento del cambio, che per un utilizzo stradale e visto da un punto di vista meramente automobilistico sembra lento nel funzionamento, ma contestualizzandolo all’interno del suo obiettivo di progetto è quel sistema che fa esattamente il suo dovere, è affidabile e sul quale si può contare.
La prova di Isuzu D-Max 2026 fatta anche in offroad
Un veicolo del genere deve essere spinto anche su strade che altri mezzi potrebbero solo sognare, altrimenti non viene messo davvero alla frusta. Durante la prova di questo Isuzu D-Max 2026 ho affrontato un duro percorso offroad, peggiorato ulteriormente dalla combo “ha piovuto e si è generato un fango viscido + pneumatici di serie dalla vocazione esclusivamente stradale”. La base di partenza su strada asfaltata è rigorosamente la due ruote motrici, posteriore. Non appena si passa ad un terreno più accidentato c’è la possibilità di inserire la trazione integrale con le marce lunghe, ma se la situazione si fa ancora più dura si passa alla trazione integrale con marce corte. Basta mettere il cambio in N e selezionare il 4L. Ed a questo si può aggiungere la chiusura del differenziale posteriore, per non temere niente.
La cosa che mi ha stupito maggiormente è stata la capacità di superare dei twist in fango pieno con delle gomme stradali e per giunta alle pressioni stradali. Alcuni passaggi hanno chiesto di lasciare il cambio in prima marcia, cosa che avviene semplicemente spostando la leva del selettore su manuale, perchè in questo caso non ci pensa nemmeno a passare ad un altro rapporto. Facile regolare il pedale acceleratore per gestirlo in modo costante durante i molteplici passaggi affrontati nella prova offroad di questo Isuzu D-Max 2026, con gli angoli di attacco e uscita che hanno cercato in tutti i modi di recuperare spazio per evitare di strisciare con le pedane sul fango.
Con le ruote alzate da terra e la dinamica diagonale che punta più al cielo, il D-Max ammetto che non ha mostrato il fianco in nessuna condizione. Anche il passaggio in zone allagate e con un guado di diverse decine di centimetri non l’ha fermato, tra l’altro guado nel quale sono entrato a valle di una discesa molto ripida, affrontata con l’Hill Descend Control attivo. Questo permette di calibrare in automatico la velocità di discesa, così da evitare pericoli. In associazione al sistema Rough Terrain Mode System, che aiuta a migliorare già di base la trazione sulle varie superfici possibili, tutto fila liscio. Sistema che, per giunta, è calibrato anche sulla base delle trazione inserita: tanto può aiutare su una strada asfaltata in caso di pioggia, tanto in un caos di fango e acqua visti con la struttura auto completamente in diagonale.
Conclusioni e prezzi
In definitiva D-Max ha dimostrato di essere un mezzo affidabile e capace di ogni sorta di evoluzione. Chiaramente per passaggi molto complessi alcuni accessori ed accorgimenti diventano necessari, ma con una base di partenza così efficace diventa difficile pretendere di meglio. Ricordo che è comunque un mezzo da lavoro e bisogna contestualizzarlo come tale, senza pretendere ciò per cui non è stato pensato. Il prezzo parte dai 33.000 euro per la versione single cab base, fino a 45.300 euro per la versione più accessoriata. Ovviamente prezzi iva esclusa.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
HDblog.it
Source link



