Intesa Sanpaolo punta su Mps con Unipol


Il risiko bancario italiano ha cambiato passo nel giro di poche ore. Da una parte Banco Bpm ha formalizzato il proprio interesse per una possibile aggregazione con Banca Monte dei Paschi di Siena, dall’altra Intesa Sanpaolo ha risposto con una mossa ben più incisiva, annunciando un’Opas volontaria totalitaria da circa 30,6 miliardi di euro sull’istituto senese e affiancandola a un accordo industriale con Unipol.

La sequenza temporale non è un dettaglio. L’offerta di Intesa arriva infatti dopo che Banco Bpm aveva manifestato la volontà di aprire un confronto con Siena per costruire un’operazione di integrazione. L’istituto guidato da Giuseppe Castagna immaginava una fusione tra pari, con una governance basata su criteri di equilibrio e rappresentatività e con la tutela dei rispettivi marchi e radicamenti territoriali. Secondo le stime di Piazza Meda, il nuovo gruppo avrebbe potuto superare i 50 miliardi di euro di capitalizzazione e generare sinergie superiori a 1,1 miliardi di euro annui.

L’iniziativa di Banco Bpm ha però trovato sulla propria strada il progetto di Carlo Messina, che punta direttamente al controllo di Monte dei Paschi e alla creazione di uno dei maggiori gruppi finanziari europei.

L’operazione di Intesa ricorda il precedente Ubi

Per comprendere la portata della mossa di Ca’ de Sass occorre guardare al precedente più significativo degli ultimi anni. L’operazione su Mps presenta infatti numerose analogie con quella che nel 2020 portò all’acquisizione di Ubi Banca, un’integrazione che ha contribuito a rafforzare la leadership di Intesa nel sistema creditizio italiano.

Messina ha rivendicato apertamente questa esperienza ricordando che il gruppo ha già dimostrato di saper integrare con successo altre realtà bancarie. Il manager ha spiegato che l’operazione rappresenta “una opportunità unica per rafforzare la nostra posizione in Europa e in Italia” e ha sottolineato come Intesa abbia già dimostrato la propria capacità di aggregazione “con le Venete e con Ubi”.

L’offerta valorizza ogni azione Mps 10,091 euro attraverso un corrispettivo composto da 1,6 azioni Intesa Sanpaolo di nuova emissione e un euro in contanti. Il premio riconosciuto agli azionisti del Monte è pari al 12,5% rispetto ai prezzi di Borsa del 5 giugno.

Messina: nessun rilancio e integrazione senza rischi

Nel corso della presentazione agli analisti, Messina ha escluso qualsiasi possibilità di miglioramento dell’offerta, affermando che non esiste alcuna “possibilità di aumento dell’offerta”.

Il numero uno di Intesa ha inoltre liquidato la proposta di Banco Bpm con una battuta destinata a far discutere. A suo giudizio quella avanzata da Piazza Meda sarebbe stata più simile a “una lettera d’amore, un ‘ti amo, per favore rispondi alla mia richiesta’”, mentre quella di Intesa sarebbe “una vera offerta”.

Messina ha però negato che la mossa sia stata una risposta all’iniziativa di Banco Bpm, sostenendo che il progetto fosse allo studio da tempo e che la definizione dell’accordo con Unipol abbia richiesto mesi di lavoro preparatorio.

L’asse con Unipol e il progetto di Carlo Cimbri

Uno dei pilastri dell’operazione è rappresentato dall’intesa con Unipol, che consentirebbe di affrontare preventivamente le possibili questioni antitrust. L’accordo prevede la cessione al gruppo assicurativo di una banca costituita dal marchio Monte dei Paschi, da circa 635 filiali e dalle strutture necessarie per operare autonomamente. Il valore dell’operazione è compreso tra 3 e 3,5 miliardi di euro.

Per Carlo Cimbri l’operazione rappresenta molto più di un semplice investimento finanziario. Il progetto industriale immaginato dal gruppo bolognese punta infatti a una successiva integrazione con Bper, di cui Unipol è il principale azionista. La realtà risultante potrebbe mantenere il marchio Monte dei Paschi e assumere un ruolo di primo piano nel credito nazionale.

A sostegno dell’operazione, Unipol è pronta a lanciare un aumento di capitale fino a 2,5 miliardi di euro. Secondo le stime del gruppo assicurativo, il nuovo perimetro potrebbe garantire una redditività annua compresa tra 400 e 460 milioni di euro e consentire un incremento della remunerazione degli azionisti già a partire dall’esercizio 2026. Non a caso Cimbri si è detto convinto che il progetto sarà “ben visto dai regolatori domestici ed europei”, aggiungendo che ciò mette il governo italiano “in una posizione favorevole”.

Mediobanca resta il vero gioiello dell’operazione

L’elemento più strategico dell’Opas non è probabilmente rappresentato dalle filiali o dalle sinergie industriali, bensì dal controllo della partecipazione detenuta da Monte dei Paschi in Mediobanca.

In caso di successo dell’offerta, Intesa acquisirebbe indirettamente l’86,348% della quota posseduta da Mps nell’istituto di Piazzetta Cuccia. Parallelamente manterrebbe Mediobanca e il suo marchio all’interno del perimetro dell’operazione, insieme a circa 625 filiali dell’attuale Monte dei Paschi.

È proprio questo passaggio che apre il capitolo più interessante per il futuro degli equilibri finanziari italiani.

La partita si sposta su Generali

Negli ultimi mesi il mercato aveva concentrato l’attenzione sul futuro assetto azionario di Generali. In particolare, erano circolate indiscrezioni secondo cui UniCredit avrebbe potuto rafforzare ulteriormente la propria presenza nel Leone di Trieste attraverso il possibile acquisto della partecipazione detenuta da Delfin.

Lo scenario resta aperto, ma l’operazione Intesa-Mps modifica sensibilmente il quadro. Attraverso la partecipazione del Monte in Mediobanca e il conseguente peso che ne deriverebbe in Generali, Intesa acquisirebbe infatti una posizione tutt’altro che marginale nella principale compagnia assicurativa italiana.

Messina ha escluso qualsiasi intenzione di conquistare il Leone, chiarendo che “se mi chiedete se vogliamo acquisire Generali la risposta è no” e aggiungendo che Intesa non ha “nessuna intenzione di mettere becco nella gestione di Generali”.

Allo stesso tempo il manager ha spiegato che l’acquisto del 3,01% di Generali e il relativo contratto derivato hanno una funzione esclusivamente tecnica e temporanea. “L’operazione ha natura meramente finanziaria, ha durata temporanea”, ha precisato la banca, mentre lo stesso Messina ha aggiunto che l’obiettivo è evitare “possibili mosse da parte di Generali che potrebbe acquisire il 3% di Intesa”.

Delfin, Caltagirone e i nuovi equilibri del Leone

La futura governance di Generali continuerà inevitabilmente a dipendere dalle scelte dei suoi grandi azionisti.

Oggi Francesco Gaetano Caltagirone detiene circa il 10,3% di Mps e il 6,3% di Generali, mentre Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, possiede il 17,5% di Mps e il 10,1% del Leone. Sono partecipazioni che attribuiscono ai due soci un ruolo centrale in qualsiasi riassetto futuro.

Messina ha sottolineato di avere un “ottimo rapporto con Delfin e Caltagirone” e si è detto convinto che accoglieranno favorevolmente l’operazione.

Sul fronte opposto resta da osservare la strategia di UniCredit. L’istituto guidato da Andrea Orcel è già uno degli azionisti più rilevanti di Generali e, secondo diverse ricostruzioni circolate negli ultimi mesi, avrebbe valutato la possibilità di rafforzare ulteriormente la propria posizione anche approfittando delle possibili evoluzioni all’interno di Delfin.

Un nuovo equilibrio per il capitalismo finanziario italiano

Al di là degli aspetti industriali, l’Opas su Mps rappresenta un passaggio destinato a ridisegnare gli equilibri del capitalismo finanziario italiano.

Da un lato c’è la proposta di Banco Bpm, che aveva individuato in Monte dei Paschi il partner ideale per costruire un nuovo campione nazionale. Dall’altro c’è l’offensiva di Intesa Sanpaolo, che punta a replicare su scala ancora più ampia il percorso già seguito con successo nel caso Ubi e a consolidare la propria leadership europea.

Nel mezzo si collocano Unipol, Mediobanca e soprattutto Generali, vero snodo strategico attorno al quale potrebbero ruotare le prossime mosse dei grandi azionisti. Se l’operazione andrà in porto, Intesa non avrà il controllo del Leone, ma attraverso il peso derivante dalla partecipazione Mps-Mediobanca avrà comunque una voce in capitolo rilevante in uno dei dossier più sensibili della finanza italiana. Ed è proprio qui che, probabilmente, si giocherà la partita più importante dei prossimi mesi.

Enrico Foscarini, 8 giugno 2026

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