L’AI cambia la costruzione del portafoglio



Giornata piuttosto calda sui mercati, con due temi principali che si incrociano: i dati sull’inflazione americana di maggio (CPI) e l’inizio del meeting della BCE. Sul fronte USA il dato più importante è, come dicevamo, il Consumer Price Index di maggio, atteso MoM al +0,5% (+0,4% in aprile), che porterebbe il tendenziale annuo al +4,2% (dal +3,8% di aprile).

Un’inflazione più calda del previsto rafforzerà la narrazione “higher for longer” della Fed, riducendo le probabilità di tagli dei tassi nel 2026 e sostenendo il dollaro e i rendimenti dei Treasury. Al contrario, una sorpresa al ribasso (soprattutto sul core) darebbe fiato ai mercati azionari e ai bond, alimentando aspettative di easing entro l’estate/autunno. Il contesto generale vede l’economia USA restare resiliente ma con pressioni inflazionistiche persistenti, legate anche a fattori esterni (energia e tariffe). Questo CPI arriva dopo il rapporto occupazionale di venerdì scorso e fornirà indicazioni chiave sulla traiettoria della Fed prima del FOMC di metà mese.

In Europa inizia oggi il meeting della BCE (la decisione sui tassi, domani) che si svolge in un quadro macro più fragile rispetto agli USA. L’Eurozona ha mostrato una crescita debole (+0.2% QoQ nel 1Q261261Q1 2), con rischio di recessione tecnica sempre alle porte, mentre l’inflazione è risalita al 3.2% in maggio, soprattutto per il rimbalzo dei prezzi energetici legati alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. I mercati prezzano con buona probabilità un rialzo dei tassi di 25 bp domani, portando il deposit facility rate verso il 2.25%, come misura “precauzionale” contro i second-round effects. Lagarde e il Consiglio sono chiamati a bilanciare il rischio di inflazione persistente (energia + possibili pass-through su beni e servizi), una crescita anemica, con Germania e Francia in difficoltà e solo Spagna più tonica e un impatto di un euro potenzialmente più debole e spread sovrani sensibili (soprattutto Italia e Francia).

Il tono della conferenza stampa di domani sarà cruciale: un messaggio hawkish (disponibilità a ulteriori rialzi) potrebbe pesare sull’azionario europeo e sul PIL outlook, mentre un approccio “data-dependent” e cauto verrebbe accolto con sollievo dai mercati.

Chi ci segue sa, che da tempo sosteniamo che questo sia un mondo in cui forze dirompenti come l’intelligenza artificiale, capaci di trasformare i mercati, potrebbero implicare scenari a lungo termine diversi. Gli ancoraggi macroeconomici su cui gli investitori hanno fatto affidamento, come le aspettative di inflazione stabile, sono venuti meno, il che significa che le previsioni strutturali necessitano di aggiornamenti più frequenti. Il crescente interesse per gli approcci di portafoglio globale, crediamo che rifletta il desiderio di un nuovo quadro di riferimento per la sua costruzione.

La recente attenzione rivolta alla Total Portfolio Analysis (TPA) riflette il crescente interesse degli investitori istituzionali a ripensare radicalmente la costruzione del portafoglio con un orizzonte strategico. Tuttavia, al di là di questo, non esiste un accordo ampiamente condiviso su cosa il TPA descriva in dettaglio. Sebbene il suo significato vari tra i diversi professionisti, il TPA indica aspetti comuni di come la tradizionale allocazione strategica degli asset (SAA) dovrebbe evolversi. Stiamo assistendo a questo processo proprio ora, con le megaforze che plasmano i mercati, evidenziando come l’assunzione di esposizioni tematiche nei portafogli richieda una prospettiva che trascenda le classi di attivi: la quota del settore delle tecnologie dell’informazione negli indici MSCI US e MSCI Emerging Markets (EM) è pressoché raddoppiata dal lancio di ChatGPT nel 2022 e più che raddoppiata è anche l’emissione di obbligazioni investment grade da allora.

Il crescente interesse per il TPA può essere visto anche come un sintomo di questo nuovo contesto di investimento. In parole semplici, risolvere il problema di un SAA statico per molti anni è incompatibile con il mondo odierno e l’esperienza degli investitori in questo senso li spinge a cercare un nuovo approccio alla costruzione del portafoglio. Il lavoro degli analisti sulla costruzione di portafogli a orizzonte strategico, sviluppato nell’ultimo decennio, è progettato per affrontare molti di questi obiettivi, aggiungendo al contempo i dettagli, la definizione e la governance necessari per l’implementazione.

Allargando la prospettiva, riteniamo che ciò significhi che gli investitori dovrebbero rivedere più spesso le decisioni di portafoglio più importanti e avere a disposizione un piano B esplicito. Occorre inoltre una visione d’insieme del portafoglio che sposti l’unità di analisi sui fattori economici e di performance sottostanti che influenzano il rendimento e il rischio, oltre a un approccio più olistico alla gestione del rischio tra alfa e beta. Alcuni investitori in titoli di credito hanno sottolineato come si concentrino sulle esposizioni sottostanti piuttosto che sulle etichette delle classi di attivi. Inoltre, gli investitori azionari hanno osservato che la geografia non è più un fattore determinante per le decisioni di investimento e quello che conta di più è l’attività effettiva di un’azienda e i fattori che ne generano i ricavi, non il paese in cui le sue azioni sono quotate.

Il punto chiave è che le decisioni di portafoglio non dovrebbero essere guidate dalle etichette delle classi di attivi. L’adozione di un approccio basato su scenari deve essere effettuata con attenzione e con un quadro chiaro su come la governance debba evolversi di conseguenza, poiché gli investitori spesso citano un processo di governance migliorato come un potenziale vantaggio, ma possono avere difficoltà ad implementarlo nella pratica.

Ciò include ipotesi di rischio e rendimento internamente coerenti tra attivi privati ​​e pubblici, un piano per combinare alpha, rendimenti fattoriali e di indice, un approccio basato su scenari e modalità sistematiche per gestire l’incertezza economica. Questi quadri tendono a massimizzare la flessibilità consentendo al contempo alla governance del fondo di responsabilizzare il processo decisionale. Processi decisionali chiari sono inoltre essenziali per rendere comparabili i compromessi nell’intero portafoglio. Ciò che conta è il processo di costruzione del portafoglio, non le etichette che gli vengono attribuite.

In definitiva, quello che conta nell’attuale contesto di investimento è che tutte le decisioni di allocazione degli asset siano scelte attive. Ciò richiede che i portafogli siano costruiti sulla base delle esposizioni e delle convinzioni, guardando oltre le etichette delle singole classi di attivi.


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