«Roma trattiene i soldi della Lombardia. Così non possiamo decollare»



Platea di centrodestra e un ritornello preciso e noto: la Lombardia dà, Roma trattiene. Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia, è stato ospite martedì sera del Comune di Azzate per “Il Laboratorio delle idee”, il format politico-culturale promosso dal vicesindaco Giacomo Tamborini.

Un’ora di intervento, con al centro temi concreti, sanità e sviluppo economico, e uno sfondo costante: l’autonomia differenziata come chiave per liberare quello che Roma, secondo Fontana, continua a comprimere.

I soldi che vanno e non tornano

La Lombardia produce circa il 23% del PIL nazionale, versa ogni anno sessanta miliardi in più di quanto riceve in servizi e risorse: «Tra le tasse che mandiamo a Roma e quello che ci viene restituito c’è un disavanzo di circa sessanta miliardi», ha detto il governatore. Un argomento che ha intrecciato con quello della spesa regionale: «La Regione Lombardia costa allo Stato tremila trecento euro per abitante, la media nazionale è cinquemila duecento. Se facciamo le cose spendendo meno e meglio, perché non ci lasciano fare di più?»

Fontana ad Azzate

La sanità: «Serve una riforma che Roma non ha il coraggio di fare»

Sul sistema sanitario Fontana non ha usato giri di parole. «Se volete parlare di sanità ci vuole una serata intera», ha premesso, e poi ha elencato i nodi uno a uno. Il primo riguarda i medici di medicina generale: liberi professionisti legati al Ministero della Salute da una convenzione che prevede quindici ore di obbligo lavorativo settimanale, tre ore al giorno per cinque giorni. «Noi come Regione su di loro non abbiamo alcuna possibilità di incidere», ha spiegato Fontana, ricordando che il ministro competente ha provato in questi giorni a proporre una modifica di quel rapporto convenzionale, salvo fermarsi davanti alle resistenze della categoria. «Una piccola casta è riuscita a bloccare tutto», ha commentato senza giri di parole.

Il secondo nodo è quello delle prestazioni inappropriate. Fontana ha citato un dato sull’ATS di Milano, che serve circa 3,3 milioni di abitanti: nel 2024 ha erogato sessanta milioni di prestazioni ambulatoriali, diciotto pro capite. «Vuol dire che ci sono persone che in un anno non sono mai andate dal medico, e altre che hanno ricevuto centinaia di prestazioni, molte delle quali non necessarie», ha detto. Parte del problema, secondo il governatore, viene dalla medicina difensiva e dall’autodiagnosi via internet: «I cittadini vanno dal medico chiedendo esami che hanno letto su Google».

Il terzo nodo è strutturale. La Lombardia ha investito risorse PNRR nelle case di comunità, ma senza medici disponibili a entrare nel sistema territoriale quelle strutture restano sottoutilizzate. «Con chi le teniamo aperte, se i medici di medicina generale non ci sono fisicamente o non hanno l’obbligo di parteciparvi?» ha chiesto Fontana. La conclusione è netta: «Se non si fa una vera riforma della sanità, non ne usciremo. Anzi, rischiamo il collasso».

Il calo demografico: «Senza figli la comunità è destinata a scomparire»

Tra sanità e sviluppo economico, Fontana si è fermato sul tema della denatalità, sollecitato da Tamborini con un dato preciso: nei primi sette mesi del 2025 la Lombardia ha registrato millecinquecento nati in meno rispetto all’anno precedente. A livello nazionale, nel 2024 i nati sono stati circa 355mila a fronte di 652mila decessi, con un saldo negativo di quasi 300mila unità.

«Una società che vuole avere un futuro deve avere voglia di guardare al futuro», ha detto Fontana, aggiungendo che nessuna politica di welfare, per quanto generosa, può sostituire uno stimolo culturale profondo. «Se uno pensa solo al proprio benessere – andare al mare, giocare a tennis, fare una bella vita – è chiaro che un figlio dà fastidio». Un’uscita un filo semplicistica (se vogliamo dirla tutta), ma che il governatore ha spiegato dicendo, sostanzialmente, che senza un senso civico condiviso le misure economiche a sostegno della natalità servono a poco.

Sul versante delle risorse, Fontana ha riconosciuto che la Regione stanzia cifre importanti per il welfare familiare, ma ha indicato un problema strutturale: i fondi nazionali, regionali e comunali destinati alle famiglie si sovrappongono spesso senza coordinarsi, con il risultato che chi sa muoversi accumula benefici e chi non sa orientarsi non ottiene nulla. «Bisognerebbe riformare anche i servizi sociali», ha detto, «Se si riuscisse a eliminare le inefficienze e a essere più “decisivi” nella gestione, si potrebbero recuperare i fondi necessari per promuovere concretamente la natalità».

Malpensa e i sessanta miliardi fermi a Roma

La seconda parte della serata si è spostata sull’economia. La provincia di Varese contribuisce con quattordici miliardi all’export lombardo complessivo, che supera i 167 miliardi. Al centro di questo sistema c’è Malpensa: il 61% del traffico cargo nazionale transita da lì, con 42 milioni di passeggeri e 764mila tonnellate di merci. «È il principale hub nazionale», ha ricordato Fontana. E sull’aeroporto ha usato parole nette: «Malpensa è una delle tante cose che Roma si sta cercando di rovinare, però non ci riesce. Malpensa si difende da sola». Fontana ha citato il tentativo di ITA (che ha sede a Roma) di creare condizioni svantaggiose per Malpensa, cercando di deviare i passeggeri dei voli a lungo raggio verso altri hub per favorire i propri collegamenti intercontinentali dalla capitale.

La serata si è chiusa con un «Viva la Lombardia» del governatore e l’applauso della platea. “Il Laboratorio delle idee” promette confronto, ma il confronto non c’è stato. Qualche domanda scomoda avrebbe reso la serata più interessante, e forse più utile.





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