Tre persone che non si sopportano, un collegio deserto, la neve del New England e le vacanze di Natale da passare insieme senza via di fuga. Sembra la premessa di un incubo. E, forse, in parte lo è. Ma Alexander Payne, con The Holdovers – Lezioni di vita, trasforma questa trappola in uno dei film più belli degli ultimi anni. Chi non lo avesse ancora visto non perda l’occasione stasera in tv alle 21.15 su Iris, dove va in onda in prima tv assoluta, e in contemporanea in streaming su Mediaset Infinity. Con Paul Giamatti, Da’Vine Joy Randolph e l’esordiente Dominic Sessa, ambientato nel 1970 ma straordinariamente attuale nelle sue domande sull’amicizia, la delusione e la famiglia che ci si sceglie, The Holdovers è un film d’autore che non si dimentica.
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La trama di The Holdovers – Lezioni di vita
New England, dicembre 1970. Alla Barton Academy, esclusivo collegio maschile, le vacanze di Natale stanno per cominciare. Ma non per tutti. Paul Hunham (Paul Giamatti), burbero e impopolare professore di lettere classiche, viene incaricato di sorvegliare i pochi studenti rimasti nel campus. Tra loro c’è Angus Tully (Dominic Sessa), ragazzo brillante e ribelle che si ritrova bloccato all’ultimo minuto quando la madre parte in luna di miele con il nuovo marito senza portarlo con sé.
A completare questo improbabile terzetto c’è Mary Lamb (Da’Vine Joy Randolph), la cuoca della scuola, che ha appena perso il figlio in Vietnam e si trova ad affrontare il suo primo Natale senza di lui. Tra il professore scontroso, lo studente sarcastico e la donna addolorata, i giorni trascorrono tra attriti, silenzi e piccole rivelazioni. Quello che emerge, lentamente e senza forzature, è un racconto sull’identità, sulla perdita e sul coraggio di ricominciare. O, almeno, di provarci.
Stasera in tv su Iris un film da non perdere: perché The Holdovers – Lezioni di vita con Paul Giamatti e Dominic Sessa è un capolavoro da Oscar da vedere assolutamente (foto ufficio stampa)
Il cast e i personaggi di The Holdovers – Lezioni di vita
Paul Giamatti, che abbiamo appena rivisto in Downton Abbey – Il gran finale, è Paul Hunham, insegnante di lettere classiche con un vocabolario degli insulti apparentemente inesauribile – i suoi studenti sono «piccoli filistei rancidi» o «volgari ormonali», dipende dall’argomento della lezione – e una solitudine che traspare da ogni angolo del suo appartamento disordinato. Un uomo costruito attorno alle proprie delusioni, capace però di una generosità del tutto inattesa.
Da’Vine Joy Randolph, l’inarrestabile poliziotta di Only murders in the building, incarna Mary Lamb con una presenza scenica che lascia il segno: porta nel corpo e nei movimenti il peso di un lutto recentissimo, e restituisce quella dignità ferita con una misura attoriale rara. Dominic Sessa, al suo debutto assoluto davanti alla macchina da presa, è Angus Tully, adolescente dall’intelligenza affilata e dal dolore ben nascosto: una rivelazione autentica, non una promessa.
Il trailer di The Holdovers – Lezioni di vita
L’affinità elettiva che lega Alexander Payne e Paul Giamatti
«Si tratta probabilmente della connessione più felice che io abbia mai avuto con un attore», ha dichiarato Alexander Payne a proposito di Giamatti. «Lo rispetto per ogni sua scelta e credo che sia un sentimento reciproco. Ogni inquadratura con Paul è incredibilmente vera e completamente nuova. Non c’è nulla che non sia in grado di fare». I due si conoscono da tanti anni, da quando le loro carriere sono esplose grazie a Sideways – In viaggio con Jack (2004).
Dal canto suo, Giamatti ha riconosciuto nel film qualcosa che va oltre il singolo ruolo. «Nei film di Alexander Payne vediamo una basilare umanità, persone vere con cui ci relazioniamo», ha spiegato. «Il messaggio del film ha a che fare con le idee di collegamento, empatia, famiglia, calore, intimità, prendersi cura gli uni degli altri. È davvero bello provare questi sentimenti in modo profondo, in un mondo da matti come quello di oggi, vedere un semplice dramma di tre persone che si scoprono a vicenda». Quanto alla scelta di girare il film come se fosse stato realizzato negli anni Settanta – dalle lenti vintage alla fotografia del danese Eigil Bryld – Payne ha voluto non limitarsi a riprodurre l’estetica dell’epoca ma a incarnarne lo spirito: quel cinema americano fatto di personaggi veri, scomodi, irriducibili.
Da’Vine Joy Randolph, Paul Giamatti e Dominic Sessa in una scena di The Holdovers – Lezioni di vita (foto ufficio stampa)
Perché Da’Vine Joy Randolph e Dominic Sessa sono le rivelazioni del film
Per scegliere Da’Vine Joy Randolph, Payne ha seguito una logica precisa. «Spesso, quando devo scegliere attori per parti drammatiche, mi piace puntare a professionisti con doti comiche, perché riescono ad arrivare a un certo tipo di emozioni senza rischiare di essere troppo asciutti». Così Randolph è finita su quel set, portando Mary Lamb in un territorio emotivo di rara intensità, dove il dolore non viene mai esibito, ma semplicemente abita ogni scena.
Per Dominic Sessa, invece, si è trattato di un salto nel vuoto: nessuna esperienza davanti alla macchina da presa. Eppure, il montatore Kevin Tent, collaboratore storico di Payne, ha dichiarato di essere rimasto «folgorato» dalla sua performance. «Paul si è confermato molto generoso con lui», ha aggiunto Tent. «Sono molto orgoglioso di aver potuto montare queste interpretazioni». Curiosità: l’occhio pigro del professor Hunham è stata un’idea dello stesso Giamatti, nata come scherzo fatto a Sessa sul set, prima di essere incorporata nella sceneggiatura (era una lente a contatto speciale che praticamente rendeva l’attore cieco da un occhio, ma l’effetto, come ha detto Sessa, era perfettamente straniante).
Da’Vine Joy Randolph con l’Oscar 2024 vinto per The Holdovers come Miglior attrice non protagonista (foto Getty Images)
La recensione di The Holdovers: perché è un film da vedere
Payne costruisce un racconto che funziona su più livelli: commedia amara, dramma di formazione, riflessione sulla delusione come motore dell’esistenza. E lo fa senza mai scivolare nella retorica. La sceneggiatura di David Hemingson è densa e brillante, i dialoghi hanno peso specifico e le tre interpretazioni si sostengono a vicenda con una naturalezza difficile da raggiungere.
Il professor Hunham di Giamatti è uno di quei personaggi che si odiano e si amano nello stesso momento: un uomo che ha costruito muri altissimi attorno a sé e che, proprio per questo, quando abbassa la guardia colpisce in pieno. Randolph porta Mary in un territorio emotivo di rara intensità, dove il lutto non viene mai esibito ma abita ogni scena. E Sessa, al suo debutto assoluto, regge il confronto con due attori di quella caratura senza mai sembrare fuori posto. Tutto questo in 133 minuti.
The Holdovers è un film che avvolge e non soffoca, dove ogni dettaglio è giusto e misurato. Per questo il termine capolavoro non è un’esagerazione. Questo film non pretende di dare lezioni o parlare di massimi sistemi. Riesce a fare davvero bene una cosa sola, ma difficilissima: raccontare persone vere alle prese con la vita che non hanno avuto. Non stupisce che il film abbia conquistato cinque candidature agli Oscar 2024, portando a casa la statuetta per Da’Vine Joy Randolph – già Golden Globe nella stessa categoria – mentre Giamatti si era aggiudicato il Globe come miglior attore. Imperdibile
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Sara Sirtori
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