le banche aumentano i finanziamenti, 906 mld di dollari nel 2025


Nonostante la crescente consapevolezza della necessità di decarbonizzare l’economia, il sistema bancario continua ad aumentare il proprio supporto all’industria dei combustibili fossili. Nel 2025, le 65 maggiori banche mondiali hanno fornito 906 miliardi di dollari di finanziamenti alle aziende del petrolio, del gas e del carbone, quasi l’8% in più rispetto al 2024. È il secondo anno consecutivo in cui le banche mondiali aumentano il proprio sostegno al settore dei combustibili fossili. Lo evidenzia il rapporto annuale Banking on Climate Chaos (BOCC), considerato la più autorevole e completa analisi globale dei dati pubblicamente disponibili sul finanziamento bancario dell’industria del combustibile fossile.

Investimento nel fossile dei maggiori enti finanziari BOCC | ESGnews

Nei dieci anni successivi all’Accordo di Parigi sul clima (2015), il sostegno delle principali banche al comparto fossile, attraverso prestiti diretti e attività di sottoscrizione di obbligazioni, azioni e finanziamenti, ha raggiunto quasi 9.000 miliardi di dollari. Il rapporto osserva che, se tali risorse fossero state investite nelle energie rinnovabili, il sistema energetico globale sarebbe “più economico, più resiliente, più sicuro e più resistente ai cambiamenti climatici”.

I 906 miliardi di dollari erogati nel 2025 riportano i finanziamenti all’industria degli idrocarburi ai livelli record del 2021 dopo il minimo di 727 miliardi registrato nel 2023. I finanziamenti sono tornati ad aumentare in un contesto di persistente instabilità geopolitica, segnato dai conflitti in Ucraina e Medio Oriente e dalle tensioni che minacciano le principali rotte energetiche globali.

Nonostante questa ripresa, gli investimenti nelle tecnologie pulite continuano a crescere più rapidamente. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), nel 2026 gli investimenti in energia pulita raggiungeranno i 2.200 miliardi di dollari, quasi il doppio dei 1.200 miliardi previsti per petrolio, gas e carbone.

Dodici banche finanziano il 40% dei crediti all’oil

Il rapporto evidenzia una crescente concentrazione dei finanziamenti. Nel 2025 le dodici maggiori banche finanziatrici del settore hanno fornito da sole 474,3 miliardi di dollari alle aziende del petrolio, del gas e del carbone, pari a quasi il 40% del totale globale.

Suddivisione investimenti nel fossil - BOCC | ESGnewsSuddivisione investimenti nel fossil - BOCC | ESGnews
Suddivisione investimenti nel fossil – BOCC | ESGnews

Tra i principali finanziatori dal 2021 figurano JPMorgan Chase, responsabile del 4,3% dei finanziamenti fossili globali (ed è anche uno degli istituti che ha registrato uno dei maggiori aumenti nel 2025), Mitsubishi UFJ Financial Group con il 3,7% e Citigroup con il 3,6%. Nel complesso gli Stati Uniti rappresentano il maggiore centro finanziario esposto verso il settore degli idrocarburi, detenendo oltre il 32% dei crediti bancari globali del settore fossile.

Delle 65 banche analizzate nel rapporto 26 hanno ridotto i finanziamenti ai combustibili fossili nel 2025. Si tratta soprattutto di istituti europei, tra cui Commerzbank, BNP Paribas e Crédit Agricole. In calo anche alcuni istituti cinesi come CITIC Ping An Insurance Group Bank of Beijing, anche se i loro tagli sono stati più che compensati dall’incremento della China Construction Bank (5 miliardi di dollari). Molto attive anche le banche giapponesi.

Le banche italiane stanno riducendo la propria esposizione

Le due banche italiane citate nella lista sono i due principali istituti di credito Intesa Sanpaolo che nel 2025 ha erogato 4,7 miliardi, in calo di 27 milioni (-0,6% rispetto al 2024) e presenta un’esposizione cumulata di 23,8 miliardi, mentre Unicredit ha concesso finanziamento per 4,6 miliardi, uno in meno rispetto al precedente (-18,5%) e ha un’esposizione di 27,5 miliardi.

I finanziamenti continuano a crescere nonostante l’urgenza della decarbonizzazione

Dalla pubblicazione, nel 2021, della roadmap per le emissioni nette zero dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), le principali banche hanno erogato oltre 4.000 miliardi di dollari al settore dei combustibili fossili, più della metà dei quali destinati ad aziende impegnate nell’espansione delle attività estrattive e infrastrutturali. Un sostegno finanziario in netto contrasto con l’obiettivo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 e di limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C.

Finanziamenti nel fossile nel corso degli anni - BOCC | ESGnewsFinanziamenti nel fossile nel corso degli anni - BOCC | ESGnews
Finanziamenti nel fossile nel corso degli anni – BOCC | ESGnews

Oltre la metà dei finanziamenti erogati nel 2025, pari a 508 miliardi di dollari, è stata destinata a progetti di espansione delle infrastrutture fossili, nonostante la roadmap Net Zero by 2050 dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) indichi che, per limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C non dovrebbero essere sviluppati nuovi giacimenti di petrolio e gas oltre quelli già approvati.

La maggior parte dei finanziamenti per i nuovi progetti si è concentrata negli Stati Uniti, per supportare la realizzazione di oleodotti, gasdotti, terminali di gas naturale liquefatto (GNL) per l’export verso Europa e Asia e nuove centrali a gas destinate a sostenere il fabbisogno energetico in rapida crescita dei data center. Nel frattempo, in Cina è proseguita l’espansione delle infrastrutture a carbone. Nel complesso, i finanziamenti destinati all’espansione del settore fossile sono cresciuti del 27% rispetto al 2024.

Finanziamenti e profitti nelle mani di un numero sempre inferiore di soggetti

Dal 2021, appena dieci società del settore fossile hanno assorbito 718 miliardi di dollari, pari a quasi il 13% dell’intero finanziamento bancario destinato ai combustibili fossili. Nel 2025, Venture Global, Enbridge ed Energy Transfer hanno ricevuto complessivamente 77 miliardi di dollari, equivalenti al 6,3% del finanziamento fossile bancario globale.

Questa crescente concentrazione di capitali attribuisce a un numero sempre più ristretto di grandi operatori, spesso fortemente indebitati, un’influenza determinante sulle scelte relative all’approvvigionamento, ai prezzi e allo sviluppo delle infrastrutture energetiche.

Ne deriva, secondo il report, un sistema energetico più esposto a rischi e squilibri, in cui le decisioni di poche imprese possono incidere direttamente sull’andamento dei prezzi dell’energia, aumentandone i costi e la volatilità, con effetti particolarmente gravosi per le famiglie più vulnerabili.

Le impennate dei prezzi derivate dagli ultimi shock geopolitici hanno generato profitti straordinari per le compagnie dei combustibili fossili e arricchito rapidamente i pochi soggetti che le controllano. Al contrario, sottolinea lo studio, per la maggior parte dei cittadini dei Paesi importatori di energia, invece, questa crisi si è tradotta in bollette elettriche più elevate, rincari dei trasporti, razionamenti energetici, declassamenti del credito sovrano e politiche di austerità fiscale.

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 simonemontanarella

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