Nuovo Pronto soccorso, inaugurato il maxi ampliamento da 9,4 milioni: più spazi, percorsi separati e nuove aree per le emergenze


Il taglio del nastro di fronte al rinnovato Pronto soccorso

Inaugurato il nuovo Pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna dopo un intervento da 9,4 milioni di euro. La struttura cresce di 1.500 metri quadrati con nuovi percorsi separati, più posti letto e aree dedicate alle emergenze e ai pazienti infetti. Carradori: “Servono investimenti e personale per sostenere la sanità pubblica”

Lungo percorso di ampliamento

Più spazi, percorsi separati, nuove tecnologie e una struttura pensata per affrontare le emergenze del futuro. È stato inaugurato il nuovo Pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna, al termine di un lungo percorso di ampliamento e riqualificazione che ha portato alla nascita di un reparto completamente ripensato, con un investimento complessivo di 9,4 milioni di euro. Un progetto nato dopo l’esperienza della pandemia Covid e destinato a cambiare profondamente l’organizzazione dell’emergenza-urgenza ravennate.

Al centro della giornata inaugurale ci sono state soprattutto le parole dei protagonisti istituzionali e sanitari che hanno accompagnato il percorso dell’opera. Andrea Strada, direttore del Pronto soccorso e Medicina d’urgenza di Ravenna, ha sottolineato come il nuovo assetto permetta di guardare avanti: «Questo ampliamento della struttura ci dà l’opportunità di affrontare le sfide delle nuove emergenze del futuro, in quanto si prevedono nuovi virus in arrivo, anche in numero maggiore».

Molto netto anche l’intervento del direttore generale dell’Ausl Romagna, Tiziano Carradori, che ha ricordato le difficoltà vissute negli ultimi anni dal sistema sanitario: «Nel 2012 ci fu la precedente inaugurazione del Pronto soccorso, che già nel 2020, in piena pandemia Covid, era piccolo. Abbiamo sempre affrontato problemi e criticità ed è per questo che sono stati investiti quasi 10 milioni di euro». Carradori ha poi acceso i riflettori sul tema del personale sanitario, spiegando che dal 2020 sono stati banditi 26 concorsi senza però riuscire a risolvere definitivamente la carenza di operatori. «I problemi sono stati tamponati grazie alla grande disponibilità dei dipendenti», ha detto, criticando inoltre quella che ha definito una “schizofrenia” nel modo di raccontare medici e infermieri, «prima eroi e poi delinquenti». Un passaggio importante è stato dedicato anche al rapporto con l’Università di Bologna e alla necessità di valorizzare il merito all’interno della sanità pubblica.

Sul fronte accademico è intervenuto il rettore dell’Università di Bologna, Giovanni Molari, che ha ribadito il rafforzamento del legame tra l’ateneo e l’ospedale ravennate. «Qualche settimana fa ci sono stati i primi laureati, che rappresentano una linfa vitale per l’ospedale», ha spiegato, evidenziando come la formazione universitaria sia ormai parte integrante della crescita del Santa Maria delle Croci.

Il sindaco di Ravenna, Alessandro Barattoni, ha invece posto l’accento sulla complessità dei lavori, ricordando che in alcuni momenti erano presenti contemporaneamente dieci cantieri attivi all’interno dell’ospedale. «Ringrazio i dipendenti che hanno lavorato in queste condizioni garantendo sempre un servizio continuativo», ha dichiarato, aggiungendo che il percorso di crescita della struttura sanitaria non può ancora considerarsi concluso.

Infine, il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele De Pascale, ha ricordato il proprio impegno sul progetto fin dai tempi del mandato da sindaco di Ravenna. «Si tratta di un investimento e di un’inaugurazione di cui vado particolarmente orgoglioso», ha detto, definendo il Pronto soccorso ravennate «uno dei più importanti dell’Emilia-Romagna». De Pascale ha poi ribadito che «solo le persone curano le persone», sottolineando la necessità di «mettere il personale sanitario nelle migliori condizioni operative possibili attraverso investimenti, organizzazione e rafforzamento della medicina territoriale».

Spazi raddoppiati

Il nuovo Pronto soccorso si sviluppa oggi su circa 4mila metri quadrati, con un ampliamento di 1.500 metri rispetto alla struttura precedente. L’intervento è stato finanziato attraverso fondi nazionali legati alla riorganizzazione post Covid, integrati da risorse regionali e aziendali, e ha consentito di ripensare completamente i percorsi interni.

Il cuore del progetto è rappresentato dalla separazione dei flussi dei pazienti in base alla gravità e alle necessità assistenziali, un modello organizzativo nato dall’esperienza della pandemia. La nuova camera calda da 300 metri quadrati dispone di accessi distinti per pazienti deambulanti, codici rossi, ambulanze e casi infettivi. È stata inoltre creata una nuova area di Osservazione breve intensiva che passa da 8 a 12 posti letto, mentre i posti dedicati alla media complessità sono più che raddoppiati, passando da 14 a 32.

Tra le principali novità figurano anche il nuovo Fast track ortopedico con quattro ambulatori, una nuova area triage e accettazione separata per pazienti a piedi e in barella, oltre all’ampliamento dell’area di attesa per i barellati, cresciuta da 100 a 200 metri quadrati. Particolare attenzione è stata dedicata anche agli spazi destinati ai pazienti infetti e alle aree isolate che possono essere convertite rapidamente in caso di nuove emergenze pandemiche.

Modello sanitario

L’intervento non ha riguardato soltanto gli spazi fisici, ma anche il modello organizzativo del Pronto soccorso. Negli ultimi vent’anni il numero di accessi è aumentato enormemente, arrivando a sfiorare quota 100mila all’anno nel periodo pre Covid, mentre parallelamente è cambiata la tipologia dei pazienti, sempre più anziani e affetti da patologie croniche complesse.

Il nuovo assetto punta quindi a rendere più rapida ed efficiente la presa in carico, differenziando i percorsi e riducendo le interferenze tra pazienti a bassa intensità, casi gravi e soggetti con rischio infettivo. L’obiettivo è anche quello di migliorare le condizioni di lavoro degli operatori sanitari, grazie a spazi più funzionali, aree dedicate al personale e una maggiore flessibilità organizzativa.

Un ruolo importante sarà giocato inoltre dalla collaborazione con l’Università di Bologna, che negli ultimi anni ha rafforzato la propria presenza a Ravenna. La formazione di nuovi medici e professionisti sanitari viene considerata uno degli elementi chiave per affrontare la crescente difficoltà nel reperire personale specializzato per l’emergenza-urgenza.

Prospettive future

Il progetto del nuovo Pronto soccorso non si ferma però all’inaugurazione di oggi. I prossimi passi riguarderanno infatti il completamento dell’area destinata a ospitare una nuova Tac e ulteriori tecnologie radiologiche dedicate esclusivamente ai pazienti del PS. Un intervento inizialmente sospeso a causa dell’aumento dei costi dei materiali, ma successivamente sbloccato grazie a nuovi finanziamenti aziendali, con lavori previsti entro il 2027.

Nel piano di sviluppo futuro è inoltre prevista la possibilità di un ulteriore ampliamento del Dipartimento di emergenza-urgenza. La struttura è già stata predisposta per una sopraelevazione che potrebbe consentire, nei prossimi anni, la realizzazione di due nuove sale operatorie e l’estensione della Terapia intensiva con ulteriori otto posti letto. Un segnale della volontà di continuare a investire sull’ospedale ravennate, destinato a rimanere uno dei principali punti di riferimento sanitari dell’intera regione.


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