L’AI entra negli uffici ma non nei bilanci: cosa dicono i dati su manager e produttività


Adottare l’intelligenza artificiale non basta: bisogna integrarla, governarla e disporre delle competenze per farlo.

 È questo il messaggio che emerge dai dati sull’utilizzo dell’AI nel sistema produttivo italiano nel 2026. 

Sul piano della maturità organizzativa, l’AI Management Index  relativo all’utilizzo da parte dei manager italiani restituisce un sistema manageriale  consapevole e in evoluzione  anche se ancora frammentato.  L’indagine realizzato da Cida (Confederazione Italiana Dirigenti e Alte Professionalità)  e da AI4I – Istituto italiano per l’intelligenza artificiale, è stata presentata alla Camera dei Deputati  il 10 giugno scorso.

Sul piano dell’impatto economico, intanto, un recente studio della Banca d’Italia conferma che i benefici sulla produttività industriale sono ancora attesi, non misurabili  ad oggi, ma molto promettenti nel medio termine . 

A questo si aggiungono,   da un parte , le  notizie di  una guerra commerciale tra OpenAI e Anthropic  che aprono  una prospettiva di accessibilità sempre maggiore : gli strumenti AI diventeranno progressivamente meno costosi e più accessibili anche alle imprese di minori dimensioni. 

 Dall’altra parte, nell’ottica dell’inquadramento normativo sia  l’Europa e l’talia sono impegnate nel dotarsi degli strumenti   per governare l’innovazione.

E’ di pochi giorni fa l’approvazione dei decreti attuativi della  Legge 132 2025 , che recepisce la direttiva UE in materia AI ACT . Leggi per approfondire Regolamento intelligenza artificiale in Italia approvati i decreti 

1) Lo Studio AIMI -CIDA: alto utilizzo per i manager bassa integrazione nelle organizzazioni

La rilevazione  AIMI – CIDA (consorzio dei dirigenti d’azienda) ha coinvolto circa 1.800 dirigenti e manager pubblici e privati. E’ emerso che l’89% utilizza regolarmente le tecnologie AI e il 57% ne sperimenta già i benefici nella riduzione delle attività ripetitive. Numeri significativi, che tuttavia si scontrano con una realtà organizzativa ancora in ritardo: solo il 30% delle aziende è riuscito a integrare strutturalmente l’IA nei propri processi.

Il punteggio complessivo dell’indice — articolato in cinque dimensioni (strategia, integrazione, governance, competenze e capacità di generare risultati) — si attesta a 39,7 punti su 100. Un sistema dunque  in transizione, non fermo, ma ancora lontano dalla maturità. Il settore ICT guida con 56,4 punti, mentre Pubblica Amministrazione (39,1) e industria (38,3) restano vicini alla media nazionale.

2) Governance e competenze: i nodi critici

Sul fronte della governance, lo studio rivela che solo il 12% delle organizzazioni ha completato il percorso di definizione di regole e meccanismi di supervisione. 

Il vero collo di bottiglia riguarda però le competenze: il pilastro Human-AI Skill registra il punteggio più basso dell’indice, fermandosi a 27,2 punti. Un segnale positivo arriva dall’approccio critico degli utilizzatori: oltre l’80% dei manager verifica sempre — o quasi — gli output dell’AI prima di utilizzarli nelle decisioni.

L’indice individua quattro profili manageriali: innovatori, attenti alla governance, adottatori e ritardatari — questi ultimi rappresentano circa un manager su tre.

3) Il quadro Bankitalia: produttività ancora ferma, ma il potenziale c’è

A completare il quadro uno studio della Banca d’Italia — basato sull’indagine  riguardante le  imprese con almeno 20 addetti — approfondisce le criticità emerse dall’AIMI. All’inizio del 2026, il 32% delle imprese italiane utilizza strumenti di AI, in crescita rispetto al 27% del 2025, anno in cui la quota era già raddoppiata. Ma solo il 5% lo fa in modo intensivo. L’utilizzo, inoltre, è concentrato sull’ottimizzazione delle fasi di processo esistenti, molto meno sulla creazione di nuovi prodotti o servizi.

Sul fronte della produttività, i benefici attesi non sono ancora misurabili: le stime di breve periodo non consentono di identificare effetti sistematici su fatturato, occupazione o investimenti. Bankitalia però precisa che questo risultato è coerente con le dinamiche tipiche delle grandi transizioni tecnologiche: nella fase iniziale di adozione, i costi di integrazione e riorganizzazione emergono prima dei benefici. L’esperienza dell’ICT insegna che incrementi significativi di produttività richiedono un’adozione profonda della tecnologia e il ridisegno dei processi produttivi e delle pratiche organizzative.

Nel lungo periodo, però, le proiezioni sono più ottimistiche: una diffusione ampia dell’AI potrebbe aumentare la produttività del lavoro tra 0,2 e 1,1 punti percentuali l’anno nel prossimo decennio, con i contributi maggiori attesi dal manifatturiero, dal commercio e dalle attività professionali.

Il gap con l’Europa è nel frattempo già evidente: il tasso di adozione italiano è inferiore di 4 punti rispetto alla media UE e di quasi 10 rispetto alla Germania.

Le barriere sono strutturali, non solo economiche. Lo studio identifica come ostacoli principali: 

  1. la carenza di competenze (il fattore singolarmente più rilevante), 
  2. una preparazione tecnologica e organizzativa insufficiente, 
  3. la scarsa integrazione dei dati e 
  4. l’incertezza normativa. 

Le imprese meno strutturate, in particolare, faticano a valutare i potenziali guadagni, individuare gli usi più adatti e dotarsi di capitali e competenze adeguate.

Bankitalia sottolinea anche un rischio sistemico spesso sottovalutato: parte dei benefici dell’AI si estende oltre la singola impresa — lungo le filiere produttive, attraverso la diffusione di conoscenze o effetti di rete — generando esternalità positive che il mercato da solo tende a sottostimare. Il rischio è un livello di adozione strutturalmente inferiore a quello desiderabile. 

Per questo, secondo gli autori, l’intervento pubblico è giustificato, a condizione che non si limiti a sussidi poco selettivi, ma accompagni concretamente le imprese con strutture dedicate, sostenga lo sviluppo di fornitori specializzati e investa nei fattori abilitanti: certezza normativa, condivisione dei dati e accesso ai centri di calcolo.

4) Tabella di riepilogo – Scarica il report su AI di BANKITALIA 2026

AI Management Index – Cida/AI4I 2026
Utilizzo e adozione
Manager che usano AI regolarmente 89%
Manager che riducono attività ripetitive 57%
Aziende con AI integrata nei processi 30%
Manager che verificano sempre gli output AI >80%
Manager “ritardatari” nell’adozione ~1 su 3
Maturità e governance (punteggi /100)
Punteggio medio AIMI 39,7
Settore ICT 56,4
Pubblica Amministrazione 39,1
Industria 38,3
Pilastro Human-AI Skill 27,2
Governance
Governance AI completata 12%
Governance AI in sviluppo 28%

Banca d’Italia – Indagine Invind 2026
Adozione nelle imprese
Imprese ≥20 addetti che usano AI (2026) 32%
Stesso dato 2025 27%
Imprese con uso “intensivo” 5%
Imprese con attese positive entro 3 anni 50%
Posizionamento europeo
Gap adozione vs media UE −4 punti
Gap adozione vs Germania −10 punti
Impatto sulla produttività
Effetto attuale (fatturato, occupazione) Nessun effetto sistematico
Proiezione scenario minimo +0,2 pp/anno
Proiezione scenario massimo +1,1 pp/anno
Principali barriere
Ostacolo principale Carenza di competenze
Altri ostacoli Dati, organizzazione, incertezza normativa

Questioni  di economia e finanza Bankitalia “L’adozione dell’intelligenza artificiale: effetti su produttività  e politiche a sostegno ” n. 1009 – Giugno 2026


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