C’è in giro un’euforia artificiale per l’intelligenza artificiale nel senso che pare generata automaticamente e in modo inevitabile, quasi per dovere di fiducia nelle magnifiche sorti e progressive. Tutti, anche Federico Rampini che è un pragmatico consapevole delle complessità del mondo ma ne canta le lodi, dice di questa entità prodigiosa che ha cambiato, che sta cambiando ogni giorno, ogni ora il modo di produrre e di gestire, dunque di pensare, nell’eterna sfida tra America e Cina mentre l’Europa resta statalista, resta obsoleta.
Sì, d’accordo, il vecchio continente è vecchio, si perde nelle rendite di posizione, si trastulla coi filosofi, per dire i parolai che influiscono sul dibattito culturale che nel mondo pragmatizzato significa niente. Mentre quelli nuovi sposano l’economia missilistica che in un volo di Borsa trasforma quattromila metalmeccanici in nuovi miliardari.
Ma una nuvola che organizza, che decide e quindi pensa al posto tuo, cambia il tuo modo di pensare o in definitiva lo amputa? Tutti pazzi per la IA e bisogna pure adeguarsi, il luddismo mitologico, il comunismo reazionario di stampo difensivo per carità no, ma nell’ubriacatura generale nessuno osa ricordare come chi inventa la barca inventa anche il naufragio.
Prendiamo le faccende finanziarie, che poi sono quelle che, diversamente dall’amore dei poeti, son quelle che muovono il mondo pragmatizzato. Hanno brigato decenni per eliminare il contante sul presupposto che, siccome si poteva fare, allora andava fatto, che è il comandamento definitivo, benché irresponsabile, della tecnologia sovrana. E i complottisti dicevano che era per far guadagnare di più le banche, per tracciarci.
Ma la faccenda era solo all’inizio e se il naufragio può essere titanico lo sarà perché il corollario del comandamento tecnologico è che se tutto ciò che può essere fatto deve essere fatto, allora anche ogni distruzione sarà inevitabile. Sentite cosa racconta questa Cristalina Georgieva, che si conosce poco ma è la burocrate messa a capo del Fondo Monetario Internazionale: i modelli di intelligenza artificiale servono a identificare “vulnerabilità di cybersecurity con rapidità e scala impensabili fino ad ora”, possono correggere queste vulnerabilità e proteggere il sistema finanziario dagli attacchi, però “nelle mani sbagliate” possono anche distruggere il sistema finanziario “e questo ci mette in una posizione di recupero”.
Di recupero? Il formulario modernista serve a non dire che non ci sono rimedi, che se lo strumento casca “nelle mani sbagliate” si può annientare la ricchezza teorica mondiale e questo lo può fare anche un ragazzino col cappuccio. Quello che la Cristalina non aggiunge, ma a chi ancora mantiene la facoltà di pensare è subito chiaro, è che la IA serve come arma definitiva allo stesso modo dei virus di laboratorio con relativi vaccini, allevati solo dagli Stati Uniti in 500 laboratori criminali nel mondo, quaranta o cinquanta solo in Ucraina come appena ammesso dalla Tulsi Gabbard un attimo dopo essersi dimessa dalla National Intelligence, ufficialmente per assistere il marito malato.
Cristalina non fa che confermare la vecchia massima pedestre o campestre, chi inventa la barca inventa il naufragio, ma le sue considerazioni sono di sconcertante e perfino agghiacciante banalità, si fermano all’elogio del fatalismo: ogni Paese dovrebbe avere gli elementi di cybersecurity necessari ma, disgraziatamente, non esiste una organizzazione mondiale e difficilmente ne avremo una.
Come a dire: ognuno per sé e Dio o la IA per tutti. E il livello di saggezza delle élite a fronte dell’ambivalenza della nuvola, enormi opportunità, enormi rischi, sarebbe questo? Era meglio la consapevolezza dell’Uomo Ragno, “da grandi poteri discendono grandi responsabilità”: qui pare l’esatto contrario e predicare che “le economie avanzate devono trovare un modo di difendersi perché se c’è una grande debolezza verrà sfruttata e i sistemi finanziari sono integrati” equivale semplicemente a dire: siamo in balia di noi stessi e di ciò che abbiamo creato.
La metafora è quella, ridicola ma terrificante, del robot che in Cina improvvisamente è impazzito, ha preso a calci un povero bambino e poi se n’è andato in un tripudio di saltelli spastici. Però gli avevano messo una parrucca azzurra, per renderlo più clownesco o “pride”, perfino laggiù. Che succede se la IA si mette a tirare calci? Che non resta più niente.
Prima si crea lo strumento, la nuvola, poi ci si accorge che non si hanno difese, infine si invitano gli Stati a spendere di più per le difese che non si hanno: la IA sarà pure la risposta allo statalismo parassitario, ma com’è che per un verso o per l’altro finisce per rifluire nel parassitismo statalista? E non è che ti lasciano alternativa: sapendo che col contante annientare la ricchezza finanziaria è più difficile, ti cancellano il contante, così ci vuole niente. Dice Cristalina nel modo più trasparente: “Mythos (uno dei modelli della intelligenza artificiale) può distruggere tutto ma è solo l’inizio”. Ah, annamo bene, come direbbe la sora Lella: questo dovrebbe rassicurarci? In un certo senso sì, in un senso catartico, come quando arriva la prima strage islamista a Modena e tutti pensano, senza dirlo: almeno ci siamo tolti il pensiero.
Sì, saremo, siamo antiquati, novecenteschi, abituati ad affrontare il tempo che non aspetta nessuno con le estenuanti speculazioni, come per retaggio di un pensiero che neppure coltiviamo più, forse solo per non affrontare il problema, per esorcizzarlo perdendo il tempo che ci brucia, ma in questa nebbia che ci avvolge una percezione la manteniamo: stiamo accettando tutto ciò che pareva mentalmente, fisiologicamente inaccettabile, oltre il distopico, oltre l’alienazione.
Stragi quotidiane, decapitazioni abituali, cannibalismi, intelligenze che possono fare tutto a cominciare dal cancellarci, automi che prendono a calci bambini. Insomma stiamo mutando geneticamente, sempre meno umani, sempre più protesi di funzioni. E che facciamo per salvarci? I meme, gli spiritosi sui social, il video del bambino preso a calci in faccia dal robot parruccato ha fatto 125 milioni di visite, per lo più divertite, come infanti crudeli che, non avendo ancora una coscienza, ridono allo spettacolo della torta in faccia, del disgraziato che precipita da un burrone e non distinguono se è una comica o la realtà. Del resto, se pure è la realtà e secondo una burocrate finanziaria non c’è rimedio, che resta se non ridere?
Max Del Papa, 13 giugno 2026
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