Pietro Pittalis (una “non sorpresa” visto che era l’unica mozione in corsa) è il nuovo coordinatore regionale di Forza Italia Sardegna. Al suo fianco, nel nuovo gruppo dirigente, tra i tanti, figurano Settimo Nizzi, Valeria Carta, Francesca Asquer, Maria Mascia, Alfonso Marras, Uberto Oppus, Giuseppe Talanas, Massimiliano Bullita, Vanni Atzena, Giovanni Cocco, Edoardo Tocco e Pietro Maieli.
Pittalis: “Siamo ancora qui”.
Nel suo intervento, Pittalis ha voluto rivendicare la solidità del partito, ricordando il contributo di Ugo Cappellacci nella fase del coordinamento e rendendo omaggio a Silvio Berlusconi: “Da oggi ci guarda ed è contento per quello che Forza Italia rappresenta in Italia”. Il neo-coordinatore ha insistito sul rilancio della partecipazione interna e ha presentato il programma del partito in Sardegna , incentrato su trasporti, sanità e riorganizzazione territoriale , come un documento concreto, “non un libro dei sogni”. Duro, consequenzialmente, l’attacco alla giunta Todde: “Stanno collezionando fallimenti. Hanno costruito un sistema per aggirare le gare pubbliche, affidando servizi sotto la soglia dei 140mila euro per evitare i bandi. Era questa la giunta degli onesti? Stiamo arrivando per mandarvi a casa”.
Cappellacci: “Questa è la nostra casa”.
L’ex presidente della Regione Ugo Cappellacci ha invitato alla coesione interna, respingendo le voci di tensioni nel partito e precisando il proprio punto di vista sulle recenti “litigate” all’interno del partito: “Le grandi comunità, come le grandi case, durano se chi le ama non lavora per distruggerle”. Cappellacci ha poi ribadito la propria identità berlusconiana, affermando che “sono nato, vivo e morirò berlusconiano” e ha tracciato una visione per la Sardegna, puntando sulla centralità del Mediterraneo: “La Sardegna non deve essere una periferia, ma una piattaforma al servizio di questo processo”.

Il tormentone di Settimo Nizzi: “Ognuno fa e dice tutto il cazzo che vuole”.
Settimo Nizzi ha aperto il suo intervento con toni accesi, rivendicando la libertà di espressione interna al partito come un valore distintivo, optando per una frase che lascia poco al dubbio: “Ognuno fa e dice tutto il cazzo che vuole”. Sul piano politico, ha poi lanciato un monito: “Dopo la sconfitta del referendum, non possiamo permetterci di perdere ancora. Alle politiche gli faremo vedere di che cosa siamo capaci”. Nizzi ha anche sollevato il tema dell’abbandono dei territori da parte del partito e ha discusso la proposta di limitazione dei mandati, esprimendo scetticismo: “Se un amministratore ha operato male, è il cittadino a non votarlo. Non servono i limiti ai mandati”.

Gli altri interventi del “primo non primo congresso regionale”.
Emilio Floris ha portato i suoi auguri a Pittalis e ha espresso sostegno al progetto dell’Einstein Telescope, definendolo “un’infrastruttura fondamentale per rendere la zona di Lula un polo di interesse internazionale”. Michele Ennas, segretario della Lega, ha ribadito la solidità del centrodestra sardo: “Lavoriamo con sinergia e restiamo un partner di valore”. Stefano Tunis di Sardegna 20Venti ha poi indicato negli amministratori locali il modello vincente del centrodestra, proponendo l’elezione a suffragio universale dei rappresentanti provinciali. Piergiorgio Massida, a sua volta, ha rimarcato che quello di oggi non è “il primo congresso regionale del partito”: “Questo – ricorda Massidda – non è il primo congresso di Forza Italia in Sardegna. Quello si tenne nel 2008 e chi c’è oggi dovrebbe ricordarselo”.
Tajani chiude il congresso: “Vincere in Sardegna con le idee”… e finale con i pasticcini portati dai consiglieri regionali.
Il segretario nazionale Antonio Tajani ha concluso i lavori con un lungo intervento che ha spaziato dalla politica nazionale a quella europea. Non mancando l’appuntamento puntuale con la “semplice retorica”. Il ministro (a qualcuno piace vincere facile in Sardegna) ha esordito con un omaggio alla Brigata Sassari “l’unico reparto che non fuggì a Caporetto” come simbolo dell’identità e dell’orgoglio sardo.

Sul piano programmatico, se così si può definire, Tajani ha rilanciato le proposte fiscali del partito: riduzione dell’Irpef per il ceto medio dal 35 al 33 per cento, esenzione sulle tredicesime per i redditi più bassi, e un netto rifiuto del salario minimo fissato per legge, in favore della contrattazione collettiva. “I salari crescono se cresce la produttività”, ha affermato.
Sul fronte economico, ha citato i dati del governo sui dossier occupazione, ritenuta “in crescit”, economia ” con un export a 700 miliardi di euro nell’ultimo anno” e con la “Borsa ai massimi”, indicando nell’attrazione di capitali privati la leva per lo sviluppo: “Ci sono 1.700 miliardi di risparmio privato. Dobbiamo convincere i cittadini a investire nel Paese”. Ministro, allora, tanto per dirne una, perchè non chiudere con la pratica di riforma del DM del 1975 sui requisiti igienico sanitari negli immobili e consentire a tanti “investitori” privati di mettere mano alle proprie tasche? E’ possibile andare oltre la semplice retorica?

Per la Sardegna, Tajani ha puntato sull’Einstein Telescope. Opera che non potrà che rappresentare, vista la classe dirigente attuale (e i problemi di “manina” in Consiglio regionale), come l’ennesima greppia senza contare che l’Isola è decisamente inconsistente (lasciamo perdere le considerazioni balneari) e caratterizzata da assenza di infrastrutture, poca attrattività a livello regionale, nazionale e internazionale.
Il ministro ha poi puntato sui grandi temi internazionali (forse dimenticandosi che l’Italia vale quanto il due di picche sui grandi scenari geopolitici), partendo dal ruolo dell’isola nel corridoio commerciale indo-mediterraneo (IMEC – India-Middle East-Europe Economic Corridor, ovvero la rete di connettività strategica concepita per integrare le economie di India, Medio Oriente ed Europa) e sul nucleare di nuova generazione come strumento di autonomia energetica.
Ha poi toccato i temi identitari , come la difesa della cristianità che “non significa stupidità religiosa” e di politica estera, ribadendo l’atlantismo del partito: “Siamo alleati degli Stati Uniti. Senza gli USA rischieremmo di vedere travolti i nostri valori”. Come non essere d’accordo con chi condivide il bombardamento come elemento di supremazia valoriale e di democraticità…

Tajani ha poi chiuso con un appello all’unità e alla mobilitazione: “Dobbiamo andare tra i sardi e convincerli. Il nostro obiettivo è mandare a casa il centrosinistra”.

In chiusura, un momento poco istituzionale ma forse emblematico della classe dirigente del partito in Sardegna: il saluto finale corredato di pasticini sardi, portati all’esponente del Governo Meloni dai consiglieri forzisti (meglio descriverli oggi come semplici “paggi”) del Consiglio regionale.
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Gabriele Frongia
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