La monoclorammina è impiegata da un secolo e secondo l’OMS le concentrazioni di sottoprodotti non costituiscono un rischio
Secondo quanto riportato in un reel su Instagram, in Italia avrebbero «cambiato l’acqua» senza prima informarci. Al centro del “complotto” ci sarebbe la monoclorammina (NH₂Cl), un composto chimico inorganico ottenuto dalla reazione tra cloro e ammoniaca. Tale sostanza, darebbe luogo a un’altra sostanza, la N-nitrosodimetilammina (NDMA), classificata come «probabile cancerogeno» nelle persone. L’introduzione della monoclorammina come disinfettante nell’acqua del rubinetto non deve destare preoccupazione, ecco perché.
Per chi ha fretta:
- La monoclorammina non è un segreto: viene utilizzata da circa un secolo a livello globale e da anni in diverse reti idriche italiane.
- Sebbene possa generare come sottoprodotto l’NDMA (classificato come probabile cancerogeno), l’OMS conferma che le concentrazioni riscontrate nell’acqua potabile non costituiscono un rischio rilevante per la salute umana.
La narrazione fuorviante
Nel reel si sostiene quanto segue: «Hanno cambiato l’acqua del tuo rubinetto e non te l’hanno detto. Ascolta il video. Da maggio del 2026 in molte regioni italiane è stato cambiato il disinfettante dell’acqua nel rubinetto, senza dirlo praticamente quasi a nessuno. Si chiama monoclorammina, ovvero cloro più ammoniaca. Il piccolo problemino è che questo disinfettante produce un sottoprodotto chiamato NDMA che è classificato, udite udite, come probabile cancerogeno, e io il probabile onestamente lo toglierei. Ora ditemi, vi sembra normale che abbiano deciso di cambiare il disinfettante utilizzato per l’acqua che utilizziamo ogni giorno in casa nostra senza informarci? Fatemi sapere nei commenti che cosa ne pensate perché io sono abbastanza sconcertata».
Le informazioni sulla monoclorammina non sono un mistero
Intanto non c’è nessun mistero. La monoclorammina è un disinfettante secondario noto in tutto il mondo da circa un Secolo. In Italia comincia a essere usato da diversi anni. Secondo le linee guida dell’OMS la monoclorammina è particolarmente adatta nella riduzione dei sottoprodotti della disinfezione. Generalmente usare le clorammine al posto del cloro riduce la formazione di trialometani nell’acqua potabile.
Le informazioni sono di pubblico dominio e condivise nel mondo. È noto per esempio, che le clorammine forniscono una disinfezione più duratura mentre l’acqua si muove nelle tubazioni verso i consumatori. Secondo Health Canada la monoclorammina in particolare è più stabile e fornisce una disinfezione più duratura, per questo è comunemente usata nella distribuzione.
L’11 maggio 2026 la CAFC, Società idrica friulana, ha introdotto la monoclorammina nei Comuni di Attimis, Drenchia, Faedis, Grimacco, Nimis, Prepotto, Pulfero, San Leonardo, Savogna, Stregna e Torreano. Il Gruppo CAP, che opera nell’area metropolitana di Milano, ha avviato la sperimentazione già nel 2020 (acquedotto di San Colombano al Lambro). In Emilia-Romagna una soluzione con monoclorammina è stata realizzata nel dicembre 2023 nella rete gestita da HERA.
L’uso di monoclorammina incrementa il rischio di cancro?
La risposta più rapida è “no, la monoclorammina non incrementa il rischio di cancro“. Dagli studi a disposizione sappiamo che la monoclorammina resta attiva più a lungo del cloro libero. Così mantiene la disinfezione anche in reti lunghe, dunque può continuare a reagire con alcune sostanze presenti nell’acqua o nella rete. Se incontra lungo il percorso certi “precursori” può formarsi NDMA anche dopo il trattamento iniziale.
Certamente l’NDMA è probabilmente cancerogeno. Tuttavia non si riscontrano mai dosi rilevanti nell’acqua che possano destare preoccupazione per la nostra salute. «Sebbene siano stati condotti diversi studi caso-controllo e uno studio di coorte sull’NDMA negli esseri umani», riportano le linee guida dell’OMS, «nessuno di essi può essere utilizzato per ricavare un rischio quantitativo di cancro. I risultati supportano l’ipotesi che il consumo di NDMA sia positivamente associato al cancro gastrico o colorettale. Tuttavia, nessuno degli studi si è concentrato sull’acqua potabile come via di esposizione; al contrario, hanno utilizzato stime dell’assunzione alimentare totale di NDMA».
Il professor Pellegrino Conte, docente ordinario di Chimica agraria presso l’Università degli Studi di Palermo, spiega a Open perché l’introduzione della monoclorammina in realtà riduce i rischi legati all’emergere di sottoprodotti derivati dal trattamento delle acque potabili. «Le preoccupazioni per la nostra salute sono infondate», spiega il professor Conte, «la monocloramina si usa dagli inizi del ‘900. È l’equivalente dell’ipoclorito di sodio col vantaggio si essere meno ossidante e portare a un numero di sottoprodotti di gran lunga inferiore e meno problematici. Essendo meno ossidante si decompone più lentamente e offre il vantaggio di essere attiva (cioè, funzionare) su distanze più lunghe. L’unico problema serio si presenta per i pazienti sottoposti a dialisi, ma quello è un altro discorso».
Per approfondire suggeriamo la lettura delle schede tecniche pubblicate dai laboratori HACH, qui, qui e qui.
Conclusioni
Il video diffuso su Instagram decontestualizza un normale processo di gestione e trattamento delle reti idriche per generare un allarme ingiustificato. La transizione o l’affiancamento della monoclorammina al cloro tradizionale da parte delle società idriche italiane è un’operazione pubblica, tracciabile e scientificamente validata. Questo trattamento ha l’obiettivo di migliorare la sicurezza microbiologica dell’acqua potabile sulle lunghe distanze, abbattendo drasticamente la formazione di altri sottoprodotti tossici ben più diffusi e pericolosi.
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Juanne Pili
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