Spazi stretti e aree sgambo insufficienti



Una commissione Ambiente decisamente tesa e insolita quella che si è svolta in via Friuli, direttamente sul campo, tra i box della struttura municipale gestita dalla Lega Nazionale per la difesa del cane. Circondati dai cani e a ridosso del vicino campo nomadi, i consiglieri comunali guidati dal presidente della commissione Dino De Simone hanno anche effettuato un sopralluogo accompagnati dall’operatore cinofilo Marco Ventura. Al centro del dibattito, il futuro del nuovo canile cittadino in fase di proggettazione in zona Duni a Bizzozero.

La tesi dell’associazione: “Spazi inadeguati”

A lanciare l’allarme è stata Alessandra Calafà, presidente della sezione varesina della Lega del Cane, supportata dal direttore sanitario della struttura, la dottoressa Lara Prandoni. Le preoccupazioni principali riguardano la funzionalità e il benessere animale all’interno della bozza progettuale finora presentata.

«Attualmente ospitiamo circa 27 cani, quasi tutti a lungo degenza. Una sola area di sgambo, come previsto inizialmente nel nuovo progetto, è del tutto impraticabile. I cani che arrivano da sequestri o abbandoni non possono essere portati subito al guinzaglio, serve un percorso di educazione. Con una sola area, il personale dovrebbe iniziare alle sei del mattino e finire a notte fonda, facendo lievitare i costi. Inoltre, serve attenzione all’orientamento dei box: a Varese fa molto caldo o molto freddo, e le spese energetiche per noi sono già altissime».

Generico 15 Jun 2026

Ancor più dura la dottoressa Lara Prandoni, che ha messo in guardia sulla dimensione degli stalli: «Se vedete i cani rimasti qui vi renderete conto che gli spazi progettati non vanno bene. Chiudere un cane di 80 chili in una stanzetta significa farlo diventare una belva dopo una settimana. Non possiamo fare dei “loculi” o delle gabbiette strette solo perché i fondi sono quelli che sono. Piuttosto, meglio che i cani rimangano dove sono adesso, dove almeno le aree di sgambo e gli spazi ci sono».

Un altro problema sollevato riguarda la convivenza ravvicinata tra la sezione del canile rifugio e quella del canile sanitario, oltre alla gestione dei gatti – un servizio di cui Varese non si è mai occupato direttamente e che rischia di registrare numeri superiori a quelli dei cani – e l’inserimento di una struttura per gli animali selvatici. Secondo la dottoressa Prandoni, quest’ultima opzione rischia di essere fallimentare: «Un capriolo ferito e fratturato portato in mezzo a cani che abbaiano tutto il giorno morirebbe di crepacuore il giorno dopo».

Il nodo delle “staffette” dal Sud e l’obbligo del microchip

Al tavolo ha preso la parola anche il dottor Umberto Coerezza, dirigente veterinario di riferimento per l’ATS Insubria. Coerezza ha spiegato che la struttura sarà un polo polifunzionale (canile sanitario, gattile, rifugio e centro temporaneo per selvatici) finanziato da diversi enti: ATS, Regione, Provincia e Comune.

Il dirigente ha evidenziato un fenomeno che sta saturando i canili del Nord: il continuo afflusso di cani provenienti dal Meridione tramite le cosiddette “staffette”.

«Oggi i cani rinvenuti sul territorio di Varese senza microchip sono pochissimi, circa il 10%. Il vero problema sono i privati o i volontari che portano qui cani dal Sud pensando di salvarli. Spesso si tratta di animali fobici, non socializzati, che rimangono come “corpo di fondo” nel rifugio per anni. Servirebbe un’azione di polizia locale mirata per tracciare le targhe delle auto che effettuano questi trasporti abusivi».

Coerezza ha poi lanciato un appello per i gatti: «Dal 2020 vi è l’obbligo del microchip anche per i gatti sopra i 30 giorni di età, ma siamo indietro di trent’anni rispetto ai cani. Un gatto non identificato che subisce un’amputazione diventa un costo fisso e immenso per il Comune, perché non può più essere rimesso in libertà. Bisogna sanzionare chi non microchippa e affidare le colonie feline ad associazioni strutturate, non a singole persone anziane che se si ammalano lasciano la colonia scoperta».

Generico 15 Jun 2026

La polemica politica: «Progetto fatto alla rovescia»

Le opposizioni sono andate all’attacco sui metodi di lavoro della giunta. Barbara Bison (Lega) ha chiesto un confronto immediato con chi opera sul posto per raccogliere le criticità gestionali, mentre il collega di partito Stefano Angei ha sollevato un dubbio sul futuro bando: «Cosa succederà se il Comune uscirà con una gara per l’affidamento della struttura e nessuno si presenterà perché le condizioni della Lega del Cane non sono state ascoltate? Avremo un problema enorme a breve».

Molto critico anche Franco Formato (Lombardia Ideale): «Sembra che non ci sia stato un minimo di accordo tra chi doveva realizzare il progetto e chi ci deve lavorare. Io sono un progettista: se devo disegnare una villa per un cliente, prima vado a vedere come vive, non gli calo l’alto un progetto. Qui si sta facendo il progetto alla rovescia, ed è la cosa più grave che possa esistere». Eugenio De Amici (Fratelli d’Italia), anch’egli molto critico sul processo che ha portato al progetto del nuovo canile, ha anche proposto di investire nel lungo periodo sulla prevenzione, introducendo percorsi di educazione alla gestione degli animali all’interno delle scuole cittadine.

Generico 15 Jun 2026

La replica del Comune: «È solo un primo passo»

A difendere l’operato dell’amministrazione ci ha pensato l’assessore Nicoletta San Martino, che ha spento le polemiche ricordando l’esistenza di un accordo quadro istituzionale ben definito: «Non stiamo parlando di un progetto esecutivo blindato, ma di una bozza su cui ci siamo confrontati e i cui rilievi sono già stati trasmessi ai progettisti. Non credo che ATS, che è l’ente competente, possa dare il via libera a errori microscopici o a strutture che non rispettano il benessere animale. Ricordo però che abbiamo firmato un accordo quadro con il presidente della Regione Attilio Fontana e con il presidente della Provincia Marco Magrini. Sono stati stanziati fondi precisi: 300.000 euro dal Comune, a cui se ne sono aggiunti altri 300.000 nell’ultima variazione di bilancio, 150.000 dalla Provincia e 100.000 da Regione Lombardia. Non possiamo andare da Fontana a dire che abbiamo scherzato e che non facciamo più il canile sanitario. Questo è un primo step, strutturato con pareti e isolamenti idonei, con la possibilità futura di ampliare e staccare del tutto i reparti non appena reperiremo nuovi fondi».

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