Il Riesame su Hannoun: “È organico ad Hamas, sostegno agli orfani dei martiri per assicurare continuità all’ala militare”


Genova. “La raccolta sistematica di denaro non è fatta da soggetti estranei all’associazione terroristica, spinti dalla situazione emergenziale della guerra come vorrebbe sostenere la difesa nelle sue memorie agli atti, ma da parte di soggetti che partecipano all’associazione stessa, ne condividono le finalità anche terroristiche e si attivano dunque per finanziarla, tanto da riuscire a farlo costantemente per molti anni”. E’ questo il cuore delle 91 pagine di provvedimento del tribunale del Riesame di Genova Marina Orsini nell’ordinanza con cui per la seconda volta ha rigettato l’istanza di scarcerazione di Mohammad Hannun, accusato di essere al vertice della cellula italiana di Hamas e di averlo finanziato per anni attraverso alcune associazioni di beneficienza. dopo che la Cassazione aveva annullato con rinvio il precedente provvedimento.

Per il tribunale Hannoun e gli altri arrestati sono ‘organici’ di Hamas e a dimostrarlo, anche senza i file israeliani, ci sono foto, intercettazioni ed elementi ricavati dal server sequestrato nella sede dell’Abspp.

Secondo i giudici genovesi Hannoun deve restare in carcere perché esiste il pericolo di fuga, visto che il giorno dell’arresto aveva un biglietto aereo per trasferirsi in Turchia e farsi poi raggiungere dai suoi famigliari, per il rischio di inquinamento probatorio visto che aveva fatto “ripulire il computer” dell’associazione da uno degli altri arrestati e soprattutto per il rischio di reiterazione del reato. Per il Riesame Hannon negli anni ha “ perseguito con determinazione e costanza i suoi obiettivi, raggirando controlli e divieti, riuscendo, così a poter continuare ad operare e a garantire il flusso costante di soldi e risorse ad Hamas”.

“Hannoun pervicace nell’intento di finanziare Hamas nonostante sapesse dell’inchiesta”

I giudici parlano di una “pervicacia” di Hannoun nell’operare a favore di Hamas tanto che “la fuga di notizie circa l’indagine in corso non ha avuto alcun effetto deterrente e anzi lo ha portato solo a progettare il trasferimento all’estero proprio e della sua attività per continuare ad operare come sempre”.

Elemento centrale che comproverebbe secondo il tribunale del Riesame di Genova il fatto che Mohammad Hannoun, Riyad Albustanji, Yaser Elasaly e Raed Dawoud (in carcere dal 27 dicembre 2025) fanno parte di Hamas sono i rapporti con Osama Alisawi, ministro di Hamas dal 2008 al 2014, attraverso il quale sono stati veicolati molti finanziamenti ad associazioni di Gaza e della Cisgiordania. Tra questi l’adozione a distanza, tra il 2021 e il 2024 di 21 orfani figli di 9 “martiri di guerra” (questo il nome del file trovato sul server dell’Abspp), cioè soldati delle Brigate Al Quassam, l’ala militare di Hamas, uccisi durante l’offensiva israeliana Guardian of the Walls del maggio 2021 dove morirono in tutto 250 palestinesi. Per il Riesame non è importante, come hanno sostenuto i difensori degli indagati, che nello stesso periodo siano stati adottati oltre mille orfani palestinesi perché “il sostegno economico alle famiglie, attuato non già da semplici operatori di beneficenza in favore di persone vittime di un conflitto, bensì da soggetti intranei all’organizzazione non può essere letto come elemento avulso dalla vita dell’associazione alla quale gli indagati appartengono, condividendone obiettivi e metodi e dalla quale non hanno mai espressamente preso le distanze”.

“Soldi ad orfani dei martiri per sostenere il prestigio dell’ala militare di Hamas”

E proprio rispetto alla consapevolezza di Hannoun e degli altri indagati di commettere un reato grave con quei finanziamenti il Riesame ricorda l’intercettazione del 15 novembre 2025, già contenuta nella misura cautelare, in cui uno degli indagati cancellando i file dal server dell’associazione dice all’altro: “Questo è il file più pericoloso che c’è!.. Sai perché? …Perché questo è quello che viene da là sotto.. Hai capito?.. questo ci porterà.. a 25 anni di carcere”. Secondo gli inquirenti si tratta di uno dei file che rendicontavano i finanziamenti che passavano attraverso l’ex ministro Alisawi, che nel 1994 era stato tra i fondatori dell’Abspp. Per il Riesame che ha ripreso alcuni elementi dell’ultima nota informativa della Digos depositata prima dell’udienza, Osama Alisawi – destinatario anche lui della misura cautelare emessa a dicembre 2025 dalla gip Silvia Carpanini ma sfuggito all’arresto proprio perché si troverebbe a Gaza – è stato a lungo presidente del Blocco Islamico dell’Unione degli Ingegneri, sindacato- schermo dell’ala militare di Hamas. “Il finanziamento agli orfani dei martiri, gestito e realizzato secondo le specifiche indicazioni di Osama Alisawi – scrivono i giudici – è frutto di un intervento che viene assicurato in modo da assicurare continuità e prestigio al percorso militare nelle Brigate che rappresentano il braccio armato di Hamas.

I legali: “Da Riesame lettura riduttiva delle indicazioni della Cassazione”

Gli avvocati Fabio Sommovigo, Dario Rossi, Marina Prosperi, Fausto Giannelli, Emanuele Tambuscio, Nicola Canestrini. Samuele Zucchini, Pierfrancesco Poli e Federico Riboldi – che difendono gli indagati – sottolineano che il provvedimento del Tribunale del Riesame, dando una lettura riduttiva delle chiare indicazioni contenute nella sentenza della Cassazione, ha riproposto quasi integralmente le proprie precedenti motivazioni. Ciò senza affrontare i numerosi temi, in primis quello della natura delle charities e della destinazione dei fondi, rispetto ai quali la Cassazione aveva previsto precisi obblighi motivazionali”.  I difensori di Mohammad Hannoun, Riyad Albustanji, Yaser Elasaly e Raed Dawoud, arrestati lo scorso 27 dicembre con l’accusa di finanziare Hamas e per i quali oggi il Riesame ha confermato il carcere, annunciano “un nuovo ricorso rispetto a una decisione disallineata dalla pronuncia di annullamento della Suprema Corte”.

Cosa aveva chiesto la Cassazione al Riesame

La Corte di Cassazione aveva chiesto al Riesame di indicare con precisione le fonti aperte utilizzate, ma aveva suggerito anche una rivisitazione complessiva del quadro indiziario.  “Se ricorrano elementi appaganti della consapevolezza, da parte sua, delle finalità (anche) terroristiche delle operazioni di finanziamento oggetto dell’attività delle associazioni” chiedeva fra l’altro la Corte, ma  anche di soffermarsi, poi, sulla attività delle charities più volte menzionate nei provvedimenti cautelari, chiarendo se queste ultime rappresentino mero “schermo” fittizio del finanziamento di atti terroristici; ovvero se, qualora le charities siano invece esistenti ed impegnate nel settore del welfare per conto di Hamas o gestito da Hamas, tale settore sia comunque funzionale, in tutto o in parte, al compimento degli obiettivi terroristici della stessa Hamas”.




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 Katia Bonchi

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