BCE, caldo estremo e siccità minacciano crescita economica europea


La crisi climatica entra definitivamente nelle analisi economiche strutturali dell’Europa.

Un nuovo studio pubblicato dalla Banca Centrale Europea mostra come ondate di calore e siccità non rappresentino più soltanto emergenze ambientali, ma fattori economici capaci di incidere concretamente sulla crescita produttiva di interi settori industriali e territoriali.

Il dato più rilevante riguarda la capacità di prevedere questi impatti.

Secondo l’istituzione monetaria europea, i modelli di Machine Learning permettono oggi di interpretare con maggiore precisione la relazione tra clima ed economia, aprendo nuove prospettive nella gestione delle politiche pubbliche.

La BCE afferma chiaramente: “L’Europa è sempre più esposta a ondate di calore e siccità, ma i loro effetti economici a breve termine nei diversi settori restano difficili da prevedere”.

Ed è proprio qui che entra in gioco la nuova generazione di modelli predittivi.

L’intelligenza artificiale migliora le previsioni economiche meglio dei modelli tradizionali

Lo studio ha analizzato 1.117 regioni dell’Unione Europea nel periodo compreso tra il 2002 e il 2022.

L’obiettivo è stato misurare la crescita reale del valore aggiunto pro capite integrando indicatori economici tradizionali con dati climatici ad alta frequenza.

Il risultato è netto.

La BCE sottolinea che i nuovi sistemi climatici potenziati dall’intelligenza artificiale riescono a: “Rappresentare meglio le complesse interazioni tra clima ed economia, supportandone l’uso per sistemi di allerta precoce, pianificazione delle politiche e strategie di adattamento mirate”.

Tra tutte le variabili esaminate emergono soprattutto gli indicatori legati alle ondate di calore.

Secondo il report: “Gli indicatori di ondate di calore restano i principali driver predittivi”.

Il settore agricolo è il più esposto: perdite fino a 7,6 punti percentuali

L’area economica che mostra la maggiore vulnerabilità è l’agricoltura.

I modelli sviluppati dalla BCE evidenziano che, in scenari caratterizzati da eventi estremi simultanei di caldo e siccità, la crescita annuale del settore agricolo potrebbe subire una contrazione compresa tra 1,9 e 7,6 punti percentuali nella maggior parte delle regioni europee.

La BCE conferma: “Le variabili climatiche migliorano la capacità predittiva nel settore agricolo, mentre i benefici per gli altri settori sono limitati e non superano i modelli economici tradizionali”.

Tra tutti i modelli utilizzati, proprio il comparto agricolo registra il miglioramento previsionale più elevato.

Lo scenario 2022 diventa il modello peggiore: agricoltura europea in calo medio di 4,54 punti

Lo studio prende come riferimento uno scenario climatico simile a quello osservato nel 2022, uno degli anni più estremi sul piano meteorologico.

In questo caso l’impatto economico diventa ancora più evidente.

Secondo le simulazioni elaborate: “Condizioni estreme combinate di ondate di calore e siccità simili a quelle del 2022 producono le perdite più forti nel settore agricolo”.

Rispetto a uno scenario climatico normale, la crescita reale del valore aggiunto pro capite agricolo diminuirebbe mediamente di 4,54 punti percentuali.

Le aree più vulnerabili risultano concentrate soprattutto nell’Europa orientale.

La BCE osserva: “Le perdite sono concentrate nell’Europa orientale, dove la capacità di adattamento è più limitata, mentre l’Europa meridionale registra impatti più contenuti grazie a sistemi irrigui più sviluppati”.

Industria meno colpita ma Europa orientale e Paesi baltici restano sotto pressione

Il settore industriale mostra maggiore capacità di assorbimento rispetto all’agricoltura.

Le simulazioni indicano una riduzione media della crescita pari a 0,75 punti percentuali.

La distribuzione geografica però resta disomogenea.

Anche in questo caso le aree più fragili sono Europa orientale e Paesi baltici.

La situazione appare ancora più stabile per il comparto manifatturiero.

Qui il calo medio stimato si limita a 0,11 punti percentuali.

Perché il manifatturiero resiste meglio del resto dell’industria

La BCE individua una spiegazione strutturale molto precisa.

Secondo il report: “Questa maggiore stabilità deriva probabilmente dal fatto che la produzione avviene in ambienti interni meno esposti direttamente al caldo estremo e da una minore dipendenza da attività climaticamente sensibili rispetto all’industria nel suo insieme”.

Esistono comunque vulnerabilità territoriali. In alcune aree dell’Europa orientale il sistema industriale potrebbe risultare più esposto a causa dell’interazione tra infrastrutture sensibili al clima, struttura energetica e asset produttivi meno resilienti.

La nuova frontiera economica: sistemi di allerta precoce per governi e finanza pubblica

Dal punto di vista metodologico lo studio apre una nuova fase nell’analisi economica europea.

I modelli predittivi climatici a frequenza mista consentono infatti valutazioni quasi in tempo reale.

La BCE sottolinea: “I modelli predittivi a frequenza mista arricchiti dal clima sono utili per valutazioni in tempo reale, perché catturano interazioni che i modelli lineari spesso non colgono e permettono scenari climatici per stagioni o mesi specifici”.

Sul piano politico l’impatto può essere enorme.

Secondo l’istituzione europea questi strumenti possono supportare:

  • sistemi di allerta precoce;
  • pianificazione fiscale regionale;
  • fondi di emergenza;
  • trasferimenti intergovernativi;
  • strategie di adattamento climatico mirate.

Il prossimo passo: integrare acqua, catene produttive e nuovi rischi climatici combinati

La BCE indica anche la direzione futura della ricerca economica.

Secondo lo studio servirà integrare ulteriori variabili oggi ancora poco considerate.

Tra queste:

  • altri rischi climatici composti;
  • variabili stagionali;
  • indicatori di adattamento locale;
  • prezzi delle materie prime;
  • catene di approvvigionamento globali;
  • sistemi di causal machine learning.

Un aspetto centrale riguarda anche la disponibilità idrica.

La banca centrale sottolinea la necessità di considerare “più esplicitamente i limiti assoluti di temperatura e disponibilità idrica, soprattutto per il raffreddamento industriale, i processi produttivi e le restrizioni regolatorie”.

Particolare attenzione dovrà essere dedicata anche alle siccità di lunga durata.

La BCE conclude spiegando che: “Le siccità multi-stagionali o pluriennali sono più direttamente collegate a vincoli idrici su irrigazione, raffreddamento e uso industriale”.

Ma non solo eventi estremi assoluti.

Secondo i ricercatori europei bisognerà analizzare anche episodi meno intensi ma simultanei.

L’analisi futura dovrà includere: “Non solo gli episodi estremi, ma anche combinazioni meno intense ma simultanee di caldo e siccità, che possono comunque generare impatti rilevanti attraverso meccanismi di amplificazione”.

Il messaggio che emerge dallo studio è molto chiaro: la crisi climatica è ormai diventata una variabile economica strutturale che governi, imprese e investitori non possono più permettersi di ignorare.


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