Decarbonizzazione, per il 56% delle PMI e mid-cap europee è già un vantaggio competitivo


Per l’88% delle PMI e delle mid-cap europee la decarbonizzazione delle proprie attività rimane un elemento importante della propria strategia, nonostante un contesto economico e geopolitico incerto. Per il 73% di esse la decarbonizzazione rappresenta un’opportunità di creazione di valore e per il 56% costituisce già un vantaggio competitivo tangibile. È quanto emerge dal Barometro Argos-BCG che, giunto ormai alla sua quarta edizione, conferma che la transizione climatica è definitivamente entrata in una fase di maturità.

Realizzato tra la metà di marzo e la metà di aprile 2026 su un campione di 750 dirigenti di PMI e aziende a media capitalizzazione dell’Europa continentale e del Regno Unito, lo studio conferma il progressivo consolidamento della transizione climatica nelle strategie d’impresa. La decarbonizzazione emerge infatti come una leva sempre più strettamente connessa alla creazione di valore, all’innovazione e alla competitività aziendale.

L’impegno delle PMI e delle mid-cap europee nei confronti della transizione climatica è elevato. Nonostante le incertezze economiche e geopolitiche e l’alleggerimento di alcuni requisiti normativi europei in materia di sostenibilità, la volontà di proseguire nel percorso di decarbonizzazione rimane forte: l’85% delle aziende dichiara infatti di voler mantenere invariato o addirittura intensificare il proprio impegno. Questa tendenza è favorita in larga misura dalle aspettative di crescita e sviluppo economico legate alla sostenibilità: il 73% degli intervistati considera la decarbonizzazione una fonte di creazione di valore, quota in aumento rispetto alle precedenti edizioni del Barometro.

Parallelamente, si osserva un’evoluzione nelle strategie adottate: dopo una prima fase caratterizzata da interventi di efficientamento e ottimizzazione, le aziende stanno investendo in cambiamenti più profondi e strutturali. Oltre la metà (54%) ha già modificato il proprio modello di business per ridurre l’impronta carbonica, ad esempio attraverso lo sviluppo di prodotti e servizi più sostenibili, una percentuale raddoppiata rispetto al 2023.

Inoltre, il 58% ha introdotto pratiche di eco-design, registrando una crescita di 11 punti percentuali rispetto al 2025. A favorire questa evoluzione contribuiscono diversi fattori: l’inasprimento delle normative in materia di sostenibilità – dal regolamento sugli imballaggi, il PPWR(Packaging and Packaging Waste Regulation) a quello sulla responsabilità estesa del produttore, l’EPR (Extended Producer Responsibility) – indicato dal 70% delle imprese come principale driver della decarbonizzazione, la crescente pressione dei clienti B2B, la volatilità delle materie prime e l’aumento delle aspettative dei consumatori in termini di trasparenza e tracciabilità.

“La decarbonizzazione sta cambiando rotta: non è più solo una questione di miglioramento operativo, ma sta diventando una leva per la differenziazione strategica e la trasformazione duratura delle imprese”, ha dichiarato Simon Guichard, Partner, Argos Fund. “Il 2026 segna una svolta: la decarbonizzazione non è più solo un’ambizione, ma un motore di competitività”.

I benefici economici della decarbonizzazione stanno diventando sempre più evidenti per le PMI e le mid-cap europee. Oggi il 56% delle aziende intervistate afferma di aver già ottenuto un vantaggio competitivo grazie alle iniziative intraprese per ridurre le proprie emissioni, una quota triplicata rispetto al 2023.

Tra i principali benefici riscontrati figurano una maggiore efficienza energetica e la riduzione dei costi operativi (70%), l’accesso a nuovi mercati o l’incremento delle quote di mercato (48%) e condizioni di finanziamento più favorevoli (45%).

Questi risultati sono particolarmente evidenti tra le imprese che hanno integrato la decarbonizzazione in una strategia climatica strutturata. Il 34% delle aziende investe oggi in modo significativo in questo ambito, una percentuale tre volte superiore a quella registrata nel 2023, a conferma di un approccio sempre più strategico e orientato al lungo termine.

“Le organizzazioni più avanzate ottengono i risultati migliori: il 66% delle aziende che hanno riscontrato un vantaggio competitivo sono quelle che hanno combinato gli investimenti con una strategia climatica strutturata. La decarbonizzazione crea valore quando fa parte di una visione a lungo termine”, ha osservato Mehdi Ifourah, Principal, BCG.

Nonostante i progressi compiuti, il finanziamento continua a rappresentare il principale fattore critico per accelerare la transizione. Il 58% delle imprese individua infatti nei vincoli finanziari il maggiore ostacolo alla realizzazione dei propri progetti di decarbonizzazione.

In assenza di investimenti adeguati e di un solido supporto strategico, una parte rilevante delle PMI e delle mid-cap europee rischia di limitare il proprio percorso di decarbonizzazione ad un mero esercizio di compliance, senza riuscire a tradurre la transizione climatica in un reale vantaggio competitivo. Il divario tra le imprese che stanno trasformando la decarbonizzazione in una leva di competitività e quelle che faticano a compiere questo salto tende infatti ad ampliarsi, non per mancanza di ambizione ma per il differente accesso a capitali, risorse e competenze. In questo contesto, garantire un adeguato sostegno finanziario sarà fondamentale per sostenere gli investimenti necessari e tradurre gli obiettivi climatici in risultati concreti e duraturi.

L’analisi comparativa del Barometro Argos–BCG evidenzia come la transizione climatica stia evolvendo in modo molto diverso nei principali mercati europei. Se la decarbonizzazione è ormai considerata una priorità strategica in tutta Europa, la capacità di trasformarla in investimenti concreti e vantaggi competitivi dipende sempre più dal contesto economico, industriale e normativo di ciascun Paese.

In questo scenario, l’Italia rappresenta un esempio peculiare. Le medie imprese italiane sono infatti le più ottimiste d’Europa: l’87% considera la transizione climatica un’opportunità di crescita e il 47% ha accelerato i propri sforzi di decarbonizzazione, la quota più elevata tra tutti i Paesi analizzati e in aumento di 15 punti percentuali rispetto al 2025.

A questo slancio, tuttavia, non corrisponde un analogo livello di investimenti. Solo il 9% delle aziende italiane destina oltre il 10% della propria spesa annuale a iniziative di decarbonizzazione, il dato più basso dell’intero campione europeo. Il risultato è il più ampio divario tra convinzione strategica e impiego effettivo di capitali rilevato dal Barometro.

Il confronto con gli altri Paesi rende ancora più evidente questa anomalia. In Francia, ad esempio, il 58% delle medie imprese investe in modo significativo nella transizione climatica, il livello più alto d’Europa. Tuttavia, solo il 24% dichiara di aver ottenuto un vantaggio competitivo tangibile dalla decarbonizzazione, segno che gli investimenti non sempre si traducono automaticamente in ritorni strategici. In Germania, invece, il 74% delle aziende ha già modificato il proprio modello di business per ridurre le emissioni e rispondere alle richieste delle grandi filiere industriali, in particolare nei settori automotive e chimico, dimostrando una maggiore integrazione della sostenibilità nel cuore delle strategie aziendali.

Anche il Benelux presenta una dinamica interessante: pur registrando uno dei livelli di investimento più contenuti, il 68% delle imprese afferma di aver già ottenuto un vantaggio competitivo grazie alle iniziative di decarbonizzazione, la quota più alta tra tutti i mercati analizzati. Al contrario, il Regno Unito evidenzia i segnali di rallentamento più marcati, con il 23% delle aziende che dichiara di aver ridotto il ritmo delle proprie iniziative a causa dell’incertezza normativa ed economica.

Se il resto d’Europa mostra come la sfida sia sempre più quella di trasformare gli investimenti in vantaggio competitivo, il caso italiano evidenzia una criticità diversa: la distanza tra la volontà di agire e la capacità di mobilitare le risorse necessarie per farlo. Un divario che rischia di limitare il potenziale di un tessuto imprenditoriale che, almeno sul piano delle intenzioni, appare tra i più convinti della necessità della transizione climatica.

Se sulla decarbonizzazione le imprese europee mostrano ormai una crescente maturità, l’adattamento ai cambiamenti climatici resta il grande punto cieco della transizione. Eppure, il rischio è già una realtà concreta: il 63% delle aziende dichiara di aver subito gli effetti di eventi climatici estremi negli ultimi tre anni e il 15% ha registrato conseguenze significative sulle proprie attività e performance finanziarie.

Nonostante ciò, appena l’8% delle imprese ha adottato misure di adattamento strutturate e preventive. Lo squilibrio appare evidente: mentre il 74% considera la decarbonizzazione una priorità ambientale, solo il 27% include l’adattamento tra i propri obiettivi strategici e il 38% ammette di non avere una chiara percezione della propria esposizione ai rischi climatici fisici.

Il Regno Unito rappresenta un’eccezione. È infatti il Paese più avanzato nell’adozione di strategie preventive di adattamento, grazie anche all’effetto indiretto delle norme sulla rendicontazione climatica introdotte negli ultimi anni. L’esperienza britannica mostra come l’adattamento non debba essere considerato un mero adempimento normativo, ma una componente essenziale della resilienza aziendale, capace di proteggere operazioni, filiere e continuità del business in un contesto di crescente instabilità climatica.

Il messaggio che emerge dal Barometro è chiaro: se la decarbonizzazione rappresenta la sfida del presente, l’adattamento ai cambiamenti climatici è il futuro della transizione.

Scopri come ESGnews e i suoi partner possono aiutarti.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Valentina Carella

Source link

Di