Vittorio Ballerio guida da Casale Litta Banks Group, una piccola azienda specializzata in schede elettroniche per l’automotive e l’automazione industriale, da trentotto anni.
Venticinque dipendenti, e una storia che comincia per caso in un aeroporto a Bangkok e continua oggi: è nata infatti mentre una delegazione dell’azienda per cui lavorava allora, e di cui faceva parte, è rimasta otto ore bloccata in un aeroporto. Giuseppe Scazza – titolare dell’azienda di antifurti per auto dove Vittorio era dipendente, un uomo che lui chiama senza esitazione “un genio” – era andato in Cina e Giappone cercando componentistica con dei suoi collaboratori. Alla fine, il gruppo torna con quindicimila calcolatrici che nessuno aveva ordinato, ma il capo aveva visto e voluto, e nessuno dei componenti che cercavano. In attesa del volo di rientro, Scazza rompe il silenzio: «Abbiamo sbagliato a venire. Quello che ci serve dovremmo costruircelo noi». Chiede a Ballerio se potrebbe interessargli mettersi in proprio e Vittorio, senza esitare risponde «Perché no?». Quasi 40 anni dopo, è ancora lì.
Banks srl nasce nel 1988 da tre soci, ma il vero architetto della filiera che oggi esiste è Ballerio, rimasto come titolare quando gli altri se ne sono andati verso la pensione o altri progetti. La storia di questa azienda – raccontata in puntata di Materia d’Impresa, la rubrica settimanale di VareseNews dedicata alle imprese del Varesotto – è la storia di una trasformazione continua, dettata non da scelta ma da necessità di sopravvivenza in un mercato sempre più complesso e aggressivo.
L’era degli antifurti e il trasferimento a Casale Litta
I primi anni di Banks erano legati interamente al mondo degli antifurti per auto. «Venivamo dal mondo dell’elettronica – spiega Ballerio – non potevamo che far cose legate al mondo dell’elettronica». Il territorio di Varese, negli anni Ottanta, era una concentrazione di queste aziende: molti degli imprenditori che le avevano fondate erano usciti dall’Ufficio Tecnico della Bassani Ticino: una decina di aziende concorrenti ma anche amiche. «Erano fatte di ex colleghi, amici che poi erano meno amici, che poi erano ancora amici» sintetizza Ballerio. Ranger, Gemini, Cobra: erano questi i nomi che riempivano il comparto, e sono stati leader del settore in quell’epoca. La seconda generazione di queste aziende, però, non è arrivata quasi da nessuna parte. «Hanno chiuso tutti con la prima generazione: hanno dato da vivere alle seconde, terze e quarte generazioni e si sono accontentati di questo».
Non è stato cosi per Banks, che realizzava componenti per queste azienda: ma non poteva vivere tutta la vita di un prodotto legato a quel mondo. Nel 2000, l’azienda si trasferisce da Gazzada a Casale Litta, un paese piccolissimo che Ballerio non conosceva nemmeno. «Era l’ambito industriale dove c’era meno necessità di spendere soldi per avere un pazzo dove lavorare». Da lì inizia l’evoluzione verso le schede elettroniche. «Queste applicazioni sono diventate il punto determinante delle nostre attività, anche perchè le schede elettroniche hanno sempre più riempito i nostri reparti produttivi». Ma serviva altro: tecnologie, tecnici, capacità di stare sul mercato italiano ed europeo di fronte all’assalto di concorrenti con costi della manodopera più bassi.
Verso l’automotive con i margini giusti
Ballerio orienta quindi la barra verso l’automotive: clienti remunerativi, progetti a medio-lungo termine, standard di qualità drastici. Ma nel frattempo il mondo è cambiato: «Una volta per andare a parlare di automotive prendevamo la macchina e andavamo a Torino – spiega amaramente – Poi abbiamo iniziato ad andare a Monaco, ad Hannover, poi adesso non sappiamo più dove andare». Oggi i competitor vengono «Da quegli ambiti territoriali dove i costi della manodopera sono più bassi» ma non è solo il costo dei lavoratori il problema. «L’evoluzione tecnologica, l’evoluzione delle attrezzature, l’evoluzione degli investimenti ha portato a colmare in tempi brevissimi il gap che c’era rispetto al mondo Europa».
Allora Banks si riconfigura di nuovo. Resta nell’automotive, ma cerca «Clienti con dell’innovazione tecnologica magari un po’ più importante, un po’ più carica di marginalità». Si parla di sistemi di rintracciabilità, satellitari, accessori intelligenti: «Il settore — racconta Ballerio — non è più quello dei componenti che trovate a bordo dell’auto, ma quello di quello che serve per capire dove sono le auto e cosa fanno».
Oggi Banks occupa venticinque persone. Una volta erano di più, «Ma abbiamo dovuto anche sacrificare con determinate scelte anche degli ambiti produttivi dove non eravamo più competitivi. Purtroppo non è che puoi pensare di lavorare senza tener conto che all’ultima casella del conto economico qualcosa deve uscire fuori».
Il passaggio generazionale che non è scontato
La vera sfida che Ballerio affronta adesso non è il mercato, ma il futuro. La seconda generazione si affaccia in azienda, e questo non è banale: Vittorio non vuole ripetere l’errore di costruire un’azienda complicata da tramandare. «Cerco di puntare sulla semplificazione, per facilitarla – spiega – Io vengo da una generazione dove mio padre faceva tutt’altro, lui mi ha detto: in quello che vuoi far tu non ti posso aiutare». Lo stesso approccio vuole applicarlo ai suo figlio, o meglio alla figlia che si sta affacciando in azienda in questi anni. «Cercherò di non passare alla futura generazione problemi aggiuntivi rispetto a quelli che dovrà già affrontare in un mondo che è di per sé dal punto di vista imprenditoriale sempre più complicato».
In ogni caso a guidarlo è la fiducia nei giovani che lavorano con lui: «Credo che si possa fare,questo passaggio, specie se lo fai in un ambiente semplice, piuttosto che complicato, in un’azienda che ha dei valori, dei parametri, delle gestioni molto semplici, non complicate. Forse così si fa meno fatica».
L’intelligenza artificiale che brucia una settimana di lavoro
Cosa riserverà il futuro? Ballerio non sa se immaginare cinque o dieci anni avanti. Ma l’intelligenza artificiale è già qui, ogni giorno. Un tecnico di spessore arriva a Vittorio con un preventivo gigantesco, fatto in tre persone in una settimana. Lo caricano tutto in un modello di IA e il risultato finale vedeva come «La differenza sul prezzo era di venti centesimi». I tecnici restano un po’ sgomenti: «”Porca miseria, guarda che noi abbiamo lavorato veramente tanti giorni su questo progetto” mi hanno detto. Capiamo che è un progetto che richiede attenzione e importanza, e che loro avevano un senso di orgoglio per il loro lavoro fatto, ma c’è anche con un po’ di disarmo: cavolo, questo ci ha bruciato in pochi minuti il lavoro di una settimana».
Non è questo a spaventare Ballerio — anzi, Banks sta già usando modelli di IA per analisi, preventivi, flussi produttivi. È il senso più profondo della trasformazione: «Non è che ci tocca fare tutti l’idraulico o il giardiniere? prima o poi succederà. Vedremo come va, metteremo in mano ai giovani quello che è stato costruito».
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