Apple ed OpenAI: i tech hanno due problemi



Quella che avrebbe dovuto essere la seduta dei festeggiamenti della trimestrale di Micron si è conclusa con l’S&P500 sulla parità e il Nasdaq Composite in ribasso dello 0,5%.

L’euforia si è spenta dopo che Apple ha annunciato di voler aumentare i prezzi di MacBook e iPad per compensare l'aumento del costo dei chip di memoria. Il titolo ha perso oltre il 6%. L’indice delle Magnifiche Sette di Bloomberg ha chiuso in ribasso del 2,5%, quarta seduta consecutiva con il segno meno davanti alla performance: giugno potrebbe essere il peggio mese di sempre dell’indice

Roundhill Magnificent Seven è sceso del 2,6% oggi, e si avvia a registrare il suo peggior mese di sempre.

Barron’s scrive che l'annuncio di Apple ha ampliato il divario tra le aziende che alimentano lo sviluppo dell'intelligenza artificiale e quelle che ne sono i principali consumatori. "La notizia di stamattina ci ricorda che i produttori di semiconduttori e altri fornitori stanno guadagnando a spese dei loro clienti più importanti”, ha detto alla testata Steve Sosnick, chief strategist di Interactive Brokers.

Se persino Apple non riesce a sopportare gli aumenti di prezzo senza scaricarli sui clienti, potrebbe arrivare un momento in cui gli stessi colossi del cloud computing, come Alphabet o Microsoft, decideranno di aver speso abbastanza. La sola idea che queste aziende non stiano più aumentando la spesa in intelligenza artificiale basterebbe a spaventare i mercati, ha affermato Sosnick.

Secondo quanto riportato dal New York Times, che cita tre persone coinvolte nelle discussioni interne all'azienda, OpenAI propende per un rinvio dell'offerta pubblica iniziale (IPO) al 2027. I banchieri che assistono il produttore di ChatGPT nei suoi piani di IPO hanno avvertito che la recente volatilità dei titoli tecnologici, così come delle azioni di SpaceX dopo la sua IPO da record, potrebbe smorzare l'entusiasmo degli investitori al dettaglio.

Sam Altman, amministratore delegato dell'azienda di intelligenza artificiale, ha spinto i consulenti, tra cui banchieri e avvocati, a puntare a una valutazione di 1.000 miliardi di dollari, ha affermato il quotidiano.
OpenAI ha presentato in via confidenziale la domanda di quotazione in borsa alla Securities and Exchange Commission (SEC) statunitense, secondo una dichiarazione del 9 giugno: Bloomberg ha scritto che l’esordio sul listino è programmato per l’autunno.

"Non abbiamo ancora deciso le tempistiche; potrebbe volerci un po' di tempo, perché ci sono cose che vogliamo fare che probabilmente sono più facili come società privata", si legge nella dichiarazione. "Ma si tratta di una serie complessa di compromessi e questo ci dà la possibilità di quotarci in borsa prima, se dovesse rivelarsi la scelta migliore".

OpenAI e la rivale Anthropic PBC sono in competizione per debuttare a Wall Street entro quest'anno, nel tentativo di attrarre investitori del mercato pubblico e sostenere i loro ingenti investimenti in chip e data center per l'intelligenza artificiale.

Le due novità stanno spingendo al ribasso le borse dell’Asia Pacifico, in particolare quella di Seul: l’indice Kospi perde oltre l’8% e nel corso della notte ci sono state anche delle sospensioni del trading.

Le borse dell’Europa dovrebbero aprire in ribasso, future del Dax di Francoforte -0,8%.

Samsung e SK Hynix si preparano ad annunciare lunedì investimenti per centinaia di miliardi di dollari, in occasione di un briefing presidenziale alla Blue House convocato dal presidente Lee Jae Myung nell'ambito del "National Briefing on the Three Major Mega-Projects for the Great Leap Forward of the Republic of Korea".

Secondo quanto riportato dal Maeil Business Newspaper, Samsung Group starebbe per rendere pubblico un pacchetto di spesa da 1.000 trilioni di won (circa 646 miliardi di dollari) nell'arco del prossimo decennio, quello che sarebbe il piano di investimenti più imponente nella storia del paese. Il responsabile delle politiche presidenziali Kim Yong-beom ha anticipato che lunedì 29 giugno verranno comunicati "cifre molto insolite", con focus su semiconduttori, data center per l'intelligenza artificiale e AI fisico.

Nel frattempo, i titoli di entrambe le società cedono oltre il 9% alla borsa di Seul, dopo che gli aumenti di prezzo dei prodotti Apple hanno alimentato timori sul possibile calo della domanda di dispositivi e, di conseguenza, sul rallentamento del rally dei chip di memoria.

Ieri il titolo è arrivato alla sesta seduta consecutiva di ribasso.
La società di Elon Musk ha comunicato agli investitori l’intenzione di lanciare un servizio mobile Starlink per i consumatori statunitensi, secondo quanto riportato venerdì dal Financial Times, che cita fonti vicine alla vicenda.

Secondo quanto riportato dal FT, la presidente Gwynne Shotwell ha detto agli investitori, durante un recente roadshow in vista dell’IPO, che SpaceX sta valutando il lancio di un prodotto Starlink destinato al mercato al dettaglio e potrebbe realizzare una propria rete mobile terrestre negli Stati Uniti.

Il petrolio tipo Brent torna a scendere dopo il rialzo di ieri, stamattina la quotazione è 74 dollari il barile: la settimana si sta per chiudere con un ribasso dell’8%.

Il Treasury Note a dieci anni si rafforza, sul venir meno dei timori di un risveglio dell’inflazione: tasso di rendimento a 4,38%. Bund tedesco a dieci anni al 2,84%.

I bilanci corporate sono oggi più solidi di quelli di molti emittenti sovrani: questa è la premessa più provocatoria del report firmato a maggio 2026 da Benoit Anne, Senior Managing Director dello Strategy and Insights Group di MFS Investment Management, che costruisce attorno a essa un caso articolato a favore del credito globale come alternativa strutturale ai titoli di Stato.

I numeri parlano chiaro. Negli ultimi tre anni il credito globale ha reso il 5,15% annualizzato contro un misero 1,26% dei governativi globali, con una volatilità inferiore — 6,4% contro 7,3%.

Mentre le imprese beneficiano di redditività sostenuta e cash flow robusti, deficit fiscali, scarsa credibilità politica e dinamiche del debito pubblico sempre più preoccupanti continuano ad alimentare premi per il rischio crescenti sui titoli sovrani. Negli Stati Uniti la parte lunga della curva si è irripidita per le ragioni sbagliate: non aspettative di crescita, ma di rischio.

Sovrappesare il credito rispetto ai governativi non è dunque solo una scelta di rendimento, ma una valutazione sulla qualità relativa dei bilanci.
A sostenere questa tesi concorrono altri quattro argomenti. La diversificazione geografica: con gli Stati Uniti sotto il 45% dell'indice Bloomberg Global Aggregate Credit e l'Eurozona al 15%, l'asset class riduce la concentrazione domestica esponendosi a settori e profili di emittenti difficilmente replicabili su scala locale.

Il quadro macro: i leading indicator dell'OCSE segnalano crescita ancora robusta e nessuno shock geopolitico ha finora intaccato in modo significativo i fondamentali. I rendimenti, al 4,62%, collocano il credito globale in una fascia storica che ha prodotto una performance mediana a cinque anni del 6,15%, con un cuscinetto tale da richiedere un rialzo dei tassi superiore a 80 punti base per portare i rendimenti totali in territorio negativo. Infine la volatilità contenuta, al 6,3% negli ultimi tre anni, circa la metà dell'indice MSCI World, che ne fa uno strumento difensivo senza rinunciare al carry.

Il crollo del prezzo del petrolio non ha spostato più di tanto le aspettative sull’andamento dei tassi di interesse, visti in crescita un po’ in tutto il mondo. In questo quadro, si fa notare la posizione di Benjamin Jones, Global Head of Research di Invesco: “Non ci aspettiamo il grado di inasprimento monetario implicito nei prezzi di mercato”.
La stretta, semmai arriverà, sarà modesta e di brevissima durata.
Queste le considerazioni di Jones sulle prossime mosse delle banche centrali di riferimento.

Federal Reserve. Con l’insediamento del nuovo Presidente Kevin Warsh a giugno, i rialzi sembrano improbabili. Tuttavia, anche qualora i tagli dei tassi riprendessero, il loro impatto potrebbe essere almeno in parte compensato dai piani di riduzione del bilancio della Fed.

Banca Centrale Europea. Secondo le previsioni dei mercati dovrebbe alzare i tassi due volte nel 2026. In effetti, la BCE ha precedenti storici di rialzi dei tassi in presenza di uno shock dell’offerta. Tuttavia, finora il messaggio della BCE sembra improntato a un cauto monitoraggio degli effetti di primo e secondo ordine della crisi dello Stretto di Hormuz. La nostra interpretazione è che la BCE stia attribuendo maggiore peso agli effetti negativi sulla crescita della guerra in Iran, piuttosto che alle conseguenze inflazionistiche di più lungo periodo.

Bank of England. A nostro avviso, la debolezza del mercato del lavoro e l’assenza di un’inflazione trainata dalla domanda giustificano un taglio dei tassi da parte della BoE. Riteniamo quindi che un allentamento della situazione energetica sarebbe probabilmente positivo per i Gilt britannici.

Bank of Japan. La banca centrale era entrata nel 2026 in una fase di inasprimento, sebbene con una certa pressione politica affinché il percorso restasse molto graduale. Le pressioni inflazionistiche sono aumentate insieme agli interrogativi sulla crescita, ma non riteniamo che il percorso atteso sia cambiato molto. Ci aspettiamo che i tassi giapponesi siano più elevati quest’anno.

Banco BPM. Credit Agricole ha informato il governo italiano di avere in programma un aumento della propria partecipazione fino a sfiorare il 30%, secondo alcune fonti. Secondo due fonti informate sui colloqui, il gruppo francese ha comunicato di aver sottoscritto dei derivati per portare la propria quota al 29,9% rispetto al precedente 22,9%, escludendo però di voler lanciare un'Opa totalitaria.

Pirelli. L’assemblea ha approvato il bilancio 2025 ma con il voto contrario del socio cinese Sinochem e ha nominato il nuovo Cda per il prossimo triennio. Il nuovo consiglio sarà composto da 15 membri di cui 11 indipendenti e tre tratti dalla lista presentata e votata da Sinochem.

Stellantis. Le case automobilistiche Stellantis e Nissan Motor sono in trattative per rilevare parte degli asset del fornitore giapponese di componenti auto Marelli Holdings, ha riferito ieri Bloomberg News, citando fonti.


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