“I laghi le zone umide di Fogliano e Monaci non sono un problema locale minore: sono un patrimonio ambientale riconosciuto a livello internazionale, e la loro tutela riguarda la credibilità dell’intero territorio pontino nella gestione del proprio patrimonio naturale”, ha dichiarato Nazzareno Ranaldi, consigliere comunale in quota PerLatina2032, a proposito delle segnalazioni di diversi esemplari di granchi blu morti sulle sponde dei laghi pontini, chiedendo un intervento urgente. “L’Amministrazione comunale di Latina, per quanto di propria competenza e in raccordo con il Comune di Sabaudia, si faccia parte attiva presso il Ministero dell’Ambiente, la Regione Lazio, l’Agenzia del Demanio, l’Ente Parco Nazionale del Circeo e il reparto Carabinieri per la Biodiversità, affinché sia convocato con urgenza un tavolo tecnico-istituzionale che dia seguito concreto agli impegni assunti precedentemente e alle proposte del Centro Studi Nello Ialongo. Serve un confronto con le associazioni del territorio, che non si limiti, ancora una volta, a un intervento emergenziale destinato a esaurirsi nel giro di pochi mesi”.
Le fotografie che in questi giorni circolano tra i cittadini e i frequentatori del lago di Fogliano non lasciano dubbi: decine di granchi blu morti galleggiano sulle acque del lago, vittime dell’anossia provocata dalla proliferazione algale in atto ormai da mesi. “È un’immagine che racconta, meglio di qualsiasi relazione tecnica, lo stato di sofferenza in cui versa uno dei siti Ramsar più importanti del Parco Nazionale del Circeo. – ha detto Ranaldi – La causa immediata è nota da tempo: l’insabbiamento della foce del Duca, l’unico varco che consente il ricambio idrico tra i laghi e il mare, si protrae ormai da mesi senza che sia stato predisposto alcun intervento risolutivo. Il risultato, aggravato dalle temperature estive, è un ambiente sempre più ipossico, ostile alla fauna ittica e all’avifauna, quest’anno presente in modo sporadico in un’area storicamente vocata alla nidificazione e alla sosta di specie protette”.
Su questa vicenda è intervenuto con una lettera puntuale e circostanziata Ennio Zaottini, presidente del Centro Studi Nello Ialongo O.d.V., associazione che da anni si occupa delle problematiche ambientali dei laghi costieri e dei fenomeni di erosione della fascia litoranea. “Come consigliere comunale di minoranza ritengo doveroso portare all’attenzione della città e delle istituzioni competenti il contenuto di questo documento, che ho ricevuto e che condivido nell’impianto di analisi e nelle proposte, perché non si tratta di una denuncia generica ma di una ricostruzione puntuale, corredata da una memoria storica della gestione dei due laghi che nessuno, a oggi, ha saputo opporre con altrettanta cognizione di causa”. Non si tratta, d’altronde, per Ranaldi di un interesse occasionale: “Per decenni ho lavorato concretamente su Villa Fogliano, curando l’organizzazione di un festival di musica e teatro, di installazioni artistiche e di incontri e convegni dedicati proprio alle tematiche ambientali del sito. È un impegno che mi ha permesso di conoscere da vicino il lago e la zona umida, le sue trasformazioni stagionali e il progressivo deterioramento a cui stiamo assistendo, e che rende ancora più necessario non lasciar cadere nel silenzio un dossier così puntuale”.
Zaottini ricorda che, nella riunione del 22 gennaio scorso — convocata dall’Assessore Di Cocco con la partecipazione della Regione Lazio, dell’Ente Parco e del Raggruppamento Carabinieri per la Biodiversità di Fogliano — erano stati individuati gli interventi necessari. “A distanza di sei mesi, nulla è stato realizzato. – continua Ranaldi – Analoga sorte tocca al lago di Monaci, le cui sponde risultano deteriorate e privo di ricambio idrico da tre anni, per il mancato utilizzo dell’idrovora che un tempo lo alimentava con acque marine prelevate presso l’impianto del Consorzio di Bonifica in località Bufalara”.
Il documento richiama con chiarezza la catena delle responsabilità. “La gestione dei due laghi, beni del Demanio dello Stato, compete al Raggruppamento Carabinieri per la Biodiversità, che opera per conto dell’Agenzia del Demanio. Va sottolineato che il Reparto ha oggi la propria sede operativa direttamente a Fogliano: è dunque a questo presidio, presente stabilmente sul luogo, che spetta la cura ordinaria del lago, delle sponde, della foce e delle relative infrastrutture — le paratie, le staccionate, il controllo del ricambio idrico. Una competenza diretta e non delegabile, che rende ancora meno comprensibile l’assenza di interventi nei sei mesi successivi alla riunione del 22 gennaio. Ma accanto a questa responsabilità gestionale, Zaottini indica una responsabilità politica che coinvolge il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, la Regione Lazio e i Comuni di Latina e Sabaudia, chiamati a garantire il rispetto degli impegni assunti con la Convenzione di Ramsar. Il rischio, tutt’altro che teorico, è che i due laghi vengano espunti dalla Lista delle zone umide di importanza internazionale custodita dall’UNESCO: una perdita che sarebbe insieme ambientale, scientifica e di immagine per l’intero territorio”.
“Le notizie di stampa circolate di recente su un imminente dragaggio della foce del Duca, con restituzione delle sabbie alla costa di Sabaudia e ripristino delle paratie, vanno nella direzione giusta ma rischiano di essere, per usare le parole di Zaottini, un rimedio temporaneo: senza una strategia di manutenzione continuativa, l’insabbiamento si ripresenterà nel giro di pochi mesi”, ha aggiunto Ranaldi.
Dunque, il consigliere comunale, ha provato a tirare le fila: “Il documento non si limita a fotografare il degrado, ma indica una via d’uscita articolata in sei punti, che ritengo utile riportare integralmente perché costituiscano la base di un confronto istituzionale serio: l’acquisizione di una draga mobile dedicata alla manutenzione di tutti i canali costieri tra Foce Verde e Torre Paola, o in alternativa un accordo quadro pluriennale per la manutenzione delle foci, che consentirebbe anche di recuperare sabbie da restituire alle spiagge di Latina e Sabaudia, oggi colpite da grave erosione; il ripristino immediato della funzionalità delle paratie di entrambi i laghi; un progetto straordinario di manutenzione delle staccionate e delle sponde; il recupero del progetto Priolo sulla movimentazione controllata delle acque verso e dalla sponda nord; il ripristino dell’idrovora che alimentava il lago di Monaci dall’impianto di Bufalara; il recupero stabile delle competenze tecniche necessarie alla gestione ordinaria del sistema idrico dei due laghi, sottraendola alla logica dell’emergenza”.
Infatti, il valore del documento di Zaottini sta anche nella ricostruzione storica, che aiuta a capire perché la situazione attuale non sia un incidente, ma l’esito di un progressivo abbandono di pratiche gestionali un tempo efficaci. “La foce del Duca, realizzata intorno al 1920 in sostituzione della vecchia Foce Vecchia, per decenni fu gestita con interventi tempestivi di riapertura ogni volta che si manifestava un principio di insabbiamento, anche grazie allo sfruttamento delle maree sigiziali. Dagli anni ’70, con la riduzione della portata del corpo idrico Acque Medie/Rio Martino e il progressivo inquinamento delle sue acque, la gestione si è fatta più complessa, fino alla quasi totale chiusura delle paratie sulla foce di Rio Martino nei primi anni 2000. A questo problema aveva risposto, con lungimiranza, l’allora direttore del Parco Mario Priolo, con un progetto di tre idrovore collegate tra loro capaci di creare una circolazione artificiale delle acque tra il lago di Fogliano e l’impianto di Bufalara, funzionante anche in senso inverso per alimentare Monaci. Un progetto che, riattivato con successo tra il 2013 e il 2016, è stato più volte interrotto non per ragioni tecniche ma per banali questioni burocratiche — a partire dall’intestazione delle utenze energetiche. Fino al 2020, una gestione accorta delle paratie da parte del personale operaio dei Carabinieri per la Biodiversità aveva comunque garantito un ricambio sufficiente a preservare l’habitat. Da allora, quella cura quotidiana sembra essersi progressivamente persa.
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Paolo Iannuccelli
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