la vera storia di Vannacci


Ci sono personaggi che non finiranno mai di stupirci, per le loro gesta, per il coraggio delle proprie idee, per aver sfidato il sistema, per avere tutti (o quasi) contro, e nonostante ciò non arretrare di un centimetro rispetto alle proprie posizioni. Il generale Roberto Vannacci è uno di loro. Del Vannacci politico sappiamo praticamente tutto, anche perché “nasce” solamente due anni orsono, quando nel giugno 2024 – come indipendente, è bene ricordarlo – ottiene nelle liste della Lega un successo incredibile, da nessuno preventivato, con oltre mezzo milione di preferenze, divenendo così Parlamentare Europeo.

Quello che è successo subito dopo, con le incomprensioni con i leader della Lega e la scelta di fondare un proprio movimento politico denominato Futuro Nazionale, e lo scompiglio che sta portando nel panorama politico italiano, è storia in divenire, che promette di stupirci ancora di più. C’è poi un Vannacci militare, un pluridecorato Ufficiale dell’Esercito Italiano, che in quasi 40 anni di servizio effettivo ha rivestito incarichi di assoluto spessore, calcando scenari operativi dove la guerra non era solo una parola buttata lì dal politico di turno, sorseggiando un aperitivo in uno dei salotti che contano, ma è stata la cruda e brutale esperienza di chi, al comando di uomini eccezionali e coraggiosi, ha più volte rischiato la vita per assolvere ai suoi doveri di soldato, come dichiarato dallo stesso Generale allorché, da Comandante degli Incursori nell’Operazione Ippocampo, per l’evacuazione dei nostri connazionali in Ruanda nel 1994, riuscì rocambolescamente a rientrare in Italia a bordo di C130 sotto il fuoco delle milizie locali.

Ma se ci prendiamo la briga di leggere anche velocemente il cv di Vannacci vedremmo, al di là delle simpatie o antipatie politiche, una oggettiva ed incredibile sequela di comandi operativi in missioni internazionali ad altissimo rischio: Comandante Distaccamento Operativo Incursori; Comandante Compagnia Incursori; Ufficiale addetto alle Forze Speciali (COMFOTER); Chief Special Forces (Corpo d’Armata di Reazione Rapida – NRDC-IT); Comandante di Battaglione Incursori; Comandante del 9° reggimento d’assalto paracadutisti “Col Moschin”; Comandante della Brigata Paracadutisti “Folgore”.

E questi gli scenari operativi: Comandante Distaccamento Operativo Incursori nell’Operazione “Ibis I e II” in Somalia; Comandante Distaccamento Operativo Incursori Operazione Ippocampo di evacuazione connazionali in Yemen; Comandante Distaccamento Operativo Incursori Operazione Ippocampo di evacuazione connazionali in Ruanda; Comandante di Compagnia Incursori nell’Operazione IFOR in Bosnia Erzegovina; Capo Cellula Operazioni Psicologiche della Divisione Multinazionale SE nell’Operazione SFOR in Bosnia Erzegovina; Comandante Nucleo Avanzato di Comando e Controllo operazione “Ippocampo” di evacuazione connazionali in Costa d’Avorio; Comandante Task Force “CONDOR” e Joint Special Forces Task Group – Operazione Antica Babilonia 7 – Iraq; Comandante Task Force “CONDOR” e Joint Special Operations Task Group – Operazione Antica Babilonia 9 – Iraq; Comandante Task Force 45 “Joint Special Operations Task Group Condor-A” – Operazione SARISSA – Afghanistan; Military Assistant del Capo di Stato Maggiore di ISAF – Afghanistan; Comandante Nucleo Avanzato di Comando e Controllo operazione “Libia” supporto autorità diplomatiche ed evacuazione di emergenza sede diplomatica di Tripoli; Capo di Stato Maggiore delle Forze Speciali della NATO – ISAF SOF HQ – Kabul – Afghanistan; Comandante del Contingente nazionale terrestre in Iraq & Deputy Commanding General For Training del Combined Joint Task Force – Operation Inherent Resolve – IRAQ.


E le onorificenze solo per le missioni estere? Croce Commemorativa per la partecipazione ad operazioni di cooperazione internazionale in Iraq; Legion of Merit (onorificenza USA); Medaglia per i servizi all’estero (onorificenza Repubblica Ceca); Bronze Star Medal (onorificenza USA); Croce Commemorativa italiana per le operazioni in Afghanistan; Medaglia commemorativa NATO – Afghanistan; Croce commemorativa per missione di pace all’estero; Croce commemorativa per operazioni in Bosnia Erzegovina; Medaglia commemorativa NATO per le operazioni nella ex Jugoslavia; Croce Commemorativa Operazioni in Somalia; Medaglia delle Nazioni Unite per le Operazioni in Somalia.

Eppure incredibilmente, uno strano giorno, la carriera lanciatissima di questo brillante Ufficiale, che conosce sei lingue, che è plurilaureato, che sa trattare allo stesso tempo con rudi soldati e con raffinati diplomatici, improvvisamente si arena, letteralmente si disintegra. E non avviene perché fallisce una missione, o perché fa ammazzare per negligenza i suoi uomini, o perché disobbedisce a qualche ordine estremo, no! Niente di tutto questo. Vannacci, anzi la sua carriera, viene polverizzata in un istante e viene spedito a comandare l’Istituto Geografico Militare, un incarico da scrivania che non gli permetterà mai di accedere al grado superiore.

Ovviamente non c’è una motivazione ufficiale a tutto ciò, anche perché l’Istituto prevede esattamente al suo comando un Ufficiale con il grado di Vannacci, fatto sta che però proprio Vannacci, da datore di lavoro ex D.Lgs. 81/2008, rientrato in Italia dopo la missione a Bagdad nel biennio 2017/2018, quindi ancora in piena carriera, nel marzo del 2019, resosi conto dei rischi che correvano i militari del contingente in Iraq, coraggiosamente presenta un esposto alla Procura Ordinaria presso il Tribunale di Roma, ed alla Procura Militare presso il Tribunale Militare della Capitale, per la pericolosa esposizione all’uranio impoverito degli uomini e delle donne in divisa poste sotto il suo comando, come riportato dallo stesso generale in un videomessaggio nell’ambito del Convegno “Amianto e uranio impoverito” del 9 luglio del 2024: “…non ho trovato un Documento di Valutazione dei Rischi, e non ho trovato neanche la designazione di un datore di lavoro che fosse precedente al mio, cosa che mi ha portato chiaramente a fare quei due esposti…in quanto non risultava agli atti in mio possesso che fosse stata presa alcuna precauzione ed alcuna opera di informazione per tutti i militari che componevano il contingente, circa la presenza di uranio impoverito…e quindi non fosse stata data alcuna informazione per potere prevenire gli eventuali rischi da esposizione al contatto con queste nanoparticelle”.

Per capire di cosa stiamo parlando, l’ultima delle quattro commissioni d’inchiesta, nel 2018, parla di 372 morti e 7693 malati, e che lo stesso Ministero della Difesa, con il progetto SIGNUM (acronimo di Studio dell’Impatto Genotossico Nelle Unità Militari) avviato nel 2004, aveva dato via ad un programma di ricerca biomedica per valutare eventuali danni al Dna del personale militare impiegato in missioni internazionali, esposto a fattori ambientali come metalli pesanti e polveri sottili.

Gli esposti ovviamente misero in grave imbarazzo le gerarchie militari. Insomma, potremmo andare avanti ancora molto per fare piena luce sul perché una brillante carriera operativa si sia bloccata improvvisamente, con prima una promozione a Generale di Divisione e subito dopo l’invio ad assumere l’incarico di comandante dell’Istituto Geografico Militare, non esattamente l’incarico per un uomo d’azione, in una sorta di moderno promoveatur ut amoveatur.


Ma questo epilogo “sfortunato” di una carriera militare d’eccellenza, non toglie nulla al coraggio e al valore del generale Vannacci, coraggio e valore dimostrati in operazioni militari sul campo e nel voler tutelare, a tutti i costi, i propri ragazzi in divisa.

Sergio De Santis, 5 luglio 2026
Col. (Ris) Guardia di Finanza

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