Google ammette: l’intelligenza artificiale consumo energetico lo ha fatto esplodere nel 2025
Se hai sentito parlare di intelligenza artificiale come della grande rivoluzione tecnologica del nostro tempo, probabilmente non ti sei fermato a pensare a quanto costa in termini ambientali. Eppure il più recente Environmental Report di Google — pubblicato nel 2026 con i dati relativi al 2025 — mette nero su bianco una realtà difficile da ignorare: la corsa all’IA sta complicando seriamente gli obiettivi di sostenibilità del colosso di Mountain View. I numeri sono chiari, concreti e, in certi casi, sorprendenti.
In pratica, mentre miliardi di utenti in tutto il mondo interrogano chatbot, generano immagini e delegano compiti sempre più complessi ai modelli di linguaggio, i data center che rendono tutto questo possibile consumano energia, acqua e risorse a un ritmo che nessun piano green riesce ancora a compensare del tutto.
I dati dell’Environmental Report: +37% di elettricità, +18% di CO2, +34% di acqua
L’ultimo Environmental Report di Google fotografa una situazione che vale la pena analizzare sezione per sezione, perché ogni numero racconta una parte diversa della stessa storia.
- Domanda elettrica +37%: nel 2025, l’espansione dell’infrastruttura dedicata all’intelligenza artificiale ha fatto crescere il consumo di elettricità di Google del 37% rispetto all’anno precedente. Si tratta di un incremento straordinario, che riflette l’enorme potenza di calcolo richiesta da modelli sempre più grandi e complessi.
- Emissioni di CO2 +18%: nonostante gli investimenti in energia rinnovabile, le emissioni di anidride carbonica dell’azienda sono aumentate del 18% nel 2025. Un segnale che la transizione energetica non riesce a tenere il passo con la crescita della domanda.
- Consumo idrico +34%: spesso dimenticato nel dibattito pubblico, il consumo d’acqua è un problema altrettanto serio. I data center richiedono grandi quantità di acqua per il raffreddamento dei server, e nel 2025 Google ha registrato un aumento del 34% su questo fronte.
Questi tre indicatori, presi insieme, descrivono un’azienda che sta crescendo molto più velocemente di quanto riesca a “inverdire” la propria infrastruttura. Come riportato da Key4biz, la causa principale di questi aumenti è proprio l’espansione dell’infrastruttura IA.
Perché l’intelligenza artificiale consuma così tanta energia?
Vale la pena spiegarlo in modo semplice, perché il meccanismo non è sempre intuitivo. Un modello di intelligenza artificiale generativa — come quelli che alimentano i principali assistenti virtuali e strumenti di produttività — richiede due fasi principali: l’addestramento e l’inferenza.
L’addestramento è la fase in cui il modello impara dai dati: richiede settimane o mesi di calcolo intensivo su migliaia di chip specializzati, con un consumo energetico enorme. L’inferenza è invece la fase in cui il modello risponde alle domande degli utenti: avviene miliardi di volte al giorno e, anche se ogni singola richiesta pesa poco, la somma complessiva è colossale.
In questo contesto, il tema dell’intelligenza artificiale e del consumo energetico non riguarda solo Google. Come evidenziato da ANSA, anche Amazon si trova nella stessa situazione: la corsa all’IA sta rallentando gli impegni sul clima di entrambi i giganti tecnologici. Non si tratta quindi di un problema isolato o di una scelta aziendale sbagliata, ma di una tensione strutturale tra la crescita dell’IA e la sostenibilità ambientale.
Google e Amazon: la sostenibilità tech è ancora possibile?
La domanda che molti si pongono è legittima: le grandi aziende tecnologiche stanno davvero cercando di ridurre il proprio impatto ambientale, o gli obiettivi green sono diventati poco più che dichiarazioni di intenti?
La risposta onesta è che la situazione è complessa. Da un lato, Google e Amazon hanno effettivamente investito miliardi in energie rinnovabili, accordi di acquisto di energia pulita e programmi di compensazione delle emissioni. Dall’altro, il ritmo di crescita dell’infrastruttura IA è talmente accelerato che questi investimenti non riescono a compensare l’aumento della domanda.
Il punto fondamentale è questo: quando la domanda energetica cresce del 37% in un solo anno, anche raddoppiare la capacità rinnovabile installata potrebbe non essere sufficiente a mantenere invariato il profilo emissivo. E il consumo idrico — spesso fuori dai radar del grande pubblico — aggiunge un’ulteriore dimensione al problema, soprattutto nelle regioni dove l’acqua è già una risorsa scarsa.
Cosa significa tutto questo per gli utenti e per il pianeta?
Nella vita quotidiana, ogni volta che usiamo uno strumento basato sull’intelligenza artificiale — che si tratti di una ricerca avanzata, di un assistente virtuale o di uno strumento per generare testi e immagini — contribuiamo, in modo infinitesimale ma reale, a quella domanda energetica che i dati di Google certificano in crescita. Non si tratta di demonizzare la tecnologia, ma di prendere consapevolezza del suo costo reale.
Per le aziende, il messaggio è altrettanto chiaro: l’intelligenza artificiale e il consumo energetico che ne deriva non possono essere trattati come esternalità da nascondere nei bilanci di sostenibilità. Serve trasparenza, come dimostra il fatto che Google abbia scelto di pubblicare questi dati, e servono investimenti strutturali che vadano oltre la compensazione.
Il rapporto ambientale di Google del 2026 non è solo un documento aziendale: è uno specchio che riflette una contraddizione al cuore del nostro modello tecnologico attuale. L’IA promette efficienza, automazione e progresso, ma lo fa a un costo ambientale che cresce più in fretta delle soluzioni pensate per contenerlo. Monitorare questa tendenza — e pretendere che le aziende rendano conto dei propri impatti reali — è oggi una delle sfide più concrete della transizione digitale.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell’AI e sottoposto a revisione editoriale.
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