Il Vertice NATO in programma ad Ankara oggi e domani si svolgerà in un contesto internazionale segnato dalla convergenza. Lo sostiene il generale Corneliu Pivariu, membro del comitato scientifico dell’Istituto Internazionale per gli Studi sul Medio Oriente e i Balcani (IFIMES).
Secondo l’esporto dell’IFIMES, l’incontro nella capitale turca non va letto soltanto come tappa attuativa delle decisioni prese al vertice dell’Aja nel giugno 2025, ma come la manifestazione di un processo più ampio, che sta trasformando l’Alleanza Atlantica in un’organizzazione capace di gestire simultaneamente sfide strategiche molteplici e interconnesse, dalla minaccia russa all’instabilità mediorientale, dal crescente peso del Mar Nero al riposizionamento della Turchia, fino alla ridistribuzione delle responsabilità tra Stati Uniti ed europei.
Dall’Aja ad Ankara.
Il vertice olandese aveva sancito impegni finanziari e politici senza precedenti dalla fine della Guerra Fredda, incluso il traguardo del 5% del PIL da destinare a difesa e sicurezza. Ora, il meeting di Ankara rappresenterà, secondo Pivariu, il primo vero banco di prova per verificare se tali impegni possano tradursi in azioni concrete. Non a caso il segretario generale della NATO, Mark Rutte, ha definito il summit turco un vertice di “implementazione e risultati”, più che di nuove dichiarazioni politiche.
L’analisi propone una lettura in chiave storica: se la “NATO 1.0” era l’Alleanza della Guerra Fredda, incentrata sulla deterrenza sovietica, e la “NATO 2.0” quella dell’era unipolare post-1989, dedita ad allargamento e gestione delle crisi, la “NATO 3.0” che emerge oggi torna alla difesa collettiva ma in un contesto ben più complesso, in cui l’Europa dovrà farsi carico di una quota crescente della difesa convenzionale mentre Washington sposta l’attenzione strategica su altri scenari globali.
Un vertice di leader in transizione.
Pivariu osserva come il summit riunisca capi di Stato e di governo in fasi diverse di consolidamento politico interno: dal cambio di governo nel Regno Unito alle difficoltà interne in Francia, dalla nuova coalizione tedesca ancora in fase di definizione delle priorità di sicurezza, fino alla Romania, il cui governo è stato sfiduciato circa due mesi fa senza che si sia ancora formata una nuova maggioranza parlamentare. In questo contesto, sostiene l’autore, la sfida principale della NATO non è la carenza di potenza militare, bensì la tenuta della coesione politica interna.
La Turchia, perno della nuova architettura euro-atlantica.
Un capitolo centrale dell’analisi è dedicato al ruolo crescente di Ankara. La scelta della Turchia come sede del vertice non sarebbe casuale, ma il riflesso di una realtà geopolitica ormai consolidata: il controllo degli stretti del Bosforo e dei Dardanelli, lo status di seconda potenza militare convenzionale dell’Alleanza e lo sviluppo della propria industria della difesa hanno reso Ankara un attore che né Washington né l’Europa possono più permettersi di ignorare.
Pivariu richiama i recenti discorsi del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, dalla cerimonia per la consegna di una nave militare alla Romania fino all’intervento all’Assemblea parlamentare NATO ad Ankara, come segnale di una visione strategica coerente, orientata a fare della Turchia un fornitore di sicurezza e non solo un beneficiario delle garanzie dell’Alleanza. La decisione di Donald Trump di partecipare al summit “per rispetto verso Erdoğan”, scrive l’autore, va ben oltre la cortesia diplomatica e conferma quanto il dialogo diretto con Ankara sia tornato essenziale per il funzionamento dell’Alleanza.
L’analisi sottolinea inoltre le tensioni senza precedenti tra Turchia e Israele, alimentate dalle divergenze sul conflitto a Gaza, dalle diverse posizioni verso l’Iran e dal recente riconoscimento del genocidio armeno da parte del governo israeliano, un elemento che complica ulteriormente l’equazione strategica per gli Stati Uniti, chiamati a gestire due alleati fondamentali ma sempre più distanti tra loro.
Ucraina: sostegno confermato, ma nessuna svolta sull’adesione.
Il vertice dovrebbe riaffermare con fermezza il sostegno militare, finanziario e politico a Kiev, ma è improbabile , secondo l’analisi, che si arrivi a un invito formale all’adesione o a un calendario concreto per l’ingresso nell’Alleanza. Non si tratterebbe di un indebolimento della solidarietà verso l’Ucraina, ma della responsabilità strategica che la NATO deve alla propria coesione interna, dato che ogni allargamento comporta obblighi di sicurezza collettiva di lungo periodo.
Medio Oriente: una nuova equazione strategica per la NATO.
Il summit di Ankara sarà il primo incontro dell’Alleanza ad alto livello dopo il confronto militare diretto tra Israele e Iran. Anche se il dossier mediorientale non figura ufficialmente tra i punti principali dell’ordine del giorno, Pivariu ritiene difficile che i leader alleati non ne discutano le implicazioni per la sicurezza euro-atlantica, dalla protezione delle infrastrutture critiche alla sicurezza energetica.
Europa: la ridistribuzione delle responsabilità.
Uno dei mutamenti più significativi degli ultimi anni riguarda il riequilibrio delle responsabilità tra Stati Uniti ed europei. Secondo l’analisi, gli alleati europei avrebbero già soddisfatto quasi tutti i requisiti di capacità convenzionale previsti dai nuovi piani regionali NATO, con lacune residue concentrate soprattutto nel trasporto aereo pesante, nell’intelligence e nella sorveglianza a lungo raggio, ambiti in cui il contributo americano resta indispensabile.
Il vertice di Ankara, conclude Pivariu, difficilmente resterà nella memoria per una singola decisione clamorosa o per un nuovo Concetto Strategico. Il suo vero significato risiede in un processo più profondo: la conferma che la NATO sta attraversando una delle trasformazioni più rilevanti dalla fine della Guerra Fredda, evolvendo verso quella che l’autore definisce “NATO 3.0”, un’alleanza chiamata a gestire simultaneamente più teatri di competizione strategica, in un mondo in cui, come si legge nell’analisi, “la sicurezza non dipende più soltanto dalla forza delle alleanze, ma anche dalla saggezza con cui esse adattano i propri obiettivi a un mondo in continua trasformazione”.
foto nato.int
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Gabriele Frongia
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