- Presentata la diciottesima edizione del rapporto annuale sull’innovazione energetica realizzato dall’Istituto per la Competitività (I‐Com).
- L’attività brevettuale mondiale continua a crescere e la Cina consolida la propria leadership, superando per la prima volta il milione di brevetti concessi in un anno e arrivando al 45% del totale globale. Nel comparto energetico l’aumento è ancora più marcato, con un +14,8% trainato quasi interamente dal Paese asiatico.
- L’Italia si conferma un attore di dimensioni contenute ma con alcuni segnali positivi: i brevetti energetici salgono da 287 a 328 tra il 2010 e il 2024, con un incremento del 14%, superiore alla media europea. Cambia però la composizione dell’innovazione nazionale: l’idrogeno, centrale nel 2010, lascia progressivamente spazio a tecnologie di accumulo, fotovoltaico e combustibili non fossili.
- Nella mobilità sostenibile l’energy storage resta la tecnologia più brevettata, con oltre 8.000 brevetti concessi nel 2024 a livello mondiale. La Cina registra l’avanzata più significativa, passando da 225 brevetti nel 2015 a 3.397 nel 2024.
- Crescono nell’UE gli acquisti di auto elettriche, arrivate al 20% del totale nei primi cinque mesi del 2026. Sono tuttavia vetture aggiuntive a quelle già in circolazione, senza di fatto sostituirle.
- La domanda di competenze verdi continua ad aumentare, raggiungendo nel 2025 il 17,6% della forza lavoro mondiale. In Italia i Green jobs rappresentano il 33,6% delle oltre 5,8 milioni di entrate programmate dalle imprese.
- Nel primo trimestre 2026 in Italia risultano registrate 11.805 start-up innovative, di cui 1.794 attive nel settore energetico, pari al 15,2% del totale. La Lombardia resta in testa, seguita da Campania e Lazio.
Roma, 7 luglio 2026. L’innovazione avrà un ruolo decisivo nel contenere i costi della transizione energetica e nel rafforzare la competitività del sistema produttivo italiano ed europeo. La Cina resta leader mondiale nei brevetti energetici, l’Europa è in ritardo sulle tecnologie di sistema, mentre l’Italia si dimostra forte in alcune nicchie ma ancora fragile nella capacità industriale a valle.
Sono questi alcuni degli spunti che emergono dal Rapporto annuale dell’Istituto per la Competitività (I‐Com), think tank presieduto dall’economista Stefano da Empoli, dal titolo “L’innovazione energetica: acceleratore della transizione e della competitività”. Lo studio è stato presentato oggi a Roma nel corso di un convegno pubblico al quale hanno preso parte oltre 50 relatori tra accademici, esperti e rappresentanti delle istituzioni, della politica, del mondo imprenditoriale e associativo. Il rapporto, giunto alla diciottesima edizione, è stato curato dal direttore Area Sostenibilità I-Com Antonio Sileo e sviluppato in partnership con Acquirente Unico, Assogas, Assogasliquidi, Assopetroli-Assoenergia, Elettricità Futura, Enel, Energee3, Eni, IP, Proxigas, Q8, RWE, Snam e Terna. Media partner è QN Quotidiano Nazionale.
In un contesto segnato da tensioni geopolitiche, frammentazione degli scambi globali, incertezza regolatoria e pressione sui sistemi industriali, lo studio conferma una convinzione di fondo: la transizione energetica sarà guidata dall’innovazione, che ne rappresenta non solo il motore tecnologico ma anche lo strumento principale per contenerne i costi economici e sociali.
Il Rapporto fotografa un quadro internazionale in rapido cambiamento. L’attività brevettuale mondiale continua a crescere e la Cina consolida la propria leadership, superando per la prima volta il milione di brevetti concessi in un anno e arrivando al 45% del totale globale. Nel comparto energetico in senso lato, l’incremento è ancora più marcato, con un aumento del 14,8% nel 2024, trainato quasi interamente dalla Cina. Anche nelle tecnologie energetiche per la mitigazione climatica, la leadership asiatica appare ormai strutturale: la Cina domina quasi tutte le principali famiglie tecnologiche, mentre l’Europa ha perso gran parte della propria specializzazione, mantenendo presidi significativi solo in alcune nicchie.
L’Italia si conferma un attore di dimensioni contenute ma non privo di segnali positivi. I brevetti energetici italiani crescono da 287 a 328 tra il 2010 e il 2024, con un incremento del 14%, superiore alla media europea. Cambia però la composizione dell’innovazione nazionale: l’idrogeno, centrale nel 2010, lascia progressivamente spazio a tecnologie di accumulo, fotovoltaico e combustibili non fossili. Sul fronte dei soggetti brevettanti, aumenta il peso delle imprese, cosa positiva, oggi responsabili di circa il 60% dei brevetti concessi.
Lo studio dedica per la prima volta un approfondimento specifico ai depositari italiani, analizzando quasi cinquemila brevetti energetici depositati tra il 1980 e il 2024. Ne risulta un sistema con competenze riconoscibili in elettrochimica, chimica industriale e meccanica di precisione, ma anche con due criticità strutturali: la dipendenza ciclica dagli incentivi pubblici e il divario tra capacità brevettuale e capacità industriale effettiva. In altri termini, l’Italia –invero come il resto dei Paesi UE – brevetta in tecnologie rilevanti come fotovoltaico, eolico e batterie, ma fatica a tradurre questa attività in leadership produttiva, con poche eccezioni di successo.
Una parte rilevante dell’analisi è dedicata alla mobilità sostenibile. A livello globale, l’energy storage resta la tecnologia più brevettata, con oltre 8.000 brevetti concessi nel 2024, mentre i veicoli elettrici mostrano una dinamica di crescita molto sostenuta. La Cina registra l’avanzata più significativa, passando da 225 brevetti nel 2015 a 3.397 nel 2024. In Italia, invece, l’attività brevettuale nella mobilità elettrificata mostra una crescita di fondo, con una combinazione quasi paritaria tra energy storage e veicoli ibridi, che insieme rappresentano l’88% dell’attività brevettuale nazionale.
Il Rapporto invita tuttavia a non confondere la crescita delle immatricolazioni elettriche con una rapida decarbonizzazione del parco circolante. Nell’Unione Europea, gli acquisti di auto elettriche stanno aumentando, arrivando al 20% del totale nei primi cinque mesi del 2026. Ma, finora, le vetture elettriche si sono solo aggiunte alle auto già in circolazione, senza di fatto sostituirle. Per questo l’elettrificazione resta indispensabile ma non può essere l’unica leva: servono approcci plurali, tecnologicamente aperti e plausibili con i tempi reali della transizione.
Tra i temi emergenti, l’edizione 2026 del Rapporto affronta anche l’impatto energetico della robotica avanzata e della cosiddetta physical AI. I robot industriali, collaborativi, mobili, medicali e umanoidi genereranno nuovi consumi elettrici, ma non necessariamente insostenibili. La sfida sarà renderli misurabili, programmabili ed efficienti, integrandoli con reti digitali, accumuli e fonti rinnovabili. La robotica può infatti rappresentare al tempo stesso un nuovo carico elettrico e una leva di efficienza, capace di ridurre scarti, tempi morti, rilavorazioni e inefficienze operative.
I ricercatori I-Com sottolineano inoltre l’importanza della cooperazione europea nella ricerca e innovazione energetica, anche attraverso il nuovo Strategic Energy Technology Plan. In un mondo in cui le interdipendenze possono trasformarsi in strumenti di pressione geopolitica, l’Europa può costruire una “terza via” alla transizione fondata su collaborazione, diritto internazionale, democrazia industriale e valorizzazione dei punti di forza nazionali.
Un altro nodo centrale per la transizione riguarda il capitale umano. A livello globale, nel 2025 il 17,6% della forza lavoro dispone di competenze green, ma le assunzioni aumentano a un ritmo quasi doppio rispetto alla disponibilità di talenti. In Italia i green jobs rappresentano il 33,6% delle oltre 5,8 milioni di entrate programmate dalle imprese nel 2025, con un’incidenza particolarmente elevata nell’industria. Il vero collo di bottiglia della transizione rischia quindi di spostarsi dal capitale finanziario al capitale umano, rendendo prioritario il rafforzamento della formazione tecnica e professionale, a partire dagli ITS Academy.
La nuova edizione del Rapporto analizza anche il ruolo della Carbon Capture and Storage, soluzione complementare per i settori hard-to-abate. In Italia, una quota rilevante delle emissioni proviene da comparti nei quali elettrificazione e rinnovabili non sono sufficienti o non sono facilmente applicabili. Il progetto Ravenna CCS si candida a diventare il principale hub di stoccaggio del Mediterraneo, con una capacità prevista di 4 milioni di tonnellate annue entro il 2030 e una successiva espansione fino a circa 16 milioni di tonnellate annue entro il 2050. Resta però necessario colmare il ritardo innovativo e completare il quadro regolatorio e di sostegno agli investimenti.
Un focus è dedicato anche alle start-up innovative energetiche italiane. Nel primo trimestre 2026, in Italia risultano registrate 11.805 start-up innovative, di cui 1.794 attive nel settore energetico, pari al 15,2% del totale. Il comparto conferma vitalità, ma mostra anche segnali di rallentamento, sottocapitalizzazione e ridotta presenza giovanile e femminile. La Lombardia resta la principale regione per numero di start-up innovative, seguita da Campania e Lazio.
Nel complesso, il Rapporto Innov-E 2026 consegna un messaggio chiaro: la transizione energetica non può essere realizzata solo fissando obiettivi sempre più ambiziosi. Servono innovazione, capacità industriale, cooperazione europea, investimenti in competenze e strumenti regolatori coerenti con i tempi e i mezzi disponibili, con la difficile realtà insomma. L’innovazione energetica è oggi una condizione essenziale non solo per decarbonizzare, ma anche per difendere la competitività dell’Italia e dell’Europa e per sostanziare l’approccio tecnologicamente neutrale che da più parti viene – non a torto – sovente evocato.
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