Settembre è ancora lontano, ma la macchina organizzativa è già partita. Nella sede romana dell’ANCI — l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, quella specie di “casa madre” dei sindaci d’Italia — è stata presentata la quarta edizione di ECO, il Festival della Mobilità Sostenibile e delle Città Intelligenti. Appuntamento fissato: 15 e 16 settembre, cornice Roma Eventi in Piazza di Spagna.
Due giorni in cui istituzioni, aziende e ricercatori si metteranno attorno a un tavolo per capire dove sta andando la mobilità italiana. E, diciamocelo, di strada da fare ce n’è parecchia.
Non solo colonnine e batterie
La cosa che salta all’occhio, leggendo il programma, è che ECO 2026 non vuole raccontare la solita favola della “smart city” fatta di sensori e app scaricabili. Qui si parla di qualcosa di più grandi: come una città organizza sicurezza, aria pulita, spazio pubblico, accessibilità.
Sul tavolo finiranno temi come:
- mobilità elettrica e guida automatizzata
- trasporto pubblico e intermodalità (cioè la capacità di passare da un mezzo all’altro senza intoppi)
- forestazione urbana ed economia circolare
- sicurezza nei centri urbani
- intelligenza artificiale applicata alla logistica
Tra le chicche annunciate c’è anche un’anteprima dello studio Audimob, realizzato da Isfort (Istituto Superiore di Formazione e Ricerca per i Trasporti). In pratica, una fotografia di come si spostano davvero gli italiani ogni giorno: con che mezzi, per quali motivi, su quali distanze.
Il ministero, il PNRR e la rincorsa alle nove città “modello”
Al Festival arriva anche la voce del MASE, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Stefania Crotta, direttrice generale dei programmi e incentivi finanziari del ministero, ha ricordato che l’obiettivo resta la neutralità climatica al 2050, passando per il traguardo intermedio del 2030 fissato dal PNIEC (il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima).
Sul fronte fondi, entra in gioco il PNRR — il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, per chi ogni tanto perde il filo delle sigle. Fabrizio Penna, che al MASE guida l’unità dedicata proprio al PNRR, ha citato tre cantieri aperti: la rete nazionale di ricarica (urbana e non), gli incentivi per comprare auto elettriche, e lo sviluppo dell’idrogeno come carburante alternativo.
Nove città italiane sono entrate nel progetto europeo Climate-Neutral and Smart Cities, selezionate dalla Commissione Europea come punta avanzata delle politiche di mobilità sostenibile. Alcune di loro si confronteranno proprio a ECO su come arrivare a zero emissioni entro il 2030.
Il treno come spina dorsale, tra biglietti digitali e nuove carrozze
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Chi si occupa di trasporto pubblico sa bene che il vero nodo, spesso, non è solo “quanti treni ci sono” ma “quanto è facile usarli”. Lo ha ribadito Maria Annunziata Giaconia, Direttrice Operations Regionale di Trenitalia, parlando di intermodalità e di sistemi come il tap-in tap-out (in parole povere: si tocca il lettore quando si sale e quando si scende, e il sistema calcola da solo la tariffa).
Giaconia ha citato anche un investimento robusto: oltre 7 miliardi di euro per rinnovare la flotta regionale, con 940 treni nuovi già in servizio e altri 1.081 previsti entro il prossimo anno. L’80% dei convogli regionali, a suo dire, è già stato sostituito.
Centri storici, negozi che chiudono e la sicurezza sulle strade
Qui la mobilità incrocia l’economia reale, quella dei negozi sotto casa. Confcommercio — organizzazione che rappresenta commercianti e imprese del terziario — partecipa per la prima volta al Festival, portando un dato che fa un po’ male: tra il 2012 e il 2025 sono spariti 156mila punti vendita al dettaglio e ambulanti in Italia. Più di un quarto del totale.
Alessandro Cavo, consigliere Confcommercio per i centri storici e presidente di Confcommercio Genova, l’ha detta chiara: bisogna tornare a concentrarsi sui centri storici perché ridiventino ecosistemi vivibili. Meno auto, più gente a piedi, più negozi che resistono.
Sul fronte sicurezza interviene Giuseppina Fusco, presidente della Fondazione Caracciolo e dell’Automobile Club di Roma. Il dato che porta è scomodo: Roma ha un tasso di motorizzazione tre volte superiore a Parigi e Londra, Milano il doppio. Più auto private significa più pressione sulle strade, e con l’aumento di pedoni, ciclisti e monopattini il rischio di incidenti cresce. La ricetta di Fusco tocca infrastrutture, veicoli connessi e guida autonoma — ma anche formazione, perché guidare un’elettrica richiede competenze diverse da un motore tradizionale.
Le aziende scendono in campo
ECO 2026 non sarà solo un affare tra istituzioni. Intesa Sanpaolo porterà il tema della forestazione urbana, con un focus su quali piante piantare in città. CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi) racconterà come una raccolta differenziata fatta bene trasformi una città in una vera “miniera urbana” di materie prime da riciclare. Amazon, infine, parlerà di intelligenza artificiale applicata alla logistica: rotte più efficienti, magazzini ottimizzati, meno imballaggi.
Il quadro che emerge è ambizioso, e per certi versi condivisibile a prescindere dallo schieramento politico: la mobilità sostenibile, ormai, non è più un tema di nicchia per ambientalisti. È diventata una questione che tocca economia, sicurezza e qualità della vita di tutti. Resta da vedere, come sempre, quanto di questo confronto si tradurrà davvero in cantieri e non solo in slide.
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Marco Gramigni
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