La Valpolicella si conferma una delle principali denominazioni del vino italiano e un asset economico centrale per Verona e per il Veneto. Con un vigneto stabile di 8.614 ettari, oltre 2.200 aziende tra viticoltori, vinificatori e imbottigliatori, e una presenza commerciale in 87 Paesi, il sistema Valpolicella rafforza il proprio ruolo di ambasciatore del Made in Italy enologico sui mercati internazionali.
La fotografia emerge dalla sesta edizione dell’Annual Report del Consorzio Tutela Vini Valpolicella, “Vino Valpolicella in cifre: dati economici, performance produttive e prospettive della denominazione”, presentata nella sala stampa “Oriana Fallaci” di Palazzo Ferro Fini, a Venezia, dal Presidente della Giunta regionale del Veneto, Alberto Stefani, e dal Capogruppo di Forza Italia, Alberto Bozza.
Il documento offre una lettura aggiornata dello stato della denominazione attraverso i principali indicatori economici e produttivi: andamento dei mercati, valore della filiera, superfici vitate, volumi di produzione e imbottigliamento, attività promozionali, ricerca scientifica, formazione, sostenibilità e gestione agronomica del territorio.
L’areale della denominazione interessa 19 comuni e 11 vallate. Verona è il comune con la maggiore superficie vitata, pari al 15% del totale, seguita da Negrar e San Pietro in Cariano, entrambe al 13%, e da Illasi, all’11%. Insieme, questi territori concentrano oltre la metà del vigneto della denominazione, confermando la centralità della provincia scaligera nel sistema vitivinicolo veneto.
Anche il patrimonio varietale mantiene una forte identità territoriale. La Corvina rappresenta il 56% della superficie rivendicata, confermandosi il vitigno simbolo della denominazione, seguita da Rondinella e Corvinone, entrambe al 19%, mentre la Molinara conserva una quota del 2%.
Il Presidente della Giunta regionale del Veneto, Alberto Stefani, ha sottolineato il valore strategico dell’export per il comparto: «l’export rappresenta una leva fondamentale per il comparto vitivinicolo veneto e conferma quanto sia strategico che la Regione continui a sostenere i propri produttori. Un dato è sufficiente a comprenderne la portata: oltre il 37% dell’export vitivinicolo italiano è espresso dal Veneto. Un risultato, questo, che testimonia il peso della nostra Regione sui mercati internazionali e il valore di un settore che costituisce un autentico asset strategico per l’economia veneta. Per questo, sono convinto che sia fondamentale che la Regione del Veneto continui a restare a fianco delle imprese e di tutti coloro che, ogni giorno, promuovono e valorizzano le nostre eccellenze. Penso, in particolare, allo straordinario Consorzio Valpolicella, che rappresenta, non solo un punto di riferimento per la tutela e la promozione dei vini della Valpolicella, ma anche un simbolo dell’identità di un territorio di cui possiamo essere orgogliosi e al quale apparteniamo con convinzione.»

Il Capogruppo di Forza Italia, Alberto Bozza, ha evidenziato il legame tra produzione, territorio ed enoturismo: «la Valpolicella è un territorio straordinario e i suoi prodotti sono di assoluta eccellenza. Oggi presentiamo la quarta edizione del Report sul Valpolicella, un vino molto versatile, bevibile anche abbinato al pesce e servito a una temperatura più fredda: una dimostrazione dell’ottima riuscita dello sposalizio tra vino Valpolicella e pesce, verrà offerta stasera, in occasione di un evento che andrà in scena al Mercato del pesce di Rialto, a Venezia. La Valpolicella tocca 19 comuni del territorio della provincia di Verona. Ormai abbiamo raggiunto quasi novanta Paesi esteri. È la principale denominazione rossista del Veneto, tra le più importanti e prestigiose d’Italia. La filiera riunisce oltre 2.200 aziende. Abbiamo quindi un prodotto da sostenere e valorizzare, partendo dalla grande capacità dei nostri produttori, che hanno saputo sviluppare la cultura contadina aprendosi e investendo nelle nuove tecnologie. Dobbiamo tutelare il loro lavoro straordinario, continuando in modo ancora più convinto a creare una diffusa cultura del racconto del territorio della Valpolicella e dei suoi straordinari vini, potenziando, come Regione, l’enoturismo e accompagnando, a livello istituzionale, anche attraverso le nostre Ambasciate, i nostri produttori a penetrare nei nuovi mercati internazionali, per cogliere preziose opportunità di lavoro, finalizzato alla produzione e alla vendita del nostro vino. E sarà un’occasione da non perdere per promuovere ulteriormente il nostro territorio e i suoi eccellenti prodotti la candidatura a Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO della messa a riposo delle uve della Valpolicella.»

Nel 2025, secondo quanto illustrato dal presidente del Consorzio della Valpolicella, Christian Marchesini, la produzione ha raggiunto 840.510 quintali di uva, dei quali 327.545 destinati all’appassimento, attestandosi su livelli analoghi a quelli del 2016. L’imbottigliato complessivo si è fermato a poco meno di 57,5 milioni di bottiglie, con un calo del 3% rispetto al 2024, dato che riflette una fase di riequilibrio del mercato dopo gli anni di maggiore espansione.
Nel dettaglio, Amarone e Recioto hanno raggiunto 13,58 milioni di bottiglie, in diminuzione del 2,4%, il Valpolicella Ripasso 27,37 milioni, in calo del 3,7%, e il Valpolicella Doc 16,50 milioni, con una flessione del 2,7%. Nelle aziende di dimensioni minori il Valpolicella Doc rappresenta il 40% dell’imbottigliato, mentre nelle imprese medio-piccole, medio-grandi e grandi è il Ripasso a costituire la tipologia prevalente, con una quota compresa tra il 45% e il 50%. Amarone e Recioto mantengono invece una presenza stabile in tutte le classi dimensionali, incidendo tra il 19% e il 26% della produzione.
Marchesini ha ricordato il valore della denominazione nelle sue diverse espressioni produttive: «Ricordo che la denominazione Valpolicella si declina nel Valpolicella DOC (Classico e Superiore), nel Valpolicella Ripasso DOC, nell’Amarone e nel Recioto. Nel 2025, la produzione ha raggiunto 840.510 quintali di uva, dei quali 327.545 destinati all’appassimento, attestandosi su livelli analoghi a quelli del 2016. L’imbottigliato complessivo si è fermato a poco meno di 57,5 milioni di bottiglie (-3% rispetto al 2024), un dato che riflette la fase di riequilibrio del mercato dopo gli anni di maggiore espansione. Nel dettaglio, Amarone e Recioto hanno raggiunto 13,58 milioni di bottiglie (-2,4%), il Valpolicella Ripasso 27,37 milioni (-3,7%) e il Valpolicella Doc 16,50 milioni (-2,7%). Nelle aziende di dimensioni minori il Valpolicella Doc rappresenta il 40% dell’imbottigliato, mentre nelle imprese medio-piccole, medio-grandi e grandi è il Ripasso a costituire la tipologia prevalente, con una quota compresa tra il 45% e il 50%. Amarone e Recioto mantengono invece una presenza stabile in tutte le classi dimensionali, incidendo tra il 19% e il 26% della produzione. È necessario rendere meno problematica, a livello burocratico, la promozione dei vini della Valpolicella in tutto il Mondo, cercando nuovi mercati, senza dimenticarci dei mercati degli Stati Uniti, del Nord America e del Nord Europa, che ci hanno sempre dato grandi soddisfazioni. Determinante continua a essere la proiezione internazionale della denominazione. Nel solo 2025, il Consorzio ha promosso 27 iniziative in 16 Paesi distribuiti nei cinque continenti, dall’Europa agli Stati Uniti, dal Giappone alla Corea del Sud, fino ad Australia, Argentina e Singapore, consolidando la presenza del Valpolicella nei mercati strategici e rafforzando il posizionamento internazionale di una delle denominazioni italiane più riconosciute e apprezzate nel mondo. Il Report Annuale si conferma così uno strumento strategico non solo di analisi, ma anche di programmazione, offrendo una visione complessiva dell’evoluzione economica della denominazione e delle prospettive di sviluppo di un comparto che continua a rappresentare uno degli asset più rilevanti dell’agroalimentare veneto. Annuncio che il Consorzio, nei prossimi sette anni, investirà 6 milioni di euro per promuovere i nostri vini. Fondamentale sarà anche l’enoturismo, per valorizzare il territorio della Valpolicella: le piccole e medie aziende hanno la possibilità di ospitare gli amanti dei nostri vini. Senza dimenticare le attività di tutela portate avanti negli ultimi anni dal Consorzio: nel 2025, siamo riusciti a portare a casa oltre un milione e duecentomila euro di risarcimento per un uso scorretto della denominazione Valpolicella, tutti investiti in attività promozionali. Chiedo alla Regione del Veneto di continuare ad aiutare le aziende a investire nelle nuove tecnologie, anche per contrastare gli effetti negativi prodotti dai cambiamenti climatici.»

La promozione internazionale resta dunque una delle direttrici principali di sviluppo. Nel solo 2025 il Consorzio ha realizzato iniziative in mercati strategici europei ed extraeuropei, rafforzando il posizionamento della denominazione e consolidando la presenza del Valpolicella nei principali Paesi di riferimento per l’export del vino italiano.
Accanto all’export, cresce anche il ruolo dell’enoturismo, considerato uno strumento sempre più importante per valorizzare il territorio e sostenere le piccole e medie aziende. La possibilità di accogliere visitatori e appassionati nelle cantine rappresenta infatti un’opportunità economica e promozionale per l’intera area, in un quadro in cui la narrazione del territorio diventa parte integrante del valore del prodotto.
A rappresentare il territorio veronese è intervenuto anche Roberto Zorzi, Sindaco del Comune di Sant’Ambrogio di Valpolicella e consigliere provinciale di Verona con delega alle Politiche venatorie e agricole: «Le nostre splendide valli sono contornate da bellissime colline, le quali ospitano i nostri vigneti, che poi producono vini di assoluta eccellenza. Grazie alla collaborazione con le amministrazioni comunali interessate, il Consorzio riceve forza per portare avanti iniziative di promozione, nell’ambito di un lavoro di squadra che coinvolge appieno i produttori. Fondamentale risulta quindi la sinergia sviluppata con tutti gli attori interessati: ricordo che abbiamo già lavorato a un regolamento per l’uso corretto dei fitofarmaci e per sostenere la candidatura UNESCO a patrimonio culturale immateriale della messa a riposo delle nostre uve.»
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Matteo Scolari
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