Un “macchinone” americano arriva in una valletta brulla, c’è una miniera sullo sfondo. L’immagine sembra arrivare da un film ambientato in qualche zona remota della California. In realtà quel paesaggio appartiene alla Valganna: è la miniera Valvassera un tempo attiva, trasformata dalla televisione italiana in uno scenario americano per una puntata del celebre telefilm “Il tenente Sheridan”.
A riportare alla luce questa e altre storie nascoste dietro le immagini dello schermo è Paolo Ricciardi, instancabile cultore del territorio della Valganna e della sua memoria, che ha raccolto e pubblicato una serie di scene di film e telefilm girati nella valle. In alcuni casi si tratta di riprese legate direttamente al luogo, in altri di ambientazioni che il cinema ha reinventato facendole diventare altri Paesi e altri paesaggi.
Lo spezzone del tenente Sheridan risale al 1970 e permette di vedere l’ormai scomparsa miniera della Valganna – tra Ganna e le Grotte – come appariva negli anni appena prima della dismissione. «Devo dire che tutto ciò che si vede è molto interessante ed è la prima volta che possiamo vedere la miniera in condizioni pressoché perfette» commenta Ricciardi.
Eppure il “Tenente Sheridan” non è l’unica produzione cinematografica passata in zona.
Una ricerca di comunità
La ricerca di Ricciardi nasce anche grazie al lavoro della grande comunità raccolta attorno a Valganna.info, il sito che da oltre vent’anni conserva fotografie, documenti e testimonianze sulla storia della valle. Un’esperienza nata inizialmente dalla passione per il vecchio tram che da Varese attraversava la Valganna per poi proseguire verso Luino e Ponte Tresa, con le sue due diramazioni, e diventata negli anni un archivio partecipato della memoria locale. Molte delle segnalazioni cinematografiche arrivano proprio dai numerosi contributori di questa comunità.
«Nelle mie ricerche storiche sulla Valganna-Valmarchirolo ho sempre saputo che negli anni indietro avevano girato dei film o telefilm proprio in zona» racconta Ricciardi. La continua ricerca fotografica e storica però non mi ha mai permesso di approfondire il tutto con calma, cosa è successo quindi? Per puro caso un amico di nome Marco Marcuzzi, scrittore di libri gialli e noir sulle nostre zone mi invia un link dove sostiene di aver riconosciuto alcune zone tra Cugliate e Marchirolo, una breve ricerca del film (Asfalto che scotta del 1960) e, apriti cielo, è vero! Cugliate, Marchirolo, Cunardo nel 1960…quanti cambiamenti. Quando ho pubblicato il primo video hanno cominciato a scrivermi in privato per altre segnalazioni».
Cineprese sul confine
“Dal sabato al lunedì”, del 1962, è un altro film che porta sullo schermo il territorio della Valganna. Le zone di ripresa individuate da Ricciardi sono la strada della Valganna, lungo la Statale 233 nella zona della Pineta, e poi Ponte Tresa, dove i protagonisti hanno una lunga sequenza: a separare l’abitato italiano e l’omonimo abitato svizzero c’è ancora il ponte ad arco, con il pilone in ghisa con gli stemmi dei due Stati, a marcare il punto di passaggio di una frontiera che – tra contrabbandieri, esuli, partigiani, piloti da guerra in fuga – è sempre stata molto animata.
Passano pochi anni e la cinepresa torna in quel punto, con “La congiuntura”, film del 1964 diretto da Ettore Scola con Vittorio Gassman e Joan Collins.
«Il tratto interessato è la discesa verso Ponte Tresa» racconta Ricciardi, evidenziando un dettaglio storico particolarmente interessante: «A distanza di due anni dal film ‘Dal sabato al lunedì’ del 1962 il vecchio Ponte non c’è più e possiamo vedere la ‘nuova’ dogana di Ponte Tresa»., che ovviamente negli ultimi sessant’anni è cambiata ancora.
La scena che conserva anche una piccola curiosità: «I doganieri non erano attori ma doganieri a tutti gli effetti».
La zona del Ceresio compare anche nel documentario “Lambretta l’altra faccia del miracolo italiano”, dedicato al celebre scooter simbolo del boom economico e della trasformazione dell’Italia del dopoguerra: la discesa verso il lago, con vista dall’alto, restituisce un paesaggio assai meno edificato di oggi, con Ponte Tresa e Lavena ancora nettamente distinte, separate da prati e coltivi.
Un noir sulle Prealpi
Altra pellicola interessantissima recuperata da Ricciardi è “Asfalto che scotta”, in originale “Classe tous risques”, film noir del 1960 interpretato da Lino Ventura e Jean-Paul Belmondo.
In questo caso la Valganna diventa lo scenario di un inseguimento, con inquadrature da Ghirla verso Cugliate, alla cava di Cugliate. E poi una scena nel cuore del centro storico di Marchirolo, ancora ricco di botteghe e insegne (nel video è indicato Cunardo, ma è stato appurato in seguito che si tratta di Cunardo). C’è anche una scena sulla Statale con una fermata della Svit, il servizio autobus – anzi: “autopullman”, si diceva allora – che aveva preso il posto del tram scomparso da pochi anni: il passaggio della “corriera” restituisce anche il passaggio tra due epoche della mobilità locale.
È già il 1970 quando invece viene girato l’episodio del già citato “Tenente Sheridan”, negli ultimi anni di coltivazione della miniera di Valvassera, sfruttata fin da epoca romana.
Quelle immagini sono anche una preziosa fotografia del paesaggio della valle in un’altra epoca: la Valganna appare forse meno coperta dai boschi rispetto a oggi, con più campi coltivati e prati, ma il punto ripreso è anche segnato dall’attività mineraria che aveva lasciato tracce profonde sul territorio (la sua importanza è testimoniata anche dal fatto che esisteva una apposita fermata del trenino della valle).
La piccola Hollywood
È curioso notare quanto – nella finzione cinematografica, complice il bianco e nero – il paesaggio delle Prealpi risulti credibile come area mineraria nei dintorni di San Francisco, California, dove era ambientato il telefilm.
E in fin dei conti questa è la storia di una piccola Hollywood, no?
I reel «sono stati visti anche 10.000 volte» – racconta ancora Ricciardi – e hanno suscitato moltissimo interesse tra le persone che seguono il cultore della storia della Valganna. «Finisce qui? No di certo mi stanno arrivando altre segnalazioni di film anni Settanta-Ottanta, la ricerca continua speriamo di trovare più materiale possibile da far vedere a chi ha vissuto ma anche a chi non immagina com’erano le nostre zone 50 e più anni fa».
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