Il progetto pilota dovrebbe partire nella seconda metà del 2027 e durare un anno. Saranno testati acquisti online e nei negozi, trasferimenti tra persone e operazioni senza connessione
Prima di arrivare nei portafogli dei circa 355 milioni di cittadini dell’area euro, l’euro digitale dopo il via libera di ieri del parlamento europeo, sarà messo alla prova in un ambiente controllato, con transazioni reali ma una platea ristretta di utenti. Il progetto pilota preparato dalla Banca centrale europea dovrebbe partire nella seconda metà del 2027, probabilmente a settembre, e durare dodici mesi. Servirà a verificare sul campo il funzionamento del «contante digitale», individuare eventuali problemi e raccogliere indicazioni dagli utenti, dagli intermediari e dagli esercenti prima dell’eventuale emissione su larga scala, prevista non prima del 2029.
La sperimentazione acquista ora una dimensione più concreta dopo che il Parlamento europeo ha approvato la propria posizione negoziale sul regolamento. Lunedì 13 luglio dovrebbe iniziare il trilogo tra Eurocamera, Consiglio e Commissione europea, con l’obiettivo di raggiungere un accordo entro la fine del 2026. Solo dopo l’approvazione definitiva delle regole il Consiglio direttivo della Bce potrà assumere la decisione formale sull’emissione, per la quale saranno comunque necessari almeno due anni di preparazione.
Chi potrà usare l’euro digitale durante il test
Nella prima fase il nuovo strumento non sarà disponibile per tutti. A partecipare saranno tra 5mila e 10mila dipendenti delle banche centrali nazionali dei 21 Paesi dell’area euro e della Bce, su base volontaria. Avranno a disposizione un portafoglio elettronico in versione sperimentale e potranno effettuare pagamenti reali, pur all’interno di un sistema delimitato e controllato.
Saranno coinvolti anche tra 15 e 25 commercianti, compresi esercenti attivi nelle vendite online, così da riprodurre il maggior numero possibile di situazioni quotidiane. I partecipanti potranno acquistare prodotti nei negozi fisici, pagare nell’e-commerce, trasferire denaro ad altre persone e provare operazioni offline. Tra le funzioni da testare ci saranno anche i pagamenti tramite un alias, per esempio il numero di telefono, senza dover comunicare coordinate bancarie.
Oltre 50 candidature, sette sono italiane
A mettere a disposizione dei partecipanti i servizi necessari saranno banche e altri prestatori di servizi di pagamento. Alla Bce sono arrivate oltre 50 candidature da tutta l’area euro, più delle circa 30 inizialmente previste. Secondo fonti dell’Eurosistema, la platea dovrebbe quindi essere ampliata a circa 40 operatori.
Sette domande provengono dall’Italia: Intesa Sanpaolo con Isybank, UniCredit, Monte dei Paschi di Siena, Iccrea, Banca Sella, Nexi e Numia. Secondo le stesse fonti, potrebbero essere ammesse tutte. Gli intermediari selezionati dovranno aggiornare e collaudare i propri sistemi, ottenere le certificazioni richieste, gestire l’ingresso degli utenti nella sperimentazione e fornire assistenza durante i test.
Alle banche centrali spetteranno invece il loro inserimento nel sistema, il supporto tecnico-operativo, l’analisi dei risultati e la restituzione dei feedback. La collaborazione tra settore pubblico e privato passerà anche dalla cosiddetta digital euro service platform, l’infrastruttura che dovrà gestire l’emissione e il rimborso degli euro digitali, il regolamento delle transazioni e alcune funzioni comuni, tra cui l’app.
Cosa sarà sperimentato
Il progetto dovrà verificare innanzitutto se l’euro digitale riesca davvero a riprodurre alcune caratteristiche del contante, aggiungendo i vantaggi dei pagamenti a distanza. Un utente potrà trasferire valore direttamente a un’altra persona o pagare un esercente, anche in assenza di rete. Nella modalità offline, due persone potranno per esempio scambiarsi denaro avvicinando i rispettivi smartphone. La transazione dovrebbe essere regolata immediatamente e in locale, senza il coinvolgimento di terze parti.
Resta però da risolvere l’equilibrio tra privacy e controlli contro il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo. Il regolamento dovrà stabilire un limite alla quantità di euro digitali custodibile nel portafoglio e definire regole specifiche per la parte utilizzabile senza connessione. Potrebbero essere fissati anche un importo massimo per ogni pagamento e un limite al numero di operazioni consecutive effettuabili offline. I valori definitivi non sono ancora stati decisi, sottolineano. L’euro digitale ad ogni modo non maturerà interessi e sarà soggetto a un limite di detenzione, così da evitare che venga utilizzato come alternativa ai depositi bancari e provochi un trasferimento massiccio di fondi fuori dagli istituti di credito.
Servizi di base gratuiti e costi più bassi per gli esercenti
Per i cittadini, ci si aspetta che le funzioni essenziali siano gratuite. Tra queste l’apertura del portafoglio, la detenzione e la gestione degli euro digitali, i pagamenti e i trasferimenti tra persone. Banche e intermediari potranno invece proporre a pagamento eventuali servizi aggiuntivi.
Per i commercianti sono previsti costi contenuti e soggetti a un tetto massimo, mentre i costi dell’infrastruttura saranno sostenuti dall’Eurosistema. Nelle intenzioni della Bce, la presenza di uno strumento pubblico e gratuito per i consumatori dovrebbe aumentare anche il potere contrattuale di cittadini e imprese nei confronti dei circuiti privati, contribuendo a spingere al ribasso le commissioni applicate ai pagamenti con carta.
L’euro digitale ad ogni modo non sostituirà il contante e nessun cittadino sarà obbligato a utilizzarlo. Affiancherà monete, banconote, carte e applicazioni già esistenti, offrendo una scelta ulteriore. Per i commercianti, invece, il regolamento dovrebbe prevedere in linea generale un obbligo di accettazione, con alcune eccezioni ancora oggetto del negoziato. A differenza delle criptovalute, essendo moneta pubblica emessa dalla banca centrale avrà sempre lo stesso valore di un euro in contanti e non sarà soggetto alle oscillazioni tipiche degli strumenti speculativi.
La ricerca di un sistema europeo di riserva
Dietro il progetto, spiegano, non c’è soltanto l’evoluzione delle abitudini di pagamento, accelerata dalla pandemia e dal progressivo calo dell’uso del contante. L’obiettivo è anche dotare l’area euro di un’infrastruttura pubblica e autonoma, utilizzabile come soluzione di riserva in caso di interruzioni o crisi dei circuiti internazionali. Quindici dei 21 Paesi dell’eurozona non dispongono infatti di un circuito nazionale significativo per i pagamenti digitali al punto vendita. Mentre i fornitori di servizi non europei gestiscono circa due terzi delle transazioni con carta nell’Unione europea. Proprio in questa prospettiva strategica, l’euro digitale punta a garantire che un servizio essenziale.
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Luca Graziani
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