Nel nome di Henze e Bachmann: in Chigiana gran galà sinfonico, percussioni, organo e cinema


C’è un’amicizia che attraversa, come un filo luminoso e inquieto, l’intera prima settimana del Chigiana International Festival 2026: quella tra il compositore Hans Werner Henze e la poetessa Ingeborg Bachmann, due delle voci più alte e scomode della cultura europea del secondo Novecento. Un sodalizio intellettuale e umano di rara intensità, nato nell’Italia del dopoguerra – sull’isola di Ischia, a Napoli, a Roma – e destinato a lasciare tracce indelebili in alcune delle opere più significative di entrambi. Vi è, quest’anno, una coincidenza che rende l’omaggio ancora più necessario: nel 2026 ricorre il centenario della nascita di entrambi. Nati a soli sei giorni di distanza l’uno dall’altra – Bachmann il 25 giugno 1926, Henze il 1° luglio dello stesso anno -, i due artisti sono uniti dalle date come lo furono dall’arte e dalla vita. All’omaggio a Henze il Chigiana International Festival dedica quest’anno un focus di ampiezza eccezionale, con l’esecuzione di 42 sue composizioni lungo tutta la programmazione; e proprio in questo weekend quel tributo si intreccia con la memoria della scrittrice che ne fu amica e complice.

Il fine settimana dell’11 e 12 luglio raccoglie attorno a questo nucleo tematico quattro eventi di natura diversa, ma di comune profondità: due concerti sinfonici di primo piano, un concerto per grande ensemble costruito attorno alle parole della Bachmann, il recital degli allievi della Summer Academy e la proiezione di un documentario che restituisce il ritratto di Henze attraverso la voce di chi lo ha conosciuto e amato.

Sabato 11 luglio – Ore 19.30 – Palazzo Chigi Saracini

Concerto del corso “Improvvisazione all’organo tra Creazione e Tradizione”

La giornata di sabato si apre con uno degli appuntamenti della sezione del Festival dedicata ai corsi di alto perfezionamento dell’Accademia Chigiana. Palazzo Chigi Saracini accoglie il concerto degli allievi del corso tenuto da Thierry Escaich – organista titolare della Cattedrale di Notre-Dame de Paris, compositore e improvvisatore tra i più straordinari della scena musicale internazionale – dal titolo “Improvvisazione all’organo tra Creazione e Tradizione”. Dopo il suo recital del 10 luglio, Escaich torna protagonista nella veste di maestro, presentando i giovani musicisti che hanno lavorato al suo fianco nei giorni precedenti. È questa una delle cifre più preziose della Summer Academy Chigiana: la possibilità di ascoltare i grandi interpreti non soltanto in concerto, ma anche attraverso la musica dei loro allievi, in cui si riflette e si trasforma la trasmissione di un sapere antico.

Ore 21.30 – Cortile di Palazzo Chigi Saracini

Proiezione del documentario Hans Werner Henze: La Musica, l’Amicizia, il Gioco di Nina di Majo

A seguire, il Festival propone il primo dei suoi appuntamenti cinematografici: la proiezione del documentario Hans Werner Henze: La Musica, l’Amicizia, il Gioco di Nina di Majo. Non una biografia convenzionale, ma un ritratto intessuto di musica e relazioni umane, in cui la vita del compositore tedesco emerge attraverso i ricordi di chi gli fu vicino, trasformando il racconto in un percorso di memoria e ascolto. Prodotto da Red Velvet Media e Luce Cinecittà, con la partecipazione dell’Istituto Cantiere di Musica di Montepulciano, il documentario è una preparazione ideale – e quasi necessaria – per i due grandi concerti sinfonici del giorno seguente e per l’intero ciclo dedicato a Hans Werner Henze.

Domenica 12 luglio – ore 18.00 – Chiesa della Santissima Annunziata, Santa Maria della Scala

Canzoni da un’isola: Henze, Bachmann, Maintz

Il Chigiana Percussion Ensemble diretto da Antonio Caggiano, il Chigiana Chamber Ensemble e il Coro della Cattedrale di Siena “Guido Chigi Saracini” diretto da Lorenzo Donati sono i protagonisti di un concerto che è, a tutti gli effetti, un atto di archeologia poetica e musicale, interamente costruito attorno alla parola poetica di Ingeborg Bachmann e alla sua capacità di risuonare attraverso decenni di storia musicale.

Ad aprire il concerto sono le Canzoni da un’isola di Hans Werner Henze, composte nel 1964 per coro da camera, trombone, violoncelli, contrabbasso, organo portativo e percussioni, su poesie della Bachmann. Non è un caso che proprio quest’opera dia il tono al weekend: il suo titolo risuona come un’eco diretta del tema scelto per l’edizione 2026 del Festival, Isole. Perché l’isola non è, per Henze, una semplice immagine poetica, ma la cifra stessa della sua esistenza. Tedesco in fuga da una patria vissuta come troppo angusta, egli fece dell’Italia mediterranea – di Ischia, dove visse a partire dal 1953, di Napoli, delle sue isole di luce e di approdo – la propria terra d’elezione: un altrove in cui l’esule diventa finalmente se stesso. L’isola come rifugio e come libertà, come distanza dal mondo e insieme come luogo dell’incontro: è questa la geografia interiore che attraversa tutta l’opera di Henze e che il Festival ha scelto quest’anno come proprio filo conduttore.

Nate dall’amore condiviso dai due artisti per l’Italia meridionale, queste fantasie corali trasfigurano il paesaggio mediterraneo in una dimensione poetica di straordinaria intimità. Dai testi emergono frammenti di vita quotidiana: la processione per il santo patrono, il rumore del mare, lo splendore della luna, il fuoco sordo della terra vulcanica. Henze accoglie le suggestioni di Bachmann e le amplifica, integrando la dimensione poetica a quella musicale attraverso un linguaggio lirico ma complesso, capace di tenere insieme radici neoclassiche e istanze della modernità con una sensualità che è solo sua.

A rispondere a questa voce, a distanza di sessant’anni, è il compositore tedesco Philipp Maintz con jag die hunde zurück! (ricaccia indietro i cani!) (2023-24), nella sua prima esecuzione italiana. Il titolo è tratto da Die gestundete Zeit (Il tempo dilazionato), poesia di Bachmann del 1953 e il brano è scritto per sei soprani e sei percussionisti. Maintz racconta di aver immaginato questa musica sin da quando aveva vent’anni, quando la lettura di quei versi gli faceva risuonare nella mente «un gran numero di tamburi sotto cantilene molto acute di sei soprani»: un’immagine sonora che ha aspettato decenni prima di trovare la sua forma definitiva, arricchita da anni di riflessioni attorno alla parola della poetessa. Il compositore interpreta i testi di Bachmann «come un grido di Cassandra: uno sgretolarsi delle cose, un aprirsi e dissolversi, una fuga da tutto ciò che è familiare, insieme a un oscurarsi e a una minaccia di rovina imminente». La composizione di Philipp Maintz, che ha vissuto in Italia, a Roma, come borsista dell’Accademia Tedesca di Villa Massimo, è in prima esecuzione nazionale.

Completa il programma Minotauros Blues (1996) di Henze: una suite di sei brani per sei percussionisti che testimonia la passione del compositore per gli strumenti a percussione, affiancati allo studio del pianoforte e dell’armonia già nell’adolescenza. L’assenza delle voci non significa assenza di programmaticità: il titolo proietta l’ascoltatore in un contesto mitologico reso musicalmente attraverso un’estrema varietà timbrica – il rullante, il vibrafono, il glockenspiel, il guiro, la marimba, e perfino i crotali, gli antichi cimbali ereditati direttamente dalla tradizione musicale della Grecia classica. Una tavolozza percussiva che attraversa i secoli e i continenti per raccontare, con ironia e malinconia insieme, il blues di un mostro antico.

Ore 21.00 – Teatro dei Rinnovati – Gran Galà Sinfonico

Al Teatro dei Rinnovati, il Gran Galà Sinfonico vede l’Orchestra della Fondazione Luciano Pavarotti accogliere sul podio i Direttori allievi del Corso di Direzione d’Orchestra dell’Accademia Chigiana, sotto la guida di Daniele Gatti e Luciano Acocella. Mezzosoprano solista è Laura Polverelli.

Il primo di due Gran Galà Sinfonici che scandiscono il cuore del Festival è espressione di una delle formule più affascinanti e coraggiose della pedagogia chigiana: affidare a giovani direttori in formazione la responsabilità di un concerto vero, davanti a un pubblico vero, con un’orchestra di alto livello. Il risultato è ogni volta una serata di energia e freschezza interpretativa difficilmente replicabile altrove.

Il programma disegna una traiettoria d’ascolto che, ancora una volta, porta Henze al centro – questa volta non come compositore in prima persona, ma come presenza che orienta e trasforma il repertorio altrui. Si inizia con il Felix Mendelssohn dell’Ouverture Le Ebridi, il celebre poema sinfonico nato dall’impressione folgorante che la Grotta di Fingal, sull’isola scozzese di Staffa (ancora un’isola al centro dell’attenzione!), lasciò nel compositore durante il suo viaggio in Gran Bretagna. È il momento in cui Mendelssohn traduce la percezione paesaggistica – il fragore delle onde, la luce radente sul basalto, il vento sull’Atlantico – in struttura musicale pura, con un’economia di mezzi e una perfezione formale che ne fanno uno dei capolavori del romanticismo orchestrale. A seguire, i Wesendonck-Lieder di Richard Wagner nell’orchestrazione di Hans Werner Henze, interpretati dall’Orchestra con la partecipazione del mezzosoprano Laura Polverelli. Il rapporto di Henze con Wagner è una delle pagine più complesse e appassionanti della sua biografia intellettuale. Invitato nel 1972 da Wolfgang Wagner a curare la regia dei Meistersinger a Bayreuth, il suo allestimento – segnato da una lettura esplicitamente politica, volta a smascherare le strutture ideologiche sottese al testo – provocò una rottura definitiva con la famiglia Wagner, il festival e il suo pubblico. Da quella frattura nacquero, negli anni immediatamente successivi, i Präludien zu Tristan (1972-1973) e l’orchestrazione dei Wesendonck-Lieder (1976): un modo di fare i conti con il materiale wagneriano non per venerazione, ma per analisi, quasi per autopsia amorosa.

I Wesendonck-Lieder – cinque poesie per voce femminile composte da Wagner tra il 1857 e il 1858 su testi di Mathilde Wesendonck, la donna di cui era innamorato – sono, insieme al Siegfried-Idyll, le pagine non operistiche del compositore più eseguite al mondo. Parzialmente orchestrate dallo stesso Wagner, avevano goduto di una prima fortuna grazie alla celebre trascrizione tardo-romantica di Felix Mottl, che ne amplificava la densità sinfonica fino quasi a farne un’opera in miniatura. L’orchestrazione di Henze sceglie invece la via opposta: dieci fiati, arpa e un piccolo gruppo di archi, trasformando il ciclo in un’esperienza cameristica di straordinaria agilità e trasparenza. Ogni strumento ha una parte distinta, ogni timbro porta una responsabilità propria, e in questa chiarezza si rivelano con nuova nitidezza le armonie cromatiche di Wagner, le sue tensioni erotiche irrisolte, le sonorità notturne che anticipano il Tristano e che in questa veste più rarefatta acquistano una qualità quasi onirica. A dar voce a questi cinque notturni d’amore è Laura Polverelli, mezzosoprano di carriera internazionale e interprete di raffinata sensibilità, che del repertorio romantico tedesco è da anni una delle voci più autorevoli. Senese di nascita, torna a cantare nella sua città in una delle serate più attese del Festival.

La seconda parte del concerto è dedicata alla Sinfonia n. 3 in la minore “Scozzese” (1829-1842). Con essa si chiude idealmente il cerchio aperto dalle Ebridi: entrambe nascono dallo stesso viaggio in Scozia del 1829, dalla stessa folgorazione per le sue atmosfere – le brume, il mare del Nord, le rovine cariche di storia, la luce aspra delle Highlands. Se l’Ouverture fissava l’impressione immediata di un luogo, la Grotta di Fingal, la Scozzese – che Mendelssohn portò a compimento in oltre un decennio di lavoro — ne rappresenta l’esito maturo e meditato: non più la descrizione della natura, ma la sua interiorizzazione formale, la trasformazione dell’esperienza paesaggistica in architettura emotiva di straordinaria coerenza. Dalla scintilla di un’impressione alla grande forma sinfonica, la Scozia resta il paesaggio dell’anima che unisce le due partiture. Non è un caso che entrambe queste opere costituissero presenze costanti nel lavoro direttoriale di Henze: in Mendelssohn egli riconosceva una capacità di tenere insieme rigore e lirismo, forma e sentimento, che sentiva profondamente affine alla propria poetica.

Biglietteria e informazioni | I biglietti potranno essere acquistati, dai primi dal 4 giugno, on-line sui siti www.chigiana.org o www.TicketOne.it e presso le Biglietterie di Palazzo Chigi Saracini; il giorno del concerto la vendita proseguirà presso le rispettive sedi, a partire da due ore prima dello spettacolo.

Per consentire l’accesso agli spettacoli dal vivo di una ampia fascia di appassionati di musica, i biglietti avranno un prezzo unico di 25 euro (posti ridotti 20 euro), con prezzo speciale per gli studenti (5€). I concerti della sezione “Chigiana Factor” avranno tutti un prezzo di 5 euro. Sarà possibile acquistare Carnet di biglietti a prezzi speciali. I concerti in Piazza del Campo (18 e 19 luglio) saranno ad ingresso gratuito, con prenotazione obbligatoria e fino ad esaurimento posti. Si consiglia la prenotazione anche per gli Appuntamenti Musicali, anch’essi ad ingresso gratuito.

Riduzioni per gli under 26 e over 65 anni, per gli Abbonati MIV 2025/26 e altri enti convenzionati.
Per informazioni: tel. 0577-220922 oppure via e-mail: biglietteria@chigiana.org


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 marco crimi

Source link

Di