Nel centro cottura di Falconara Marittima il percorso di Vincenzo attraverso il Tirocinio di Inclusione Sociale. L’azienda rafforza il proprio impegno sul fronte dell’impatto sociale, affiancando alla qualità del servizio una visione d’impresa orientata alla persona e al territorio
Nel dibattito sulla sostenibilità d’impresa, accanto alle transizioni ambientali e digitali, cresce il peso di una terza dimensione sempre più strategica: quella sociale. È qui che si misura la capacità delle aziende di generare valore condiviso, costruendo opportunità, relazioni e percorsi di partecipazione all’interno delle comunità in cui operano.
Un principio che trova una declinazione concreta nell’esperienza avviata da Cimas Ristorazione a Falconara Marittima, dove il lavoro diventa strumento di inclusione attraverso un Tirocinio di Inclusione Sociale (TIS) realizzato in collaborazione con il Comune di Falconara e con la rete territoriale dei servizi e delle associazioni impegnate nell’accompagnamento delle persone fragili.
Il progetto ha come protagonista Vincenzo, inserito nel team del centro cottura dell’azienda. Un percorso che, al di là dell’aspetto formativo, assume il significato di un investimento sul capitale umano e sulla capacità del territorio di creare occasioni concrete di partecipazione sociale.
Nel centro cottura di Falconara, ogni giornata è scandita da attività operative, relazioni professionali, responsabilità condivise e momenti di confronto con colleghi e colleghe. Elementi apparentemente ordinari che, nel contesto di un percorso di inclusione, assumono un valore decisivo. Il lavoro diventa infatti uno spazio nel quale recuperare autonomia, rafforzare competenze e costruire fiducia nelle proprie capacità.
In un Paese che continua a confrontarsi con il tema dell’inclusione lavorativa delle persone in condizioni di fragilità, esperienze di questo tipo mostrano come il lavoro possa rappresentare uno degli strumenti più efficaci di integrazione sociale. Non soltanto perché offre un’opportunità occupazionale, ma perché restituisce alla persona un ruolo riconosciuto all’interno di una comunità.
È proprio questa la funzione più profonda del Tirocinio di Inclusione Sociale: creare un ponte tra il sistema dei servizi, le istituzioni e il mondo produttivo. Un ponte che consente di trasformare politiche sociali e interventi pubblici in esperienze concrete, vissute ogni giorno nei luoghi del lavoro.
«Accogliere Vincenzo nel nostro gruppo significa dare concretezza a una responsabilità che sentiamo profondamente», spiega Jacopo Sansuini. «L’inclusione non si costruisce attraverso dichiarazioni di principio ma nei luoghi reali della quotidianità, nei rapporti che si instaurano tra colleghi, nella fiducia reciproca, nella possibilità di mettere a frutto le proprie capacità. Ogni persona possiede competenze, sensibilità e potenzialità che meritano di essere riconosciute e valorizzate».
Per Cimas, società benefit attiva nella ristorazione collettiva, l’iniziativa si inserisce in una visione dell’impresa che considera la sostenibilità sociale una componente integrante del proprio modello di sviluppo. Un approccio che assume un significato particolare in un settore come quello della ristorazione collettiva, chiamato ogni giorno a interagire con scuole, famiglie, lavoratori, amministrazioni pubbliche e comunità locali.
La preparazione e la distribuzione dei pasti rappresentano infatti soltanto una parte dell’attività aziendale. L’altra riguarda la capacità di costruire relazioni e generare impatto positivo nei territori serviti. In questo senso, l’inclusione lavorativa diventa un tassello di una strategia più ampia di coesione sociale, che riconosce nell’impresa un soggetto attivo dello sviluppo delle comunità.
L’esperienza di Vincenzo evidenzia anche un altro aspetto spesso meno visibile ma altrettanto rilevante: i benefici che questi percorsi producono all’interno delle organizzazioni. L’inserimento di persone provenienti da situazioni di fragilità contribuisce infatti ad accrescere la sensibilità dei gruppi di lavoro, favorendo una cultura aziendale fondata sul rispetto delle differenze e sulla valorizzazione delle diversità come risorsa.
Si tratta di un processo che genera valore in entrambe le direzioni. Da un lato offre alla persona un’opportunità concreta di crescita e partecipazione; dall’altro rafforza il senso di responsabilità sociale dell’impresa e la sua capacità di interpretare un ruolo attivo nello sviluppo della comunità.
«Il valore di un’azienda non si misura soltanto attraverso i risultati economici o la qualità dei servizi erogati», aggiunge Sansuini. «Si misura anche nella capacità di creare relazioni positive e di contribuire al benessere del territorio. Il percorso di Vincenzo ci ricorda che il lavoro può essere uno straordinario strumento di dignità e cittadinanza. Per questo siamo grati al Comune di Falconara Marittima e a tutti i soggetti coinvolti: l’inclusione funziona quando istituzioni, imprese e comunità condividono la stessa responsabilità».
In un contesto economico in cui il tema dell’impatto sociale sta assumendo un peso crescente nelle strategie aziendali, iniziative come quella promossa da Cimas mostrano come la sostenibilità possa tradursi in pratiche concrete e misurabili. Non attraverso interventi straordinari, ma attraverso la quotidianità del lavoro. Perché è proprio nei luoghi ordinari della produzione, tra una preparazione e una consegna, tra un turno e una pausa condivisa, che l’inclusione trova la sua dimensione più autentica. Ed è lì che il lavoro torna a essere non soltanto un fattore economico, ma uno strumento di cittadinanza, autonomia e partecipazione.
Cimas, società benefit della ristorazione collettiva
Fondata nel 1984, Cimas Ristorazione è una società benefit e rappresenta oggi una delle principali realtà della ristorazione collettiva nel Centro Italia. In oltre quarant’anni di attività l’azienda ha costruito una presenza diffusa in sei regioni, sviluppando servizi dedicati a scuole, enti pubblici, comunità e strutture socio-assistenziali, ai quali si affiancano attività di catering e ristorazione organizzata.
La società gestisce oltre 50 mense e serve mediamente circa 15mila pasti al giorno, grazie al lavoro di 350 professionisti specializzati, confermandosi una realtà capace di coniugare dimensione industriale, qualità del servizio e radicamento territoriale.
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