C’è un modo per capire davvero le priorità di chi amministra: non ascoltare i discorsi, ma leggere i numeri. E i numeri dell’Allegato 2 del Dl 203 che sarà in discussione il prossimo mercoledì nella terza Commissione “Bilancio”, la cosiddetta Tabella A sulla variazione di bilancio, raccontano una storia che difficilmente potrebbe essere citata in un comunicato stampa istituzionale del “campo largo”.
Un unico salvadanaio per i rally.
Il meccanismo contabile è, di per sé, abbastanza semplice da capire anche per chi non mastica bilanci pubblici: quasi tutte le spese elencate nell’allegato attingono dallo stesso capitolo, il Fondo Salvaguardia Equilibri (M20-P03-T1). È lo stesso fondo che copre, tra le altre cose, l’incremento di equilibrio del Servizio Sanitario Regionale (11,4 milioni di euro), la specialistica ambulatoriale (quasi 2,8 milioni l’anno per tre anni), il monitoraggio della glicemia (5 milioni l’anno), il rimborso delle strutture con personale infermieristico, i medicinali salvavita di classe C, il fondo per la non autosufficienza (1,68 milioni l’anno) e il programma “Dopo di noi” per la vita indipendente delle persone con disabilità, fermo a 200mila euro l’anno.
Ebbene, da quello stesso fondo, nello stesso allegato, nella stessa tabella, si finanziano anche il Rally WRC Italia Sardegna (900mila euro l’anno per tre anni, più altri 3,5 milioni aggiuntivi coperti da entrate costituzionali, per un totale che sfiora i 6,3 milioni di euro), il Rally Storico e Golfo Asinara (100mila euro l’anno, più 700mila euro extra), le tappe della Vuelta a España in Sardegna (4 milioni nel 2026 e altri 3,5 milioni nel 2027, per 7,5 milioni di euro complessivi destinati a un evento ciclistico di poche ore di diretta televisiva), il Giro Sardegna (oltre 2 milioni tra 2026 e 2027) e gli eventi di Capodanno, finanziati con 3 milioni di euro l’anno per due anni consecutivi.
La Sardegna che spende in fondazioni, la Sardegna che aspetta i medici.
Il capitolo culturale-identitario merita un capitolo a parte. Nella variazione di bilancio si citano quasi 1,3 milioni per la Fondazione Satta per “attività istituzionali”, alla Fondazione Domus-Unesco 1 milione di euro, alle celebrazioni per il Nobel a Grazia Deledda 100mila euro. Il Piano di gestione dei Domus de Janas, da solo, assorbe oltre 18,5 milioni di euro tra il 2026 e il 2028: cifra probabilmente giustificabile in sé, vista la candidatura UNESCO, ma che nell’insieme compone un quadro in cui la voce “cultura ed eventi” finisce per pesare, sommata, diverse decine di milioni di euro, a fronte di un Fondo per la non autosufficienza che negli stessi tre anni non supera i 5 milioni complessivi. E se qualcuno/a ha ancora l’ardire di parlare di sanità come priorità nell’Isola, meglio dare una occhiata ai numeri.
E poi c’è lei, la voce che più di ogni altra racconta il livello di dettaglio , o forse di casualità , con cui viene costruito un bilancio regionale: 50mila euro per la manutenzione del portale “Sardegna Biblioteche” (ART. 5, comma 12, capitolo M05-P02-T1), prelevati anch’essi dal Fondo Salvaguardia Equilibri. Cinquantamila euro non sono, ovviamente, una cifra che sposta gli equilibri di un bilancio da oltre 215 milioni di euro complessivi di oneri quantificati per il 2026. Ma è proprio questo il punto: se anche per la manutenzione ordinaria di un sito web (costeranno così tanto nel 2026?), finisce elencata riga per riga in un allegato tecnico che disciplina le coperture finanziarie della manovra, viene da chiedersi con quale logica di scala si stiano ordinando le priorità di spesa di un’amministrazione regionale che, negli stessi articoli, fatica a trovare risorse aggiuntive stabili per liste d’attesa, carenza di personale sanitario nei presidi periferici o servizi per la disabilità.
Il problema non è la singola voce, è la somma.
Nessuno vuole sostenere che un rally, una tappa di Vuelta o una fondazione culturale siano di per sé illegittimi: sono scelte politiche legittime, che possono generare ritorni in termini di immagine, indotto turistico e occupazione stagionale. Il problema è la somma, e soprattutto è il fatto che tutte queste voci , eventi sportivi, marketing territoriale, fondazioni, portali web , pescano dallo stesso, identico paniere di risorse che dovrebbe garantire gli equilibri della sanità pubblica sarda, un sistema che ogni anno fa i conti con liste d’attesa chilometriche, carenza cronica di medici nei piccoli centri e un pronto soccorso spesso al collasso nei mesi estivi, proprio quando la popolazione dell’isola si moltiplica per l’arrivo dei turisti che quegli stessi eventi sportivi e culturali dovrebbero attirare.
Spese che non possono, peraltro, far venire alla luce i rilievi del MEF per la violazione dell’art. 3 della Costituzione, condivisi lo scorso anno, e della procuratrice generale della Corte dei Conti, Valeria Motzo, che proprio con la sua requisitoria ha, la scorsa settimana, ricordato l’inconsistenza dell’attuale mandato politico al governo della regione.
Sommando solo le voci più evidentemente “di rappresentanza o immagine” indicate nell’allegato , rally, Vuelta, Giro, Capodanno, fondazioni varie, marketing territoriale, celebrazioni Deledda , si superano abbondantemente i 35 milioni di euro nell’arco del triennio 2026-2028. Una cifra che, per fare un solo paragone diretto contenuto nello stesso documento, è quasi sette volte superiore a quanto stanziato nello stesso periodo per il Fondo Non Autosufficienza. Ancora, quasi la stessa somma (34 milioni di euro) che basterebbe per coprire iil taglio dell’addizionale comunale negli aeroporti richiesta dalle compagnie low cost che muovono – decisamente con più performance positive rispetto all’attuale paradigma della continuità territoriale aerea – sardi e turisti da e per la Sardegna.
Alla fine, la domanda che l’Allegato 2 pone (in attesa di leggere le tabelle degli emendamenti puntuali della prossima manovrina) al di là delle giustificazioni tecniche di ogni singola voce, è la stessa che dovrebbe porsi qualunque cittadino sardo che legga questi numeri: se anche 50mila euro per un portale web trovano posto, nero su bianco, in una tabella di bilancio regionale, che senso ha continuare a sentirsi dire che “le risorse non ci sono” quando si parla di liste d’attesa, di medici di base introvabili nei paesi dell’entroterra o di servizi sociali per le famiglie più fragili?
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Gabriele Frongia
Source link

