Per quattro leggi di Bilancio consecutive il baricentro degli interventi fiscali è stato spostato sui redditi bassi e medio-bassi. Adesso, almeno nelle intenzioni del ministro dell’Economia, potrebbe arrivare una correzione di rotta. Nel corso dell’Advisory Board Day organizzato da RCS Academy, Giancarlo Giorgetti ha infatti annunciato che il prossimo passo della riforma fiscale dovrebbe riguardare i redditi medio-alti, una categoria che negli ultimi anni ha assistito quasi esclusivamente all’aumento della pressione fiscale relativa e alla progressiva esclusione dai benefici introdotti dalle varie manovre.
La svolta annunciata sui redditi medio-alti
Intervistato dal direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana, davanti a una platea di manager delle principali imprese italiane, il titolare del Mef ha spiegato che gli spazi “ordinari” della prossima legge di Bilancio saranno utilizzati per compiere “un altro passo della riforma fiscale”, questa volta a vantaggio dei redditi medio-alti.
Un’affermazione che segna una discontinuità politica non trascurabile. Lo stesso Giorgetti ha ricordato come i tagli fiscali e contributivi degli ultimi anni siano stati indirizzati soprattutto ai contribuenti con redditi fino a 35-40 mila euro. Sui dettagli, tuttavia, il ministro mantiene il massimo riserbo: “Ho le mie idee, ma devo mettermi d’accordo con gli altri”.
La sensazione, però, è che proprio qui possa trovarsi il cuore della prossima manovra. Dopo quattro anni in cui il ceto produttivo e i contribuenti con redditi medio-alti sono stati chiamati a finanziare gran parte degli interventi redistributivi, il governo sembra essersi finalmente accorto dell’esigenza di riequilibrare il sistema.
Una manovra tra fisco, energia e difesa
Accanto alla riforma fiscale, Giorgetti ha richiamato gli spazi “straordinari” aperti dalla deroga al Patto di stabilità europeo, ottenuta, come ha osservato lui stesso, “miracolosamente” anche per le spese energetiche oltre che per quelle destinate alla difesa.
Sul fronte energetico, il ministro ha spiegato che gli interventi saranno orientati al sostegno della produzione da fonti sostenibili, citando in particolare l’efficientamento degli edifici pubblici: “Penso a come funziona ora il riscaldamento e il condizionamento in scuole e ospedali”.
Per quanto riguarda la difesa, invece, l’obiettivo è incrementare la spesa dello “0,3% del Pil nel 2027 e dello 0,6% nel 2028”, per un ammontare complessivo di circa 19 miliardi. Un piano che, nelle intenzioni del governo, dovrà tradursi non soltanto in un rafforzamento militare in senso stretto, ma anche in maggiori investimenti nella cybersecurity.
Giorgetti ha inoltre chiarito che tali investimenti dovrebbero favorire, “se possibile, i campioni nazionali”, citando esplicitamente Leonardo e Fincantieri, aziende che sarebbero state “sollecitate a cambiare velocità in termini di capacità di offerta”.
La crescita che manca e il nodo dei salari
Nel suo intervento, il ministro dell’Economia è tornato anche sui problemi strutturali del Paese. A partire dalla crescita economica, che continua a essere debole.
“Abbiamo problemi di bassa crescita”, ha osservato Giorgetti, aggiungendo che il fenomeno è legato anche al declino demografico e al venir meno delle forniture energetiche russe: “Abbiamo rinunciato alle forniture di gas dalla Russia e ora compriamo a prezzi più alti da altri Paesi”.
Il tema dei salari resta altrettanto centrale. Da una parte, il ministro ha rivendicato la detassazione al 5% degli aumenti contrattuali introdotta dal governo; dall’altra ha chiamato in causa il sistema produttivo italiano, sottolineando che “se i giovani vanno all’estero, il mea culpa deve essere collettivo e non solo del governo”.
Parole che fotografano una realtà ormai consolidata: senza crescita della produttività e senza retribuzioni più competitive, l’Italia continuerà a perdere capitale umano qualificato.
“Fare le banche” e sostenere le imprese
Giorgetti ha poi rivolto un appello al settore bancario, anticipando temi che oggi ha ripreso anche all’assemblea generale dell’Abi. “Fare le banche” significa, secondo il ministro, non far mancare credito e sostegno alle imprese, in particolare alle piccole aziende e alle start-up. Un invito a superare “la pura logica degli algoritmi” per tornare a valutare concretamente la qualità dei singoli progetti imprenditoriali.
In un contesto economico caratterizzato da investimenti in rallentamento e forte incertezza internazionale, il rapporto tra sistema creditizio e tessuto produttivo resta infatti uno dei fattori decisivi per la competitività del Paese.
Niente elezioni anticipate e la “vera sovranità”
Nel corso dell’incontro non è mancato un passaggio sulla politica. “Già è complicato fare il ministro dell’Economia nell’ultimo anno prima delle elezioni, se poi si anticipa il voto diventa ancora più complicato. Quindi io sono contrario alle elezioni anticipate”, ha affermato Giorgetti. Con la consueta ironia, il ministro ha poi aggiunto: “Basta non leggere i giornali, non stare sui social e non guardare la tv. Si resta così nella diligenza e non ci si accorge degli apache. Se poi mi catturano… spero non mi facciano lo scalpo”.
Infine, uno sguardo all’Europa e al dopo-Pnrr. Secondo Giorgetti, terminata la stagione del debito comune europeo, difficilmente si assisterà a nuove emissioni simili al Next Generation EU: “In Europa la considerano una bestemmia”. Rivendicando la tenuta dei conti pubblici italiani e la riduzione dello spread registrata dall’insediamento del governo, il ministro ha definito questo risultato “la vera sovranità”. Un concetto che, al netto delle formule, si traduce nella possibilità di finanziare investimenti e politiche pubbliche senza dipendere esclusivamente dalla benevolenza dei mercati.
Resta ora da capire se alle parole seguiranno i fatti. Perché, dopo quattro manovre che hanno guardato altrove, i contribuenti con redditi medio-alti attendono da tempo un segnale concreto. E il prossimo autunno dirà se l’annuncio dell’Advisory Board Day rappresenta davvero un cambio di paradigma oppure soltanto una promessa destinata a restare sulla carta.
Enrico Foscarini, 15 luglio 2026
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