Il Gruppo Panini, storica azienda modenese delle figurine, potrebbe avviare un riassetto azionario dopo i Mondiali di calcio in corso tra Stati Uniti, Canada e Messico.
Secondo quanto riportato da Il Sole 24Ore qualche giorno fa, gli azionisti hanno scelto Citi come consulente finanziario per valutare le opzioni strategiche, tra cui una vendita totale o parziale della società e una possibile quotazione in borsa. La fase più operativa del processo potrebbe partire proprio dopo l’estate, una volta conclusa la manifestazione iridata, che tradizionalmente dà una spinta significativa ai ricavi dell’azienda.
Le tre opzioni sul tavolo
Panini, pur confermando la fase di analisi strategica, ha voluto smentire con una nota ufficiale l’ipotesi di una cessione a un concorrente diretto. Le opzioni attualmente allo studio includono il mantenimento della struttura proprietaria senza cambiamenti, la quotazione in Borsa e l’apertura del capitale a un grande investitore strategico.
L’azienda ha precisato che una vendita a un concorrente non sarà perseguita, poiché l’obiettivo è espandere l’azienda, non eliminarla, definendo prive di fondamento eventuali voci su scenari alternativi.
Secondo fonti vicine al dossier, gli azionisti dovrebbero decidere entro fine anno, dopo aver già ricevuto manifestazioni di interesse da una ventina di potenziali acquirenti tra fondi di private equity e gruppi sportivi e mediatici. Non mancano le incognite sulla valutazione: le fluttuazioni degli utili rendono difficile stabilire con precisione il valore dell’azienda, a controllo familiare, mentre due fonti finanziarie sottolineano l’ulteriore incertezza legata a una causa giudiziaria in corso negli Stati Uniti. La cifra che circola con maggiore insistenza è comunque quella di una valutazione target di circa 5 miliardi di euro.
Un tentativo non nuovo adesso accelerato da un lutto
Non è la prima volta che il nome di Panini viene accostato a un cambio di proprietà. Le voci di una possibile cessione si sono rincorse più volte negli anni: nel luglio 2013 sembrava vicina una cessione ai fondi con Nomura come advisor; nel 2015 l’azienda faceva capo, tramite Id4 Investimenti, a Fineldo e a Sallustro. Nuove indiscrezioni sono circolate nel gennaio e nel settembre 2019, con un’offerta di circa un miliardo di euro da parte di un gruppo industriale statunitense, mentre nel febbraio 2021 Panini veniva valutata oltre 2 miliardi di euro, salvo poi tornare sui propri passi. Numeri lontani, comunque, dagli oltre 8 miliardi di dollari ipotizzati nel 2021 per la trattativa con la Spac americana Slam Corp, co-fondata dall’ex campione di baseball Alex Rodriguez, anch’essa naufragata.
Questa volta, però, il processo appare più strutturato. La spinta arriva soprattutto dalla morte, avvenuta lo scorso anno, dell’azionista e amministratore delegato Aldo Hugo Sallustro, che aveva guidato l’azienda per oltre tre decenni supervisionandone l’espansione negli Stati Uniti. Panini è controllata dalle famiglie Baroni e Sallustro, e proprio la scomparsa del manager sembra aver reso più urgente una riflessione sul futuro assetto proprietario del gruppo.
Il nodo Fanatics e la concorrenza sul mercato globale
Il contesto competitivo attorno a Panini è profondamente cambiato negli ultimi anni, soprattutto per la crescita di Fanatics, colosso statunitense del merchandising sportivo che con l’acquisizione di Topps nel 2022 ha rafforzato la propria presenza nel mercato globale delle figurine e delle carte collezionabili. Il passaggio più rilevante riguarda la Fifa, che ha affidato a Fanatics, tramite Topps, la licenza esclusiva per figurine, trading card e giochi di carte collezionabili a partire dal 2031. Panini manterrà comunque i diritti per i Mondiali 2026 e 2030, oltre ad altre competizioni Fifa già previste dal contratto in essere.
La rivalità tra i due gruppi si gioca però anche in tribunale. Panini America ha citato in giudizio Fanatics presso un tribunale statunitense nel 2023, accusando la società concorrente di tentare di dominare illecitamente il mercato, in una causa che secondo alcune fonti potrebbe protrarsi fino al 2027-2028. Non tutti, dal fronte opposto, sembrano interessati a un’acquisizione: a dicembre il Ceo di Fanatics, Michael Rubin, aveva dichiarato al magazine The Athletic di non essere interessato all’acquisto di Panini. Nel frattempo il Gruppo modenese continua a puntare sullo sviluppo di nuovi mercati, tra cui quello cinese, per bilanciare la pressione competitiva sul fronte nordamericano.
Dal chiosco di Modena a colosso mondiale delle figurine
La storia di Panini nasce quasi per caso. Nel 1960 i fratelli Giuseppe e Benito Panini, titolari di un’agenzia di distribuzione giornali a Modena ereditata dall’esperienza del chiosco di famiglia in Corso Duomo, rilevarono da un piccolo editore milanese uno stock invenduto di figurine di calciatori, che risistemarono in bustine a sorpresa vendendone circa tre milioni di copie. Il successo dell’operazione li convinse a fondare, nel 1961, la Edizioni Panini, lanciando la prima raccolta “Calciatori” con il milanista Nils Liedholm in copertina. Ai due fondatori si aggiunsero presto gli altri due fratelli, Umberto e Franco, completando il quartetto che avrebbe guidato l’azienda fino al 1988.
La crescita fu rapidissima: da un fatturato di circa 2,4 miliardi di lire nel 1972, l’azienda arrivò a 165 miliardi di lire nel 1986, con il 70% dei ricavi generato all’estero e oltre 600 dipendenti, arrivando a controllare fino al 70% del mercato mondiale delle figurine. Dopo il tentativo fallito di quotazione in Borsa alla fine degli anni Ottanta, la proprietà passò di mano più volte — dal gruppo britannico Maxwell a Bain Gallo Cuneo e De Agostini, fino alla statunitense Marvel Entertainment — tornando pienamente italiana nel 1999 grazie a una cordata guidata da Fineldo, la finanziaria della famiglia Merloni. Nel 2016 Fineldo uscì dal capitale e, tramite un leveraged buyout da oltre 700 milioni di euro, la proprietà passò ad Aldo Hugo Sallustro e ad Anna e Maria Teresa Baroni, l’assetto sostanzialmente rimasto fino a oggi.
Gli ultimi anni tra crescita, tensioni legali e nuove sfide
L’ultimo periodo è stato segnato da risultati solidi ma anche da forti turbolenze. Il fatturato del gruppo, che nel 2020 superava già gli 800 milioni di euro, è cresciuto ulteriormente nel post-pandemia grazie al boom del collezionismo sportivo e ai grandi eventi calcistici: secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, i ricavi di Panini nel 2024 avrebbero toccato circa 1,9 miliardi di dollari. Un salto imponente rispetto a un decennio fa, trainato dall’espansione statunitense di Panini America nel settore delle trading card NBA, NFL e WNBA, ottenuta anche grazie all’acquisizione del marchio Donruss/Playoff.
Parallelamente, però, si è intensificato lo scontro con Fanatics, che ha progressivamente eroso alcune licenze storiche di Panini in ambito sportivo americano, sfociando nelle cause legali tuttora pendenti nel tribunale del distretto sud di New York. La perdita, dal 2031, dell’esclusiva Fifa a favore di Topps rappresenta un colpo strategico non da poco, anche se attutito dal mantenimento dei diritti sui Mondiali 2026 e 2030. Sul piano societario, la scomparsa nel 2025 dell’amministratore delegato Aldo Hugo Sallustro ha accelerato la riflessione sul futuro dell’azionariato, portando all’attuale mandato conferito a Citi. Un gruppo che, dunque, arriva all’appuntamento dei Mondiali 2026 con conti in salute ma con un futuro proprietario tutto da scrivere.
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