Tra algoritmi globali e capitalismo familiare, viaggio in una banca italiana di dimensioni intermedie che ha fatto dell’innovazione, della consulenza e della prossimità una strategia industriale.
Immaginate un tavolo da poker in cui i giocatori seduti si chiamano Intesa Sanpaolo, UniCredit e Banco BPM: corazzate sistemiche che muovono centinaia di miliardi presidiano i mercati internazionali e distribuiscono tecnologia, credito e prodotti finanziari su scala industriale. In un settore spesso raccontato con la formula “o cresci o scompari”, esiste però uno spazio che i grandi numeri non riescono a cancellare: quello delle banche indipendenti di dimensione intermedia, troppo piccole per vincere sul volume ma abbastanza specializzate per competere sulla velocità, sulla qualità della relazione e sulla capacità di costruire nicchie redditizie.
Il Gruppo Sella rappresenta un esempio significativo: con radici storiche a Biella e una proprietà ancora familiare, ha sviluppato infrastrutture orientate all’Open Finance europeo. La questione non è se possa raggiungere la scala dei grandi gruppi, ma se sia in grado di trasformare l’indipendenza, la tecnologia e la prossimità al cliente in un rendimento industriale superiore al costo del capitale.
Per i banker e per i cacciatori di talenti del wealth management, le strutture di questo tipo diventano interessanti quando offrono maggiore autonomia professionale, filiere decisionali meno stratificate e accesso diretto al top management. Per gli analisti rappresentano invece un test di sostenibilità: capitale, liquidità e qualità del credito devono convivere con investimenti tecnologici, compliance e costi fissi che, in proporzione, pesano più che nei grandi gruppi. Per il correntista, la questione è ancora più concreta: sicurezza, assistenza, costi, qualità dell’app e la possibilità di trovare una persona quando l’algoritmo non basta.
La vera scommessa di Sella non è soltanto restare indipendente. È dimostrato che la prossimità umana, le piattaforme digitali, il wealth management e l’advisory possono essere combinati in un modello scalabile. È qui che la storia della banca smette di essere una celebrazione familiare e diventa un caso industriale europeo.
1. LA CASSAFORTE DI FAMIGLIA: STORIA, GOVERNANCE E SICUREZZA
La storia comincia il 23 agosto 1886, quando il giovane ingegnere Gaudenzio Sella fondò, insieme a sei fratelli e cugini, la società in accomandita Gaudenzio Sella & C. L’idea di creare una banca fu ispirata da Quintino Sella, all’interno di una famiglia già coinvolta nella prima industrializzazione italiana e nel settore tessile. La banca nasce quindi nell’economia produttiva, non come articolazione di un conglomerato finanziario.
Questo tratto originario continua a contare. La relazione con imprenditori, famiglie e territorio non sostituisce i rating, i modelli interni e la disciplina creditizia, ma può migliorare la qualità dell’informazione. In un mercato in cui molti processi vengono centralizzati, la conoscenza diretta del cliente resta un vantaggio solo se si traduce in decisioni migliori, non in un’indulgenza al rischio.
La trasformazione nazionale porta soprattutto il nome di Maurizio Sella. Entrato in banca nel 1966, partì dallo sportello e ne guidò lo sviluppo come amministratore delegato e direttore generale dal 1974 al 2002. Dal 1998 al 2006 fu presidente dell’ABI e, dal 1998 al 2004, presidente della Federazione Bancaria Europea. Attraversò le privatizzazioni, il consolidamento e l’adozione dell’euro. Non soltanto un banchiere di famiglia, dunque, ma una figura istituzionale del sistema bancario italiano ed europeo.
Il capitalismo familiare può favorire orizzonti più lunghi rispetto alla pressione trimestrale dei mercati, ma non garantisce automaticamente una buona governance. Una banca familiare non è, per definizione, più sicura di una quotata e una proprietà stabile non sostituisce capitale, liquidità, controlli e qualità degli attivi. Il punto a favore di Sella è che la continuità proprietaria è stata affiancata progressivamente da una governance più istituzionalizzata.
Nel 2025 la presidenza di Banca Sella Holding è stata affidata a Giovanni Petrella, accademico ed esperto di economia degli intermediari, mentre Pietro Sella ha mantenuto il ruolo di amministratore delegato. Nell’ottobre dello stesso anno, Petrella ha assunto anche la presidenza di Banca Sella. La famiglia mantiene il controllo azionario, ma la leadership ora include una figura indipendente con esperienza in ambito rischio, governance e asset management. Questo passaggio è fondamentale per garantire che la tradizione non si trasformi in autoreferenzialità.
I numeri prudenziali offrono una base concreta. Al 31 marzo 2026, il CET1 ratio del Gruppo Sella era pari al 13,82%, contro un requisito complessivo comunicato per il 2026 pari all’8,55%. Banca Sella, considerata singolarmente, mostrava un CET1 pari al 19,22%. Il Liquidity Coverage Ratio del Gruppo era pari al 208,7% e il Net Stable Funding Ratio al 140,5%, entrambi ben al di sopra della soglia regolamentare del 100%. L’NPL ratio netto era all’1,3%; per Banca Sella, all’1,2%.
Il CET1 misura il capitale di qualità migliore rispetto agli attivi ponderati per il rischio e indica la capacità di assorbire perdite. Il LCR misura la disponibilità di attività liquide sufficienti a fronteggiare uno stress di breve periodo. L’NPL ratio, invece, misura il peso dei crediti deteriorati. Nessun indicatore, preso da solo, certifica l’assenza di rischio; insieme, però, descrivono una posizione patrimoniale e di liquidità robusta.
Per il correntista esiste inoltre il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, che garantisce fino a 100.000 euro per depositante e per banca, aggregando i rapporti intestati alla stessa persona presso lo stesso istituto. La protezione riguarda i depositi ammissibili, non le azioni, le obbligazioni bancarie o i prodotti di investimento. È una rete di sicurezza importante, ma non va confusa con una garanzia generale della banca o con i rendimenti promessi.
UNA BANCA, MOLTE FABBRICHE: LA MAPPA REALE DELL’ECOSISTEMA SELLA
Per capire perché Sella non sia una semplice banca regionale bisogna guardare alla sua architettura industriale. La mappa dei loghi, tuttavia, mescola società giuridiche, divisioni operative, marchi commerciali e piattaforme. Banca Sella è il motore commerciale e retail del Gruppo, con attività di credito, raccolta, pagamenti e servizi digitali. Banca Patrimoni Sella & C. presidia il private banking e il wealth management, affiancando alla gestione dei portafogli le esigenze fiscali, successorie e societarie. HYPE, dopo l’acquisizione del restante 50% e la fusione del marzo 2026, è ormai un marchio digitale integrato in Banca Sella.
Nel credito specializzato operano Sella Personal Credit, attiva nel credito al consumo, nei prestiti personali e nelle carte rateali; Nephis, agente finanziario focalizzato sulla cessione del quinto; e Sella Leasing, che finanzia beni strumentali, immobili, veicoli, energia e nautica. Sella Broker completa il presidio dei rischi attraverso l’intermediazione e la consulenza assicurative.
Nella gestione del capitale, Sella SGR offre fondi, Sicav, previdenza e servizi per investitori istituzionali; Sella Fiduciaria svolge attività fiduciarie e di family office; Sella Venture Partners gestisce fondi alternativi di venture capital, mentre Sella Direct Ventures coordina investimenti diretti in startup e in fondi specializzati. Sella Financial Markets non è una banca separata, ma l’area di trading, market making, tesoreria e gestione della liquidità. Sella Corporate & Investment Banking è la divisione dedicata a M&A, debtadvisory, private debt, leveraged e acquisitionfinance e capital raising.
La tecnologia è l’altra fabbrica del Gruppo. Fabrick sviluppa infrastrutture di Open Finance, pagamenti ed embedded finance per banche, fintech e imprese; Axerve, marchio operativo di Fabrick, presidia l’accettazione dei pagamenti fisici e digitali. Centrico fornisce servizi ICT e-businessprocess outsourcing. Sellalab accompagna PMI e distretti nei percorsi di innovazione; Fintech District connette startup, investitori, banche e corporate; dpixel svolge attività di scouting, incubazione e accelerazione.
Non è una semplice proliferazione di marchi. È un tentativo di presidiare l’intero ciclo finanziario del cliente: dal conto al credito, dal patrimonio alla finanza straordinaria, dai pagamenti alla tecnologia. Il vantaggio consiste nell’aumentare i ricavi derivanti dalla stessa relazione e nel ridurre la dipendenza dal solo margine d’interesse. Il rischio è la complessità. La prova decisiva non è quanti loghi compaiono nella mappa, ma se ogni piattaforma genera un ritorno superiore al costo del capitale e se le società dialogano davvero, senza duplicare funzioni e costi.
SICUREZZA IN TRE NUMERI
- CET1 Gruppo Sella, marzo 2026: 13,82%.
- LCR Gruppo Sella: 208,7%, contro un minimo regolamentare del 100%.
- NPL ratio netto: 1,3%.
Sono indicatori di capitale, di liquidità e di qualità del credito. Non eliminano il rischio, ma consentono di valutarlo su basi oggettive.
2. IL LABORATORIO INVISIBILE: DALLA BANCA DI PROVINCIA ALL’OPEN FINANCE
Definire Sella una banca tradizionale che si è digitalizzata sarebbe riduttivo. L’innovazione è parte integrante della sua storia: dalle macchine Chubb, precursori degli ATM, alla compravendita azionaria online, fino al mobile banking e alle piattaforme API. L’aspetto rilevante non è solo l’adozione precoce della tecnologia, ma anche la capacità di trasformare le competenze interne in prodotti commercializzabili all’esterno.
La svolta più interessante è Fabrick, nata nel 2018 per costruire una piattaforma aperta tra banche, fintech e imprese. Il modello non consiste nel “mettere in affitto la licenza bancaria”. Consiste nell’orchestrare servizi regolamentati, pagamenti, accesso ai conti, dati e soluzioni di embedded finance tramite API integrate nei processi di altri operatori. La licenza, ove necessario, resta all’interno di una catena di responsabilità e controlli; il valore commerciale è la capacità di ridurre tempi, complessità e costi di integrazione.
Il caso BBVA rende il concetto concreto. Per il lancio della banca digitale in Italia, il gruppo spagnolo ha utilizzato, attraverso Banca Sella e Fabrick, componenti per elaborare pagamenti domestici come F24, bollettini, CBILL e pagoPA. In dieci mesi la piattaforma ha contribuito a integrare funzionalità che BBVA avrebbe altrimenti dovuto sviluppare o acquistare separatamente. Non è il piccolo che imita il grande: è un operatore di dimensione intermedia che monetizza una competenza specialistica rivolta a un pubblico globale.
Nel primo trimestre 2026 Fabrick e le controllate – Fabrick Solutions Spain, Judopay e finAPI – hanno generato ricavi netti per 18,4 milioni di euro, in crescita del 22%. L’86% proveniva da ricavi ricorrenti. Le controparti collegate erano 633 e le chiamate API superavano 1,7 miliardi al mese. Per un analista, questo è il dato chiave: la tecnologia smette di essere una voce puramente difensiva e diventa un’infrastruttura con ricavi ricorrenti, maggiore visibilità e potenziale di scalabilità a livello internazionale.
L’acquisizione del 75% della tedesca finAPI, completata a giugno 2025, conferma la direzione: Sella non utilizza l’Open Finance solo per proteggere il mercato domestico, ma per costruire una presenza europea. È una strategia di consolidamento selettivo, più vicina all’acquisto di competenze e distribuzione che alla tradizionale fusione bancaria basata sulla sola raccolta di sportelli.
EURO DIGITALE: DUE POSIZIONI NELLA STESSA INFRASTRUTTURA EUROPEA
Il posizionamento sull’euro digitale rende il caso ancora più interessante. Nell’ottobre 2025, la BCE ha selezionato il raggruppamento Almaviva-Fabrick come primo classificato per il framework per lo sviluppo dell’app dell’euro digitale e del relativo software development kit destinato ai prestatori di servizi di pagamento. Il contratto quadro non comportava impegni finanziari immediati e l’effettivo sviluppo resta subordinato alle decisioni della BCE e al completamento del quadro legislativo. La selezione, tuttavia, colloca Fabrick sul versante infrastrutturale del progetto.
Il 14 luglio 2026 Banca Sella è stata inoltre scelta tra i 36 prestatori di servizi di pagamento ammessi al progetto pilota dell’Eurosistema. Sette sono italiani: Banca Monte dei Paschi di Siena, Banca Sella, Isybank, Nexi Payments, Numia, Poste Italiane e UniCredit. La sperimentazione partirà nella seconda metà del 2027, durerà 12 mesi e coinvolgerà la BCE, 19 banche centrali nazionali, il personale dell’Eurosistema e un gruppo limitato di esercenti.
Il pilota utilizzerà una versione beta, priva di corso legale, per testare funzionalità tecniche, processi operativi ed esperienza d’uso. Saranno testati pagamenti tra persone ed esercenti, online e offline, nei punti vendita e nell’e-commerce. La selezione non equivale né a una decisione definitiva di emissione né a un rating prudenziale sulla banca. Ma il doppio posizionamento – Fabrick sullo strato tecnologico, Banca Sella sullo strato distributivo – offre un vantaggio di apprendimento raro: integrazione dei wallet, onboarding, liquidità, incident management, rimborsi, pagamenti offline e interoperabilità con i sistemi esistenti.
Si tratta di un vantaggio potenziale, non di una rendita garantita. L’euro digitale richiederà investimenti, standard comuni e capacità di esecuzione. Per una banca indipendente italiana, partecipare sia alla costruzione dell’interfaccia sia alla sperimentazione distributiva significa contribuire attivamente alla definizione delle infrastrutture monetarie europee, anziché adattarsi a scelte già compiute.
HYPE completa il disegno sul versante retail. Nel febbraio 2026 Banca Sella ha acquistato per 85 milioni di euro il restante 50% della società e, il 28 marzo, l’ha incorporata. Con 1,9 milioni di clienti HYPE, il Gruppo ha raggiunto 3,4 milioni complessivi. Il numero, però, non basta. Il valore dipenderà dal costo di servizio per cliente, dall’utilizzo effettivo, dalla raccolta, dal cross-selling di pagamenti, credito e investimenti e dalla capacità di trasferire una quota della base digitale verso prodotti a marginalità più elevata.
I dati del primo trimestre mostrano con chiarezza la sfida. Dal 6 febbraio HYPE ha generato circa 6,1 milioni di ricavi e 9,3 milioni di costi operativi: un dato parziale, non annualizzabile, ma sufficiente a spiegare perché l’integrazione debba generare economie di scala. Il cost/income del Gruppo è salito al 71,5%, dal 68,7% di un anno prima; Banca Sella, sul proprio perimetro, era al 59,8%. La differenza mostra che il problema non è la banca commerciale in sé, ma il costo complessivo della piattaforma e della fase di investimento.
Anche l’utile headline va letto con disciplina. I 112,6 milioni del primo trimestre 2026 includevano un beneficio contabile di 70,3 milioni legato alla rivalutazione della quota HYPE già posseduta. Escludendo l’evento societario, l’utile consolidato ammontava a 42,3 milioni e il ROE annualizzato a 9,7%. La storia industriale non va quindi misurata sulla plusvalenza contabile, bensì sulla crescita dei ricavi ricorrenti, sull’operating leverage e sulla qualità del capitale dopo l’integrazione.
OPEN BANKING SPIEGATO SENZA GERGO
Con il consenso del cliente, l’Open Banking collega conti e servizi finanziari tramite interfacce sicure. L’Open Finance estende il modello ai pagamenti, al credito, agli investimenti e ai processi aziendali. Il valore non consiste nel “vendere dati”, ma nel costruire infrastrutture e servizi che altre imprese possono integrare nei propri prodotti.
3. LA GUERRA DEI CONSULENTI: DOVE SI È SPOSTATO IL VALORE
Per anni la redditività bancaria è stata misurata soprattutto attraverso il margine d’interesse: la differenza tra quanto la banca incassa dai prestiti e quanto paga sulla raccolta. Nel 2025, mentre il margine d’interesse di Banca Sella è sceso del 9,9% a 373 milioni di euro, i ricavi netti da servizi sono cresciuti del 13% a 298,3 milioni di euro, trainati dai pagamenti elettronici e dai servizi di investimento. È la fotografia dello spostamento del valore.
La tendenza non è lineare e non va trasformata in slogan. Nel primo trimestre 2026, a livello di Gruppo, il margine d’interesse è tornato a crescere del 7,8%, mentre i ricavi netti da servizi sono aumentati dell’11,8% e hanno raggiunto 132,8 milioni, pari al 42,9% dei ricavi complessivi. La conclusione non è che il credito abbia perso importanza. È che il valore della relazione bancaria viene sempre più monetizzato attraverso consulenza, gestione patrimoniale, pagamenti, mercati e infrastrutture.
Il wealth management è il baricentro di questa transizione. A marzo 2026 Banca Patrimoni Sella & C. disponeva di 33,9 miliardi di asset under management, in aumento del 17,8% su base annua, e aveva raccolto 1,6 miliardi nel trimestre. L’integrazione di Banca Galileo, completata nel marzo 2025, ha aggiunto circa un miliardo di raccolta complessiva e 1.800 clienti, rafforzando la presenza presso imprenditori, professionisti e famiglie patrimonializzate.
È qui che si combatte la guerra dei talenti. Un private banker senior non cambia piattaforma soltanto per la remunerazione. Valuta la qualità della fabbrica prodotto, l’architettura aperta o chiusa, l’autonomia commerciale, la velocità delle decisioni, la tecnologia, la reputazione e la capacità della banca di servire anche la società operativa, non solo il patrimonio personale. Una struttura meno stratificata può essere più attrattiva, purché la minore distanza dal vertice non si traduca in una minore disciplina dei conflitti di interesse e della compliance.
Per Sella, il vantaggio potenziale è l’integrazione tra la gestione del patrimonio familiare e il credito, la fiduciaria, le assicurazioni, il corporate finance e gli investimenti alternativi. È il modello della relazione integrata: la banca non osserva soltanto il portafoglio finanziario, ma l’intero bilancio economico dell’imprenditore, compresa l’azienda, la successione e gli eventi straordinari.
L’advisory completa questa catena. Nel 2025 il Corporate & Investment Banking del Gruppo ha generato un margine di 17,1 milioni, con 43 operazioni concluse; lo stock di leveragedfinance e private debt ha raggiunto 406,5 milioni. Non è ancora il profit pool più grande del Gruppo e sarebbe artificioso presentarlo come tale. Il suo valore è strategico perché consente alla banca di intervenire nei momenti decisivi della vita di un’impresa: acquisizioni, passaggi generazionali, apertura del capitale, crescita internazionale e ristrutturazione finanziaria.
Un mandato di M&A non genera soltanto una fee. Può offrire agli azionisti servizi di acquisitionfinance, private debt, gestione della liquidità, coperture, servizi fiduciari, investimenti e wealth management. Il vero ritorno sull’equity non nasce quindi dal massimizzare gli attivi ponderati per il rischio, ma dall’aumentare la quota di ricavi capital-light, ricorrenti e collegati alla stessa relazione. Il capitale bancario viene utilizzato come leva di origination, non come unica fonte di profitto.
In termini economici, il modello crea valore quando il ROE resta stabilmente superiore al costo del capitale senza aumentare in modo eccessivo il leverage, il rischio operativo o i costi di struttura. Per questo, la crescita delle masse, dei ricavi ricorrenti di Fabrick e delle commissioni è importante, ma altrettanto lo è la capacità di ridurre il costo/ricavo quando la fase di investimento inizierà a maturare.
4. RESISTERE O FARSI COMPRARE?
Non esiste un ordine della BCE che obblighi le banche di medie dimensioni a fondersi. Esiste però una reale pressione economica. Antiriciclaggio, cybersecurity, DORA, capitale, MREL, modelli di rischio, intelligenza artificiale e tutela dei dati comportano costi fissi elevati. Più una banca è piccola, più quei costi incidono su ogni euro di ricavo. L’indipendenza non può quindi essere una dichiarazione identitaria: deve essere finanziata da un modello competitivo.
Sella dispone di tre difese. La prima è la diversificazione dei ricavi, che riduce la dipendenza dai tassi d’interesse. La seconda è una proprietà stabile, capace di sostenere investimenti a orizzonte più lungo. La terza è la capacità di vendere servizi al di fuori del perimetro della banca, trasformando tecnologia e competenze in piattaforme. La strategia recente suggerisce inoltre un ruolo meno difensivo: il Gruppo può agire da consolidatore selettivo.
HYPE, Banca Galileo e finAPI mostrano una logica coerente. Non inseguire indiscriminatamente la scala, ma acquisire clienti digitali, patrimoni, professionisti e infrastrutture nei profit pool ritenuti strategici. È una forma di M&A disciplinata: l’obiettivo non è diventare più grandi in assoluto, ma aumentare la densità delle relazioni, i ricavi ricorrenti e la presenza europea.
Il rischio è evidente. Integrare società diverse può aumentare i costi, la complessità organizzativa e l’assorbimento di capitale. La metrica da monitorare nei prossimi esercizi sarà l’operating leverage: i ricavi dovranno crescere più rapidamente dei costi, mentre l’acquisizione di HYPE dovrà dimostrare un ritorno economico non soltanto strategico. Se ciò avverrà, l’indipendenza costituirà un vantaggio finanziario. In caso contrario, potrebbe trasformarsi in un premio identitario eccessivamente oneroso.
Per il correntista, il verdetto non può essere assoluto. Conviene essere clienti di una banca come Sella se il valore dell’assistenza, dei servizi digitali, della consulenza e dell’accesso a competenze specialistiche compensa i canoni e i costi operativi. Le banche solo digitali possono essere più economiche; i grandi gruppi possono offrire una rete più capillare e maggiori economie di scala. Sella compete su un diverso equilibrio: presenza fisica, relazione, tecnologia e specializzazione.
Sul piano della solidità, i coefficienti patrimoniali, la liquidità e la qualità del credito risultano rassicuranti. Sul piano industriale, il Gruppo ha costruito fonti di ricavo che attenuano la dipendenza dal margine d’interesse. Sul piano strategico, la combinazione tra Banca Sella, Banca Patrimoni, Corporate & Investment Banking, HYPE, Fabrick e le altre fabbriche specialistiche costituisce una delle architetture più complete tra i gruppi italiani indipendenti di dimensione intermedia.
Il futuro del credito italiano non sarà affidato esclusivamente ai giganti multinazionali. Ma la biodiversità bancaria sopravviverà soltanto dove la prossimità saprà produrre informazioni migliori, la tecnologia ricavi misurabili e l’indipendenza decisioni più rapide. Il fattore Sella è esattamente questo: una banca nata nell’Ottocento che non usa la storia come rifugio, ma come capitale reputazionale da investire nel futuro.
NOTA METODOLOGICA E FONTI PRINCIPALI
Il testo distingue tra Banca Sella e Gruppo Sella; tra dati consolidati e dati della singola banca; tra società giuridiche, divisioni operative, marchi commerciali e piattaforme; e tra risultati operativi e componenti contabili straordinarie. La mappa dei brand non coincide con il perimetro legale di consolidamento. HYPE è stata incorporata in Banca Sella il 28 marzo 2026; Sella Financial Markets e Sella Corporate & Investment Banking sono aree specialistiche, non banche autonome.
Le formulazioni “zero scandali”, “zero burocrazia”, “licenza bancaria in affitto” e “fusioni imposte dalla BCE” non sono state utilizzate perché tecnicamente improprie. La selezione di Fabrick per il framework dell’app e l’SDK dell’euro digitale non comporta ricavi già acquisiti; la partecipazione di Banca Sella al pilot non equivale né alla decisione definitiva di emissione né a un riconoscimento prudenziale.
1. Gruppo Sella, “Gruppo Sella, positivi i risultati 2025”, 10 febbraio 2026.
2. Gruppo Sella, “Gruppo Sella: positivo l’avvio del 2026”, risultati al 31 marzo 2026.
3. Gruppo Sella, storia del Gruppo e profilo di Gaudenzio, Quintino e Maurizio Sella.
4. Gruppo Sella, “L’Assemblea nomina il nuovo Cda”, 30 aprile 2025.
5. Gruppo Sella, “Banca Sella, il cda nomina Giovanni Petrella nuovo presidente”, 30 ottobre 2025.
6. Gruppo Sella, integrazione di Banca Galileo in Banca Patrimoni Sella & C., 10 marzo 2025.
7. Fabrick e Gruppo Sella, partnership BBVA-Sella-Fabrick per il Banking-as-a-Service e i pagamenti locali in Italia.
8. Gruppo Sella e Fabrick, acquisizione del 75% di finAPI, giugno 2025.
9. BCE, “ECB selectsdigital euro service providers”, 2 ottobre 2025: Almaviva-Fabrick primi classificati per app e SDK.
10. BCE, “ECB selects 36 payment service providers to join digital euro pilot”, 14 luglio 2026.
11. Banca d’Italia, “Euro digitale: sette prestatori di servizi di pagamento italiani parteciperanno al progetto pilota”, 14 luglio 2026.
12. BCE, pagina e FAQ sul digital euro pilot, aggiornate al 14 luglio 2026.
13. FITD, garanzia dei depositi fino a 100.000 euro per depositante e per banca.
14. EBA, Risk Assessment Report, dicembre 2025.
15. Profili ufficiali delle società, divisioni e piattaforme del Gruppo: Banca Sella, Banca Patrimoni, credito specializzato, SGR e fiduciaria, CIB e mercati, Fabrick, Axerve, Centrico, Sellalab, Fintech District e dpixel.
Avvertenza editoriale: l’articolo esprime una valutazione strategica favorevole al modello Sella, ma non costituisce una raccomandazione di investimento, una valutazione del merito creditizio né un confronto contrattuale tra prodotti bancari.
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David Marini
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