Mendrisio, la cava dismessa si fa teatro: assegnata la prima edizione del Premio AMA


In alto a destra Elisa Valentina Botti con “Origine del possibile” di Arcangelo Sassolino · photo Federica Sanelli

Una cava dismessa, due gru industriali e un pubblico sospeso sopra la roccia: è questo il cuore di “The Quarry as a Stage: Reactivation of a Post-Industrial Void”, il progetto con cui Elisa Valentina Botti, dell’Atelier Miller, ha vinto la prima edizione del Premio AMA, tra oltre cento proposte in gara. 

Il lavoro indaga il potenziale architettonico dei paesaggi estrattivi dismessi, trasformando una topografia residuale in un’infrastruttura culturale e territoriale per la società contemporanea. Riprendendo la concezione teatrale di Adolphe Appia, fondata sulla centralità del corpo e sulla tridimensionalità dello spazio scenico, il progetto trasforma la Cava di Zona Partus, in Valle Onsernone, in un territorio sperimentale per le arti performative: due gru diventano la struttura portante dell’intero sistema di dispositivi di movimentazione scenica, una a sostenere una tensostruttura mobile e riconfigurabile ancorata alle pareti rocciose della cava, l’altra a reggere, lungo i propri bracci statici, una platea sviluppata su un’impalcatura metallica tridimensionale. Il risultato è un sistema dinamico che riattiva un vuoto post-industriale senza alterarne il carattere infrastrutturale.

Un progetto che, secondo la giuria, “dimostra una matura consapevolezza professionale. Il riuso di infrastrutture esistenti rimargina ferite del paesaggio offrendo un palco pubblico ad una scala sia locale che globale e trasformando un luogo abbandonato in uno spazio specifico con una risonanza territoriale che fa sognare”.

Premio AMA · The Quarry as a Stage La platea · Elisa Valentina Botti

Come premio Elisa Valentina Botti ha ricevuto un’opera, “Origine del possibile“, realizzata appositamente dall’artista vicentino Arcangelo Sassolino: un cubo di lamiere d’acciaio saldate, riempito d’olio messo in pressione da una pompa idraulica. Una forza invisibile, astratta e silenziosa – eppure determinante, capace di farsi implacabile – trattenuta come energia potenziale sospesa nel tempo. Un oggetto che è insieme materia, spazio, tensione, visione. Un atteggiamento di fiducia nella bellezza ma anche di responsabilità, spiega l’artista “per ricordare agli architetti neolaureati che d’ora in poi le loro idee e i loro pensieri non dovranno rimanere solo concetti astratti ma trasformarsi in realtà”.

Origine del possibile, acciaio, olio, manometro, cm h 25x24x50 · Foto Arcangelo Sassolino Studio

Le due menzioni

La giuria – coordinata da Alice Brocato e composta da Loreta Castro Reguera, Stefano Ceresa e Reto Egloff, tutti ex studenti dell’Accademia, oggi docenti USI – ha assegnato anche due menzioni speciali, entrambe dedicate a progetti che ragionano sulla convivenza tra permanenza e trasformazione, “valutando” come spiega Francesco Di Gregorio, presidente di AMA “la loro capacità di sintetizzare tutte le discipline umanistiche che definiscono il mestiere dell’architetto, inteso come servizio pubblico per la società in cui l’opera architettonica non è concepita come un oggetto isolato, bensì come un elemento capace, con generosità e spirito critico, di ordinare, interpretare e attribuire senso a un determinato contesto”.

Giuria 2026: Loreta Castro Reguera, Stefano Ceresa, Reto Egloff

La prima menzione è andata a Marie Tassan-Din dell’Atelier Pedrozzi per il progetto sul Distretto artigianale a Serravalle, all’estremità meridionale di Malvaglia Bulastro, in un lembo di terra compreso tra strada cantonale e pendio montuoso. Un distretto lineare che combina attività artigianali, una centrale termica a cippato e un ecocentro riuniti sotto un grande tetto unitario che ne costruisce l’identità spaziale: la sua presenza infatti, accoglie e tiene insieme funzioni differenti sotto un’unica figura dalla spiccata morfologia longitudinale.

In parallelo, un attento lavoro sulla topografia e sulla sezione genera una successione di relazioni trasversali che legano la campagna al versante montuoso, accompagnando i fruitori attraverso sequenze spaziali ricche e calibrate. In equilibrio tra funzionalità infrastrutturale e apertura pubblica – inteso come luogo di aggregazione contemporanea con una chiara dimensione territoriale e collettiva – la proposta ambisce a divenire una nuova porta d’ingresso per l’intera valle.

Menzione Premio AMA Diploma 2026 · Marie Tassan Din · Distretto artigianale  

La seconda menzione va a Gustav Karl Rune Sigvant di Atelier Geers per il progetto “Permanent Structures, Temporary Stay” a Tremona, nella Valle di Gaggiolo, che propone un villaggio permanente abitato in modi diversi nel tempo, dove le strutture esistenti vengono riutilizzate mentre nuovi sistemi di tamponamento vengono aggiunti alla bisogna, formando un villaggio fantasma di figure permanenti che rimangono anche quando l’occupazione cambia.

Abitazioni, spazi collettivi, infrastrutture stagionali e grandi aree coperte creano porosità tra interno ed esterno, permettendo forme variabili di occupazione senza continue trasformazioni architettoniche. Un villaggio di “rovine intelligenti” insomma, tutte diverse e tutte uguali.

Menzione Premio AMA Diploma 2026 · Sigvant KarlGustav ·Permanent Structure, Temporary Stay

Il premio AMA e la mostra TICINO. SGUARDI LATERALI

Assegnato lo scorso 20 giugno durante la Cerimonia dei Diplomi, il Premio nasce quest’anno per iniziativa di AMA Accademia Mendrisio Alumni – la rete che dal 2021 riunisce oltre 3.000 architetti diplomati a Mendrisio provenienti da 60 Paesi – in occasione del 30° anniversario dell’Accademia di Architettura dell’USI, con l’obiettivo di valorizzare il capitale umano e l’interdisciplinarietà, far emergere la qualità del percorso accademico e promuovere il networking e l’inserimento nel mondo del lavoro attraverso una rete di relazioni e collaborazioni post laurea.

I tre progetti premiati fanno infatti parte della mostra che, fino al 29 agosto, porta al Palazzo Canavée di Mendrisio i lavori di tutti e sedici gli atelier di progettazione del Diploma 2026 – a cui il premio è dedicato – diretto da Martino Pedrozzi sul tema “Ticino. Sguardi laterali. Una riflessione su 16 valli per una visione unitaria del territorio cantonale“.

Se le tre precedenti edizioni del diploma si erano concentrate sul fondovalle principale, quella 2026 ha allargato lo sguardo a sedici valli laterali – scelte perché urbanizzate, servite da una stazione ferroviaria e potenzialmente ben connesse – assegnandone una a ciascun atelier, che nella completa autonomia della propria ricerca e impostazione metodologica ha restituito l’immagine di un territorio ricco e complesso. Il risultato è un affresco corale del territorio ticinese, dalle vette ai laghi, tra condizioni economiche, sociali e climatiche molto diverse tra loro.

What’s next

Questo Premio ha ufficialmente dato avvio al secondo quinquennio di lavoro dell’associazione AMA, confermando la sua missione di mettere a sistema il mondo universitario col mondo professionale e culturale.

Il prossimo appuntamento sarà il 23 ottobre 2026 presso i Laboratori Ansaldo del Teatro alla Scala di Milano, per un incontro pubblico dal titolo AMA MI, momento di confronto e riflessione sugli sviluppi urbani della metropoli lombarda vista attraverso una selezione dei lavori degli architetti diplomati all’Accademia che operano a Milano. Un format che sarà poi replicato nelle varie capitali europee dove confluiscono gli architetti diplomati all’Accademia.

Esposizione dei progetti di Diploma 2026 Accademia di architettura USI Mendrisio
dal 6 luglio al 29 agosto 2026

Palazzo Canavée
via Giuseppe Buffi 5
Mendrisio, Svizzera

Ingresso libero
lunedì – venerdì ore 10-16 
La visita è su prenotazione: logistica.me@usi.ch · +41 58 666 5820 

arc.usi.ch

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