La Commissione europea presenta il Piano d’azione per l’elettrificazione e la revisione del mercato europeo del carbonio, l’EU ETS. L’obiettivo è ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, mobilitare investimenti e rendere la transizione più sostenibile per l’industria europea
L’Europa ricalibra le priorità della transizione climatica. In un contesto segnato dall’aumento dei costi energetici, dalle tensioni geopolitiche e dalla crescente concorrenza industriale di Stati Uniti e Cina, la Commissione europea presenta un pacchetto che lega in modo ancora più stretto politica climatica, competitività e sicurezza energetica. Presentati oggi, il Piano d’azione per l’elettrificazione e la revisione del sistema europeo di scambio delle quote di emissione (EU ETS) mantengono invariati gli obiettivi di neutralità climatica, ma spostano l’accento sugli strumenti per raggiungerli: più investimenti nell’industria, maggiore utilizzo dell’elettricità prodotta da fonti pulite e un mercato del carbonio disegnato per accompagnare la trasformazione del sistema produttivo europeo.
“La decarbonizzazione è la migliore strategia economica e di sicurezza per l’Europa”, ha spiegato la vicepresidente esecutiva della Commissione, Teresa Ribera. “Rafforza la competitività, riduce la dipendenza dai combustibili fossili importati e rende la nostra economia più resiliente. Il verde costa meno; la dipendenza energetica, invece, costa cara.”
L’obiettivo dichiarato è fare dell’elettrificazione il principale motore della competitività europea. Oggi circa il 70% dell’elettricità dell’Unione è già prodotto da fonti pulite, ma la quota dell’elettricità nei consumi finali è ferma da un decennio intorno al 23%. Bruxelles punta a portarla al 46% entro il 2040, soprattutto nei settori dell’industria, dei trasporti e degli edifici.
Secondo la Commissione, il raggiungimento di questo traguardo consentirebbe di ridurre di circa 260 miliardi di euro l’anno la spesa europea per le importazioni di combustibili fossili.
Energia: ridurre la dipendenza, non solo le emissioni
La lettura proposta dalla Commissione è fortemente influenzata dal contesto internazionale. “Dalla chiusura dello Stretto di Hormuz abbiamo pagato oltre 50 miliardi di euro in più per l’energia senza ricevere un solo metro cubo aggiuntivo”, ha ricordato il commissario all’Energia Dan Jørgensen. “Questo dimostra quanto sia economicamente insostenibile dipendere dall’energia importata.”
Da qui la sintesi della strategia europea: “Sostituire le molecole nere, costose e inquinanti con elettroni puliti, economici e prodotti in casa.” Per Bruxelles, però, aumentare la produzione di energia rinnovabile non basta. Occorre creare le condizioni affinché famiglie e imprese scelgano l’elettricità al posto dei combustibili fossili.
Il piano interviene quindi sul differenziale di costo tra elettricità e gas, prevedendo la possibilità per gli Stati membri di alleggerire gli oneri di rete, ridurre la tassazione sull’elettricità rispetto al gas e accelerare la diffusione dei contatori intelligenti. Sul tavolo c’è anche il progressivo superamento dei circa 100 miliardi di euro di sussidi ancora destinati ai combustibili fossili.
EU ETS: cosa prevede la revisione
La seconda gamba del pacchetto riguarda la revisione dell’ETS, il mercato europeo della CO₂.
Dal 2005 il sistema ha contribuito a ridurre di oltre il 50% le emissioni nei settori coperti e ha generato più di 270 miliardi di euro di entrate. La Commissione, però, ritiene che il mutato scenario economico richieda un aggiornamento dello strumento.
“Il mondo è cambiato”, ha osservato il commissario al Clima Wopke Hoekstra. “Sussidi pubblici massicci, dumping e condizioni di concorrenza non eque hanno messo sotto pressione l’industria europea. L’ETS deve diventare un vero motore di innovazione e investimento.”
La revisione mantiene il prezzo del carbonio come principale segnale economico della transizione, ma introduce maggiore gradualità nella riduzione delle quote disponibili dopo il 2030 e rafforza il collegamento tra sostegno pubblico e investimenti industriali.
La misura economicamente più rilevante è la nascita della Banca europea per la decarbonizzazione industriale, che potrà contare su 100 miliardi di euro, di cui circa 30 miliardi disponibili già prima del 2030 attraverso l’ETS Investment Booster.
Parallelamente, gli Stati membri dovranno destinare almeno il 50% dei proventi nazionali dell’ETS a investimenti nei settori soggetti al sistema, mentre l’assegnazione gratuita delle quote proseguirà oltre il 2030 ma sarà subordinata agli investimenti realizzati in Europa.
“Le quote gratuite non potranno più trasformarsi in una rendita”, ha spiegato Hoekstra. “Il loro valore dovrà essere reinvestito nella decarbonizzazione dell’industria europea.” Questo approccio, si legge in un comunicato della Commissione, incoraggia e premia coloro che investono nella transizione pulita e incentiva coloro che lottano per recuperare il ritardo.
La proposta integra inoltre gli assorbimenti permanenti di carbonio nell’EU ETS. Ciò offrirà maggiore flessibilità ai settori più difficili da abbattere e sosterrà nel contempo l’espansione di tali tecnologie.
Una proposta separata sui parametri di riferimento mira ad aumentare l’assegnazione gratuita all’industria per un valore di 6 miliardi di EUR per il periodo 2026-2030. Per i settori contemplati dal meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM), la riduzione dell’assegnazione gratuita sarà rallentata e l’eliminazione graduale sarà prorogata fino al 2038.
La Commissione propone inoltre una riforma della riserva stabilizzatrice del mercato per rafforzare ulteriormente la stabilità e la prevedibilità del mercato per gli investimenti, mantenere la liquidità e ridurre l’eccessiva volatilità dei prezzi. Ciò integra la proposta della Commissione di aprile di porre fine all’invalidamento automatico delle quote detenute nella riserva.
L’elettrificazione come politica industriale
La revisione amplia inoltre il campo di applicazione dell’ETS al trasporto marittimo, rafforza il sistema per l’aviazione ed estende progressivamente il mercato del carbonio all’incenerimento dei rifiuti urbani.
Ma il messaggio politico che emerge dal pacchetto va oltre le singole misure. La Commissione non modifica gli obiettivi climatici dell’Unione né mette in discussione il ruolo centrale del Green Deal. Cambia, piuttosto, il modo in cui giustifica gli strumenti della transizione: l’elettrificazione viene presentata come una leva per rafforzare la competitività industriale, ridurre la vulnerabilità dell’Europa agli shock energetici e attrarre investimenti nelle tecnologie pulite.
La sfida si sposta ora sul terreno legislativo, dove Parlamento europeo e Consiglio saranno chiamati a trovare un equilibrio tra ambizione climatica, sostegno all’industria e sostenibilità dei costi della transizione.
La Banca per la decarbonizzazione: il nuovo perno finanziario della strategia industriale
Se il piano per l’elettrificazione rappresenta il lato della domanda e la riforma dell’ETS quello del segnale di prezzo, la vera novità della proposta è la costruzione di una nuova architettura finanziaria a sostegno dell’industria europea. Il fulcro è la Banca europea per la decarbonizzazione industriale, che sarà alimentata dai proventi del mercato ETS e disporrà di 100 miliardi di euro per sostenere la diffusione su larga scala delle tecnologie di decarbonizzazione nelle industrie energivore. Prima dell’entrata a regime, è previsto un ETS Investment Booster da circa 30 miliardi di euro, operativo entro il 2030, destinato a premiare le imprese che investiranno per prime nella transizione.
La revisione modifica anche il principio di utilizzo delle risorse generate dal mercato del carbonio. Gli Stati membri saranno obbligati a destinare il 50% delle entrate nazionali dell’ETS a investimenti nei settori coperti dal sistema, una quota che Bruxelles stima possa tradursi in oltre 100 miliardi di euro entro il 2030. Parallelamente, il Fondo per l’Innovazione continuerà a finanziare i primi impianti commerciali di tecnologie pulite, mentre il Fondo per la Modernizzazione resterà dedicato agli Stati membri con redditi più bassi.
Anche il meccanismo delle quote gratuite viene rivisto. L’assegnazione gratuita proseguirà oltre il 2030, ma sarà subordinata a un vincolo più stringente: le imprese dovranno presentare piani di decarbonizzazione e reinvestire nell’Unione un valore equivalente al 100% delle quote ricevute. L’obiettivo è evitare che il beneficio economico derivante dalle quote gratuite venga utilizzato per investimenti fuori dall’Europa e trasformarlo invece in uno strumento di reindustrializzazione.
Domande frequenti sulla revisione dell’EU ETS
Quali sono le principali modifiche proposte?
La riforma si articola su quattro direttrici:
- rafforzare gli investimenti nella decarbonizzazione industriale attraverso la nuova Banca europea per la decarbonizzazione industriale da 100 miliardi di euro, l’ETS Investment Booster e il Fondo Innovazione;
- adeguare il mercato ETS agli obiettivi climatici del 2040, introducendo una nuova traiettoria di riduzione delle quote, maggiore flessibilità e l’utilizzo limitato di crediti internazionali di alta qualità dal 2036;
- mantenere il principio di solidarietà attraverso il Fondo per la Modernizzazione destinato agli Stati membri con minore capacità economica;
- estendere e rafforzare il sistema nei settori marittimo, aereo e dell’incenerimento dei rifiuti.
In che modo il nuovo ETS sosterrà gli investimenti?
La Commissione punta a trasformare il mercato del carbonio in uno strumento di politica industriale. La nuova Banca per la decarbonizzazione industriale metterà a disposizione 100 miliardi di euro, mentre gli Stati membri dovranno destinare metà dei proventi delle aste ETS alla decarbonizzazione dei settori industriali interessati. Prosegue inoltre il sostegno del Fondo Innovazione per le tecnologie pulite.
Come cambia la traiettoria delle emissioni?
Il fattore di riduzione lineare (Linear Reduction Factor) sarà fissato al 3,7% annuo tra il 2031 e il 2035 e all’1,7% tra il 2036 e il 2040. L’obiettivo è mantenere la coerenza con il target europeo di riduzione delle emissioni del 90% entro il 2040, evitando una contrazione troppo brusca delle quote disponibili.
Perché vengono introdotti crediti internazionali?
Dal 2036 sarà possibile utilizzare fino al 2% di crediti internazionali certificati, subordinatamente a una verifica della Commissione europea. Secondo Bruxelles, questa flessibilità servirà ad accompagnare la fase finale della decarbonizzazione dei settori industriali più difficili da abbattere.
Come saranno utilizzati i proventi dell’ETS?
Dal 2013 il sistema ha generato oltre 270 miliardi di euro. La riforma prevede che una quota maggiore venga reinvestita direttamente nella competitività industriale, nella diffusione delle tecnologie pulite, nella modernizzazione energetica e nella nuova Banca europea per la decarbonizzazione industriale.
Cosa cambia per le quote gratuite alle imprese?
Le quote gratuite continueranno anche dopo il 2030, ma saranno condizionate a investimenti nella decarbonizzazione in Europa. Le imprese dovranno reinvestire un importo equivalente al valore delle quote ricevute e presentare piani di investimento verificati.
Che ruolo avranno gli assorbimenti permanenti di carbonio?
Per la prima volta gli assorbimenti permanenti certificati potranno entrare, entro limiti rigorosi, nel sistema ETS. L’obiettivo è sostenere lo sviluppo delle tecnologie di cattura e stoccaggio della CO₂ senza ridurre gli incentivi alla diminuzione diretta delle emissioni.
Cosa cambia per il settore marittimo?
L’ETS sarà esteso anche ad alcune navi tra 400 e 5.000 tonnellate di stazza lorda. Verranno rafforzati gli incentivi ai carburanti sostenibili e saranno introdotte misure per contrastare l’elusione del sistema attraverso porti esterni all’UE.
E per il trasporto aereo?
L’ambito dell’ETS sarà ampliato ai voli in partenza verso destinazioni entro 5.000 chilometri dal centro geografico dell’Unione europea. Saranno inoltre inclusi i business jet e aumenteranno le risorse dedicate allo sviluppo dei carburanti sostenibili per l’aviazione.
L’incenerimento dei rifiuti entrerà nell’ETS?
Sì. L’inclusione sarà graduale tra il 2031 e il 2034, con una copertura crescente delle emissioni fino al 100%. Restano previste deroghe e possibilità di opt-out temporanei per alcuni Stati membri.
La riforma farà aumentare il prezzo dell’elettricità?
Secondo la Commissione, il principale fattore che determina il costo dell’energia resta la dipendenza europea dai combustibili fossili importati. L’obiettivo della riforma, insieme al Piano per l’elettrificazione, è proprio ridurre questa dipendenza attraverso maggiori investimenti nelle fonti pulite, reti elettriche più efficienti e un uso più diffuso dell’elettricità.
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Maria Giovanna Lahoz
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