Liste d’attesa, svolta nella sanità: 1,6 milioni di visite ed esami rapidi


Arrivano segnali positivi sul fronte delle liste d’attesa del Servizio sanitario nazionale, anche se il percorso verso una riduzione significativa dei tempi resta ancora lungo. Il primo monitoraggio trimestrale pubblicato da Agenas evidenzia infatti un aumento delle visite specialistiche e degli esami diagnostici eseguiti entro le scadenze indicate dal medico prescrittore. Nel corso dei primi sei mesi del 2026 sono state assicurate oltre 1,6 milioni di prestazioni in più nei tempi previsti rispetto allo stesso periodo del 2025. Un risultato favorito dall’incremento dell’offerta sanitaria e da una migliore organizzazione dei servizi regionali, che ha consentito di rispondere a un numero crescente di richieste dei cittadini. Parallelamente è cresciuto anche il numero complessivo delle prenotazioni, passato da circa 13,3 milioni del primo semestre dello scorso anno a quasi 15 milioni nei primi sei mesi del 2026. Un aumento che testimonia una domanda di prestazioni sempre elevata e una pressione costante sul sistema sanitario pubblico.

Visite ed esami, migliorano i numeri rispetto al 2025

Entrando nel dettaglio dei dati raccolti da Agenas, emerge che nel primo semestre del 2026 sono state effettuate quasi 15 milioni di prenotazioni, suddivise tra prime visite specialistiche ed esami diagnostici. Per quanto riguarda le visite specialistiche, oltre il 78% è stato eseguito entro i tempi indicati nella prescrizione medica, registrando un miglioramento rispetto al 2025. Anche gli esami diagnostici mostrano un’evoluzione favorevole, con una quota superiore all’84% delle prestazioni effettuate entro le scadenze previste. Il quadro, tuttavia, resta lontano dall’essere pienamente soddisfacente. Nonostante i progressi, circa 2,8 milioni di prestazioni non sono state erogate entro i tempi clinicamente indicati. Si tratta di quasi 1,8 milioni di prime visite e di oltre un milione di esami diagnostici, ritardi che in alcuni casi possono influire sulla rapidità della diagnosi e sull’avvio delle cure.

Non tutte le specialità rispondono allo stesso modo

L’analisi evidenzia inoltre differenze significative tra le varie branche specialistiche. Alcune prestazioni raggiungono livelli di puntualità molto elevati, mentre altre continuano a registrare percentuali decisamente inferiori. Le prime visite oncologiche rappresentano il dato più incoraggiante, con il rispetto dei tempi previsto in oltre il 95% dei casi. Situazione diversa per altre specialità particolarmente richieste, dove le percentuali risultano sensibilmente più basse. Tra queste figurano le visite neurologiche, gastroenterologiche, urologiche, oculistiche e dermatologiche, che continuano a registrare ritardi più frequenti rispetto agli standard auspicati. Proprio questi ambiti restano tra quelli sui quali si concentrano le maggiori criticità del sistema sanitario e sui quali sarà necessario intervenire per ridurre ulteriormente le liste d’attesa.

Come funzionano i codici di priorità sulla ricetta

Uno degli elementi fondamentali nella gestione delle liste d’attesa è rappresentato dal codice di priorità che il medico inserisce sulla ricetta del Servizio sanitario nazionale. La lettera indicata stabilisce entro quanto tempo la prestazione deve essere garantita dal sistema sanitario. Il codice U, riservato ai casi urgenti, impone l’esecuzione della visita o dell’esame entro 72 ore. La classe B, destinata alle situazioni che richiedono una risposta rapida ma non immediata, prevede invece un limite massimo di 10 giorni. Per le prescrizioni contrassegnate con la lettera D, considerate differibili, i tempi cambiano a seconda della tipologia della prestazione: fino a 30 giorni per una visita specialistica e fino a 60 giorni per un esame diagnostico. Infine c’è la classe P, che riguarda le prestazioni programmabili e consente un’attesa massima di 120 giorni. Il rispetto di queste scadenze rappresenta uno degli indicatori principali utilizzati da Agenas per valutare l’efficienza delle Regioni nella gestione delle liste d’attesa.

Le prestazioni più urgenti migliorano

I progressi più evidenti riguardano le richieste che richiedono un intervento rapido. Secondo il monitoraggio di Agenas, le prestazioni classificate come urgenti e quelle con priorità breve sono quelle che hanno registrato gli incrementi più significativi rispetto allo scorso anno. Le prime visite con codice U, da garantire entro 72 ore, vengono oggi effettuate nei tempi previsti in oltre l’81% dei casi, con un miglioramento rispetto al 2025. Cresce anche la percentuale delle prestazioni con codice B, che devono essere assicurate entro dieci giorni, così come aumenta il numero degli esami diagnostici rispettati sia nelle urgenze sia nelle richieste a breve termine. Anche le prestazioni differibili mostrano un’evoluzione positiva. Le visite da effettuare entro 30 giorni e gli esami diagnostici da eseguire entro 60 giorni registrano percentuali di rispetto delle scadenze superiori rispetto all’anno precedente, mentre le prestazioni programmabili entro 120 giorni mantengono risultati sostanzialmente stabili, con un lieve miglioramento per gli accertamenti diagnostici. Nonostante questi passi avanti, il quadro rimane lontano dagli obiettivi fissati: oltre un quinto delle prestazioni continua infatti a non essere erogato entro i tempi previsti.

Prime visite: quali Regioni rispettano meglio i tempi

L’analisi territoriale evidenzia un’Italia che procede a velocità diverse. Per quanto riguarda le prime visite specialistiche, la maggior parte delle Regioni conferma o migliora le proprie performance, anche se persistono differenze significative. Tra le realtà che mantengono una percentuale di prestazioni effettuate entro i tempi superiore all’80% figurano Basilicata, Marche, Veneto, Molise, Campania, Lazio e Calabria, anche se queste ultime due registrano un lieve rallentamento rispetto all’anno precedente. Segnali incoraggianti arrivano anche da Liguria e Lombardia, che riescono a superare la soglia dell’80%, mentre Emilia-Romagna, Piemonte e Provincia autonoma di Bolzano migliorano pur restando sotto questo valore. Situazione più complessa, invece, in Abruzzo, Sicilia, Valle d’Aosta, Sardegna e Provincia autonoma di Trento, dove i dati risultano peggiori rispetto al primo semestre del 2025. Restano inoltre sotto il 70% Friuli Venezia Giulia, Puglia e Umbria, anche se in questi territori iniziano a emergere i primi segnali di recupero.

Positivi gli esami diagnostici

Anche sul fronte degli accertamenti diagnostici il monitoraggio restituisce un quadro nel complesso favorevole. Ben dieci Regioni confermano livelli di efficienza superiori all’80% nel rispetto dei tempi di garanzia. Tra queste rientrano Veneto, Campania, Basilicata, Marche, Lazio, Toscana, Molise, Emilia-Romagna, Calabria e Piemonte, che consolidano i risultati già raggiunti nel 2025. Continuano inoltre a migliorare Liguria e Lombardia, mentre il Friuli Venezia Giulia supera per la prima volta la soglia dell’80%. Crescono, pur restando sotto tale valore, anche Provincia autonoma di Trento, Puglia, Sardegna e Umbria. In controtendenza risultano invece Abruzzo, Sicilia e Valle d’Aosta, che peggiorano rispetto allo scorso anno, così come la Provincia autonoma di Bolzano, che registra una flessione delle proprie performance.

Le criticità legate alle prescrizioni programmabili

Tra gli aspetti che continuano ad attirare l’attenzione di Agenas c’è il ricorso molto diverso, da una Regione all’altra, alle classi di priorità indicate dai medici al momento della prescrizione. In alcune realtà una quota particolarmente elevata di richieste viene classificata con il codice P, destinato alle prestazioni programmabili entro 120 giorni. È il caso soprattutto di Basilicata, Campania, Molise e Calabria, dove questa categoria rappresenta una parte consistente delle prescrizioni. Secondo Agenas, un utilizzo così marcato della classe programmabile può influenzare la distribuzione delle prenotazioni tra le diverse priorità e incidere sui risultati relativi al rispetto dei tempi di attesa. Per questo motivo sono già state avviate iniziative regionali finalizzate a verificare la correttezza dell’attribuzione dei codici e a rendere più omogeneo il sistema di prescrizione sul territorio nazionale.

Le strategie che stanno dando risultati per le liste d’attesa

Oltre a fotografare la situazione attuale, il monitoraggio di Agenas mette in evidenza alcune esperienze regionali considerate particolarmente efficaci nella gestione delle liste d’attesa, con l’obiettivo di renderle un modello anche per il resto del Paese. Uno dei casi più interessanti riguarda la Toscana, dove l’attenzione si è concentrata sulle visite dermatologiche, tra le prestazioni che registrano il maggior numero di prescrizioni inappropriate. Attraverso l’analisi, supportata anche da strumenti di intelligenza artificiale, di circa 350 mila richieste di prima visita, è emerso che una delle motivi più frequenti riguardava il controllo di nei non sospetti. Sulla base di questi risultati la Regione ha modificato i criteri di prescrizione, escludendo questo tipo di richiesta dai quesiti che danno diritto a un codice di priorità. La misura ha permesso di ridurre le prescrizioni dermatologiche e, di conseguenza, di migliorare anche la percentuale di visite effettuate entro i tempi di garanzia.

L’esempio del Piemonte

Tra le esperienze considerate più efficaci figura anche quella del Piemonte, che ha puntato soprattutto sull’organizzazione delle prenotazioni. La Regione ha introdotto algoritmi capaci di utilizzare in maniera più efficiente gli appuntamenti disponibili. In pratica, gli slot inizialmente riservati a prestazioni meno urgenti possono essere automaticamente assegnati ai pazienti con priorità più elevate se restano inutilizzati. Accanto a questo sistema è stato attivato anche un meccanismo di rilascio automatico delle fasce orarie che, a ridosso dell’appuntamento, rende disponibili a tutti gli assistiti gli spazi rimasti liberi. Una soluzione che evita di lasciare inutilizzate le disponibilità e aumenta le possibilità di trovare posto per le richieste più urgenti. Secondo Agenas, grazie a queste innovazioni organizzative il Piemonte è riuscito, nell’arco di pochi anni, a portare il rispetto dei tempi per le prestazioni in classe B da circa il 50% a valori superiori al 95%.

Agenas: “La direzione è quella giusta”

Pur sottolineando che il problema delle liste d’attesa è tutt’altro che risolto, il direttore generale di Agenas, Angelo Tanese, invita a leggere i risultati nel loro complesso, evidenziando i progressi ottenuti grazie ai nuovi strumenti di monitoraggio. “Passo dopo passo, pur con criticità ancora presenti ma anche con risultati incoraggianti, stiamo iniziando a governare le liste d’attesa con i dati, la conoscenza e il dialogo con le Regioni. Nel confronto con il primo semestre 2025 il trend si conferma positivo: i miglioramenti più significativi riguardano le prestazioni con i codici di priorità Urgente e Breve. Segnali di recupero li rileviamo anche in esami e visite che spesso presentano le maggiori criticità, come mammografie, colonscopie e prime visite gastroenterologiche”. Tanese ha poi aggiunto: “Resta ancora molta strada da percorrere, ma oggi disponiamo di strumenti che non avevamo e di un piano di azione chiaro. La Piattaforma nazionale rappresenta una base informativa fondamentale e continuerà ad ampliarsi con l’inserimento di nuove prestazioni. Agenas sta lavorando con ogni singola Regione in un rapporto di collaborazione e confronto continuo”.

Meloni: “Ridurre le liste d’attesa resta una priorità”

Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha commentato i dati diffusi da Agenas, definendoli un segnale incoraggiante ma non sufficiente a considerare conclusa la sfida. “Ridurre le liste d’attesa è una delle sfide più importanti per la nostra sanità. I primi dati del 2026 certificati da Agenas ci dicono che siamo sulla strada giusta: nei primi sei mesi dell’anno sono state effettuate 1,6 milioni di visite ed esami in più entro i tempi previsti rispetto allo stesso periodo del 2025. È un risultato incoraggiante, frutto del lavoro avviato con la riforma sulle liste d’attesa”.

La premier ha quindi ribadito che l’obiettivo resta quello di accelerare ulteriormente i tempi di accesso alle cure: “Sappiamo bene che c’è ancora molto da fare e che troppi cittadini aspettano ancora troppo per una prestazione sanitaria. Per questo continueremo a lavorare con determinazione, insieme alle Regioni, per garantire tempi sempre più rapidi e un servizio sanitario più efficiente”.


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redazione@ilgiornale-web.it (Roberta Damiata)

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