Focus energia nel cuore della capitale: da Fermi al futuro


Focus energia nel cuore della capitale. Tappa a Roma dell’evento “Da Fermi al Futuro: Dialoghi sull’energia nucleare sostenibile”. L’approvvigionamento energetico in Italia dipende per circa il 75-80% dalle importazioni dall’estero. Il mix si basa principalmente su gas naturale (che copre quasi metà della domanda) e petrolio. Con un ruolo crescente delle fonti rinnovabili (idroelettrico, solare ed eolico) e quote minori di carbone ed energia acquistata da altri Paesi europei. Per gettare uno sguardo oltre il presente è utile comprendere nel dettaglio come e da dove arrivi la nostra energia. Il gas naturale viene importato per oltre il 90% del fabbisogno nazionale. Gli arrivi avvengono tramite gasdotti (principalmente da Algeria e Azerbaigian) e navi metaniere sotto forma di gas naturale Liquefatto (GNL), che viene poi rigassificato nei terminali presenti sulla costa. Il petrolio copre un’ampia fetta dei consumi ed è destinato quasi interamente al settore dei trasporti e ad alcuni processi industriali. Per coprire i picchi di consumo, l’Italia importa circa il 16% della sua elettricità dall’estero, che transita attraverso le interconnessioni di rete, arrivando per lo più da Francia e Svizzera. Per quanto riguarda le fonti rinnovabili la produzione interna ha un peso in continua crescita. Sommando idroelettrico, fotovoltaico ed eolico, copre circa un terzo della produzione nazionale di elettricità.

Infrastrutture energetiche. Foto © Jens Freudenau da Unsplash.

Energia per il futuro

Mercoledì 22 luglio a Roma una nuova tappa dei Dialoghi del ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica sul nuovo nucleare sostenibile. L’evento itinerante, dal titolo “Da Fermi al Futuro: Dialoghi sull’energia nucleare sostenibile” si terrà presso il Museo dell’Ara Pacis in via di Ripetta 90 a partire dalle 16.45. Organizzato da Open in collaborazione con il ministero dell’Ambiente e Unioncamere, l’incontro fa parte del tour nazionale dedicato al futuro dell’atomo e al piano energetico italiano. I lavori si apriranno con i saluti del presidente di Unioncamere Andrea Prete e del direttore di Open Franco Bechis. Seguirà l’intervista pubblica al ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, a cura di Franco Bechis. Anche l’Enea ha approfondito gli scenari per il ricorso alla fusione nucleare. “Quando saranno risolte le criticità in termini di gestione del plasma ed efficienza di produzione ed estrazione dell’energia prodotta mediante la reazione che tiene in vita le stelle, i reattori a fusione potranno contribuire in modo decisivo al fabbisogno energetico mondiale, dato che si basano per il loro funzionamento sugli isotopi di idrogeno, non legati a scenari geopolitici, e non producono scorie a lunga durata – osserva l’Enea-. La comunità scientifica internazionale, con l’Italia in prima fila, sta facendo sforzi enormi per rendere fruibile questa fonte”.

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Foto di Matthew Henry su Unsplash

Scenario globale

“La guerra in Iran riporta al centro una questione che l’Italia preferisce dimenticare finché non esplode una crisi: l’energia. Ogni conflitto nel cuore delle rotte petrolifere accende immediatamente l’allarme sui prezzi- spiega a In Terris l’ex segretario Cisl, Raffele Bonanni-. Ma nel nostro Paese l’allarme diventa quasi sempre un’emergenza permanente, perché partiamo da una posizione molto più fragile rispetto ad altri partner europei. Non è sfortuna. È il risultato di trent’anni di scelte mancate. In tutto questo periodo nessun governo è riuscito a costruire un vero piano energetico nazionale capace di garantire tre obiettivi semplici: autonomia, prezzi sostenibili e sicurezza degli approvvigionamenti. Si è preferito navigare a vista, inseguendo mode politiche e paure collettive. Oggi il conto arriva puntuale”. Aggiunge l’ex leader Cisl: “L’errore più grave è stato l’abbandono del nucleare: una fonte stabile, priva di emissioni e capace di produrre energia a costi inferiori rispetto a molte alternative. Francia e Spagna non lo hanno smantellato. Hanno continuato a investire e, nel frattempo, hanno costruito numerosi rigassificatori che consentono di acquistare gas sul mercato globale senza restare prigionieri dei gasdotti. In Italia, invece, si è detto no a tutto: nucleare, rigassificatori, estrazione di gas nazionale”. Eppure la storia insegna, prosegue Bonanni: “Negli anni Ottanta il gasdotto dal Sahara portò in Italia forniture algerine a prezzi competitivi. A sostenerlo fu Enrico Mattei, convinto che il gas sovietico potesse trasformarsi in una leva politica. I fatti gli hanno dato ragione. Fino agli anni Ottanta i governi programmavano con maggiore attenzione l’autonomia energetica del Paese, puntando sull’idroelettrico e sul nucleare. Era chiaro che, con la crescita del fabbisogno energetico, non si poteva scegliere energia troppo costosa – con ricadute pesanti su famiglie e imprese- né cadere nella dipendenza da regimi autoritari pronti a usare le forniture come strumento di pressione politica”.

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Foto di Nicolas HIPPERT su Unsplash

Visione strategica

Col tempo, precisa l’ex segretario Cisl, “quella visione strategica si è progressivamente dissolta, come dimostra la realtà di oggi. In un mondo attraversato da guerre e tensioni energetiche, l’improvvisazione diventa un rischio strategico. L’Italia ha bisogno di una rotta chiara: più rigassificatori per acquistare gas sul mercato globale, sviluppo delle risorse nazionali, meno burocrazia per le rinnovabili e un confronto serio sul nucleare di nuova generazione. Parallelamente lo Stato dovrebbe smettere di utilizzare le accise come un bancomat permanente. Aumentano quando i prezzi salgono, ma raramente diminuiscono quando il mercato si raffredda. La crisi iraniana ci ricorda una verità semplice: nel nuovo disordine globale l’energia è potere. Chi non pianifica resta dipendente. E chi dipende finisce sempre per pagare il prezzo più alto“.


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Giacomo Galeazzi

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