Il Gruppo MFE-MediaForEurope ha varato da subito il nuovo assetto televisivo e di sviluppo del prodotto in Italia, tassello di un disegno più ampio annunciato pubblicamente l’8 luglio scorso. Il modello è stato definito da Pier Silvio Berlusconi insieme ai suoi collaboratori più stretti e presentato ai manager del gruppo, con effetto immediato. In parallelo, i consigli di amministrazione hanno deliberato l’avvio dell’iter di fusione per incorporazione di Mediaset in R.T.I., dal quale nascerà la nuova “Mediaset Italia”.
Le nomine
Al completamento dell’operazione, Pier Silvio Berlusconi assumerà la carica di Presidente e Amministratore Delegato della nuova Mediaset Italia, mentre Niccolò Querci ricoprirà quella di Vicepresidente. L’assetto organizzativo conferma Mauro Crippa quale Direttore Generale Informazione e Comunicazione, mentre l’area editoriale viene rafforzata attraverso tre nuove strutture dedicate al prodotto televisivo.
Giancarlo Scheri assume la Vice Direzione Generale Reti, Palinsesto e Promozione, mentre alla guida di Canale 5 gli subentra Sebastiano Lombardi, nominato direttore della rete.
Giorgio Restelli assume la Vice Direzione Generale Intrattenimento e Risorse Artistiche e Giampaolo Letta la Vice Direzione Generale Fiction e Cinema. Completano l’organigramma la nomina di Riccardo Siro Galli alla guida del nuovo Marketing Operativo in Italia, in coordinamento con la struttura internazionale, e quella di Andrea Chinese come responsabile della nuova Direzione Promozione.
Non cambia solo l’Italia: a livello di gruppo nascono anche la figura del Chief International Business Officer, affidata a Marco Giordani, e quella del Chief International Advertising Officer, guidata da Stefano Sala: sono due funzioni che riportano direttamente all’amministratore delegato e che dovranno sviluppare sinergie tra Italia, Spagna e gli altri mercati del gruppo. Fedele Confalonieri, va ricordato, mantiene invece il ruolo di presidente del gruppo MFE.
Cosa ha detto Berlusconi
Il 22 luglio da Milano è stata diffusa una nota ufficiale del gruppo che accompagnava la presentazione del nuovo assetto ai manager. Pier Silvio Berlusconi, in qualità di Chairman e Group CEO di MFE-MediaForEurope, ha motivato così la scelta di accorciare la catena di comando: “Abbiamo già lavorato tanto e sulla Germania abbiamo ottenuto risultati importanti. Una grande squadra di italiani e tedeschi ha già raggiunto passo dopo passo più di quello che era previsto. Ma il mercato pubblicitario europeo è difficile. Il futuro è complicato. E la concorrenza delle nuove piattaforme è fortissima. Le nostre dimensioni, per quanto diverse e cresciute, sono ancora piccole. Per questo c’è bisogno di cambiare ancora passo”.
Il senso della riorganizzazione, ha aggiunto, sta proprio nella sua essenzialità: una linea di comando più corta, responsabilità più chiare e definite, con l’obiettivo di puntare sulla crescita delle risorse interne e dei talenti del gruppo.
Cosa cambia per il panorama dell’informazione, in Italia e in Europa
Sul fronte italiano, il cambiamento più delicato per chi segue l’informazione riguarda proprio la conferma di Mauro Crippa alla Direzione Generale Informazione e Comunicazione: la linea editoriale dei tg e dei programmi di approfondimento resta quindi sotto una guida già nota, mentre cambiano gli assetti di rete, a partire dal cambio alla direzione di Canale 5, affidata a Sebastiano Lombardi. È un segnale di continuità sui contenuti giornalistici e di discontinuità sulla gestione industriale del prodotto, con responsabilità più definite tra intrattenimento, fiction e reti.
Sul piano europeo, la posta in gioco è più ampia. Attraverso il controllo di ProSiebenSat.1 in Germania e l’ingresso nell’emittente portoghese Impresa, MFE ha raggiunto una dimensione pro-forma di 6,7 miliardi di euro di ricavi su base 2025, superando competitor storici come TF1, M6 e ITV. La riorganizzazione annunciata in questi giorni serve proprio a rendere concreta questa scala continentale: Berlusconi ha parlato di un gruppo presente in sei Paesi che si rivolge a 200 milioni di persone, di cui già 183 milioni guardano i suoi programmi, con l’ambizione di costruire una piattaforma digitale unica dove Infinity farà da frontend e la tedesca Joyn da backend infrastrutturale. Per l’ecosistema editoriale europeo significa un player che prova a contrapporre scala continentale ai colossi globali dello streaming, in un momento in cui — come ha sottolineato lo stesso Berlusconi — MFE ha già selezionato gli elementi più performanti delle sue attività di streaming per costruire un’unica piattaforma, con lancio del roll-out previsto da gennaio.
Cosa cambia per MFE e ProSiebenSat.1
Il capitolo tedesco resta il banco di prova più delicato dell’intera operazione. MFE controlla oggi ProSiebenSat.1 al 75,61%, consolidando il gruppo tedesco dal quarto trimestre 2025; nel primo trimestre 2026 ProSiebenSat.1 ha contribuito con 1.463,1 milioni di ricavi, 13,6 milioni di Ebit e una perdita netta ridotta a 26,1 milioni. Numeri che confermano una integrazione ancora in corso di consolidamento, non conclusa.
Sul piano istituzionale, il percorso tedesco è stato accompagnato anche da un lavoro diplomatico: Berlusconi si è recato personalmente a Berlino a incontrare il ministro della Cultura e dei Media Wolfram Weimer, ribadendo la conferma della Germania come sede operativa e il mantenimento dell’indipendenza editoriale delle testate tedesche. Una garanzia non scontata in un mercato, quello dei media tedeschi, storicamente sensibile ai temi della proprietà editoriale straniera.
La nuova architettura organizzativa italiana — con Mediaset Italia guidata da Pier Silvio Berlusconi e le nuove funzioni internazionali di business e advertising — va letta proprio in questa chiave: non un semplice restyling dell’organigramma di Cologno Monzese, ma il tentativo di dare finalmente una regia unica e più veloce a un gruppo che oggi si muove su sei mercati diversi, dall’Italia alla Spagna, dalla Germania al Portogallo, e che deve dimostrare — parole dello stesso Berlusconi — di saper trasformare la scala acquisita in un metodo operativo capace di reggere il passo di una concorrenza sempre più agguerrita.
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