Nel nuovo scenario geopolitico, la sostenibilità non è più soltanto un vincolo normativo, ma una condizione essenziale per la competitività industriale. Il report di KPMG “Competing in Europe’s green-industrial transition” traccia la mappa dei finanziamenti europei, da Horizon Europe all’Innovation Fund, e spiega come trasformare gli obiettivi ESG in valore finanziario concreto.
L’era della sostenibilità guidata esclusivamente dalle prescrizioni normative o dalle metriche di reporting sta cedendo il passo a una nuova fase più matura, quella della competitività industriale sostenibile. In un contesto globale caratterizzato da forti tensioni geopolitiche, shock energetici, ostacoli al commercio internazionale e dall’aggressiva concorrenza sui sussidi da parte di superpotenze come Stati Uniti e Cina, l’Unione Europea sta ricalibrando le proprie politiche economiche.
È la fotografia scattata dal nuovo report di KPMG, “Competing in Europe’s green-industrial transition: Navigating the EU funding landscape in today’s complex new reality”. Il messaggio che emerge è che il denaro pubblico non sostiene più soltanto singoli progetti pilota o iniziative di nicchia, ma sta diventando la leva strategica fondamentale con cui le aziende finanziano la decarbonizzazione, l’economia circolare, la transizione energetica e le capacità infrastrutturali avanzate.
Il momentum delle opportunità
Navigare nel panorama europeo di crediti, sovvenzioni e incentivi (CGI – Credits, Grants, and Incentives) richiede una visione d’insieme chiara, soprattutto in un momento di transizione storica tra i cicli di bilancio comunitari.
L’attuale quadro finanziario pluriennale (MFF 2021-2027), che mobilità complessivamente circa 1.200 miliardi di euro, si trova ormai nella sua fase finale di attuazione. Il focus si è spostato dall’impostazione dei bandi all’esecuzione e al raggiungimento di impatti misurabili. Parallelamente, Bruxelles ha aperto le negoziazioni per il prossimo ciclo finanziario (MFF 2028-2034), la cui proposta punta a una dotazione vicina ai 2.000 miliardi di euro, circa l’1,26% del PIL dell’UE, delineando un bilancio più integrato, focalizzato su competitività industriale, tecnologie critiche e coordinamento nazionale.
In questo scenario di sovrapposizione, il report di KPMG raccomanda alle aziende di agire tempestivamente, sfruttando la favorevole “finestra di opportunità” 2026-2027 offerta dai fondi non ancora completamente assorbiti, facendo al contempo ponte verso la futura architettura finanziaria dell’Unione.
Dove si trovano le reali opportunità di finanziamento
Per orientare le decisioni di investimento aziendali, il report raggruppa i circa 40 programmi europei attivi in tre macro-aree di finanziamento a fondo perduto e a gestione diretta o condivisa.
1. Ricerca, innovazione e crescita industriale
La prima categoria raccoglie i programmi destinati a sostenere ricerca, innovazione tecnologica e industrializzazione delle nuove tecnologie. Il principale strumento resta l’Horizon Europe, che con una dotazione di circa 93,5 miliardi di euro rappresenta il programma europeo di riferimento per finanziare ricerca e innovazione (R&I) lungo l’intero ciclo di sviluppo, coprendo fino al 100% dei costi ammissibili per le attività di ricerca e fino al 70% per le azioni di innovazione.
Accanto a Horizon Europe si colloca l’Innovation Fund, uno dei maggiori programmi mondiali dedicati alle tecnologie low-carbon, alimentato dai proventi del sistema ETS e destinato a mobilitare circa 40 miliardi di euro entro il 2030. Il fondo sostiene la decarbonizzazione dell’industria pesante, l’idrogeno rinnovabile, la cattura e lo stoccaggio della CO2, le energie rinnovabili innovative e la manifattura pulita, finanziando fino al 60% dei costi di progetto.
Completano questo primo pilastro gli Important Projects of Common European Interest (IPCEI), che hanno già mobilitato oltre 90 miliardi di euro tra investimenti pubblici e privati nelle filiere strategiche europee. Tra questi, l’European Defence Fund, dedicato allo sviluppo di capacità tecnologiche avanzate e dual use, e l’Erasmus+, sempre più orientato allo sviluppo delle competenze necessarie per accompagnare la doppia transizione verde e digitale.
2. Coesione territoriale, infrastrutture e transizione regionale
Il secondo gruppo comprende gli strumenti della politica di coesione, destinati a sostenere la competitività delle economie regionali e la realizzazione delle infrastrutture necessarie alla transizione.
Tra questi spicca il Fondo europeo di sviluppo regionale (ERDF), con una dotazione di circa 226 miliardi di euro, che finanzia investimenti in efficienza energetica, energie rinnovabili, economia circolare, innovazione e competitività, prevedendo intensità di aiuto più elevate per le regioni meno sviluppate e per le PMI.
Il Connecting Europe Facility (CEF) sostiene invece la realizzazione delle grandi infrastrutture europee nei settori dell’energia, dei trasporti e della connettività digitale, favorendo reti transfrontaliere, mobilità sostenibile e corridoi digitali strategici.
A questi si aggiungono il Just Transition Fund, che accompagna la riconversione delle regioni maggiormente dipendenti dai combustibili fossili sostenendo investimenti produttivi, diversificazione economica e riqualificazione professionale, il Cohesion Fund, destinato ai grandi investimenti ambientali e infrastrutturali negli Stati membri meno sviluppati, l’ESF+ per le politiche di formazione e occupazione e Interreg, dedicato ai progetti di cooperazione territoriale tra regioni europee.
3. Ambiente, clima e recovery plan
La terza area comprende i programmi direttamente collegati agli obiettivi ambientali e climatici dell’Unione.
Il principale è il programma LIFE, con una dotazione di circa 5,45 miliardi di euro, che finanzia progetti pilota e dimostrativi nei settori della biodiversità, dell’economia circolare, dell’efficienza energetica e dell’adattamento ai cambiamenti climatici, sostenendo fino al 60% dei costi dei progetti ordinari e fino al 75% per habitat e specie prioritari.
Accanto ai programmi del bilancio ordinario (MFF 2021-2027), il report dedica attenzione anche al Recovery and Resilience Facility (RRF), lo strumento straordinario di NextGenerationEU che mette a disposizione fino a 577 miliardi di euro tra prestiti e sovvenzioni. Tuttavia, la sua utilità pratica è ormai limitata dalle scadenze ravvicinate: entro la fine del 2026 dovranno infatti essere completati i traguardi previsti e presentate le richieste finali di pagamento. In questa fase, il programma si rivolge qundi ai progetti ad alta maturità tecnica pronti per la rapida esecuzione.
STEP e InvestEU: gli acceleratori della politica industriale europea
Tra gli elementi di maggiore interesse del report figurano anche due strumenti trasversali destinati a rafforzare l’efficacia dell’intero sistema dei finanziamenti europei.
La Strategic Technologies for Europe Platform (STEP) non costituisce un fondo autonomo, ma una piattaforma di coordinamento che indirizza programmi già esistenti, tra cui Horizon Europe, ERDF, InvestEU e Just Transition Fund, verso le tecnologie considerate strategiche per la competitività europea, come clean tech, digitale, manifattura avanzata e tecnologie dual use.
Parallelamente, InvestEU gioca un ruolo complementare e determinante nel de-risking dei progetti industriali. Attraverso garanzie del bilancio europeo, stimola e mobilita il capitale privato a supporto di investimenti ad alto rischio, ad alta intensità di capitale e su larga scala che difficilmente potrebbero essere finanziati esclusivamente con contributi a fondo perduto.
Come trasformare l’ESG in valore finanziario
Per intercettare le opportunità offerte dall’Unione europea, le imprese devono anzitutto pianificare gli investimenti con un orizzonte pluriennale, mappando i principali programmi di finanziamento rispetto alla propria roadmap tecnologica e ai piani di sviluppo.
Un altro elemento decisivo riguarda la capacità di dimostrare l’impatto degli investimenti attraverso indicatori misurabili. Gli obiettivi ESG devono tradursi in risultati concreti, come la riduzione delle emissioni, la creazione di nuova capacità produttiva, l’occupazione generata, il rafforzamento delle competenze o il contributo alla sicurezza delle catene del valore europee. Parallelamente, è fondamentale integrare sin dall’avvio dei progetti gli aspetti di governance, compliance e monitoraggio, così da ridurre i rischi di esecuzione e soddisfare i requisiti richiesti dai diversi strumenti di finanziamento.
In questa prospettiva, la capacità di individuare, combinare e gestire le diverse fonti di finanziamento europee non rappresenta soltanto un esercizio di finanza agevolata ma una competenza strategica, capace di sostenere l’innovazione, accelerare la transizione industriale e rafforzare la competitività delle imprese nel lungo periodo.
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Valentina Carella
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