Il turismo religioso cresce ma l’Italia non ha ancora una regia nazionale


Una sede istituzionale nazionale per coordinare il turismo religioso, promuoverlo all’estero e proteggere santuari, cammini e luoghi della fede da un’eccessiva commercializzazione. È la proposta rivolta al ministro del Turismo Gianmarco Mazzi da Biagio Maimone, coordinatore per l’Italia del World Religious Tourism Network, insieme a Marcello Guadalupi, presidente della Fondazione dei Commercialisti di Milano.

Una regia nazionale per un settore frammentato

La proposta nasce dalla crescita dei viaggi legati a santuari, pellegrinaggi, itinerari spirituali e percorsi culturali connessi alla fede.

L’idea è affidare a una struttura riconosciuta compiti che oggi risultano distribuiti tra territori, associazioni, enti religiosi e operatori turistici. La sede dovrebbe coordinare le iniziative, sostenere la presenza italiana sui mercati internazionali e creare un raccordo stabile tra istituzioni e comunità locali.

La richiesta non riguarda soltanto la promozione. Uno dei compiti indicati è la tutela dell’autenticità dei luoghi sacri, per evitare che la crescita dei flussi riduca il viaggio religioso a un prodotto turistico privo della sua dimensione spirituale.

«Il turismo religioso rappresenta una risorsa strategica per l’Italia – afferma Biagio Maimone – ma proprio per la sua particolare natura necessita di una struttura istituzionale dedicata, capace di accompagnarne lo sviluppo, difenderne la dimensione spirituale e culturale e garantire che la crescita economica rimanga sempre legata ai valori profondi del viaggio religioso».

Luoghi sacri, il rischio della trasformazione commerciale

Il progetto assegna alla futura sede anche una funzione di protezione culturale.

Santuari, monasteri, cammini e mete di pellegrinaggio custodiscono memorie collettive e identità locali. L’aumento delle presenze può sostenere strutture ricettive, ristorazione, artigianato e mobilità lenta, ma può anche alterare la natura dei luoghi quando prevale la sola logica commerciale.

«I luoghi della fede – sottolinea Maimone – custodiscono la storia, la memoria e l’identità dei popoli. Non possono essere considerati semplici prodotti turistici. La vera forza del turismo religioso risiede nella capacità di unire sviluppo e spiritualità, economia e cultura, promozione dei territori e rispetto del sacro».

La Dichiarazione di San Salvador fissa le priorità

La proposta italiana si inserisce nel percorso internazionale della World Religious Tourism Network, attiva in 18 Paesi secondo la documentazione della rete.

Dal 8 al 10 luglio 2026 San Salvador ha ospitato il congresso internazionale “Tierra de Fe Viva”, promosso dal Tourism and Society Think Tank con il sostegno del Ministero del Turismo di El Salvador. L’incontro ha riunito autorità, rappresentanti religiosi, operatori, studiosi e comunicatori provenienti da numerosi Paesi.

La giornata finale si è chiusa con la Dichiarazione di San Salvador. Il documento richiama cooperazione internazionale, sostenibilità, innovazione e protezione del patrimonio religioso.

Nel testo fornito, la dichiarazione viene indicata come riferimento per il triennio 2026-2028, con attenzione alla prevenzione dell’eccessiva commercializzazione delle destinazioni di pellegrinaggio.

Al congresso ha partecipato anche il Ministero del Turismo di Israele, intervenuto sui temi dell’accessibilità, della sostenibilità, della libertà di culto e della tutela dei Luoghi Santi.

L’Area Sud della Basilicata entra nella rete mondiale

Tra i casi italiani citati emerge l’ingresso dell’Area Sud della Basilicata nella World Religious Tourism Network.

L’adesione è stata promossa dal GAL “La Cittadella del Sapere”, che riunisce 27 Comuni e territori tra Maratea, Lagonegrese, Val Sarmento, Pollino, Alto Sinni e Val d’Agri. La rete internazionale ha ufficializzato l’ingresso nel giugno 2026.

Il progetto punta a collegare cammini di fede, santuari, paesaggio e patrimonio culturale. L’obiettivo dichiarato è creare opportunità per le comunità locali e contrastare lo spopolamento delle aree interne attraverso servizi turistici e iniziative diffuse.

«L’ingresso dell’Area Sud della Basilicata nella World Religious Tourism Network dimostra come il turismo religioso possa diventare un concreto motore di sviluppo economico e sociale – dichiara Biagio Maimone –. La Basilicata possiede un patrimonio spirituale, culturale e paesaggistico straordinario che, attraverso una strategia sostenibile, può generare crescita, occupazione e nuove prospettive per le comunità locali».

L’esperienza viene proposta come modello replicabile in altre aree del Mezzogiorno, soprattutto nei territori caratterizzati da piccoli centri, patrimonio religioso diffuso e ridotta pressione turistica.

Ospitalità, artigianato e borghi tra le ricadute

Il turismo religioso coinvolge attività diverse.

Le presenze legate a cammini e pellegrinaggi alimentano ospitalità, ristorazione, trasporti, servizi culturali, artigianato e visite nei borghi. Possono inoltre distribuire i flussi fuori dai mesi di maggiore affluenza, poiché molte ricorrenze religiose e iniziative spirituali si svolgono durante tutto l’anno.

La nota attribuisce un peso specifico all’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana, guidata da Fabio Rocchi, e indica oltre 1.200 strutture tra conventi, case per ferie, istituti religiosi e altre realtà di accoglienza.

Il portale dell’associazione censisce attualmente migliaia di strutture e decine di migliaia di posti letto, comprendendo anche soluzioni laiche e ricettive collegate al turismo spirituale.

«Investire nel turismo religioso significa investire nel futuro dell’Italia – conclude Maimone – perché significa creare sviluppo senza perdere l’anima dei territori. La sfida è costruire un modello nel quale crescita economica e valori spirituali possano convivere, offrendo nuove opportunità senza snaturare il significato più profondo del viaggio religioso».

Il peso economico nella proposta al Governo

Marcello Guadalupi lega la richiesta di una sede nazionale alla possibilità di sostenere imprese e lavoro.

La presenza di una regia riconosciuta dovrebbe facilitare la programmazione, la collaborazione tra soggetti pubblici e privati e la costruzione di percorsi turistici capaci di coinvolgere più territori.

«Se sostenuto da una visione nazionale strutturata, il turismo religioso può diventare un motore di crescita diffusa, capace di sostenere imprese, occupazione e competitività dei territori, soprattutto a favore delle nuove generazioni», dichiara Guadalupi.

La World Religious Tourism Network ha inoltre rafforzato la collaborazione con Ospitalità Religiosa Italiana e rilanciato lo slogan “Religious Tourism for Peace”.

La formula riassume l’impostazione del progetto: utilizzare il viaggio legato alla fede per sostenere dialogo interculturale, confronto tra religioni, fraternità e cooperazione tra comunità.

La rete descrive tra i propri obiettivi la promozione della comprensione interculturale, il rispetto della diversità religiosa e lo sviluppo sostenibile delle destinazioni spirituali


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Walter Giannò

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