Non è stato un incontro di rappresentanza, né una semplice presentazione delle nuove funzionalità telematiche. Quello che si è svolto il 22 luglio nella sede della Direzione regionale del Veneto dell’Agenzia delle Entrate, a Marghera, è stato soprattutto un tavolo di lavoro sul funzionamento concreto del fisco digitale: sui tempi delle risposte, sull’effettiva possibilità di dialogare con gli uffici, sulla gestione documentale e sulla capacità delle piattaforme di risolvere le pratiche senza trasferire complessità e inefficienze su professionisti, contribuenti e imprese.
Il tavolo operativo regionale tra l’Amministrazione finanziaria e il coordinamento degli Ordini dei dottori commercialisti e degli esperti contabili del Veneto rappresenta uno degli strumenti previsti dal protocollo di collaborazione sottoscritto nel 2021. Un presidio che assume oggi un valore ancora più significativo: mentre il rapporto fiscale si sposta progressivamente dagli sportelli agli ambienti digitali, la qualità dell’interlocuzione dipende sempre meno dalla sola disponibilità di un servizio online e sempre più dalla sua capacità di offrire risposte comprensibili, tracciabili, uniformi e tempestive.
Ad aprire i lavori è stato il capo Settore Servizi della Direzione regionale del Veneto, Torquato Marù, che, portando i saluti del direttore regionale Stefano Mastronardo, ha richiamato il valore strategico del confronto con gli Ordini professionali quale strumento di ascolto e di miglioramento continuo dei servizi rivolti a cittadini e imprese.
La voce unitaria dei commercialisti: dall’esperienza quotidiana alle soluzioni operative
Attorno al tavolo, la dimensione regionale del confronto ha trovato una rappresentazione concreta. Per l’ODCEC di Verona era presente Giovanna Florio, mentre Giulia Garbujo ha partecipato per l’Ordine di Treviso. Venezia era rappresentata da Roberta Paturzo e Valentina Di Renzo, Vicenza da Sandro Cerato vicepresidente ODCEC e Matteo Trambaiolo, Rovigo da Alice Toffanin e Belluno da Andrea Dalla Venezia.
A sintetizzare il significato del confronto è Mariavittoria Cacace, consigliera dell’ODCEC di Padova e coordinatrice degli Ordini dei dottori commercialisti e degli esperti contabili del Veneto: «Il Tavolo regionale rappresenta una sede di confronto concreta, nella quale le esperienze quotidiane dei colleghi possono contribuire al miglioramento dei servizi. La collaborazione con l’Agenzia delle Entrate è fondamentale per individuare soluzioni operative, ridurre passaggi non necessari e rendere più fluida l’interlocuzione nell’interesse dei professionisti e dei contribuenti assistiti»
Una dichiarazione che chiarisce la prospettiva della categoria: portare nel dialogo istituzionale non rivendicazioni astratte, ma l’esperienza maturata dagli studi professionali nell’applicazione quotidiana delle procedure. È proprio da questa conoscenza diffusa che possono emergere interventi capaci di semplificare i flussi, ridurre le duplicazioni e migliorare concretamente il funzionamento dei servizi.
È in questa funzione che il ruolo dei commercialisti assume una valenza di sistema. Il professionista non è soltanto un utilizzatore delle piattaforme dell’Agenzia: è il punto nel quale la norma tributaria, l’infrastruttura digitale e la realtà economica devono necessariamente incontrarsi. Quando un canale funziona, i suoi effetti si moltiplicano lungo l’intera filiera amministrativa; quando presenta un limite, quello stesso limite ricade su migliaia di pratiche, rallenta i processi decisionali delle imprese e aumenta i costi indiretti dell’adempimento.
Il tavolo regionale serve proprio a intercettare queste frizioni e a trasformarle in indicazioni operative. Non una contrapposizione tra Amministrazione e professionisti, dunque, ma una responsabilità condivisa verso il funzionamento del sistema fiscale.
CIVIS supera il 98% delle richieste: il digitale è ormai il canale ordinario
I dati presentati durante l’incontro descrivono un sistema nel quale la transizione digitale è già largamente compiuta.
Nel 2025, in Veneto, attraverso CIVIS sono state gestite 164.848 istanze relative a cartelle, comunicazioni di irregolarità e rettifiche dei modelli F24. Gli accessi presso gli uffici territoriali per le medesime tipologie sono stati 3.225: il tasso di utilizzo del canale digitale ha così raggiunto il 98,08%.
Nel primo semestre del 2026 la percentuale è ulteriormente salita al 98,70%, con punte superiori al 99% nei mesi di maggio e giugno. Su 91.382 richieste complessive, 90.193 sono transitate attraverso CIVIS e soltanto 1.189 hanno richiesto l’accesso agli uffici.
Il contributo dei commercialisti è determinante. Delle 84.441 richieste CIVIS distribuite nel periodo considerato, 43.832, pari al 51,91%, provenivano da intermediari riconducibili agli ODCEC del Veneto. La quota raggiunge il 58,61% per il bollo sulle fatture elettroniche, il 55,27% per le rettifiche F24 e supera il 50% anche per comunicazioni e cartelle.
Numeri che restituiscono la portata dell’attività svolta dagli studi professionali e spiegano perché la qualità dei servizi digitali non possa essere considerata una questione meramente tecnica. Ogni miglioramento del canale produce un effetto diretto sulla capacità del sistema economico di gestire gli obblighi fiscali; ogni disfunzione genera invece duplicazioni, nuove richieste, accessi agli sportelli e tempi improduttivi.
Anche i dati sulle lavorazioni evidenziano una performance significativa: delle oltre 43mila pratiche presentate dai commercialisti e chiuse dagli uffici veneti, l’83,38% è stato definito entro tre giorni, il 16,01% entro dieci giorni e appena lo 0,62% oltre tale soglia. Per le rettifiche F24, la quota delle risposte entro tre giorni sale al 95,11%.
La seconda istanza CIVIS apre uno spazio di riesame digitale
Il nodo non riguarda però soltanto la velocità. Durante il confronto è emersa con chiarezza l’esigenza dei professionisti di poter interagire più efficacemente quando la prima risposta non risolve il caso o non considera tutti gli elementi disponibili.
Tra le criticità raccolte attraverso il questionario rivolto agli iscritti figurano la difficoltà di individuare il funzionario che tratta la pratica, l’impossibilità di replicare dopo la chiusura dell’istanza, la necessità di allegare documenti e la percezione di risposte non sempre omogenee.
Da maggio 2026 una parte di queste esigenze trova risposta nella seconda istanza CIVIS, introdotta per le comunicazioni e gli avvisi telematici derivanti dai controlli automatizzati previsti dagli articoli 36-bis del Dpr 600/1973 e 54-bis del Dpr 633/1972.
Conclusa la prima lavorazione, il contribuente o l’intermediario può ora chiedere un nuovo esame della posizione fornendo informazioni, chiarimenti o elementi non comunicati inizialmente. La richiesta viene assegnata automaticamente allo stesso ufficio che ha definito la prima istanza e può essere presentata anche da un intermediario diverso da quello originario.
La novità più concreta è la possibilità di allegare direttamente fino a dieci documenti, ciascuno della dimensione massima di 20 megabyte. Viene così ridotta la necessità di ricorrere a Pec, appuntamenti o canali paralleli, preservando all’interno di CIVIS la tracciabilità dell’intero procedimento.
La seconda istanza non deve tuttavia diventare una duplicazione automatica della prima. Può essere utilizzata quando vi siano effettivamente nuovi elementi, come una dichiarazione integrativa, Certificazioni Uniche sostitutive o ulteriori chiarimenti. Dal 12 maggio, data di avvio della funzionalità, oltre il 58% delle seconde istanze esaminate nel 2026 è stato accolto, integralmente o parzialmente. Un dato ancora iniziale, ma significativo: dimostra che uno spazio strutturato di riesame può evitare accessi agli uffici e ricondurre il confronto all’interno del canale digitale.
La qualità dell’istanza diventa parte della qualità del servizio
Il confronto di Marghera ha messo in evidenza anche un principio di reciprocità. L’efficienza di CIVIS dipende dalla capacità dell’Agenzia di garantire risposte puntuali e uniformi, ma anche dalla completezza delle richieste trasmesse.
Una motivazione selezionata in modo non coerente, un campo descrittivo troppo generico o la mancanza di informazioni fondamentali possono impedire all’operatore di comprendere correttamente la posizione. Allo stesso modo, la disponibilità dell’intermediario a essere contattato rapidamente può consentire di acquisire un chiarimento prima della chiusura della pratica, evitando una seconda istanza.
Da qui il progetto delle check list operative, presentato il 20 maggio e destinato ora a entrare nella fase di elaborazione attraverso gruppi di lavoro misti composti da rappresentanti della categoria e funzionari dell’Ufficio Servizi fiscali della Direzione regionale.
Le check list riguarderanno inizialmente CIVIS per il controllo automatizzato e formale, i servizi RLI e RAP e il canale “Consegna documenti e istanze”. L’obiettivo è costruire percorsi semplici e condivisi che aiutino il professionista a individuare subito il servizio corretto, la documentazione necessaria e le modalità più efficaci di interlocuzione.
È uno dei passaggi più interessanti emersi dall’incontro: non limitarsi a rilevare le criticità, ma codificare insieme le soluzioni, trasformando l’esperienza degli studi e quella degli uffici in procedure replicabili sul territorio.
Dalle Pec alla delega unica: meno canali paralleli, più tracciabilità
Un altro tema particolarmente avvertito riguarda i tempi di gestione delle richieste inviate tramite posta elettronica certificata.
L’indirizzo indicato dall’Agenzia è chiaro: con il progressivo potenziamento dei servizi telematici, la Pec è destinata a perdere centralità per tutte le pratiche già gestibili attraverso canali strutturati. Per CIVIS, in particolare, la documentazione non deve più essere trasmessa via Pec, ma tramite “Consegna documenti e istanze” durante la prima lavorazione oppure direttamente in allegato alla seconda richiesta.
L’esigenza è evitare che la stessa pratica circoli su percorsi diversi, con il rischio di duplicazioni, difficoltà di abbinamento e perdita di tracciabilità.
Nel corso dell’incontro sono state approfondite anche le modalità della delega unica, comprese le procedure utilizzabili dagli intermediari e il tema dell’accesso al cassetto fiscale delle persone decedute. Un ambito nel quale la digitalizzazione deve confrontarsi con situazioni giuridiche e operative non standardizzabili, richiedendo istruzioni chiare e procedure capaci di gestire anche i casi meno frequenti.
Visto di conformità: la continuità assicurativa è un requisito sostanziale
Ampio spazio è stato riservato agli adempimenti necessari per l’abilitazione all’apposizione del visto di conformità. Un’attività che richiede una gestione particolarmente rigorosa della documentazione e, soprattutto, della copertura assicurativa.
Il massimale della polizza non può essere inferiore a 3 milioni di euro e la garanzia deve coprire integralmente i rischi connessi all’attività, senza franchigie o scoperti opponibili al terzo danneggiato. Deve inoltre prevedere una clausola di ultrattività per gli errori denunciati nei cinque anni successivi alla scadenza.
Il punto più delicato riguarda la continuità della copertura. Il pagamento tardivo del premio, soprattutto quando interviene oltre il periodo di comporto o nel caso di sottoscrizione di una nuova polizza priva di retroattività, può determinare una scopertura e incidere sulla permanenza del professionista nell’elenco dei soggetti abilitati.
Non si tratta, dunque, di un adempimento formale. La continuità assicurativa costituisce un requisito sostanziale della funzione di garanzia esercitata dal commercialista nei confronti del contribuente e dell’Amministrazione finanziaria.
Cassetto fiscale e API: il prossimo salto sarà l’interoperabilità
Lo sguardo del tavolo si è infine spostato oltre l’attuale configurazione dei servizi.
Con il provvedimento del 16 luglio 2026, l’Agenzia ha potenziato i contenuti del cassetto fiscale rendendo consultabili nuovi atti, tra cui alcuni avvisi di liquidazione e gli avvisi di accertamento parziale automatizzato per redditi non dichiarati o dichiarati in modo incompleto.
Nella sezione “L’Agenzia scrive” sarà possibile verificare anche l’evoluzione del procedimento: dalla notifica alla definizione mediante pagamento, dall’adesione all’autotutela totale o parziale, fino all’eventuale ricorso e alla sua definizione.
In fase di prima applicazione, tuttavia, la consultazione di questi atti non è ancora estesa agli intermediari muniti della normale delega al cassetto fiscale, ma soltanto ai contribuenti destinatari, ai rappresentanti legali e alle persone di fiducia autorizzate. È uno dei punti sui quali l’evoluzione del servizio dovrà misurarsi con le esigenze concrete dell’assistenza professionale.
La prospettiva più avanzata è rappresentata dall’interoperabilità attraverso API, che consente ai dati e ai documenti dell’Agenzia di dialogare direttamente con i sistemi gestionali utilizzati da contribuenti e intermediari autorizzati. Non più, quindi, soltanto consultazione manuale dei portali, ma integrazione tra piattaforme, automatizzazione dei flussi e riduzione delle attività ripetitive.
È probabilmente questo il vero orizzonte del fisco digitale: non moltiplicare gli applicativi, ma permettere ai sistemi di comunicare tra loro, mantenendo sicurezza, responsabilità e controllo sui dati.
Un laboratorio veneto per un fisco più collaborativo
Il tavolo di Marghera ha confermato che il processo di digitalizzazione non può essere valutato soltanto attraverso il numero dei servizi attivati. La vera misura dell’innovazione è la sua capacità di ridurre i tempi, prevenire gli errori, rendere comprensibili le risposte e permettere a contribuenti, imprese e professionisti di conoscere con certezza lo stato di una pratica.
I numeri dicono che il Veneto ha già compiuto una parte rilevante di questo percorso. Il 98,70% delle richieste gestito attraverso CIVIS e l’elevata quota di pratiche definite in pochi giorni mostrano un sistema digitale ormai maturo. Ma proprio la sua diffusione rende ancora più importante intervenire sulle aree di attrito: interlocuzione, allegazione documentale, uniformità delle lavorazioni, deleghe e integrazione tra sistemi.
Il valore del confronto tra Agenzia delle Entrate e Ordini professionali sta qui. I commercialisti portano al tavolo la conoscenza delle conseguenze che procedure e piattaforme producono sull’economia reale; l’Amministrazione mette a disposizione dati, competenze e capacità organizzativa. Dall’incontro tra queste due prospettive può nascere un fisco non soltanto più digitale, ma più affidabile, collaborativo e vicino alle esigenze del territorio.
La tecnologia, da sola, non costruisce fiducia. A farlo sono la qualità delle regole, la trasparenza dei processi e la continuità del dialogo tra chi amministra il sistema fiscale e chi ogni giorno accompagna contribuenti e imprese nel rapporto con esso.
Massimo Casagrande
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