“VERSO UN MERCATO UNICO SEMPLIFICATO. Più digitale per più sostenibilità nelle informazioni dei prodotti” è il titolo del nuovo policy brief realizzato da I-Com.
Il quadro normativo europeo sui prodotti si trova a un punto di svolta. Il New Legislative Framework (NLF) ha garantito per decenni certezza giuridica, elevata protezione dei consumatori e un modello di conformità riconosciuto a livello globale, ma resta un impianto pensato per un’economia cartacea. Oggi deve rispondere alle esigenze simultanee di competitività, Green Deal, tutela dei consumatori e semplificazione. Nonostante le richieste di un approccio “digital first”, le norme sui prodotti continuano a imporre documentazione fisica anche quando questa viene scartata e duplicata in formato digitale. L’Omnibus IV non appare infatti sufficientemente ambizioso. I Passaporti Digitali dei Prodotti (DPP) rappresentano la prospettiva più promettente, ma non saranno pienamente operativi su tutte le categorie di prodotto prima della fine del decennio. Nel frattempo, imprese e autorità continuano a sostenere costi evitabili senza reali benefici in termini di sicurezza o tutela dei consumatori. Consentire fin da subito canali digitali per la fornitura delle informazioni di prodotto, mantenendo le necessarie garanzie di sicurezza e accessibilità, produrrebbe benefici immediati e misurabili, senza dover attendere il pieno dispiegamento del DPP. Guardando al processo di digitalizzazione da una prospettiva più ampia, la sua gestione dovrà tenere conto delle specificità delle PMI, senza lederne la competitività. In questo senso, sarà fondamentale cadenzare gli obblighi di digitalizzazione e allo stesso tempo fornire informazioni personalizzabili, navigabili e fruibili a una platea più ampia possibile di consumatori. Non trascurabile anche l’armonizzazione con le altre politiche di sostenibilità, prime fra tutte CBAM e Industrial Accelerator Act, per far sì che il DPP non crei distorsioni nelle politiche commerciali UE.
- La Commissione europea ha progressivamente favorito la digitalizzazione delle informazioni di prodotto come leva per rafforzare il Mercato Unico, ridurre gli oneri amministrativi e migliorare la competitività. Per superare la frammentazione normativa, è stato introdotto il pacchetto Omnibus IV con l’obiettivo di armonizzare il quadro regolatorio esistente e favorire la gestione digitale delle informazioni e l’adozione di specifiche comuni.
- Le consultazioni con l’industria evidenziano tuttavia che, pur rappresentando un passo avanti nella digitalizzazione della documentazione di prodotto, l’Omnibus IV mantiene un ambito di applicazione limitato e non estende sufficientemente le informazioni digitalizzabili, lasciando numerosi obblighi cartacei.
- Il programma di lavoro della Commissione per il 2026 prevede la revisione congiunta di tre pilastri normativi — Standardisation Regulation, New Legislative Framework e Market Surveillance Regulation — sotto l’etichetta unificante di European Product Act, con adozione prevista nel terzo trimestre 2026. L’obiettivo è modernizzare un’architettura concepita in epoca pre-digitale, superandone i limiti strutturali in termini di frammentazione degli obblighi informativi, anacronismo dei formati cartacei e difficoltà di aggiornamento delle informazioni di prodotto.
- La Commissione punta a una rimozione delle barriere all’interno del Mercato Unico e dei colli di bottiglia regolatori per favorire una maggiore semplificazione legislativa, riducendo di almeno il 25% gli oneri amministrativi per tutte le imprese e del 35% per le PMI entro la fine del mandato.
- Secondo le stime della Commissione, la sola digitalizzazione delle istruzioni per l’uso potrebbe generare risparmi fino a 300 milioni di euro all’anno per le imprese europee, cui si affiancano benefici strutturali quali l’aggiornabilità in tempo reale delle informazioni, l’accessibilità multilingua e la tracciabilità lungo la supply chain. Sul piano ambientale, la sola Germania smaltisce ogni anno circa 50.400 tonnellate di carta legata alla documentazione di prodotto, a fronte di un’infrastruttura tecnica abilitante già ampiamente disponibile.
- Introdotto dal Regolamento ESPR, il Passaporto Digitale del Prodotto risponde a un problema concreto di attendibilità delle informazioni ambientali, dato che il 53% delle dichiarazioni ambientali sui prodotti nel mercato europeo risulta vago o fuorviante. La sua implementazione procede in modo graduale e settoriale, a partire dal “battery passport”, obbligatorio da febbraio 2027.
- Sebbene la digitalizzazione rappresenti un obiettivo condiviso, la transizione non dovrebbe gravare in modo sproporzionato sulle PMI, imponendo costi di adeguamento eccessivi. Un approccio graduale, con finestre temporali differenziate, consentirebbe alle PMI già sulla strada per la digitalizzazione di giovare dell’ampliamento degli ambiti di applicabilità dell’Omnibus IV, lasciando alle altre un margine temporale per adattarsi.
- La transizione digitale deve tenere conto delle diverse esigenze di imprese e consumatori. Per questi ultimi, il supporto digitale consentirebbe di accedere a informazioni di prodotto sempre aggiornate, facilmente consultabili e personalizzabili, con prospettive di evoluzione verso sistemi navigabili e interattivi, che rendano la consultazione più semplice ed efficace.
- La progressiva digitalizzazione delle informazioni di prodotto rappresenta inoltre un elemento funzionale e abilitante per gli obiettivi del Green Deal europeo, rendendo più trasparenti e verificabili le informazioni ambientali dei prodotti, come l’impronta di carbonio e la sostenibilità della filiera. Ciò favorisce l’attuazione delle politiche climatiche europee, pur portando con sé considerazioni sulle politiche commerciali con i partner extra-UE.
Scarica il Policy Brief
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
I-Com
Source link

