Nel settore sanitario, la sostenibilità ambientale deve confrontarsi con condizioni che raramente si incontrano, tutte insieme, negli altri comparti industriali. Ridurre i materiali, ripensare il packaging o introdurre il riuso non è sufficiente: ogni cambiamento deve garantire sterilità, sicurezza, tracciabilità, qualità delle prestazioni e conformità a un quadro regolatorio particolarmente stringente.
È dentro questa complessità che si colloca l’impegno di Bioindustry Park Silvano Fumero, il parco scientifico e tecnologico piemontese dedicato alle scienze della vita, incubatore certificato e gestore di bioPmed, il polo di innovazione della salute della Regione Piemonte.
I principi ESG nel modello di business di Bioindustry Park
Società Benefit dal 2022, il Parco ha formalizzato nel proprio modello di business l’obiettivo di coniugare risultati economici, sostenibilità ambientale, impatto sociale e creazione di valore per il territorio. Oggi si estende su 76 mila metri quadrati, ospita oltre mille addetti e più di quaranta organizzazioni, tra grandi imprese, centri di ricerca, Pmi e startup.
La partecipazione a progetti come MEDI4Future rappresenta quindi una conseguenza coerente di questo orientamento e la prosecuzione di un percorso pluriennale, non un’iniziativa occasionale legata alla crescente attenzione verso i criteri ESG.
Una sfida ambientale, industriale e regolatoria
«Nell’ambito delle scienze della vita, la sostenibilità non rappresenta soltanto una questione ambientale, ma una sfida di innovazione, competitività, sicurezza e trasferimento tecnologico», spiega Sara Falvo, che in Bioindustry Park ricopre il ruolo di Head of Strategic Innovation Area e Cluster Manager di bioPmed. «Richiede, inoltre, la capacità di far collaborare le imprese con la ricerca, che sviluppa nuove idee e soluzioni, e le istituzioni, che definiscono le regole alle quali le aziende devono rispondere».
Questa impostazione sposta il tema dalla semplice riduzione degli impatti alla costruzione di un sistema nel quale sostenibilità, sviluppo industriale e tutela della salute possano procedere insieme. Una questione particolarmente delicata per le aziende MedTech, che nel loro percorso affrontano costi e tempi significativi per certificare i propri prodotti e immetterli sul mercato.
L’introduzione di nuovi requisiti ambientali può essere percepita dalle imprese come un ulteriore elemento di complessità, soprattutto quando implica la modifica di prodotti e processi già validati. Nel biomedicale, infatti, cambiare un materiale o una parte della produzione può richiedere nuovi test, la rivalutazione e la validazione del prodotto e del processo, investimenti aggiuntivi e ulteriori interlocuzioni con gli organismi regolatori.
«Da un lato le imprese guardano a questi requisiti con una certa preoccupazione; dall’altro, pur essendo consapevoli della necessità di ridurre l’impatto ambientale, riconoscono di avere bisogno di supporto», osserva Falvo. «Il nostro obiettivo è verificare quali buone pratiche esistano già e quali processi possano essere semplificati, in modo da consentire alle aziende di iniziare ad applicare concretamente i principi dell’economia circolare».
Le imprese sono generalmente consapevoli della necessità di ridurre il proprio impatto, ma hanno bisogno di strumenti per capire da dove iniziare e quali modifiche siano realisticamente compatibili con il proprio modello industriale. Il punto non è quindi mettere in discussione gli obiettivi ambientali, bensì fare in modo che la loro applicazione tenga conto delle peculiarità del settore e sia accompagnata da strumenti, competenze e tempi adeguati.
«Dobbiamo rendere più sostenibile il sistema della salute senza compromettere gli elementi fondamentali: la sicurezza del paziente, la qualità delle cure e la capacità delle imprese di innovare e competere», sottolinea Falvo. «È necessario rispondere alle esigenze ambientali, ma anche fare in modo che le regole non limitino lo sviluppo dell’innovazione o rendano i processi economicamente insostenibili».
MEDI4Future, undici partner europei
È proprio da questa esigenza che nasce MEDI4Future, progetto Interreg North-West Europe che coinvolge undici partner provenienti da Paesi Bassi, Germania, Francia, Irlanda, Belgio e Italia. L’obiettivo è accompagnare il comparto MedTech verso modelli di economia circolare, sviluppando strumenti e sperimentazioni che consentano di ridurre l’impatto di dispositivi medici e materiali monouso senza compromettere qualità, sicurezza e conformità normativa.
Il punto di partenza è rilevante: si stima, infatti, che il sistema sanitario europeo generi ogni anno circa 2,5 milioni di tonnellate di rifiuti, meno del 10% dei quali viene riciclato. Guanti, camici, materiali di laboratorio, imballaggi e dispositivi monouso sono indispensabili per garantire sicurezza clinica e prevenzione delle infezioni, ma generano contemporaneamente costi ambientali ed economici, soprattutto quando devono essere trattati come rifiuti pericolosi o potenzialmente infettivi. Ma le soluzioni già sperimentate in altri settori non possono essere trasferite automaticamente alla salute.
Nel caso di un comune prodotto di consumo, la sostituzione della plastica con un altro materiale può essere relativamente lineare. Per una siringa, un dispositivo diagnostico o un componente utilizzato in sala operatoria, invece, occorre verificare non solo la riciclabilità, ma anche il rischio clinico, la possibilità di sterilizzazione, la tracciabilità e l’accettabilità da parte di pazienti e professionisti. Nonché certificazione e conformità normativa.
MEDI4Future per il MedTech
MEDI4Future prevede la realizzazione di un piano d’azione rivolto alle agenzie di sviluppo regionale e alle organizzazioni di supporto alle imprese, una toolbox dedicata alle Pmi MedTech, attività di formazione e capacity building e otto studi pilota, attraverso i quali saranno testate e validate soluzioni concrete. L’ambizione è arrivare a dimostrare un potenziale di riduzione fino al 50% dei rifiuti generati dai prodotti MedTech.
Bioindustry Park è l’unico partner italiano del consorzio e guida Work Package dedicato alla formazione, allo sviluppo delle competenze e al capacity building. I programmi saranno destinati sia alle Pmi sia agli attori intermedi dell’ecosistema, comprese le agenzie di sviluppo e le istituzioni chiamate a progettare incentivi e misure di accompagnamento.
Bioindustry Park è l’unico partner italiano
«Il nostro compito è sviluppare percorsi formativi che aiutino le imprese a conoscere e applicare i principi dell’economia circolare e della sostenibilità nel proprio contesto», racconta Falvo. «Saranno previsti strumenti asincroni, workshop in presenza ed elementi pratici che permettano alle aziende di analizzare il proprio business, individuare dove modificare i processi e misurare l’impatto dei cambiamenti introdotti».
Il coinvolgimento delle istituzioni è altrettanto importante. Incentivi, programmi di finanziamento e criteri di premialità possono sostenere la transizione, ma devono essere costruiti conoscendo le dinamiche specifiche del settore. Imporre un requisito senza considerare i costi di validazione, certificazione e adeguamento rischia infatti di penalizzare soprattutto le Pmi, dotate di risorse più limitate rispetto alle grandi imprese.
Gli otto studi pilota serviranno a testare e validare le soluzioni in contesti concreti, verificandone l’applicabilità, il potenziale di riduzione dei rifiuti e la possibilità di tradurle in modelli utilizzabili dalle imprese.
Sostenibilità: un percorso pluriennale
L’ingresso di Bioindustry Park nel consorzio è legato alle competenze sviluppate negli anni attraverso progetti dedicati alla sanità sostenibile, all’eco-design, alla formazione e alla trasformazione digitale.
Un’esperienza particolarmente significativa, poiché il Parco è stato coinvolto nel consorzio proprio per il contributo specialistico e le competenze maturate sul tema.
Tra le iniziative precedenti figurano infatti diversi progetti. In particolare, DESHEALTH, che ha sviluppato moduli formativi dedicati al carbon footprint, al green procurement e alla gestione dei rifiuti nel settore sanitario. SysteMA ha invece lavorato sull’integrazione tra design sistemico, eco-design, sicurezza del paziente e requisiti previsti dalla regolamentazione europea sui dispositivi medici. A queste esperienze si affianca CHEDIH, European Digital Innovation Hub dedicato alla trasformazione digitale della salute, che accompagna imprese e pubblica amministrazione nell’adozione di tecnologie come intelligenza artificiale, Internet of Things, big data, robotica e cybersicurezza. Simulazione, digital twin, tracciabilità e gestione dei dati possono infatti ridurre la necessità di prototipi fisici, ottimizzare materiali e processi e offrire le informazioni necessarie per misurare gli impatti ambientali.
MEDI4Future rappresenta quindi un passaggio ulteriore, grazie al quale dalle metodologie e dalla formazione si arriva allo sviluppo di strumenti operativi e sperimentazioni direttamente applicabili alle Pmi e alle filiere produttive.
L’impegno del Parco si traduce inoltre nelle proprie scelte interne. La qualifica di Società Benefit formalizza una missione presente fin dalla nascita dell’organizzazione e tradotta in iniziative che riguardano, tra le altre cose, mobilità elettrica, infrastrutture, gestione delle risorse ed economia circolare. Con un’attenzione specifica alla formazione tradottasi, in particolare con il supporto alla Fondazione ITS Academy Biotecnologie Piemonte che dal 2020 ha la sede principale nel Parco e si avvale della collaborazione delle aziende insediate per la progettazione didattica, attività laboratoriali, stage e processi di inserimento lavorativo.
«Vogliamo dare il buon esempio, ma anche mettere a disposizione strumenti affinché le aziende insediate, associate o appartenenti al nostro ecosistema possano implementare questi obiettivi al proprio interno», afferma Falvo. «Il nostro ruolo è applicare direttamente questi principi e, nello stesso tempo, creare consapevolezza e accompagnare le imprese».
Il ruolo dell’ecosistema e delle politiche pubbliche
Nessuna transizione di questa portata può essere realizzata dalla singola impresa. Per introdurre modelli circolari nel MedTech «imprese, ospedali, centri di ricerca, cluster, organismi regolatori e istituzioni devono parlarsi, affinché queste iniziative possano entrare nella pratica corrente e produrre un cambiamento di lungo periodo», spiega Falvo. «Non basta, cioé, sviluppare gli strumenti: occorre coinvolgere tutti i soggetti che concorrono alla loro applicazione». Quindi, anche fornitori, gestori dei rifiuti e investitori.
È qui che assume rilievo il ruolo di bioPmed, il polo di innovazione della salute della Regione Piemonte gestito da Bioindustry Park. Il Polo riunisce 99 soci e, attraverso le proprie attività e reti, mette in connessione oltre novecento soggetti dell’ecosistema regionale, facilitando collaborazioni tra ricerca, industria e sanità, trasferimento tecnologico, sviluppo di nuove soluzioni e partecipazione a programmi europei.
Bioindustry Park e bioPmed partecipano inoltre al Sistema Poli Piemonte, che riunisce sette poli regionali impegnati su tre grandi traiettorie: transizione digitale, transizione ecologica e salute e benessere delle persone e delle comunità. La collaborazione tra filiere differenti diventa essenziale quando le sfide richiedono, per esempio, materiali alternativi, tecnologie per il monitoraggio, sistemi di trattamento o nuove competenze regolatorie.
Sostenibilità e competitività, approcci sinergici
Un esempio è il lavoro avviato sui PFAS, nato dall’ascolto delle difficoltà segnalate dalle imprese e trasformato in iniziative di confronto tra aziende, ricerca, esperti e istituzioni. Il problema, sottolinea Falvo, non consiste solo nel trovare sostituti tecnicamente validi, ma anche nell’accompagnare l’evoluzione normativa con condizioni applicative coerenti e verificabili, evitando squilibri competitivi rispetto ai prodotti provenienti da mercati sottoposti a controlli differenti.
«I cluster e i partner di progetto hanno un ruolo importante anche sul piano delle policy, perché mantengono i rapporti sia con le istituzioni sia con le imprese», sottolinea Falvo spiegando che attraverso Regione Piemonte, il Sistema Poli, il Cluster nazionale ALISEI e le reti nazionali ed europee, cercano di portare la voce delle aziende nei tavoli regionali, nazionali ed europei e, ove possibile, anche nei processi di consultazione promossi dalla Commissione europea.
In altre parole, i cluster svolgono una funzione di raccordo, aiutando le imprese a comprendere l’evoluzione normativa e tecnologica e, parallelamente, portando i loro fabbisogni ai tavoli regionali, nazionali ed europei, per far sì che politiche, incentivi e regolamenti siano costruiti sulla conoscenza delle condizioni reali delle filiere.
Sostenibilità e competitività diventano quindi approcci sinergici. La sostenibilità può aiutare le imprese a gestire i rischi, anticipare le trasformazioni normative, utilizzare meglio le risorse e sviluppare nuovi prodotti e servizi, ma affinché ciò sia possibile deve essere accompagnata da competenze, evidenze, infrastrutture e politiche coerenti.
MEDI4Future sarà uno degli strumenti con cui Bioindustry Park tradurrà questo orientamento in azioni concrete. Il risultato più importante sarà, oltre alla riduzione dei rifiuti ottenuta nei progetti pilota, la capacità di lasciare alle imprese, alle istituzioni e agli ecosistemi europei metodi utilizzabili anche dopo la conclusione del progetto, affinché la sostenibilità entri nel modo in cui prodotti, tecnologie e servizi vengono progettati fin dall’inizio.
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Nicole Ticchi
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