Prosegue il viaggio di VareseNews nei quartieri della città con “Cosa sarà nei quartieri”, il progetto che nell’ambito di #varese2030 porta la redazione ad ascoltare, tappa dopo tappa, le voci di chi vive ogni angolo della città. È stato a Calcinate del Pesce il settimo di dodici appuntamenti di “Cosa sarà Varese”, il progetto che nell’ambito di #varese2030 porta la redazione ad ascoltare, una tappa dopo l’altra, le voci di chi vive ogni angolo della città. Niente convegni né tavoli istituzionali: solo cittadini che si raccontano, segnalano, ricordano, restituendo — nel bene e nel male — lo stato di salute del proprio quartiere.
Il settimo appuntamento, che affrontava le zone del Consiglio di Quartiere 3 — che comprende oltre alla frazione che ci ha ospitato anche Bobbiate, Mustonate, Lissago e Schiranna — ha fatto tappa a Calcinate del Pesce, la frazione più a sud, affacciata sul lago e al confine con Gavirate. L’incontro si è svolto all’Unibirra, in via Duca degli Abruzzi 130, uno dei locali del quartiere, punto di riferimento citato più volte nel corso della serata. Un incontro in cui è emerso con forza un sentimento condiviso: qui si vive bene, ma ci si sente all’estrema periferia di Varese, spesso dimenticati dall’amministrazione.
Quello che funziona: collegamenti, servizi e senso di comunità
Nonostante le difficoltà, il giudizio sulla qualità della vita resta positivo, quasi unanime: Calcinate viene descritta come un luogo verde, tranquillo, ancora capace di socialità, con un legame identitario forte in chi vi è nato e cresciuto. I collegamenti di base non mancano (l’autobus passa ogni venti minuti) e i servizi essenziali reggono: ci segnalano una ferramenta, una farmacia, un paio di negozi storici tra cui uno di parrucchiera aperto per cinquant’anni e oggi passato in eredità alla generazione successiva.
L’oratorio, anche se non più presidiato direttamente a causa dell’aggregazione delle comunità parrocchiali, resta comunque un punto di riferimento importante, capace di tenere vivo un minimo di aggregazione, tanto che un pullman lo raggiunge apposta per l’ampio campo sportivo. E anche i locali fanno la loro parte per mantenere la socialità a livelli alti: Unibirra, il locale che ha ospitato l’incontro, si è ritagliato negli anni una fama che va oltre il quartiere, attirando visitatori anche dall’estero, in particolare da Belgio e Francia; e trattoria Maran, nella zona superiore della frazione, oltre ad essere un locale storico, è diventato anche la sede della confraternita del “Ris in cagnun cul perzic“. Sul fronte della sicurezza, viene riconosciuto che il controllo di vicinato funziona bene ed è ritenuto più che sufficiente a monitorare la zona.
E infine, proprio dalla Confraternita del Ris in Cagnun cul Perzic, arriva un progetto che guarda al futuro: stanno infatti lavorando per raccogliere fondi – attraverso il terzo settore e con l’auspicio di un patrocinio comunale – per riaprire una chiesetta storica sopra il paese, chiusa dal 2008, un tempo tappa di una processione fino al lago con una tradizione che risale al 1908.
Quello che non funziona: strade, sicurezza e abbandono
Però, nei racconti dei residenti, anche l’elenco delle criticità è lungo: e riguarda soprattutto la manutenzione stradale, la sicurezza dei pedoni e la sensazione di abbandono. Via Ettore Ponti, l’arteria che collega Morosolo al lago attraversando il quartiere, è al centro di quasi tutte le segnalazioni: pendenza del dieci per cento, assenza di strisce pedonali visibili, mancata asfaltatura da decenni. Da quando è stato ripristinato un sottopasso ferroviario nella zona, la strada è diventata una scorciatoia scoperta anche da mezzi pesanti e furgoni, che la percorrono a velocità sostenuta a tutte le ore, rendendo difficile il riposo di chi abita lungo il tracciato. I dossi esistenti, ormai consumati, non svolgono più la loro funzione rallentante e vengono descritti come fonte di rumore continuo senza un reale beneficio per la sicurezza. Stessa sorte per via Riveccio, sede dello studio medico di base, è altrettanto trascurata.
Il tema dei marciapiedi e degli attraversamenti torna più volte e tocca anche il rione di Bobbiate: in particolare, mancano collegamenti protetti tra Bobbiate e la Schiranna lungo via Macchi, dove i residenti chiedono da tempo un percorso pedonale, e la vegetazione che invade la carreggiata in alcuni punti riduce la visibilità agli incroci.
Sul fronte del decoro urbano, si segnala un sottopasso ridotto a discarica a cielo aperto, utilizzato impropriamente da chi transita sulla ciclabile, e un’area verde comunale dietro una rotonda un tempo abbellita da una fontana, oggi ridotta a punto di accumulo di rifiuti nonostante la pulizia costante fatta a proprie spese da alcuni residenti. Anche il vecchio asilo del quartiere, chiuso da circa trent’anni per la presenza sospetta di amianto, resta in stato di abbandono, così come il cimitero locale, privo di cassonetti per la raccolta differenziata.
Un problema più stagionale ma sentito riguarda la proliferazione di moscerini legati alle alghe del lago, per cui si chiede una disinfestazione più efficace e diffusa, non lasciata all’iniziativa dei singoli esercenti. Infine, chi gestisce attività serali segnala che il servizio bus si interrompe troppo presto, intorno alle 20.30, rendendo difficile per i clienti dei locali, che sono diversi, raggiungere o lasciare il quartiere senza auto, in una zona che attira anche turismo, mentre i taxi faticano ad arrivare fin qui.
Quello che potrebbe cambiare: marciapiedi, dossi e la chiesetta ritrovata
Diverse richieste guardano avanti in modo concreto. In cima alla lista resta la realizzazione del marciapiede tra Bobbiate e la Schiranna lungo via Macchi, già promesso ma senza una tempistica definita. Si chiede il ripristino dei dossi ormai logorati lungo via Ettore Ponti, magari in versione meno rumorosa, insieme a un maggiore controllo della velocità attraverso autovelox o telecamere, per contenere il traffico dei mezzi pesanti che hanno scoperto nella strada una scorciatoia. Sul fronte della mobilità pubblica, invece, si propone un ripensamento delle corse serali e degli orari scolastici, magari con un servizio navetta nelle ore di punta, così da alleggerire il carico su famiglie e attività commerciali della zona.
Guardando al patrimonio del quartiere, il progetto di riapertura della chiesetta storica resta l’iniziativa più sentita, con l’obiettivo dichiarato di restituirla alla comunità almeno in occasione della festa patronale. Si chiede inoltre una valorizzazione dell’area verde comunale vicino al lago, oggi trascurata, e un intervento risolutivo sull’ex asilo abbandonato. Non manca, infine, la proposta simbolica di reintrodurre la figura dello “spazzino di quartiere“, un tempo itinerante tra le diverse zone della città per il decoro urbano di prossimità.
Il progetto “Cosa sarà”
Non aspettare che la politica – e le scadenze elettorali – dettino l’agenda, ma provare ad aprire una riflessione sui temi della città di Varese in maniera indipendente, ascoltando tutti: è nato così il progetto Cosa sarà — Voci che disegnano Varese tra passato e futuro, che ha visto finora la realizzazione di venti interviste, diventate un libro acquistabile su Amazon qui. Ma ha visto anche l’incontro a porte chiuse con 31 consiglieri comunali, e due tavoli separati con le forze di centrodestra e centrosinistra. Ora, l’incontro con i quartieri.
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