Roma, 5 agosto 2026 – Negata l’autorizzazione all’uso delle chat tra l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e il ristoratore Mauro Caroccia, presunto prestanome del clan senese. Con 206 voti a favore e 133 contrari, la Camera ha approvato – con scrutinio segreto chiesto dalle opposizioni di Pd, Avs e M5s – la relazione della Giunta per le Autorizzazioni che ha proposto di negare alla procura di Roma il sequestro delle chat tra Delmastro e Mauro Caroccia, finiti nell’inchiesta sulla ‘Bisteccheria d’Italia’, il ristorante romano di cui il deputato di Fratelli d’Italia era socio.
Bignami a Conte: “Tiri fuori le chat sulle mascherine”
Poco prima del voto, l’intervento del capogruppo FdI Galeazzo Bignami ha surriscaldato gli animi, suscitando le proteste delle opposizioni. “Non le chiederemo l’uso delle chat con Paolo Zampolli”, ha detto Bignami durante le dichiarazioni di voto, rivolgendosi a Giuseppe Conte sulle mascherine Covid, “con cui pare evaporato un affare da 300 milioni per la sua famiglia, ma visto che è così generoso magari se avesse voglia di dare le chat intercorse con Arcuri, con Minenna, con Di Donna che erano tutti soggetti indagati: tiri fuori le chat sugli affari delle mascherine“.
Subito è scoppiata la bagarre in aula, con la presidente di turno Anna Ascani che è stata costretta più volte a richiamare diversi esponenti delle opposizioni, ma anche lo stesso capogruppo FdI.
Bagarre in aula: i M5S sventolano i telefonini, deputati Avs in aula bendati
Supplemento di protesta dopo il voto. I deputati pentastellati sono andati sotto ai banchi della maggioranza con sventolando i telefonini con le mani, richiamando lo slogan della campagna del Monvimento ‘Fuori le chat’. La seduta è stata sospesa.
“Dopo aver sfidato con toni da machista la presidente di turno Ascani, dopo aver ingiuriato i parlamentari che sono andati a fare visita in un penitenziario, Bignami ha accusato la massima istituzione dello Stato di aver fatto liberare mafiosi: si scusi per aver offeso la memoria di Oscar Luigi Scalfaro, oppure c’è l’articolo 60 del nostro regolamento che censura con interdizione questo comportamento”. Lo ha chiesto in Aula il vicepresidente di Avs alla Camera, Marco Grimadi, dopo “l’inaccettabile d’intervento del capogruppo di FdI Bignami”. Dopo il voto, i deputati Avs si sono bendati in segno di protesta.
Schlein a Meloni: “Non avrebbe più coperto nessuno? Ora lo fa”
“La presidente del Consiglio aveva scelto parole molto nette, aveva detto che non avrebbe più coperto nessuno. Perché sta facendo il contrario?”, ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein in aula alla Camera sul caso Delmastro. “Per anni abbiamo ascoltato esponenti di Fratelli d’Italia dai banchi dell’opposizione – ha proseguito la deputata Dem -. sostenere che chi esercita funzioni pubbliche ha il dovere di sottoporsi a ogni verifica perché la credibilità delle istituzioni passa anche dalla disponibilità a non sottrarsi ad alcun controllo. Poi, arrivati al governo, questo principio è cambiato improvvisamente. La trasparenza continua ad essere invocata solo se riguarda qualcun altro, mai se riguarda se stessi e io mi chiedo perché le regole cambino ogni volta che ad essere coinvolto è qualcuno che appartiene alla stretta cerchia della presidente del Consiglio”, ha concluso Schlein.
Appendino (M5S): “Oggi hanno vinto le mafie”
“Oggi hanno vinto le mafie: la destra ha detto no all’acquisizione delle chat di Delmastro e così il crimine è compiuto. Le conversazioni tra l’ex sottosegretario di Fratelli d’Italia e i Carroccia, famiglia del clan Senese, le chiedeva la Procura per indagare sugli affari della camorra. Si sono opposti per difendere uno di loro. Non è la prima volta che pensano solo a proteggere la loro tribù, ma la cosa più indecente è che stavolta nel farlo hanno fatto un regalo gigantesco alle mafie. Noi non possiamo accettarlo”. Ha dichiarato la deputata M5S Chiara Appendino, ex sindaca di Torino, in un video pubblicato sui suoi canali social.
Pittalis (FI): “Non è un privilegio, ma la difesa della Costituzione”
“La proposta della Giunta di negare l’autorizzazione al sequestro della corrispondenza dell’onorevole Delmastro Delle Vedove non costituisce alcuna interferenza nell’attività giudiziaria, ma rappresenta il corretto e responsabile esercizio di una competenza che la Costituzione attribuisce espressamente alla Camera. “Non siamo chiamati a formulare giudizi anticipati su responsabilità che verranno accertate nelle sedi competenti, tanto più che il parlamentare non risulta nemmeno indagato nel procedimento da cui trae origine la richiesta”. A dichiararlo è ilil deputato di Forza Italia, membro della Commissione Giustizia, Pietro Pittalis, relatore del dossier in Assemblea.
“La Costituzione – spiega Pittalis – affida alla Camera un controllo preventivo volte ad accertare che l’impiego di uno strumento investigativo così invasivo sia selettivo e proporzionato. La procura di Roma ha avanzato una richiesta onnicomprensiva per acquisire ‘tutte le comunicazioni’, comprese le chat di gruppo, senza però indicare un preciso arco temporale o criteri tecnici di selezione. I limiti di un atto che incide su una prerogativa costituzionale devono essere indicati chiaramente da chi richiede l’autorizzazione: il Parlamento non può inammissibilmente completare o riscrivere l’atto al posto dei magistrati”.
“Questo perché – prosegue l’esponente azzurro – uno smartphone custodisce la rappresentazione integrale della vita privata di una persona, come sentenziato dalla Corte di Giustizia Ue e dalla Cassazione. È clamorosa la contraddizione delle opposizioni che invocano continuamente il primato del diritto europeo sui migranti e lo dimenticano quando tutela la riservatezza e i dati personali dei cittadini”.
“Registriamo un odioso doppiopesismo da parte della sinistra e del Movimento 5 Stelle. Nel 2024, sul caso della Fondazione Open, le opposizioni negarono l’autorizzazione al sequestro della corrispondenza applicando i medesimi principi. Lo stesso fece il M5S per tutelare le comunicazioni del senatore Scarpinato”, conclude Pietro Pittalis.
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