“Il vecchio e il bambino? È mio nonno che mi tiene per mano”. La playlist di Guccini dei lettori di VareseNews



Alla fine ne è uscita una playlist di cinquantasei canzoni, che trovate qui sotto. Ma il conteggio è la parte meno interessante di quello che è successo ieri.

Avevamo chiesto ai lettori una cosa sola: qual è la vostra canzone di Guccini. In poche ore sono arrivate oltre duecento risposte, e in più della metà dei casi qualcuno si è fermato a spiegare il perché. Non recensioni: pezzi di vita, consegnati a un modulo online con una confidenza che non ci aspettavamo.

Vince una canzone del 1965 che non ha mai smesso di essere attuale

In testa, con diciassette segnalazioni, c’è Dio è morto. Scritta da Guccini ragazzo, portata al successo dai Nomadi, rifiutata dalla Rai e trasmessa invece da Radio Vaticana. «È palesemente attuale, scrive un lettore che non lascia il nome,. Leggendola e ascoltandola sembra scritta questa mattina». Per Alberto è «attuale come non mai», per renato è una «canzone verità». Ma quasi tutti, prima ancora che al testo, tornano a un luogo preciso: «Sedici anni, gruppo di amici, prime vacanze senza i genitori, racconta Emanuele,. Cantata nelle serate d’estate, con un messaggio di speranza per il futuro». Fabrizio la collega all’oratorio e al campeggio estivo in montagna, con la chitarra. Matteo la riassume in sei parole: «il sogno di cambiare il mondo… ciao Maestrone».

La canzone dei nonni

Subito dietro, a pari merito con quindici voti, Il vecchio e il bambino e Incontro.

La prima è la canzone delle generazioni che si tengono per mano, e i lettori l’hanno presa esattamente così. «L’immagine di mio nonno che mi tiene per mano, scrive Marco Benetazzo, una mano che allora mi sembrava enorme, fortissima, indistruttibile». Donata insiste sullo stesso gesto: «l’incontro tra due generazioni lontane, ma così vicine nei sentimenti. E quando si tengono per mano…». E poi c’è la storia di Cinzia, che vale da sola il sondaggio: «In quinta elementare, lontano 1984, la mia maestra ce l’ha fatta studiare come se fosse una poesia, e poi ce l’ha fatta ascoltare. Me ne sono innamorata. Tanto che quasi trent’anni dopo è diventata la ninna nanna preferita di mia figlia». Roberto Borgini la vorrebbe nelle antologie scolastiche.

Incontro è invece la canzone dell’amicizia e del primo amore. «C’è tutto: le speranze, le illusioni, i ricordi, gli amori, il tempo che passa, il viaggio in treno. Guccini insomma», scrive Alessandro. Per Maria è «la canzone del mio primo amore», per Alessandra «la polaroid delle amicizie perse e ritrovate», per Teresa un’amicizia che continua nel tempo. Patrizia se la cava in tre parole: «poesia e nostalgia».

Varese, il PalaWhirlpool sotto la neve e un primo bacio

Diverse risposte riportano a casa nostra, e sono quelle che ci hanno colpito di più.

Un lettore ha scelto Canzone dei dodici mesi per una sera precisa: «Concerto dell’11 novembre 2011 a Varese, con la neve che cadeva copiosa sulle vetrate del tetto al PalaWhirlpool». Un altro, che firma jc, ha scelto Farewell per un motivo che non ha bisogno di commento: «Concerto di Guccini a Varese, invito una ragazza che mi piaceva molto ad accompagnarmi. Ci andiamo e si crea la giusta chimica, quando suona Farewell la stringo e le do il primo bacio. Il più bello».

C’è chi mette in fila l’intera vita d’ascolto: primo concerto quello di Guccini a Varese, all’Università Popolare, primi anni Settanta; ultimo, sempre a Varese, al palazzetto. «Grazie, Francesco. La tua musica e le tue parole ci accompagneranno ancora».

La locomotiva, tredici voti, arriva con l’eco delle assemblee: «Cantata in un’assemblea al Daverio», scrive un lettore. Cosetta ricorda «l’occupazione del distaccamento di ragioneria». Edoardo, invece, ha fatto sul serio: «Da ragazzo mi è sempre piaciuta e poi alla fine ho fatto il macchinista del treno».

E L’avvelenata, la canzone-sfogo del 1976, per Luciano 59 è legata a Radio Varese, «una delle radio libere, ma libere veramente»: la stessa voglia di dire quello che si pensa senza giri di parole.

Quella volta a Varese che Guccini, microfono e sedia, incantò il palazzetto in dialetto modenese

Le canzoni dei lutti

Dieci lettori hanno scelto In morte di S.F., che molti conoscono come Canzone per un’amica. È la canzone che si va a cercare quando muore qualcuno, e infatti quasi tutti i commenti parlano di una persona che non c’è più. «Dedicata agli amici che non ci sono più, la cui amicizia è stata un dono prezioso», scrive Ilaria. Luisa: «Mi ha accompagnato in un momento molto triste della mia vita». Michele indica il ritornello e la semplicità con cui dice la nostalgia. Luca N. ci ha scritto un testo lungo su tutte le volte che ha visto partire all’improvviso persone con cui avrebbe voluto passare più tempo, e su come il finale della canzone gli lasci addosso l’idea che quelle persone continuino a vivere in lui.

Una lettrice ha scelto Canzone delle osterie di fuori porta perché era la preferita del padre di sua figlia, Sergio Rizzi, scomparso nel 1989: la ascoltava prima di ogni partita.

E poi le canzoni che nessuno si aspetta

Il bello di un sondaggio così è la coda lunga: ventitré brani hanno avuto una sola segnalazione, e sono quasi sempre quelli raccontati meglio.

Santi ha scelto Samantha con un argomento notevole: di grandi amori hanno scritto tutti, di quello che poteva essere e non è nemmeno cominciato no, e Guccini lo ha fatto facendoci sentire meno soli e meno stupidi. Giovanna ha scelto Le cinque anatre perché dice che se si va avanti nonostante tutto, alla fine si arriva. Ester ha scelto Black-out perché «è allegra, sempre attuale». Marina ha scelto La genesi per un amico che gliela fece ascoltare in macchina all’inizio di una vacanza, tanti anni fa: «ci capita ancora di sorridere ricordandola». Nicolò ha scelto Un altro giorno è andato per una constatazione da adulto: oggi in tasca ha gli spiccioli che da ragazzo desiderava e non aveva, ma non ci trova più la leggerezza, né i sogni, né le persone di allora.

Andrea F. ha scelto Canzone di notte n. 2 e ha scritto quello che forse è il congedo migliore arrivato in redazione: quante volte l’ha ascoltata di notte, quante volte è cresciuto con una sua canzone, quanti vocaboli sono diventati pane per sopravvivere. «Addio Maestrone».

La playlist

Qui sotto trovate tutte le canzoni segnalate, in ordine di preferenze. Il modulo resta aperto: se la vostra non c’è, mandatecela e la aggiungiamo.





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