Innovazione, Italia più dell’Europa cresce ma resta indietro


L’Italia corre più della media europea, ma non abbastanza da cambiare gruppo. È questo il paradosso che emerge dall‘European Innovation Scoreboard 2026, la fotografia annuale della capacità di innovare dei Paesi europei.

Negli ultimi cinque anni l’Italia ha migliorato le proprie performance del 15%, più dell’11,6% registrato complessivamente dall’Unione europea. Nell’ultimo anno la crescita è stata addirittura del 5%. Eppure, il nostro Paese continua a essere classificato tra i Moderate Innovators, fermandosi al 96,2% della media Ue. Un risultato che racconta un’Italia in movimento, ma ancora incapace di colmare il divario con i Paesi che guidano la corsa all’innovazione.

La fotografia arriva in un momento cruciale. Mentre Bruxelles prepara il futuro European Innovation Act e una nuova strategia per startup e scaleup, lo Scoreboard è il termometro della competitività europea e della capacità dei singoli Stati di trasformare ricerca, conoscenza e investimenti in crescita economica.

L’Europa accelera, ma resta un continente a più velocità

L’edizione 2026 racconta un’Europa che continua a rafforzare il proprio ecosistema dell’innovazione. Dal 2019 le performance complessive dell’Unione sono aumentate dell’11,6%, mentre rispetto allo scorso anno la crescita è stata dell’1,7%.

In 25 dei 27 Stati membri il livello di innovazione è oggi superiore a quello di cinque anni fa e in 15 Paesi si registra un ulteriore miglioramento anche nell’ultimo anno.

In testa alla classifica rimangono Svezia, Danimarca e Paesi Bassi, mentre Malta entra per la prima volta tra gli Strong Innovators, dimostrando che politiche mirate e investimenti costanti possono modificare rapidamente il posizionamento di un Paese.

Che cos’è l’European Innovation Scoreboard

Pubblicato ogni anno dalla Commissione europea, l’European Innovation Scoreboard misura la capacità di innovare dei 27 Stati membri, confrontandoli anche con 12 Paesi europei extra UE e con i principali competitor globali.

L’analisi si basa su 32 indicatori, organizzati in 12 dimensioni e 4 macroaree: condizioni di contesto, investimenti, attività innovative e impatti economici e sociali. Non si limita quindi a valutare la spesa in ricerca e sviluppo, ma prende in considerazione capitale umano, competenze digitali, venture capital, brevetti, collaborazione tra imprese, esportazioni ad alta tecnologia, occupazione nei settori knowledge-intensive e capacità di trasformare la ricerca in valore economico.

Italia: una crescita che non basta

L’Italia è tra i Paesi che negli ultimi anni hanno accelerato maggiormente. La performance nazionale raggiunge oggi il 96,2% della media europea, in crescita di circa 15 punti percentuali rispetto al 2019.

Il problema è che anche gli altri Paesi corrono. E alcuni lo fanno partendo da livelli molto più elevati. Così, nonostante il miglioramento, il nostro Paese rimane nel gruppo dei Moderate Innovators, senza riuscire a compiere il salto verso gli Strong Innovators.

Una dinamica che fotografa bene uno dei limiti storici dell’ecosistema italiano: la capacità di produrre eccellenze non sempre si traduce in un sistema capace di generare innovazione diffusa e competitività industriale.

Dove l’Italia è più forte

Lo Scoreboard individua alcuni ambiti nei quali il Belpaese continua a distinguersi.

L’Italia è prima in Europa per produttività delle risorse, un indicatore che misura la capacità di creare valore economico utilizzando in modo efficiente materiali ed energia. Guida, inoltre, la classifica europea per registrazione di disegni industriali, confermando la forza del design e della manifattura italiana.

Segnali positivi arrivano anche dalla trasformazione digitale delle imprese, con una crescente diffusione del cloud computing, e dalla buona performance nelle esportazioni di prodotti e servizi ad alta intensità di conoscenza.

Le fragilità restano sempre le stesse

Se i punti di forza sono ormai consolidati, anche le criticità sembrano ripetersi anno dopo anno.

L’Italia continua a registrare livelli inferiori alla media europea negli investimenti privati in ricerca e sviluppo, nella disponibilità di venture capital, nella collaborazione tra PMI innovative, nella produzione di brevetti e nella capacità di far crescere imprese tecnologiche ad alto potenziale: l‘Italia è al quarto posto nell’Ue per numero di aziende innovative, ma è molto al di sotto della media per quanto riguarda scaleup, centauri e unicorni. Lo Scoreboard riscontra anche il calo nella creazione di spin-off e il fatto che gli uffici di trasferimento tecnologico (TTO) sono sotto organico rispetto agli altri Paesi Ue.

Inoltre, sebbene il nostro Paese mostri una crescita nei dottorati di ricerca (+11.1%), sul fronte dell’istruzione terziaria l’Italia si classifica al 26esimo posto su 27 per laureati, scarseggiano in particolare in ambito STEM e persiste il fenomeno della fuga di cervelli. E per un settore ad alta intensità di conoscenza come le life sciences che necessita di biologi, chimici e ingegneri, questo è un “collo d’bottiglia” strutturale.

Sono proprio questi indicatori a fare la differenza tra un Paese che produce innovazione e uno che riesce anche a trasformarla in sviluppo economico.

La sfida europea è sempre più globale

Lo Scoreboard guarda anche oltre i confini dell’Unione europea. La Corea del Sud continua a rappresentare il benchmark internazionale, mentre la Cina è il Paese che registra la crescita più rapida delle performance innovative. Gli Stati Uniti, invece, mantengono un vantaggio soprattutto grazie alla forza degli investimenti privati, del venture capital e della capacità di far crescere startup innovative.

Per l’Europa il messaggio è chiaro: per innovare è fondamentale finanziare la ricerca e costruire un ecosistema capace di trasformare idee, competenze e capitale in nuove imprese, tecnologie e crescita. È su questo terreno che si giocherà la competitività del continente nei prossimi anni. E l’Italia, nonostante i segnali incoraggianti, è chiamata a compiere un ulteriore salto di qualità: è il Paese che, insieme a Malta, registra il maggiore miglioramento nell’ultimo anno (+5%), ma questo non è sufficiente per entrare tra gli Strong Innovators.


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Carlo Buonamico

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