Milano, 7 ago. (askanews) – Salute, moderazione e ricerca di benessere stanno modificando le abitudini di consumo e spingendo l’industria europea delle bevande ad ampliare prodotti e occasioni di consumo. È questo uno dei temi al centro di “BrauBeviale 2026”, in programma a Norimberga dal 10 al 12 novembre, dove il confronto riguarderà il ruolo della birra, la crescita delle alternative analcoliche, le nuove categorie di bevande e le tecnologie necessarie per rendere più flessibile la produzione.
Il percorso verso l’appuntamento di Norimberga ha fatto tappa il 17 giugno 2026 a Milano con “BrauBeviale meets Europe”, occasione per mettere a confronto andamento dei consumi, situazione dei birrifici indipendenti e trasformazioni dell’industria delle bevande. Il quadro che emerge mostra una riduzione del consumo di alcol che interessa tutte le generazioni, mentre aumentano l’attenzione verso salute e benessere e la domanda di prodotti adatti a occasioni di consumo differenti.
Il cambiamento non coincide con l’abbandono della convivialità. Le analisi del Rheingold Institut individuano nei consumatori una crescente attenzione verso salute, produttività, flessibilità e stabilità personale, accompagnata dalla ricerca di comunità, sicurezza e appartenenza. Per il comparto birrario, questa seconda esigenza mantiene aperto uno spazio legato alla socialità e ai luoghi di consumo. “I brand di birra sono ideali per creare luoghi, atmosfere e stati d’animo in cui il senso di comunità possa essere vissuto e messo al centro dell’esperienza” spiega Paul Bremer, esperto del Rheingold Institut, aggiungendo che “i brand di birra e la gastronomia dovrebbero offrire spazi in grado di trasmettere un senso di coesione e appartenenza”.
I consumi mostrano differenze significative tra i mercati europei. La media continentale della birra, pari a quasi 48 litri pro capite nel 2024, dovrebbe scendere gradualmente a circa 45 litri entro il 2030. L’Italia si muove nella direzione opposta, partendo da circa 30 litri pro capite nel 2025 e con una crescita prevista superiore al 10% entro la fine del decennio. In Svizzera, dove il consumo raggiunge 43 litri, è invece attesa una diminuzione in linea con la tendenza europea. La distanza dell’Italia emerge soprattutto nella birra analcolica. Nel 2025 il consumo nazionale si ferma a 0,2 litri pro capite, contro una media europea di 2,7 litri e i 3,4 della Svizzera. L’analisi di Stefan Stang, amministratore delegato di Private Brauereien Bayern, colloca il segmento italiano ancora in una fase iniziale di sviluppo. La gradazione alcolica media delle birre italiane viene indicata al 5,1%, mentre tra gli stili presenti sul mercato viene segnalata anche la diffusione delle Belgian Wit.
Le nuove abitudini interessano l’intero comparto delle bevande. Nel 2025 in Italia il consumo complessivo di quelle analcoliche raggiunge 229 litri pro capite, contro una media europea di 179 e i 230 litri della Svizzera. Per i soft drink viene prospettata una sostanziale stabilità fino al 2030, mentre le acque minerali italiane, partendo da 173 litri pro capite nel 2025, dovrebbero crescere di circa il 6%. Gli energy drink raggiungono in Italia 2,95 litri pro capite, sostanzialmente in linea con la media europea, e potrebbero aumentare di circa il 6% entro il 2030. In Svizzera il consumo arriva invece a 12,9 litri e la crescita prevista è di circa l’8%. Per le bevande ready to drink il mercato europeo dovrebbe crescere del 7% partendo da 1,28 litri pro capite. L’Italia è a 1,1 litri nel 2025 e dovrebbe rimanere sostanzialmente stabile, mentre la Svizzera raggiunge 5,1 litri senza prospettive di crescita significativa. I dati sulle bevande sono ricondotti a Statista Market Insights.
A cambiare non sono soltanto i volumi, ma anche ciò che i consumatori cercano nei prodotti. Le tendenze individuate comprendono benessere fisico e mentale, energia, riposo, riduzione della componente dolce, controllo del peso, proteine, praticità e ingredienti di origine vegetale. Sul mercato sono già presenti birre analcoliche con magnesio e vitamina B12, lager a bassa gradazione con vitamina D, birre aromatizzate agli agrumi, vini spumanti analcolici, succhi a ridotto contenuto di zucchero e senza additivi, acque frizzanti aromatizzate senza zuccheri aggiunti, matcha soda a basso contenuto calorico, tè pronti da bere e bevande fermentate. Tra le strategie indicate figurano anche collaborazioni tra marchi, prodotti con estratti di funghi e formule di acquisto attraverso abbonamenti digitali.
“Stiamo assistendo a sviluppi di mercato molto interessanti” dichiara Markus Kosak, direttore esecutivo di Yontex. “Da un lato, i consumatori desiderano mantenersi attivi e performanti senza rinunciare però ai momenti di convivialità. Per i nostri comparti tradizionali e consolidati, come quello della birra, questo significa poter rafforzare ulteriormente la propria posizione sul mercato. Al contempo, il desiderio di self care apre nuove opportunità per i produttori di bevande. I nostri espositori lo hanno capito e presentano soluzioni per rispondere a tutte le esigenze del settore in Europa”.
In questo scenario si inserisce la situazione dei birrifici indipendenti. I dati presentati da Independent Brewers of Europe, organizzazione fondata a Vienna nel 2024 e presente in 13 Paesi europei, descrivono un tessuto composto soprattutto da aziende di dimensioni contenute. Il 60% produce meno di 1.500 ettolitri l’anno e l’80% rimane sotto i 4.500. La produzione media annua raggiunge 10.086 ettolitri, ma quella mediana si ferma a 950. Nove birrifici sopra i 110mila ettolitri rappresentano da soli il 50% della produzione rilevata.
Il quadro economico segnala difficoltà diffuse. Il 61% dei birrifici considerati ha un fatturato inferiore a 500mila euro e il 76% rimane sotto il milione. Per il 2026 il 45% prevede un aumento del fatturato, il 20% stabilità e il 30% una diminuzione. In Italia la quota dei birrifici che si aspetta un calo raggiunge il 46%. Tra i principali problemi vengono indicati i prezzi dell’energia, il peso dei grandi gruppi birrari, l’accesso al mercato, la tassazione sugli alcolici, i costi delle materie prime e la tassazione delle imprese.
Nonostante le difficoltà, gli investimenti non si fermano. A livello europeo il 43% indica la sopravvivenza dell’impresa come priorità, il 37% investe nel miglioramento della qualità della birra, il 35% prevede nuovi macchinari, il 28% punta ad ampliare il birrificio, il 23% investe sui dipendenti e il 20% programma una nuova taproom o un pub. In Italia la quota indicata per gli investimenti nel miglioramento della qualità si ferma al 17%. La fotografia comprende anche l’occupazione. Il 50% degli addetti dei birrifici indipendenti considerati ha meno di 35 anni, con il 26% nella fascia tra 18 e 24 anni e il 24% tra 25 e 34. Seguono il 20% tra 35 e 44 anni, il 14% tra 45 e 54, il 13% tra 55 e 64 e il 3% con almeno 65 anni. Gli uomini rappresentano il 72% della forza lavoro e le donne il 28%.
Altri dati descrivono struttura produttiva e rapporto con il mercato. In Europa il 37% della birra degli indipendenti è destinato alla spina, il 35% alle bottiglie riutilizzabili, il 15% alle lattine e il 13% alle bottiglie non riutilizzabili. In Italia la spina raggiunge il 54%, le bottiglie non riutilizzabili il 41% e le lattine il 4%, mentre non viene indicata una quota per le bottiglie riutilizzabili. Il 43% dei birrifici europei affianca inoltre alla birra almeno un’altra categoria di bevande, contro il 19% rilevato in Italia.
La vendita diretta completa il quadro degli indipendenti. Il 39% dispone di una taproom, il 27% di un proprio pub, il 58% di un punto vendita nel birrificio e il 36% di un negozio online. Nel complesso, oltre un quarto della birra prodotta viene venduto direttamente ai consumatori attraverso canali gestiti dalle aziende.
L’evoluzione della domanda riguarda direttamente anche gli impianti. La necessità di produrre categorie differenti e rispondere a occasioni di consumo più diversificate aumenta l’attenzione verso flessibilità ed efficienza delle linee. Nel 2023 le esportazioni mondiali di macchinari per la lavorazione e il confezionamento di alimenti e bevande hanno raggiunto 52,556 miliardi di euro. L’Europa rappresentava il 41% del totale con 21,656 miliardi, davanti all’Asia con il 19%, al Nord America con il 18%, a Medio Oriente e Africa con il 10%, all’America Latina con il 9% e ad Australia e Oceania con il 3%, secondo i dati attribuiti a Vdma ed Euromonitor.
A “BrauBeviale 2026” saranno affrontate anche soluzioni per recuperare sottoprodotti dei processi industriali e trasformarli in ingredienti alimentari o prodotti di origine biologica attraverso sistemi modulari e controllo dei processi basato sui dati. Un altro ambito riguarda l’accumulo termico ad alta temperatura per la produzione di vapore di processo utilizzando una quota maggiore di energia proveniente da fonti rinnovabili.
Il programma comprenderà diversi spazi di approfondimento, tra cui il Main Stage e la Pilot Area. Sul Main Stage Charles Nouwen affronterà il ruolo della birra tra tradizione, comunità e nuove occasioni di consumo, mentre Charles Banks concentrerà l’attenzione sui fattori che orientano le scelte dei consumatori, dal benessere alla moderazione, dalla funzionalità alla sostenibilità e all’esperienza. “BrauBeviale 2026” si svolgerà dal 10 al 12 novembre a Norimberga, mettendo a confronto trasformazioni della domanda, condizioni economiche dei produttori e tecnologie per l’industria delle bevande.
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